sabato 23 marzo 2013

LA MORTE DEL FIGLIO



LA MORTE DEL FIGLIO A BABILONIA

In un’antica tavola babilonese, Ishtar, la Dea Madre, piange Tammuz il giovane figlio e amante morto:

ASTARTE E TAMUZ
- Quando egli scompare innalza un lamento…..
Piange la grande fiumana, dove nessun salice cresce,    
piange il campo senza più grano né erba,
lo stagno deserto dai pesci,
la radura priva dai giunchi,
le foreste senza tamerici,
la pianura ove non sorgono ripari,
il giardino ombroso senza alveari né vigna,
le praterie spoglie di fiori,
il palagio dove non c’è più vita…..

Quando egli scompare innalza un lamento,
- O figlio mio! – quando scompare ella innalza un lamento...
Si lamenta sull’erba senza radici,
si lamenta sul grano senza spighe,
nella sua dimora non vi è più gioia,
è una donna stanca, un fanciullo stanco,
prematuramente appassiti. -

Ishtar regnava sui cicli stagionali e la fertilità della terra era espressa dal figlio Tammuz, o Urikittu, detto Il Verde, che crebbe e divenne suo amante. Alla morte del figlio-amante la Dea e le donne prendevano il lutto nel mese di Tammuz.

Il cordoglio di Afrodite per Adone o di Ishtar per Tammuz o di Iside per Osiride dà luogo alle lamentazioni, il Ramadan infatti, una delle cerimonie religiose più importanti dei maomettani, deriva dal lutto per la morte di Tammuz (se lo sapessero!). Infatti il Ramadan dovrebbe festeggiare la rivelazione dell'arcangelo Gabriele a Maometto, per cui dovrebbe essere una festa e non un digiuno.

Il suo pianto somiglia al pianto della Madonna per il Cristo, e a quello di Demetra per Persefone, insomma il mito è più antico di quello cristiano. E che significa? Significa o che dietro vi si nasconde un simbolismo recondito, oppure che c'è chi inventa e c'è chi copia.
Nel mito cattolico avviene il venerdì santo, perché di venerdì? Venerdì è giorno di Venere, corrispondente al Friday inglese, dalla Dea germanica Freya, equivalente a Venere, quello stesso giorno in cui gli islamici purificano la casa con l’incenso e recitano le preghiere, reiterando il rito dell’Antica Madre (se lo sapessero!).

Il figlio muore sulla croce della materia, e la Chiesa s’addobba di viola, fusione tra il rosso dell’istinto e l’azzurro della mente. Chi ha fatto meditazione, entrando in se stesso e non anestetizzando l’anima come in genere accade, sa che questi colori diventano visibili al buio. Si muovono, si rincorrono, s’alternano come colori di luce e infine si fondono in un bel viola, percorso da onde di luce dorata quando la meditazione è molto profonda.

Vedere i colori nel buio non è segno di illuminazione, non montarsi la testa, al massimo indica che le energie interiori sono sveglie, che c’è un contatto tra istinto e mente, ma niente più.
Così le immagini della Chiesa cattolica vengono velate di viola, così l’ametista che era segno di luce interiore, e come tutte le cose del vero spirito oggi porta iella.

ISIDE OSIRIDE
Non solo il Cristo fu ucciso e pianto dalla madre, ma anche Zagreo (esattamente Jacco Zagreo) su cui piangevano le pie donne, e Briomio .... Insomma una carneficina.
Ma possiamo aggiungere Dioniso squartato, Orfeo dilaniato, Adone squarciato e Osiride fatto a pezzi e.. Tammuz morto. Il venerdì santo è il giorno in cui Venere piange sul bel corpo d’Adone, l’amante dilaniato dal cinghiale. Ma la cinghialessa, o scrofa, era l’antica Dea, che uccide il figlio, come Cibele con Attis, per ricongiungersi a lui in un'altra dimensione.

Oggi dare della scrofa è un insulto. Il figlio della Grande Madre muore, nel Mito dell’Eterno Ritorno, e resuscita nella festa di primavera, come il Cristo, quando il sole mette le corna in ariete. Nessuno se n'è chiesto il significato. Nel museo Barracco a Roma, c'è la testa di Giove con le corna d'ariete, e nessuno gli dava del cornuto, altri tempi. Quando il figlio torna, sposa la madre e assurge in cielo.
Solo nel Cattolicesimo non sposa nessuna, perché al contrario del Cristo che amava le donne, il cattolicesimo è misogino.

