lunedì 20 maggio 2013

L'ALBERO DELLA VITA






LA NASCITA DELL'UOMO

Sembra che l'origine della specie umana sia in Africa, con una preciviltà dei graffiti di 40.000 anni fa, estesa con le migrazioni all'Asia, 35.000 anni fa, poi all’Europa, 22.000 anni fa, alle Americhe infine in Australia. Un colpo all'autocentrismo della razza bianca.

"Il mondo é stato fatto per l' uomo, e non l' uomo per il mondo!" scrisse il credulo Francesco Bacone, ddel resto gliel'aveva detto la Chiesa... . E se l'uomo è potente, come lui credeva, si possono anche deportare nelle colonie americane ben 165 bambini, come lui fece, dei quali per i maltrattamenti subiti nelle piantagioni ne rimasero in vita solo dodici. E questo è uno stimato filosofo a tutt'oggi, e non un pazzo criminale.
- Però non comporterebbe, come dicono certi tizi, che le Madonne Nere siano un ricordo della razza africana. -
- Ma che ridicolaggine, l'unico moro importato è quello di Venezia. -
- Ma che dici, hanno trovato pure Ida, l'anello mancante. -
- Mancante di che? -
- mmm..... Ida è il fossile preumano di 47 milioni d'anni fa, ha il pollice opponibile, le unghie invece degli artigli, e l'osso del tallone predisposto all'andatura eretta. -
- E allora? -
- E allora discendiamo dalle scimmie, altro che immagine di Dio. Siamo animali come tanti. -
- E le Madonne nere che c'entrano? -

Le Madonne medievali sono diverse da quelle classiche del Mediterraneo, e quelle del Rinascimento sono differenti dalle medievali.

Ogni epoca ha cambiato immagini: una Madonna di Guido Reni è molto diversa da quella del Pollaiolo o da un'icona russa.

Le immagini che durano sono quelle che corrispondono a una richiesta dell'inconscio, a un archetipo, e pure a un'epoca.

Le Madonne nere sono le Madonne Oscure, che nonostante angeli ribelli, serpenti, satiri e quant'altro ricicciano come lato oscuro della Mater Genitrix, colei che dà la vita e la morte.



I RITI CTONII

I riti della Madre Terra erano spaventosi, riti ctonii, realtà dell’anima nel suo viaggio notturno.

I maschi hanno tentato di stabilire vie iniziatiche, tecniche, segreti bocca a orecchio, per raggiungere la profondità di se stessi, per accorgersi poi che ogni tecnica è inutile, perché l’anima può scendere nell’Ade solo se nuda.

Ishtar e Inanna perdono vesti e gioielli nella discesa e Parsifal l’armatura, Psiche perde la vista, come Lamia, antica Dea Madre, viene accecata da Giove per non averlo amato, poi si pente e le concede la seconda vista, che generoso! (non è che Lamia non ne poteva più e alla fine gliel’ha data?)
I riti ctonii parlavano di morte, per questo erano interdetti ai maschi, perchè non li avrebbero sopportati e avrebbero fatto casino.

Ma tanto gli uomini hanno fatto casino ugualmente, hanno tolto ogni potere religioso alle donne per non sapere che si deve morire, per non sapere che sono animali come gli altri animali, per non sapere che sono importanti quanto un qualsiasi animale o qualsiasi pianta del bosco.

Naturalmente le sacerdotesse, avendo superato i limiti della propria mente, partecipavano della vita di ogni creatura, per cui la loro vita si era in realtà "allargata", ma questo i maschi non lo sapevano e non lo capivano. E non lo capiscono nemmeno oggi.



LA VISTA INTERIORE

La perdita degli schemi del mondo, quelli che Castaneda chiama “la descrizione del mondo”, conduce alla percezione della realtà con altri organi di senso, definiti “sesto senso” o “sensi sottili”. Gli ispirati dagli Dei furono sempre ciechi, come Omero e Tiresia, ciechi degli occhi del mondo, ma capaci di vedere la realtà. Ma la realtà si vede attraverso il buio, di notte, quando non si è accecati dalle luci del mondo. Per questo l'animale di Minerva, Dea della saggezza, è la civetta, colei che vede nel buio.

