giovedì 31 gennaio 2013

LA MORTE DELLE NINFE




"Non osiamo lanciarci dalla barca perchè non c'è nessuno che ci lanci un salvagente, nessuno ci lancia un salvagente perchè non osiamo lanciarci dalla barca" (aforisma di Osimo)


Il matriarcato regnò da 30.000 a 5.000 anni fa, un lunghissimo periodo, mentre il patriarcato risale a circa 5000 anni fa: 25.000 anni di matriarcato contro soli 5.000 di patriarcato.

E' così, il matriarcato è morto, la natura è morta o mortificata, e le ninfe che l'abitavano sono morte. Un tempo il contadino chiedeva perdono all'albero che tagliava o all'animale che uccideva, oggi chiede perdono solo ai preti quando va bene, perchè l'uomo si sente privilegiato ed unico nel creato, il solo vero figlio di Dio, mentre gli animali  e le piante sono figli di un Dio minore, per non dir peggio.

Le ninfe erano l'espressione bella, intelligente e leggiadra della natura, ma oggi conta costruire blocchi di cemento perchè rendano denaro e potere, le ninfe pigramente dormienti presso i fiumi, o silenti dentro gli alberi cavi, o nascoste nelle rocce più alte, o baluginanti mentre corrono leggere nella foresta, non esistono più, ovvero esistono, ma non le vede più nessuno, perchè la mente non lo consente.

Le donne erano diverse all'epoca, erano libere e selvagge, in armonia con la natura, attive e intraprendenti, rispettose e rispettate, calde e sessuate, desiderose del maschio di cui però non erano schiave, Ma questa libertà all'uomo fece paura.

Una statuetta di 5000 anni fa rappresenta una leonessa detta Guennol, una rara scultura antica proveniente dalla Mesopotamia. La statuetta fu comprata nel 1948 da un collezionista privato, Alastair Bradley Martin, e da allora è sempre stata esposta al Brooklyn Museum of Art. La statuetta è una Dea Madre, metà donna e metà leonessa, il che fa unpo' capire il carattere di quella Dea e delle sue sacerdotesse.


La morte di Pan

L’urlo del marinaio era terribile, disperato, Plutarco ne fu scosso e inorridito.
- Pan è morto! -
Eppure mai morte passò più inosservata. Pan, il della natura, delle selve ombrose, della ciclicità poetica delle stagioni, portatore dell’ebbrezza dionisiaca, figlio segreto, molto segreto, della Pandora (Pan-dora) primigenia, è scomparso. Quel che è peggio, è morto il suo corteo di ninfe e di satiri. I satiri son divenuti i demoni del Dio in croce, e le ninfe non esistono più, esistono solo ninfomani. L’Antro delle Ninfe è divenuto tomba, le Muse non ispirano più Apollo che ora è un sole secco e inaridito. Apollo uccise Pitone lasciandolo disseccare al sole, infatti tutto ciò che è legato all'anima, alla terra, alla natura, si è disseccato, a cominciare dai sentimenti e a finire alla poesia. Gli elementi acquei dell’umanità sono estinti, tutto ciò che si scioglie, che appartiene all’alchimistico “solve”, che ci fa dilatare, espandere, lasciar andare, è bandito. Resta l’arido “coagula”, focalizzazione ristretta fine a se stessa, che non amplia, ma riduce anima e realtà.


La morte delle Ninfe

Per questo le ninfe, sono morte, sono elementi, o elementali, dell’acqua. Una volta dormivano pigre accanto alla sorgente a loro dedicata, intestata oggi a un oscuro signore che è stato sindaco benemerito di non si sa dove. Si lasciavano trascinare pigre dalla corrente del fiume, ondeggianti di veli e petali, correvano veloci tra gli alberi della foresta con balugini di gioielli e nastri colorati che al viandante erano visione, o immobili giacevano sul fondo del lago, in attesa che un giovane re della luna richiedesse Escalibur ancora una volta, l’antica spada che sorge dalla profondità dell’acqua per vedere la luce del nuovo sole.
Insomma le ninfe non ci sono più, e non potrebbero tornare?
Chissà, le ninfe erano un po’ ninfomani, ma tanto quanto la natura, come lei s’accoppiavano e proliferavano, ma nessuno lo riteneva sconveniente, a parte la Chiesa, che poi ha trovato sconveniente tutto il sesso. Le ninfe se la spassavano coi satiri, si sa, un po' di lussuria ravviva la situazione.



ANTICHE SACERDOTESSE


"Dea del disco lunare, una e triplice,
danzammo per te sulla spiaggia del mare
battendo i talloni sull’onda che si frange a riva,
corremmo di notte con l’arco sacro a tracolla
e la luna d’argento sulla fronte,
come ninfe rifugiammo nelle grotte,
protette da cerchi di fuoco, e nei templi sotterranei,
profumati d’erbe odorose, celebrammo i Sacri Misteri.

