venerdì 20 dicembre 2013

DEA LUNA



 LA GROTTA DELLA LUNA A PROSU

La grotta Pirosu, nel territorio di Santadì prov. di Cagliari (Sardegna), fu scoperta nel 1968 e a ben 150 m dall'ingresso fu scoperta la Sala del Tesoro. 

La grotta è un santuario rupestre con una sorgente naturale e un Altare del Fuoco, ricavato da una colonna stalagmitica spezzata, con ceneri e carboni e ossa di animali per mezzo m, con oltre mille vasi di ceramica, un centinaio di oggetti d'oro, rame e bronzo, fra cui un tripode bronzeo di scuola cipriota-micenea, una barchetta votiva, una piccola ascia rituale, uno specchio e pugnali, bracciali e anelli. 

L’analisi al carbonio 14 ha consentito di datare i reperti tra l'820 e il 730 a.c.

Ma il Neolitico sardo dal 6.000 al 3.000 a.c. fu un’epoca di grande fioritura artistica con ceramiche riccamente decorate. 

In quell’epoca i sardi non avevano bisogno di torri e mura, perchè vigeva ovunque il matriarcato che pensava alla pace e non alla guerra.

Si viveva in villaggi bene attrezzati e corredati di luoghi per il culto e zone funerarie.

Poi i fenici, popolo con grandi derivazioni matriarcali, arrivarono sulle coste sarde intorno al 1000 a.c. integrandosi felicemente coi sardi ed esportando Tanit, La Gande Madre fenicia.

A lei vennero dedicati i "tophet", siti a cielo aperto recintati da mura dove si seppellivano i bambini nati morti o deceduti entro sei mesi dalla nascita, insieme a piccoli animali.

In seguito i guerrieri Shardana che invasero l'isola ne fecero dei torrioni di difesa perchè il patriarcato aveva portato le armi e la guerra.

I Romani conquistatori dal 238 a.c. al 476 d.c., si inventarono che si facessero sanguinosi sacrifici infantili alla Dea (infangare il matriarcato era un hobby), smentiti dalla presenza di soli feti nelle sepolture.

Anche all’esterno dei tumuli etruschi si seppellivano neonati, ma gli etruschi non sacrificavano bambini.

Anticamente si dava importanza all'intelligenza e non ai fantasmi, l'anima non era pertanto un'entità occulta ma la psiche del soggetto, per cui un neonato non aveva ancora un'anima e non partecipava dell'aldilà.

Del resto anche S. Tommaso d'Aquino ne era convinto ma la Chiesa non fu della stessa idea.

Per la Chiesa Cattolica infatti l'anima è sganciata dalla psiche, e giura che appartenga pure all'embrione, un regalo oscuro del Dio unico per distinguere la supremazia della specie umana.

Non ha riscontro logico, un animale adulto ha molta più intelligenza di un neonato, figuriamoci di un feto, il Cristo per giunta non ne fa menzione, ma i fedeli credono a tutto e la chiamano la vera fede.



TOPHET DI MONTE SIRAI

Nel "tophet" di Monte Sirai (IV-II sec. a.c.), alcune Dee stringono al petto un fiore di loto, e Tanit-Astarte ha la maschera contro gli spiriti maligni e il tamburello per le danze funebri.

IL TRIPODE
Questo tofet si trova presso la necropoli e occupa circa 100x70 m., con un primo cortile, un secondo ed il sacello. Nei due cortili si collocavano stele e urne con le ceneri dei sacrifici compiuti, ma la maggior parte delle deposizioni rinvenute era nel secondo cortile, il più interno.

Le deposizioni sono del V e IV a.c., con altre del III e I sec. a. c. Dal primo cortile si saliva al secondo con pochi scalini e al sacello con una scalinata di 7 gradini. Al sommo della scalinata sorgeva il sacello del sec. VII a.c..

I sacrifici potevano essere cruenti o incruenti. Nel primo caso la vittima veniva uccisa e bruciata parzialmente o totalmente, non si sa se le vittime fossero arse vive o meno, ma si ritiene che l'uccisione avvenisse prima per la tradizione di far scorrere il sangue della vittima. Le vittime erano umane o animali, o anche entrambi. Le vittime umane erano probabilmente di età inferiore ai due anni, e venivano sacrificati anche i feti; erano di entrambi i sessi e con ogni probabilità non minorati, in modo da sacrificare un essere perfetto.