Ecco la discesa all'Inferno della Dea Ishtar, Dea dell'amore, che va a strappare dalle viscere del mondo, alle mani rapaci della Dea della terra Antar, il diletto figlio Tammuz. Notare la bellezza dei versi, il senso dell'angoscia e della determinazione della Dea che affronta il male e la tenebra pur di salvare il figlio:

"Verso la regione dalla quale non è ritorno, verso la casa della corruzione ha rivolto Ishtar la sua mente; verso la dimora che ha una via d'entrata, ma non una di uscita, verso una strada sulla quale si va avanti, ma non indietro, verso la dimora donde è esclusa la luce del sole, ove la fame si sazia di polvere e di fango, ove mai non si vede la luce, ove le ombre dei morti dimorano nell'oscurità, munite di ali come gli uccelli. Sullo stipite e sulla serratura della porta la polvere si è accumulata".

Ogni anno il figlio periva discendendo nel mondo infero e Ishtar intraprendeva il pericoloso viaggio nella terra del Non Ritorno per liberarlo. Passando davanti a ciascuna delle sei porte che proteggono il luogo le venivano strappati i gioielli fino a raggiungere la sorella Allatu  che le contendeva il possesso di Tammuz.

GIOVANNI BATTISTA DI LEONARDO DA VINCI
Perché le tolgono i gioielli? Avevano la fissa della povertà come i Cattolici? (oddio, a vederli con quelle tiare non si direbbe...).
No, i gioielli sono i sentimenti, la parte più preziosa, anche nei sogni hanno questo significato. Ogni anno Ishtar combatteva per riprendere il figlio-sposo e quando era negli inferi sulla terra cadeva la disperazione: nè uomini, nè animali, nè piante davano più frutti, nessuna nascita, tutto immobile e in lutto, la luna era spenta.
Al suo rientro vittorioso tornava gioia e produttività e la luna risorgeva rinnovando se stessa e il mondo. Per questo Ishtar era Regina degli Inferi, del Cielo e della Terra.

Ma nell'arte a volte si nasconde la verità, ed ecco le due figure di Leonardo da Vinci: Quello sopra è il Precursore, San Giovanni con la croce, con un sorriso sensuale e ammiccante, quello sotto è il Bacco, che indica il bastone come indicasse la Croce, con sguardo mistico e profondo, anche lui nella selva coi sacri lombi avvolti dalla pelle di leopardo.

Praticamente il pittore ha scambiato i due caratteri, dando il misticismo a Bacco e la sensualità al San Giovanni, per indicare nascostamente che i due si equivalevano, e che forse il mito del santo si era sovrapposto a quello del Dio pagano.

San Giovanni inoltre è condannato a causa della danza dei sette veli che fa Salomè (mito inventato da Oscar Wilde che odiava particolarmente le donne), svelandosi nuda esattamente come le antiche Dee Inanna, Astarte, Ishtar ecc. che scendono negli inferi togliendosi i sette veli nella discesa notturna. Storiella che molti hanno scambiato per storia cristiana, che invece è piuttosto diversa.
Insomma un immane scopiazzamento.



ANIMA MUNDI

- Signora della terra e del cielo,
Anima Mundi degli Alchimisti,
ti chiamarono Astarte, Adda Nari,
Inanna, Dea Bona, Iside, Demetra,
Cerere, Pomona, Derceto, Opi, Kalì,
o più semplicemente: astrale, luogo privo di luce.

- La Dea courotrofa, colei che dà il latte,
è madre dei vivi e dei morti,
è la porta del Mondo di Mezzo,
dove la materia è sogno e i sogni realtà.

- Noi t’invocammo, o Matrix,
madre matrice di tutte le forme, Grande Generatrice,
e penetrammo nel tuo nero manto di Nut, divinità notturna del cielo d’Egitto punteggiato di stelle.

- Là ci nutristi con latte vergineo,
e indicasti la celeste Via Lattea,
ove ci riconoscemmo tuoi figli.
Sei terrifica agli occhi degli ignari,
che giustamente si tengono lontani da te.

- Gli umani non osano varcare la porta,
ma agli Eroi dell’Eros che bussano
divieni cerbero lunare,
cui si getta l’aurea moneta della consapevolezza,
e guai se non s’ha da pagare!

- Le latranti teste saggiano la moneta coi denti
e se il conio non è d’oro fino
sbranano il temerario come i cani Atteone. 
Ma se l’anima è autentica spalanchi la porta,
quella della divina Euridice, ed è l'alba.