Carlos Castaneda per la figura del guerriero non s’appella al “superuomo”. Il guerriero non ha spettatori, incognito e solitario, soprattutto non ha un Dio Padre cui sacrificarsi. Non aspetta premi né punizioni, si pone di fronte a se stesso, non nega la paura ma accetta l’inevitabilità della morte.

Nella scena il cui Genaro “nuota” nella terra c’è il senso della vita. L’amore per la terra, per Gaia, è tutto per l’uomo, se non lo sente, se non ne riconosce la vita e l’intelligenza, resta il senso demolitivo.

Cosa promette la religione del Dio maschio agli uomini? Il dominio delle emozioni generate dal bisogno fondamentale, quello di essere amato. La conseguenza è il dominio sulla donna. L’eroismo dei nazisti, dei giapponesi, degli islamici è dedizione alla linea maschile senza donna.

Non a caso queste società calpestarono particolarmente le donne. Si illudono di poter vivere senza emozioni, con una mente che li annienta per suggerire che sono eroi, i prediletti del padre. Il superuomo si sente aldisopra degli uomini, d’Annunzio doveva dimostrare a se stesso e al mondo che era eccezionale, disposto a morire per questo.

I kamikaze giapponesi e islamici vivevano in una società dove il femminile non conta, come donna e come anima. Se la mente riesce a soppiantare l’anima diventa distruttiva, sugli altri e se stessi. Gli psicotici all’estremo stadio si suicidano, magari dopo aver fatto strage della famiglia. La vita senza sentimenti non ha ragione d'esistere, come chiedere a una macchina di girare senza benzina. L’islamico è disposto a morire per il padre, perché in fondo il Dio gli chiede questo, illudendosi vi sia un paradiso che gli ridà la donna, la spendida Urì.

Secondo la fede islamica le Uri tornano vergini dopo ogni accoppiamento (ahia che male) e le loro carni sono d'un biancore che sfiora la trasparenza. Secondo una credenza ogni beato ha diritto a tante urì quanti sono i digiuni effettuati durante il Ramadan e quante le opere buone compiute. E le donne? Embè le donne si attaccano. Notare il sottile sadismo nel deflorare ogni volta una vergine.



LA MORTE DELL'ANIMA

La rinuncia all’anima è il patto col diavolo, non si può essere amati da chi non amiamo. Al profondo della donna non frega niente che il maschio sia un eroe, lo ammira magari, ma non lo ama. Lei chiede di essere amata nella sua essenza profonda, nella sensibilità che lui nega fingendosi più forte.

Nella favola citata da Jung i discepoli tentano di scoprire la verità penetrando nella grotta dove il maestro è vissuto e ha tracciato simboli sulle pareti. Immaginando che la saggezza sia nella parte più profonda, vanno a guardare l’ultimo simbolo, e non capiscono nulla, perché non è il simbolo, ma il percorso che il maestro ha fatto a procurare la conoscenza.

Un maestro di Yoga disse che non è la disciplina yoghica a dare la saggezza, ma la tenacia che il discepolo adopera per seguire le tecniche. Si potrebbe girare con un libro sulla testa senza leggerlo, sarebbe la stessa cosa, ma qualcuno darebbe il merito alla saggezza del libro. Se la mente non decide fermamente di conoscere l’anima non c’è tecnica che tenga, se lo decide nel profondo, lo spirito interiore poco a poco si svela. 

Santa Teresa d’Avila scrisse che occorre un maestro spirituale interiore o esteriore per fare la via. Però, se il maestro esteriore non ha un maestro interiore non serve a nulla e il maestro interiore è lo Spirito, o l’Eros, che non è voglia di far sesso, anche se non è contrario allo spirito come non lo è mangiare, bere, dormire e andare al bagno. 

Il mentale ha tentato di conoscere il mondo attraverso la filosofia, mostro sacro rispettato anche da chi non l’ha mai letta, perché fa parte dell’assunto collettivo, che è intoccabile. L’hanno chiamata logos, è nata in Gracia e le donne ne sono state bandite, così se la potevano raccontare come volevano. Il logos è la parola, e l’essere umano affinandosi nella dialettica s’è allontanato dal sentire, fino a sostituirlo. 