Sembra che a Monte Sirai si praticasse il culto per Astarte, Dea della fecondità. In una tomba è invece stato trovato il simbolo di Tanit rovesciato, anch'essa Dea della fecondità.


Da  http://www.giornopaganomemoria.it/sacrificifenici.html

"Se la mortalità infantile era alta e la deposizione nei tofet era riservata ai sacrificati, avremmo dovuto trovare altre tombe di bambini: queste però non sono state rinvenute in altre necropoli.
Tra sacrifici e morti naturali, significa che i cartaginesi avrebbero dovuto estinguersi nel giro di poche generazioni. Tanto più che le ceneri sono per l’80% appartenenti a feti o neonati di qualche giorno; per non abbandonare l’ipotesi del sacrificio umano, si era addirittura pensato ad aborti appositamente procurati per il sacrificio al Dio, ma si tratta di un’altra pratica che avrebbe portato all’indebolimento della popolazione e non si capisce quindi come Cartagine avrebbe potuto diventare la potenza che era. 

L’altro 20% delle ceneri apparteneva ad animali e a bambini fino ai quattro-cinque anni, comunque rari. La progressione dell’età dei bambini coincide significativamente con le percentuali di mortalità delle diverse età. 
E’ in realtà probabile che almeno la stragrande maggioranza dei bambini fosse morta per cause naturali o per incidenti e che venissero quindi resi sacri alla divinità, affidandoglieli, forse come buon auspicio per la nascita di altri figli. 
Le offerte di animali, come di oggetti di vario genere, sono comuni a praticamente tutti i culti antichi, e non necessariamente va loro attribuito un carattere di sacrificio di sostituzione, al posto di un bambino.

A questo punto si dovrebbe guardare alla divinità dedicataria di tutti i sacrifici: le dediche sulle urne non si rivolgono solo ad un dio maschile, Baal, ma anche ad una Dea, Tanit, il che rafforzerebbe il legame tra rito e desiderio di avere altri figli. 

Anche la propaganda diffamatoria ha taciuto questo particolare e i sacrifici dei bambini sono stati tradizionalmente, perché giudicato culturalmente più appropriato, associati a divinità maschili. 
Entrambi gli Dei hanno a che fare con la fertilità e l’abbondanza e Baal, sebbene tradizionalmente associato con il dio Cronos, è ritenuto un Dio benevolo nei confronti degli uomini.

La "diffamazione" del paganesimo fenicio è continuata per parecchio tempo e continua tutt’ora nei libri scolastici e sui siti internet, nonostante la maggior parte degli studiosi, anche se restia ad abbandonare del tutto la tesi del sacrificio umano (quando dovrebbe innanzitutto descrivere un ritrovamento e distinguere tra sacrificio umano, uccisione rituale e sepoltura rituale), sappia che ormai non si può parlare di una pratica sacrificale così diffusa tra i Fenici. 

Inoltre, il verbo che viene impiegato in ebraico, che viene tradotto pensando ai sacrifici, ma che letteralmente significa "passare nel fuoco", con riferimento probabilmente ad una pratica di iniziazione-guarigione diffusa presso i popoli di tutta Europa, il passaggio tra i due fuochi e che pare i Fenici praticassero proprio per l’iniziazione dei figli, i quali, raggiunta una certa età, presumibilmente quattro o cinque anni, facevano il loro ingresso nella società.

Manuela Simeoni



IL MATRIARCATO NEOLITICO

A Nora c'è un grande tempio di Tanit (IV-II sec. a.c.) e nel santuario di Bithia infinite figurine in argilla dedicate alla Dea.

Di epoca romana invece le numerose statuine di Demetra/Cerere a schema cruciforme o con fiaccola e porcellino, come i brucia incensi in argilla, dal 500 al 100 a.c.

Per cui le tradizioni sarde sono legate al matriarcato neolitico e fino alla prima metà del novecento, le deinas, antiche janas, furono veggenti stimate e temute, dette anche videmortos per la comunicazione coi defunti.

Quando dal Monte Oe scendevano a mezzanotte a ballare nella piazza del paese, se qualche uomo cercava di toccarle veniva maledetto.