FALLIMENTO NEGLI INFERI 

- Orfeo, inutilmente ti addentrasti nel profondo dell’Ade, dove guai a voltarsi indietro, si diventa di sale come la figlia di Lot: il rimpianto delle vecchie illusioni, il timore di perdere i sogni legati alla mente, fanno smarrire la strada, ove si circola rigorosamente nudi, tanto nell’Inferno non occorre il riscaldamento. - 
Orfeo è triste e vuoto, s'è persa Euridice nell’Ade, era sceso giù per recuperarla ma il blitz non gli è riuscito, non si è spogliato come Ishtar, non s'è tolto proprio nulla, nemmeno la cetra. Non lo sapeva che nell'antro della verità si giunge rigorosamente nudi?



LA MORTE DEL FIGLIO AD ATENE

Le Adonie ateniesi non erano feste pubbliche: lo scoliaste al v. 389 della Lisistrata di Aristofane precisa che la città non le finanziava né le organizzava, il che fa capire che trattandosi di un rito ancestrale e femminile lo stato lo tollerava e basta.
Durante le Adonie le donne piantavano cereali e ortaggi in vasi e cesti, posti sui tetti perché essiccassero in fretta, a rappresentare la fine precoce del giovane Adone, ma pure a farci capire che Adone, come figlio (e amante) della Dea, fosse in origine il figlio-vegetazione che moriva e risorgeva ogni anno.

ADONE MORENTE
Qualche prete romantico fa seminare ai bambini delle lenticchie che presto invadono il vasetto che si riempie di verde e poi presto muore, giusto al venerdì di Pasqua se non innaffiato. Quelle lenticchie però non risorgono, come non risorgevano le piante di Adone, ma il concetto resta.

Nel mito primigenio la Dea è madre, e il figlio è l’uomo. Scoprire la Dea è morire, lei lo uccide per ricongiungerlo al cosmo e quindi eternarlo. Nelle Adonie le “piagnone” si stracciavano le vesti e si cospargevano di cenere per Adone morto.
Come la domenica delle Ceneri, terra alla terra, cenere alla cenere, polvere alla polvere...

Il commediografo greco Difilo (III sec. a.c.) definisce però le Adonie un autentico bordello, in cui si mangiava beveva e forse si faceva sesso, ma solo nelle abitazioni private. Ma se era riservato alle donne lui che ne sapeva?  Menandro (commediografo ateniese III sec. a.c.) ne dice peste e corna ma si sa che che l'autore non amava affatto le donne. Il fatto è che al termine delle Adonie il Dio resuscitava e si faceva festa e si supponeva che il Dio restasse vivo per tutto l'anno, morendo di nuovo solo l'anno successivo.
Come mai invece nelle chiese cristiane Gesù sta tutto l'anno inchiodato a una croce che ci fanno la grazia di coprire solo un giorno all'anno? Uno potrebbe pensare che il crocefisso viene coperto quando risorge, invece no, è coperto quando muore, poi ricompare, ma sempre in croce. Ma non è sadismo costringere i parrocchiani a guardare uno torturato in croce, semisvenuto, trafitto e sanguinante, facendogli grazia di questa vista solo un giorno all'anno?

Insomma la festa della Chiesa è più moderata ma quella delle Adonie era molto sentita, si gozzovigliava in tutti i sensi. D'altronde Venere non era una Dama di San Vincenzo e Adone era... un adone..
Ma questo carattere libertino e libertario era molto inviso agli uomini, tanto che lo stato non finanziava l'antica festa, per questa ragione era finanziata dalle donne stesse nelle loro case, ed era interdetto agli uomini che disapprovavano comunque questa loro estromissione.

In Atene la prima parte della festa riguardava il lutto per la morte di Adone, con pianti e lamenti di donne e canti di dolore, ma si evocavano soprattutto i piaceri dell’amore fuori del matrimonio. Il che fa capire quanto fossero contente le ateniesi di essere sposate.
Contrariamente ad oggi e nonostante la schiavitù estrema cui erano sottoposte, le donne ateniesi erano mentalmente più libere di quelle attuali, che hanno le leggi dalla loro ma non i costumi, ma che soprattutto non hanno la mente libera. Le ateniesi ricordavano ancora di essere state libere un tempo, al contrario delle donne di oggi che non sanno neppure di essere state più libere perfino al tempo dei romani.



LA MORTE DEL FIGLIO (amante) IN FENICIA 


Byblos

VENERE E ADONE
Le Adonie che si svolgevano a Byblos, in Fenicia, erano feste pubbliche, a cui partecipavano sia uomini che donne.

Le lamentazioni funebri erano molto più estese con enormi processioni, musiche. danzatori e cantori, ma non venivano piantati cereali e ortaggi come ad Atene.