Si è preteso di capire attraverso la logica, che possiamo distorcere come vogliamo senza esserne coscienti. Cartesio fu il massimo: “penso dunque sono”. Staccato da sentimenti e corpo (che è la stessa cosa), viveva in un mondo ideato da lui. Ma a Cartesio un callo non gliel’ha mai pestato nessuno? Voglio vedere se restava dubbioso sull’esserci o strillava come un animale.

In quanto al Logos, o Verbo, non è primigenio, perché in principio gli uomini non conoscevano la parola, mugugnavano.



AUTOCENTRISMO

L’autocentrismo è un artificio per sostenere l’immortalità, autocentrismo della razza bianca, dell’uomo sugli animali, della Terra sull’universo, dell'uomo sulla donna, della razza bianca sulle altre razze, della propria religione sulle altre.

Tutto è fatto per l’uomo, l’unico che può salvarsi dalla legge della distruzione, dalla morte. Così nasce l’immortalità dell’anima, che per la Chiesa cattolica dipende da quanto siamo buoni e obbedienti, naturalmente a lei. 

Secondo la Chiesa, la nostra anima è immortale, così la punizione non finisce mai e l’inferno è… un inferno. Ma non fa parte solo della Chiesa, appartiene alla mente mascolinizzata. E' un’induzione mentale, il profondo non ci crede.

Egli (il maschio) è la ricchezza che scaturisce dal grembo materno della terra e al tempo stesso l’elargitore di tale ricchezza… La forza vitale si manifesta sulla terra nella figura del figlio. Il padre si giudica sul metro del figlio; è nel figlio che l’esistenza e la natura della forza virile divengono per la prima volta manifeste. Su ciò si forma la subordinazione della forza maschile al principio materno. L’uomo appare come creatura non come procreatore, come effetto non come causa. Per la madre accade il contrario. Essa sta dirimpetto alla natura, appare come causa, come prima elargitrice di vita, e non come effetto. La si riconosce anzitutto per ciò che in se stessa è, non in base alla sua creatura. La donna insomma esiste innanzi tutto come madre, mentre l’uomo esiste come figlio.”

Tanto è vero che la Diana di Efeso, quella dei Sacri Misteri, troneggiava in bronzo e avorio nel II sec. d.c. in un veneratissimo santuario, carica di mammelle e di bestie feroci. 

I suoi seguaci furono perseguitati dal cristianesimo, esattamente come i romani fecero coi cristiani. I Greci crocifissi dai cristiani morirono da martiri al grido di “Grande è Diana, Dea degli Efesini!” Ma questo non lo racconta nessuno....

- E già, la donna partorisce, ti ci voglio a far partorire un Dio maschio.... -
- Atun, o Aton, il Dio egizio del sole, lo fa, ovvero partorisce direttamente dallo sperma, con un gesto di onanismo crea il mondo. - (!!!)

Da Ezio Albrile:

“L’idea legata all’androginia e alla proprietà autofecondativa dell’essere supremo è molto diffusa nell’antichità, la si ritrova nei più arcaici miti della creazione egizia, in particolare nella teogonia eliopolitana si narra “Io Atum ebbi un’unione con la mia mano stretta, unii me stesso con un abbraccio con la mia ombra, riversai il seme nella mia propria bocca, e misi discendenza nella forma di Shu.” 

- Ma cavolo, si masturbava! -
- Già, nessuno psicanalista ha parlato dell’invidia dell’utero che c’è nel maschio. Psicologicamente diremmo che il Dio si nutre, ovvero compensa le sue mancanze, attraverso l'autoimmagine di "portatore del pene potente". -
- Accidenti, è un precursore del cristianesimo, anche qui niente donne. -
- E per redimere l’umanità Dio si fa uomo, ovvero manda l'unico figlio a farsi ammazzare tra i più atroci tormenti.... -
- Ma non aveva un sistema meno cruento ? -
Se il Dio è unico non c’è scampo, non ci sono altri Dei cui votarsi e crea sensi di colpa spaventosi.

