venerdì 12 maggio 2017

NINPHOLEPTUS (il fascino della possessione)


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Il ninpholepus era in epoca matriarcale e pure dopo, colui che veniva posseduto dalle ninfe, in parole povere la follia. Gli antichi greci e pure i romani, seppur tanto razionali, ritenevano che i folli fossero sacri, perchè talvolta attraverso di loro parlavano gli Dei... e avevano ragione.

Poi l'impero romano crollò e il cristianesimo, ovvero la sua chiesa, odiò e condannò brutalmente tutto ciò che sfuggiva al suo controllo. Così iniziò la persecuzione dei folli, che vennero imprigionati prima nelle carceri e poi nei manicomi, che non furono meglio delle carceri.

Qui infatti i malati venivano brutalmente legati, picchiati e violentati da medici e infermieri, e so quel che dico. Poi arrivò Basaglia e grazie al cielo fece chiudere quei luoghi di tortura. Ma il folle è rimasto inaccettato e pericoloso.

I romani non temevano i folli, perchè questi non facevano male a nessuno, per il semplice fatto che la gente li rispettava, e non li riteneva, come i preti, posseduti dal diavolo, bensì dagli Dei, anzi dalle ninfe.

le Ninfe furono divinità anteriori alla religione romana, appartennero sia a quella greca che a quella italica.

Tanto è vero che in suolo italico, caduti gli Dei romani nelle campagne si continuavano ad adorare le ninfe, unendole in corteo alla Dea Diana.

Le Ninfe personificavano le forze frazionate della natura, così come Diana, la Grande Dea, rappresentava la Natura nel suo insieme, con cielo e terra.

Il debordare dell'inconscio sulla coscienza, quello che in psicanalisi si chiama "inflazione", in parole povere l'uscita incondizionata delle emozioni legate a sofferenze, ricordi e desideri, senza che la ragione possa vagliarli e dare loro un ordine, non era visto come cosa esecrabile per gli antichi.

Essi sapevano che già un artista era in parte un ninpholeptus, e che quella possessione poteva diventare un canale per creare grandi opere d'arte, che importava dunque se il loro autore debordava in modo disordinato nelle parole?

Del resto all'epoca si riteneva che le Ninfe, creature un po' divine un po' no, un po' serie e un po' no, potessero a un tratto suggerire al loro invasato parole di saggezza, per dare un avvertimento, un consiglio, o addirittura una previsione, come se già conoscessero l'animo del loro ascoltatore.

Non se ne parla mai, ma i folli, parola romantica che ha come termine tecnico quello di psicotico, sono a volte in grado di dire cose straordinariamente assennate, molto più di quanto la persona potrebbe al suo stato naturale e sano, oppure può predire il futuro, o mostrare di conoscere l'animo delle persone.

E' una cosa reale ma non se ne parla perchè tutto deve passare per le transenne delle mucche: inseminazione, mungitura e cibo.

Così siamo noi, se scantoniamo dalle nostre transenne ci spaventiamo.
Per contro c'è chi si spaventa quando vede le transenne che lo imprigioneranno a vita, ma sono una minoranza.

Spesso anticamente le Dea si facevano accompagnare dalle ninfe, come Diana e Core, poi se le fregò Apollo a soddisfarlo e accudirlo perchè le serve costavano troppo.


Con il bell'Apollo le ninfe persero un po' del loro smalto.

Non erano più le belle e selvagge creature che giocavano e correvano nelle selve, ma si prodigavano per accudire il Dio, apparentemente adulto. ma in realtà bambino con bisogno di madre. Se poi si può comandare alla propria madre si raggiunge il massimo, perchè resta bimbo fingendo di essere adulto.

Le Ninfe in realtà non erano buone, ma nemmeno cattive, tutto dipendeva dal comportamento degli uomini. Loro difendevano la purezza delle acque, dei boschi, dell'equilibrio degli animali, delle piante e degli uomini. Tenere soccorritrici o fiere selvagge per chi aiuta o lede la natura.

In che modo le ninfe possedevano gli uomini? Riproducendo l'anima segreta dell'uomo. La ninfa gli sussurrava ciò che lui, o lei, non osava dire a se stesso, o ciò che aveva nascosto, o ciò che aveva dimenticato. Le ninfe impietose gli narravano tutto ciò che l'essere non voleva sapere e non voleva sentire, ma loro erano capaci, neniando e cantando, di superare le barriere della mente umana, comunicando ciò che non si doveva sapere, o ciò che occorreva dimenticare.

Pensate che a volte sussurrano delle verità sui nostri capi, sugli intoccabili, un po' come quando si urlò: "Mida ha le orecchie d'asino!" Però a volte questi sussurri sono più di quanto si possa sopportare, a meno che non si muti dimensione. fateci caso, esistono folli  allegri e beati, che vivono per conto loro e che avvicinano solo le persone che "sentono" vadano avvicinate. Allora declamano poesie o canticchiano canzoni, o dicono frasi che svelano l'occulto.

In tal senso profetizzano, e i posseduti a loro volta. I folli non sono nè meglio nè peggio dei sani, sono secondo il loro carattere, ma se li si trattano con rispetto di solito vanno (naturalmente con la testa) in un mondo "altro", dove vivono discretamente bene. Se li si maltratta diventano pozzi di dolore o creature malvagie.

Quando la gente "strana" (orfani, artisti, svampiti, corti di intelligenza) veniva posseduta dalle ninfe, diventavano eremiti, o sibille, o profetesse, o pitonesse, o erboristi, o, alchimisti, o sensitivi. Poi venne la scienza che cancellò tutto gettando queste persone nel baratro dei manicomi.

Oggi i manicomi non ci sono più e la gente si tiene per sè la sua follia, e non divina più, e sente solo il malessere del mondo, ma non sa cosa farci, perchè sente anche il suo. Ma anche lì non ci capisce un accidenti perchè le ninfe non possono più trasportarli nel loro mondo, rinchiusi a catenaccio nel loro mondo di lotte di potere. Così i pazzi oggi fanno i politici, o i manager, o i direttori di istituto, o i primari degli ospedali, o i grandi imprenditori.

Cancellano la morte insieme a tutte le loro paure, convinti che se riescono a salire più in alto (soldi e carriera) nessuno potrà mai afferrarli, nè la depressione nè la morte. Pian piano diventano gusci vuoti e nella morte si sgretolano senza lasciare nulla di sè, se non un ricordo poco piacevole.

Coro Delle Ninfe

Venite a noi passeggeri della Terra, 
vi canteremo i passaggi tra i mondi, 
e le albe sussurranti dei primi giorni di primavera, 
e le cime innevate dei monti lontani, 
e il fruscio delle acque sui sassi dei torrenti
e le notti estatiche dei boschi frondosi.

Vi canteremo il viaggio infinito, e l'eterno andare e
l'eterno ritorno degli uomini, degli animali e delle piante.
Voi siete coloro che andarono prima di voi, 
e sarete quelli che verranno dopo di voi.

Venite a noi passeggeri della Terra,
vi incanteremo con le nenie dei crepuscoli
e il cullarsi del vento d'aprile.
Saremo per voi guide e madri, compagne e
consolatrici, consigliere e indovine.
ma nel buio della notte... saremo le streghe!


"SE NON MI IMMERGO NON MUOIO,
MA NEMMENO VIVO"



 

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