Durante la festa le donne si prostituivano agli stranieri donando poi il ricavato al tempio di Afrodite. La prostituzione faceva parte del rito rito, ed era seguita e rispettata come le donne che si concedevano.

Questa usanza liberava le donne dall'obbligo della verginità, che quando ebbe fine grazie alla chiesa, portò i matrimoni degli uomini maturi con le bambine, il disprezzo per le donne che si prostituiscono, lo sfruttamento delle donne che si prostituiscono e la mania della verginità per cui chi attentava a una vergine era un vero uomo ma se la donna ci stava era una puttana.


Alessandria

Ad Alessandria queste feste vennero introdotte da Arsinoe, sorella e moglie di Tolomeo II Filadelfo. Avevano anche queste un carattere pubblico e si celebravano sotto forma di rappresentazione ma all’interno del palazzo reale che per l'occasione veniva aperto al popolo, in realtà era il parco che veniva adibito alla festa..

Infatti anche qui, come ad Atene, venivano piantati e curati i giardini reali, da cui si coglievano i frutti di stagione e diverse piante e ortaggi che venivano poi donati al popolo, una cerimonia più democratica che aveva perso però il significato simbolico ancora presente ad Atene.
Questa festa si svolgeva ad Alessandria in due fasi: prima avveniva la rappresentazione dell’amore tra Afrodite e Adone, salutata con banchetti, feste e gioia, nella seconda fase invece aveva luogo la processione funebre con canti malinconici, flauti e tamburelli durante la quale le donne sfilavano tenendo in mano una statuina rappresentante Adone morto.
Nella terza fase il Dio risorgeva e con lui la festa finale.



LA MORTE DEL FIGLIO (Amante) IN EGITTO

Si, ma anche in Egitto piangevano, con Iside, l’Osiride morto. Iside era detta “la piagnona”, la natura soffriva con lei e non dava più frutto.
Seth aveva ucciso Osiride, fratello e marito di Iside, e lo aveva fatto a pezzi disperdendolo nel fiume, così la Dea lo cercava e piangeva disperatamente, così disperatamente che suo figlio Antero, che l'accompagnava in barca, si gettò in acqua e annegò per non sentirla più.
Sacerdoti e le Sacerdotesse pertanto piangevano con apposite lamentazioni cui rispondevano i fedeli in processione che si cospargevano il capo e la fronte di cenere.
Quando Osiride risorgeva si festeggiava per tutto l'Egitto.



LA MORTE DEL FIGLIO (amante) A ROMA

Il culto di Cibele, nativo dell'Anatolia si estese fino alla Frigia (Pessinunte), dove la Dea venne assimilata alla Magna Mater italica e preromana, dopo essere stato introdotto a Roma nel 204 a.c., quando era imminente il pericolo cartaginesi e i Libri Sibillini avevano consigliato per la salvezza dell'Urbe la statua dell'antica Dea.
La pietra nera, simbolo della Dea frigia, fu pertanto trasferita da Pessinunte a Roma e collocata nel tempio appositamente realizzato sul Palatino. La pietra nera, che aveva salvato Roma dall'invasione cartaginese, costituiva uno dei sette "pignora imperii", cioè uno degli oggetti che secondo le credenze dei romani garantiva il potere dell'impero.
Le feste in onore di Cibele e Attis si svolgevano all'equinozio di primavera, e si protrassero fino al III sec. d.c. In epoca imperiale, il ruolo di Attis, la cui morte e resurrezione simboleggiava il ciclo vegetativo della primavera, si accentuò generando i Sacri Misteri.
Attis nei vari miti fu figlio e amante di Cibele, fatto impazzire dall'ermafrodito Agdistis perchè innamorato non corrisposto, si sarebbe evirato e gettato da una rupe, bene o male salvato comunque da Cibele che lo trasformò in un pino o nella versione più famosa, che ottenne l'incorruttibilità del corpo di Attis.