Noi vaticinanti, noi Pitie, noi Sibille, noi Profetesse,
noi Sacerdotesse del primo fuoco del mondo,
noi Sacre Prostitute della Dea Vivente,
noi Maghe, Presaghe, Divinatrici, Streghe e Shamane,
facemmo riti per la pace e la prosperità dei popoli.
Come regine Sacerdotesse amministrammo la legge,
condannando guerre e omicidi,
perché tutti gli uomini sono figli della Dea.

Anteponemmo la pace alla guerra, la notte al giorno,
la primavera all’inverno, il figlio minore al figlio maggiore,
il debole al forte, e il bene del popolo al nostro orgoglio,
perché solo la Dea Madre conosce i bisogni dei figli,
solo una Madre comprende l’animo loro
e li sostiene con infinita pietà.
"

Già le antiche sacerdotesse anteponevano la primavera all’inverno, nel matriarcato l’anno iniziava in primavera, con il nuovo ciclo della natura. -
 - Primo di Marzo: festa romana di Marte, - scrive Tibullo - qui iniziava l’anno per i nostri antenati. -
In una società più vicina al femminile i cicli ripetono quelli della natura, poi la società maschile la rovescerà e negherà, come non fosse esistita. Marte è il figlio della Grande Madre, quello che muore in autunno e risorge in primavera. Così la giornata iniziava col sorgere del sole,  usanza che durò per tutto il periodo matriarcale, poi iniziò a mezzanotte che però è l’ora delle streghe, perché tutto ciò che è oscuro è femminile e sospetto.
Ma quando iniziò il matriarcato? Da quando c’è l’homo sapiens. Le statue della grande madre iniziano nel paleolitico, come dimostra la donna scolpita in avorio di mammut, in Francia, al Museo dell’Uomo.

 - L’archeologo Grahame Clark - Societies prehistoric - 1965 :
Le figurine femminili si trovano frequentemente in tutto il vasto territorio tra i Pirenei e la valle del Don, estendendosi a sud fino all’Italia settentrionale. Anche se alcuni esemplari risalgono al magdaleniano (10.000 a.c.), la maggior parte appartiene all’epoca gravettiana (20.000 a.c.), e fa pensare che fra l’Europa orientale e l’Europa occidentale esistesse una vasta comunità di tendenze, tanto nel campo psichico che in quello tecnico. Le figurine stesse, alte solo pochi pollici, erano di solito intagliate in avorio, in lignite o in diverse qualità di pietre: calcite, ematite, oolite, serpentino, talco e steatite. Ma una figurina proveniente da Dolni Vestonice, in Moravia, era modellata in un materiale simile all’argilla e cotta fino al punto da raggiungere una considerevole durezza… L’attenzione dell’artista si concentrava sui seni generosi, le anche e le natiche abbondanti, insomma sui simboli e gli attributi della maternità.”


Dea del disco lunare, una e triplice

Le antiche Dee furono in effetti Dee lunari, poi il patriarcato portò il Dio Sole, Apollo, e la luna passò in secondo grado. Sembrerebbe normale, il sole è molto più importante della luna per noi, niente sole niente vegetazione, niente vita animale, niente vita in assoluto. Come mai allora le antiche Dee erano lunari?

La risposta c'è: perchè le sacerdotesse, cioè le donne, seguivano più l'interno che l'esterno, e l'interno era lunare, cioè non luminoso ma con un chiarore che a mala pena rischiarava il buio interiore. Oggi che siamo rivolti all'esterno e solo all'esterno una giornata col cielo coperto già ci rende metereopatici, una parola elegante per dire che ci deprime, perchè la mancanza di luce esterna ci avvicina al buio interno, che fa paura. Dentro di noi la luna che rischiara le tenebre non c'è più. Le sacerdotesse che seguivano i cicli lunari (nel mestruo le donne lo seguono tutt'oggi) sapevano che il loro inconscio si spalancava nel momento del ciclo e si richiudeva un po' di più al suo termine. Per questo c'era una certa tensione quando "La Dea si ritirava nelle grotte", perchè poco prima del ciclo le donne sentivano la presenza della Dea e all'arrivo del ciclo poteva manifestarsi in loro, ad esempio nel vaticinio.

A proposito, l'inconscio si spalanca anche oggi per le donne quando c'è il ciclo, solo che la mente si danna per richiuderlo, per questo sono nervose, perchè non seguono la loro natura e hanno due forze contrastanti dentro, così compaiono i mal di testa e i dolori mestruali.
In quanto al patriarcato rispetto al mestruo, figuriamoci, lo trovò infetto e impuro, segregò le donne in quel periodo, e ancora oggi nelle società cosiddette di tipo primitivo spesso la tribù segrega le mestruate dentro una tenda da cui non possono uscire, accudite da sole donne.