Robert Graves:

Uno studio della mitologia greca deve iniziare dall’esame della situazione politica e religiosa dell’Europa prima dell’invasione degli Ariani. In tutta l’Europa neolitica, a giudicare dai miti sopravvissuti, le credenze religiose erano omogenee e basate su un culto di una dea madre dai molti appellativi, venerata anche in Siria e in Libia. L’antica Europa non aveva dei. La grande dea era considerata immortale, immutabile e onnipotente e il concetto della paternità non era stato introdotto nel pensiero religioso. 

La dea sceglieva gli amanti per soddisfare il suo piacere e non per dare un padre ai suoi figli. Gli uomini temevano la matriarca, la riverivano e le obbedivano; il focolare che essa alimentava in una grotta o in una capanna fu il loro primo centro sociale e la maternità il loro primo mistero. 
Ecco perché la prima vittima di un sacrificio pubblico greco veniva sempre offerto a Estia del focolare. 

L'ALBERO DELLA VITA
Il bianco simulacro aniconico della dea, il più diffuso dei suoi emblemi, che troviamo a Delfi come omphalos o ombelico, rappresentava forse, in origine, il grande cumulo di cenere ammucchiato sopra la brace viva, che è il sistema più facile per conservare il fuoco senza fumo. 
In seguito fu identificato col tumulo sbiancato a calce sotto al quale era sepolta la bambola del grano, che a primavera sarebbe risorta come germoglio, e coi tumuli di conchiglie marine e di quarzo che coprivano le tombe dei re defunti.

- Mito di morte e resurrezione della figlia, come Cristo che risorge all’equinozio di primavera, il ritorno di Core rapita negli inferi riporta la primavera nel mondo. -

I simboli della Grande Madre iniziano aniconici, cioè senza immagine, non hanno forma, ma divengono pali, coni o alberi della vita, perché quadrato e rettangolo sono maschili, in quanto la mente ha riferimenti e punti cardinali, mentre l’anima è tonda ed ha come riferimenti l’ombelico, o il cono, o l’albero, la sua centralità. Vedere l'albero come un simbolo maschile è una distorsione, l'albero ha le radici nel buio del sottosuolo, il pene che radici ha?

Le prime capanne furono tonde, perché tonda è la forma dell’anima, vedi anche i nuraghe e i trulli, e i templi femminili erano tondi, e il tempio di Vesta a Roma, dedicato poi a Eracle, fu tempio femminile, magari proprio dell’antica Estia. 

Per la donna il tempio tondo è istintivo, a Roma la Chiesa di St. Stefano Rotondo contiene un’antica dedica alla Mater Dei Genitrix (ultimamente soppressa), e nell’ottocento qualcuno vi raffigurò la madonna con sette spade nel cuore, iconografia ormai abolita, chiamata “Madonna dei sette dolori”, come sette ne soffrì Ishtar nella discesa infera.

Per giunta vi è raffigurata tutta l’opera alchemica con la scusa del martirio dei santi; ma si trema un po’ a dirlo, perché la chiesa non li distrugga.

Sembra strano che le Madonne miracolose abbiano a che fare con sorgenti d’acqua, rose o grotte? Le rose di Iside, l’acqua di Venere che nasce dalla spuma del mare, (le acquasantiere sono spesso a conchiglia, e l’acqua benedetta è salata) e Ishtar che fugge nella grotta.

Del resto la grotta è la prima casa, dove la donna accende il fuoco, partorisce e accudisce i bambini, è il grembo naturale della terra. Ma non stavano sempre rintanate là, perchè si trattava di nomadi e la famiglia se la portavano dietro. Perfino le bestie quando hanno cuccioli cambiano tana, perchè l'odore accumulato finisce per attirare le belve.

Per gli antichi le caverne sono abitazione delle ninfe, e le sorgenti, come acqua partorita dal mondo sotterraneo, loro essenza e dimora.
Vedi le Madonne che appaiono nelle grotte, fanno scaturire sorgenti o hanno fasci di rose tra le braccia.