Il loro corredo magico erano specchio, setaccio, velo, arnesi da tessitura ed erbe, unguenti e sostanze allucinogene, gli stessi delle antiche Dee, e come loro dominavano il fuoco, gli spiriti, l'oracolo, la visione, la guarigione e il volo magico.
Queste pratiche, esercitate apertamente nei primi secoli del cristianesimo, sopravvissero segretamente ai processi dell'Inquisizione alle streghe, tra il 1500 e il 1700.

Il culto lunare di Diana, si evidenzia anche dai nomi dei luoghi: Lunamatrona, Nuraghe Luna, Cala Luna, Monte Luna, Monte Diana, etc. Del resto nel mondo romano Diana Lucina fu onorata fino al IV secolo d.c. con solenne processione notturna di dadofore (portatrici di torce) il 13 agosto.

Invano demonizzata e maledetta per tutto il medioevo, la Dea assisteva partorienti e presiedeva alla crescita.

Fra i geni femminili della tradizione sarda ci sono:

- la “Gioviana”, che la notte del giovedì aiuta le donne che si attardano a filare,

- la vampiresca Coga, frutto della criminalizzazione cristiana, ex Nemesi di giustizia;

- le Panas, spiriti di donne morte di parto che nella notte si recano ai corsi d'acqua, demonizzazione di ninfe;

- la Sibilla del Carmelo presso Ozieri, cui si attribuisce il segreto della lievitazione del pane e dei fermenti lattici, retaggio di antiche sacerdotesse che insegnavano le arti;

- le Fadas che vivono nei nuraghi tessendo buona e cattiva sorte con un telaio d'oro, retaggio della Dea triforme.

- Le ultime guaritrici, abili erboriste, usavano formule magiche e con tre grani di sale scacciavano il malocchio, o abbreviavano le agonie della morte, e al cimitero "chiudevano la casa", girando tre volte la punta di una grossa chiave sulla tomba.

Quando mai un maschio avrebbe tanta dimestichezza con la morte?

Nessuno si chiede perché le Muse fossero tutte femmine. Apollo le ha declassate e messe al suo servizio, ma senza Musa Omero faceva al massimo la lista della spesa. L’arte è femminile pure se la fanno i maschi, perché parte dall’anima. La mente ricicla il deja vu, non crea il nuovo.
- Cantami o Diva del Pelide Achille… - Apollo invece non avrebbe ispirato nessuno.

TOPHET CARTAGINESE


DIANA LUNA

Dunque Diana era la Dea della Luna, mentre Apollo era il Dio del Sole, come mai la luna è più importante del sole? Perchè quando c'è la luna noi vediamo i fantasmi dentro e fuori di noi, mentre col sole non vediamo un tubo.

Vedere i fantasmi significa capire ciò che nel passato ha modellato la nostra anima creandoci paure e schemi mentali. Si perchè i buoni esempi ci modellano poco, ma i soprusi e le prevaricazioni ci modellano molto.

Occorre una luce lunare per scoprire noi e il mondo, tanto è vero che gli innamorati amano la luna perchè permette loro di far fiorire i sentimenti.

Dunque la Dea luna fu la divinità per eccellenza, la Grande Madre, la Triplice Dea, non fissa come il sole ma mobile come la luna.

Una volta al mese infatti scompariva nelle grotte, come raccontano gli antichi miti, per morirvi e rinascere rinnovata.

Era la luna nuova che riemergeva dalle tenebre. per questo spesso e con questo aspetto veniva adorata nel buio delle grotte, alla tenue luce delle fiaccole.
A lei si donavano i vasi, e i gioielli e si immolavano gli animali che venivano poi cotti e mangiati nel pasto sacro, quando uccidere gli animali non era un diritto ma una necessità.

LA DEA LUNA è la Dea primigenia, è il primo chiarore che illumina le tenebre, e spesso la Dea ne portava il simbolo sulle auree chiome: il crescente lunare tra i capelli.

Per forza, la Luna e l'argento sono anima, come l'oro e il sole sono la coscienza, ma la vera coscienza non è quella che ci danno gli altri, ma quella che proviene dall'anima.
Per questo da una Dea Luna e Vergine nasce al solstizio d'Inverno, appunto nella notte più lunga dell'anno, il piccolo Sole della Coscienza, che non ha padre esterno.

Credevate che il Natale se lo fosse inventato la Chiesa? Che ingenui...




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