Danzammo per te sulla spiaggia del mare
battendo i talloni sull’onda che si frange a riva


Se la Dea era Luna è ovvio che molti riti fossero notturni, altrimenti la Dea non la vedevano mai, e naturalmente danzavano, perchè la danza è un antichissimo modo di lasciarsi andare. Poi il patriarcato farà legare i capelli alle donne perchè fossero ben contenute e inibite, ma all'epoca il lasciar cadere la mente era essenziale per ascoltare la natura e la Dea, che poi erano la stessa cosa. E quale posto migliore della sabbia in riva al mare per danzare a piedi nudi fino ad andare in estasi? Già il mare di per sè ispira una calma interiore e un perdersi nell'infinito, cosa che oggi farebbe molta paura.


Corremmo di notte con l’arco sacro a tracolla
e la luna d’argento sulla fronte


Diana era l'antica Dea Dia, da cui deriva il termine Dio, ed era appunto una Grande Madre, quindi Dea delle fiere, dei boschi dove le sacerdotesse correvano al chiaro di luna come ninfe e con le ninfe, perchè se non si sta nella mente le energie della natura si percepiscono, Certamente le immagini gliele diamo noi, come ninfe, elfi, fate, gnomi ecc ecc, ma quelle energie esistono davvero, e sono pure intelligenti.
Poi l'essere umano ha abbassato la serranda della mente e non è arrivato più nulla, e il mondo è diventato squallido e vuoto.


Come ninfe rifugiammo nelle grotte,
protette da cerchi di fuoco, e nei templi sotterranei,
profumati d’erbe odorose, celebrammo i Sacri Misteri.


I primi templi si dice che furono un recinto sacro all'aperto, ed è così, ma furono anche le grotte, specie per i riti segreti a cui il popolo non poteva partecipare. Nacquero così i Sacri Misteri, che durarono circa ben 1.500 anni, ma di cui i libri di storia tacciono, come un argomento scabroso da evitare. Il mistero è morto perchè la mente spiega tutto, cioè spiega e cancella come problema risolto. Questo è il suo compito, così l'anima non elabora e non sente più nulla.. e la gente cade in depressione, come è naturale...



ANTICHE VENERI

Le cosiddette Veneri steatopigie sono state trovate ovunque nell'Europa preistorica, dai Balcani al lago Baikal in Siberia, e in occidente da Willendorf, vicino a Vienna, alle Grotte du Pape in Francia. Insieme ai dipinti murali, alle caverne-tempio e ai luoghi di inumazione, queste infinite statuette sono documenti di costumi e culti del Paleolitico.

Insomma il mondo ne è pieno, i musei ne traboccano ma le espongono con calma, e se si tratta di una donna con un bambino in braccio, risalente a migliaia di anni addietro, ci scrivono su: "Donna con bimbo in braccio", se invece nella stessa epoca c'è una figura maschile, ci scrivono "Divinità maschile". Come mai questa distinzione? Sappiamo benissimo che anticamente non si modellavano immagini del popolino, ma solo Dei, al massimo re, eppure anche nelle riviste di archeologia si segue l'uso di occultare l'antica Dea.
In ogni epoca la madre scolpita o dipinta col figlio in braccio era una Dea, anche Hera o Giunone in uno specchio di Palestrina allatta un bimbo, anzi allatta Giove, il che la dice lunga sulla trasformazione dei miti, finchè non arriviamo alla Madonna, che è una Dea mancata perchè altrimenti le si dava troppa importanza, ma che è comunque la figura più venerata dai fedeli. E già, il popolo non si raccomanda molto al Padre, nè al Figlio, nè allo Spirito Santo, ma alla Madonna, e i miracoli li fa solo lei, santi a parte.



I SACRI MISTERI

Iniziarono con le prime Grandi madri, prima era lei che scendeva negli inferi a ritrovare il compagno caduto e o ferito, nel viaggio perdevano tutto, vesti, gioielli e talvolta gli occhi, ma poi risalivano vincenti col loro paredro.

In altri miti si trattava di una Dea Madre con una Dea figlia che veniva rapita dal Dio degli Inferi, la madre scendeva nel regno dei morti per ritrovare la figlia e nella discesa perdeva tutto: i vestiti, i gioielli e pure gli occhi, per poi riacquisire una figlia e un genero felicemente uniti.
Poi la Dea Madre ebbe un figlio che crescendo diveniva suo paredro, però per un accidente moriva con la disperazione della Dea, per poi però resuscitare e ricongiungersi alla moglie-madre.


Noi vaticinanti, noi Pitie, noi Sibille, noi Profetesse,
noi Sacerdotesse del primo fuoco del mondo

Ma qual'è il primo fuoco del mondo? Nel Convivio si dice che Eros era il primo nato tra gli Dei ed Eros o Cupido sarebbe il Dio dell'amore. Ma dell'amore ne sappiamo poco, dell'innamoramento ne sappiamo invece tanto. Innamorarsi è facile, è una specie di invasamento, stordimento ed esaltazione, però poi finisce, e trasformare quel sentimento in amore non è facile. Forse le sacerdotesse intendevano un altro amore, che non è nè altruismo nè sacrificio, ma è solo la conclusione di un viaggio che terminava con la conoscenza di se stessi.




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