INCINERAZIONE E INUMAZIONE

Anche il culto degli antenati e l’inumazione sono femminili, le società patriarcali divennero sempre più sbrigative coi morti relegandoli lontano dai vivi.
L’incinerazione, spiegata da alcuni dalla necessità dei nomadi di portarsi appresso le ceneri, fu praticata dalla società preetrusca in Italia, e poi dai Romani, e in oriente a tutt’oggi, che col nomadismo non hanno a che fare.
L’incinerazione è decisamente patriarcale, tanto che in India bruciavano le mogli vive sulle pire dei mariti morti… e non si parli della spiritualità orientale... Il culto dei morti è più visibile nell’inumazione, dove la tomba sta sotto l’altare su cui si celebra il rito per il defunto, (Nel Lazio Castel d’Asso, Norchia ecc) ed è legato alla pietà femminile, la pietas dei romani, che non è virtù proprio maschile. 

PORTATORE DEL PENE POTENTE
L’incinerazione è legata al cielo, l’inumazione alla terra, staccarsi o rientrare nella terra madre. Alla mente moderna il defunto è da placare, spedendolo in paradiso con le S.Messe e pagando i preti, per placare il Dio che non è tenero. Imperano i sensi di colpa nei confronti del morto, o la richiesta di protezione personale, o entrambi.

L’idea della protezione degli antenati però è sparita, insieme al concetto di “gens” degli antichi romani, che conservavano in casa Lari e Penati, in un tempietto onorato con fiori e preghiere. Il soggetto e gli antenati formavano tutt’uno, con criterio meno individualista.

Oggi i morti fanno paura, ricordano l’occulto e la morte. Le Sacerdotesse della Luna facevano i riti di notte, con luna nuova e piena, nel folto del bosco, nelle grotte, nei laghi, alle sorgenti, o sulle rive del mare.

Anche i vulcani erano sacri, con divinità femminili del fuoco, come la Dea Etna del vulcano omonimo.
L’Everest odierno era la Dea Sauri-Sankar indiana, e così le montagne e i fiumi, tutti dedicati alla femminilità divina.

Dovunque c’era acqua c’era una ninfa, ma pure in un albero, tra le rocce, nelle profondità dell’oceano, nel buio delle grotte.
La Ninfa Egeria era una sorgente, e in India la Dea Gange il fiume sacro.
E soprattutto gli alberi erano sacri, ognuno con anima propria, tanto è vero che anticamente si pensava fossero abitati da ninfe, che morivano con l'albero.



QUANDO DI DUE FARETE UNO 

La questione non è se Dio è maschio o femmina, ma se l’universo è o non è un’entità intelligente di cui facciamo parte, coscienti o incoscienti….  quasi sempre incoscienti… ma questo è il problema.

"Quando di due farete uno e renderete l’interno identico all’esterno e l’esterno identico all’interno e il superiore identico all’inferiore, e farete una cosa sola del maschio e della femmina, di modo che il maschio non sia maschio e la femmina non sia femmina, quando considererete due occhi come unità di occhio ma una mano come unità di mano e un piede come unità di piede, un’immagine come unità di un’immagine, allora troverete l’entrata del Regno". (Vangelo di Tommaso)

La vera intelligenza infatti unisce mente e sentimento… “Quando di due farete uno” è lo Hierosgamos, le nozze sacre tra ragionamento e istinto, maschile e femminile. Il maschile ragiona ma non sente, il femminile sente ma non ragiona, solo uniti funzionano, solo uniti comprendono il mondo.

L’idea che la Terra non abbia un’anima, che gli animali non abbiano un’anima, che l’universo non abbia un’anima fa sentire il mondo un deserto e come unici esseri senzienti ci rende soli.

E' la mente che lo pensa, perchè è staccata dal sentire. Siamo dei sopravvissuti in un mondo morto e disanimato, con un Dio esterno che guarda ossessivamente per giudicarci, cui siamo legati da un fatto mentale, non da un sentire animico, perché se dovessimo sentire gli grideremmo odio e recriminazioni.

Abbiamo contrapposto alla Terra un fatto spirituale che è un mentale vuoto… la nostra spiritualità è morte delle emozioni, mentre l’estasi è connessa a un oceano di emozioni. Se muore l’emozione muoiono anima e spirito. - 
- Ma come, lo spirito non è immortale?... - 
- Mmmm che è lo spirito? –

Stabilito che lo spirito non è alcool etilico, non è l'anima di un defunto che svolazza, nè umorismo inglese, e neppure la candida colomba che vola ad annunciare il lieto evento, resta da capire che sia.