LA MORTE DI DIONISO
  • "Il poeta Nonno narra che Zeus in forma di serpente visita Semele ed essa gli partorì un fanciullo con due corna Zagreo, ossia Dioniso. Il fanciullo era appena nato quando salì al trono di suo padre Zeus e imitò il grande Dio brandendo le folgori nella manina. I Titani traditori, con le facce imbiancate di gesso, lo assalirono con dei pugnali, mentre stava guardandosi allo specchio. Per un certo tempo gli riuscì di sfuggire ai loro assalti prendendo la forma successivamente di Zeus, Crono, di un giovane, di un leone, di un cavallo e di un serpente alla fine sotto forma di toro fu fatto a pezzi dai pugnali omicidi dei suoi nemici."
  • In un altro mito: Dioniso, infatti, essendo figlio di Zeus e della donna Semele, non sfugge al destino di morte. Al di fuori delle attestazioni orfiche che narrano di Dioniso sbranato dai Titani[XXI],secondo altre leggende egli morì per mano di Licurgo o di Perseo.
  • [XXI] Clemente Alessandrino, Protrettico 2, 17-18: " I misteri di Dioniso sono difatti assolutamente inumani. Intorno a lui ancora fanciullo si agitano in una danza armata i Cureti, ma i Titani si insinuano con l'astuzia: dopo averlo ingannato con giocattoli fanciulleschi, ecco che questi Titani lo sbranarono, sebbene fosse ancora un bambino, come dice il poeta dell'iniziazione, Orfeo il Tracio".
  • In un altro mito, Era, gelosa della relazione del suo sposo divino con Semèle, si trasformò in Beroe, nutrice della giovane, e la convinse a chiedere a Zeus di apparirle come dio e non come mortale. Zeus, conscio del pericolo, tentò di dissuaderla, ma Semèle insistette. Così il dio, che le aveva promesso di accontentare ogni sua richiesta, si trasformò e Semèle morì folgorata dal fulmine. Zeus riuscì a salvare il bambino che Semèle aveva in grembo e lo nascose nella coscia. Diventato immortale grazie al fuoco divino, Dioniso discese nell'Ade e portò la madre sull'Olimpo, dove fu resa immortale con il nome di Tione.
  • Ma poi c'è pure Dioniso crecefisso come si vede qui sopra e qui sotto (Dioniso in croce su una medaglia con la scritta BAKKI: croce sormontata da una mezza luna che ricorda Tanit che in basso raffigura un'ancora). La croce era uno dei simboli di Bacco, nulla di nuovo sotto il sole.

Insomma solo nell'ultimo mito il Dio se la cava, anche se stare nella coscia di Giove non doveva essere il massimo, ma questo mito fiorì per far capire che l'invidia dell'utero non esiste, perchè esiste solo quella del pene, e che almeno in parte il maschio poteva sostituire la donna anche nell'utero, visto che per il resto la donna non aveva organi riproduttivi, ma era solo il brodo di cultura del seme maschile, la terra dove il seme si deposita e cresce.

E' anche vero che la Grande Dea faceva figli senza contributo maschile, e anche questo pare eccessivo, però in compenso non rendeva schiavi i maschietti.
Insomma a farlo in due... il figlio... non è poi tanto male, perchè non ammetterlo?



C'E' PIANTO E PIANTO

Il mito del figlio-amante morto è dunque molto antico, inizia con la Dea
che discende negli inferi per recuperare la figlia o il figlio,
  • simbolo esterno della vegetazione che muore e risorge ogni anno,
  • simbolo interno dell'anima che deve discendere negli inferi per comprendere se stessa e il mondo,
  • simbolo dell'energia divina che discende sulla terra, attraversa gli inferi e si ricongiunge all'energia divina per ridiscendere sulla terra.
Successivamente diventa il mito di Castore e Polluce dove nessuno va a recuperare nessuno e nessuno si lamenta e piange perchè il mito è per soli uomini.
Le Dee, o donne che siano, invece piangono parecchio, però tra il pianto di Demetra e il pianto della Madonna c'è da distinguere.

La Madonna aveva la speranza della resurrezione del figlio... o non ce l'aveva? Gesù gliel'avrà pur detto che lui resuscitava, non dirglielo sarebbe stata una cattiveria, e comunque gli apostoli lo sapevano e quindi glielo avranno detto... oppure non ci credevano neanche loro... oppure la Madonna lo sapeva ma non ci credeva nemmeno lei... chissà.

E Demetra ci sperava di rivedere la figlia, dopo che Giove non se l'era filata e gli altri Dei avevano tanto da fare per conto loro e comunque niente potevano contro l'orrido fratello di Giove?

Comunque Demetra che perde l'adorata figlia fa un casino, accende le fiaccole, blocca le nascite, fa calare l'inverno, e meno male perchè altrimenti nessuno degli Dei faceva niente, a cominciare da Zeus. Quella si che era una donna... anzi una Dea...

All'epoca le religioni fiorivano di miti e aprivano la mente, oggi, come osservò Sigmund Freud "La religione é un narcotico con cui l'uomo controlla la sua angoscia, ma ottunde la sua mente".

SE NON MI IMMERGO NON MUOIO MA NEPPURE VIVO

 



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