LO SPIRITO

Sui termini si tratta di intendersi, perchè negli antichi testi spesso per spirito si intende l'anima e viceversa. Forse lo spirito è un'anima universale, la cosiddetta "Anima Mundi" quella con cui dovremmo ricongiungerci, e secondo gli alchimisti, rimettendo il Mercurio (l'anima personale) nella sua Matrice (Anima Mundi). Alla chiesa l'alchimia non piacque, o almeno non piacque dal momento in cui scoprì che l'oro non era trasmutabile, così Giovanni XXII decretò che chi lo sosteneva era un truffatore, ma se invece riusciva trasmutare era opera del diavolo, per cui eresia, roghi ecc. Affermazione illogica, ma chi osava dirglielo?

Perchè opera del diavolo e non opera di Dio? Cosa c'era di sbagliato nella trasmutazione da piombo in oro? Semplice, il fatto che il miracolo non lo faceva la chiesa, ma soprattutto che l'eventuale oro trasmutato andasse ad altri, mentre se diabolico poteva essere requisito e incamerato.
Del resto furono alchimisti papa Silvestro II e san Tommaso d'Aquino, ma ogni papa si faceva il Cristo a modo suo, ovvero le sue regole.

Ma torniamo da capo: lo Spirito, l'Anima Mundi, hanno a che vedere con l'Albero della Vita?

- L’albero della vita, la forca e la croce rappresentano forme ambivalenti dell’albero materno. L’impiccato all’albero, il figlio della madre albero, patisce si da essa la morte ma riceve l’immortalità: essa infatti lo fa assurgere al suo cielo immortale, dove egli partecipa di lei come datrice di saggezza. Sophia, Sacrificio e Sofferenze sono i presupposti della trasformazione protetta da lei; appartiene alla saggezza della Grande Dea della vita, signora di ogni crescita, sia fisica sia psichica - spiega Heric Neumann.

Il mito del Cristo ha cambiato il ricongiungimento, egli si unisce col padre, il maschile si congiunge al maschile, perciò nega il femminile, nega l’anima, e senza anima è legge sterile. Infatti il Cristo siede alla destra di Dio Padre a giudicare i vivi e i morti, non capisce, giudica. Il grande liberatore dal giudizio, colui che amava le donne e se ne circondava, colui che è andato in mezzo a pubblicani e peccatori, è diventato, per la Chiesa Cattolica, il nostro giudice.

- Arcaica Madre dei viventi, misterioso Ank, chiave del Nilo Universale, Albero della Vita, Fonte d’acqua medicamentosa, Regina delle Fate, Panacea Universale, Pietra dei filosofi, Terra fogliata, Luna nera, Diva Matrix, Consolatrice degli afflitti, Madre Luna, Triplice Dea misteriosa, Dea del grano sulla terra, luna del cielo e regina dell’Ade nella notte senza luna, noi ti invochiamo. 
- Ridacci la favola bella che gli uomini hanno seppellito nella tomba, guidaci nel labirinto per ritrovare la notte stellata e la favola della vita.


- Dacci la vista interiore per guardare il mondo nella sua realtà. Perché il mondo non è arido e secco come il Dio padre racconta, ma immenso, misterioso, denso di fate, folletti e demoni dispettosi che s’infilano nelle corolle, nelle cavità degli alberi, nelle tane sotterranee e dentro i nidi vuoti sui rami.

- Tu racconti storie lontane, non eroi roboanti che mozzano il capo alle gorgoni o uccidono draghi che fanno la siesta nelle grotte, ma la storia del figlio minore, lo scimunito, o l’umile guardiana d’oche che lasciano il villaggio e s’addentrano nel bosco, dove topi, lucertole, ranocchi e passeri parlano, e svelano i segreti della terra.

- Ridacci la favola perduta, perché la mente umana l’ha relegata a una storia minore per bimbi, da dimenticare tra i suoni dei telefonini, le animazioni dei villaggi turistici e le pubblicità del fastoso mondo adulto. -

Abbiamo perso la favola e siamo infelici, col Dio unico abbiamo ucciso la fantasia, ma stava collassando da tempo, sotto i colpi d’ariete del razionalismo avanzante.

Razionalismo e Dio unico vanno bene assieme, conta la regola o l’infinita serie di regole, perché ci accorgiamo che ogni legge è ingiusta, e deve essere controbilanciata da mille sottoregole. Nonostante gli sforzi l’uomo non è catalogabile, nemmeno se metti tutti in divisa e gli lavi il cervello colla stessa dottrina.

Sugli alberi le sacerdotesse appendevano nastri votivi colorati, e pure ai travi del tempio o ai bracieri. Nel mortaio pestavano le erbe secche, le cortecce cariche di incenso e le radici essiccate. I movimenti erano sicuri e lenti, accompagnati da nenie sussurrate.



L'ALBERO DEL BENE E DEL MALE

Detto anche l'Albero della Conoscenza, sembra un bel nome, ma guai a chi lo tocca, niente mela. niente bene e male e niente conoscenza. Ma questo Dio per caso ci vuole ignoranti?
Comunque sia ci scaccia, uno a lavorare e una a partorire, prima non si lavorava e non si soffriva per partorire.

Se approfondisci però è un disastro:
- gli uomini capivano il linguaggio degli animali (e gli animali capivano quello degli uomini?)
- Gli animali non si mangiavano tra loro, erano erbivori? No, o almeno non tutti, perchè c'erano i carnivori, verrebbe da chiedere come va questa faccenda, ma per carità, bisogna avere fede.
Però una domanda viene: ma se il mondo è cambiato anche per gli animali, che prima andavano d'accordo e dopo si sbranano, loro che colpa hanno? Che c'entrano con la mela?
Silenzio, occorre solo avere fede.

Insomma Eva, più sveglina di Adamo. si cucca il frutto, e siccome è generosa lo offre anche ad Adamo, lui lo prende, capisce, quel che capisce non gli piace, e dice che la colpa è tutta di Eva, che lui non voleva mangiare la mela, che neppure la guardava, che gli faceva pure schifo, ma Dio non sente ragioni e li sbatte fuori.

- Però c'è un però, l'Albero del Bene e del Male non era l'unico albero proibito...
- Mamma mia ma era una fissazione!
- No. Dio non lo aveva proibito prima, lo proibisce solo dopo la mela, segno che se non mangiavano la mela non potevano mangiare il frutto dell'Albero della Vita.
- L'albero della Vita? E che roba è?



L'ALBERO DELLA VITA



E' la sorgente della vita, è la fonte meravigliosa, è l'eternamente fruttifero, che si rinnova producendo fiori, frutti e foglie, che muoiono cadendo a terra, e loro non tornano più, sono morti, finiti, caput.

Però l'albero vive e vive proprio grazie al ricambio delle foglie e alla caduta dei fiori e dei frutti.

Ora viene da chiedersi: ma che c'entra la splendida e rivoluzionaria figura del Cristo con la arcaica e retrograda figura del Dio ebraico?

- Cristo mette al primo posto l'uomo e i rituali sono fatti per lui. (Il sabato per l'uomo e non l'uomo per il sabato).
La chiesa ebraica poneva al primo posto i suoi rituali e i suoi dogmi.

- Cristo predica l'amore e il perdono.
Il Dio ebraico ingiunge di sterminare i nemici, compresi donne e bambini.

- Cristo ama le donne e se ne circonda, in un contesto che le calpesta e le disprezza.
Il Dio ebraico le donne le calpesta e le disprezza.

- Cristo non giudica e invita a non giudicare.
L'ebraismo è tutto un giudizio.

Come mai è prevalso il giudaismo sul cristianesimo? Per la solita vecchia ragione: chi conquista il potere detta le regole, e chi conquista il potere non è mai il migliore ma il peggiore, perchè il migliore non sgomita.

E poi:

- perchè il Dio cristiano, incavolato per il frutto proibito, si affretta a porre un angelo dalla spada fiammeggiante a guardia dell'Albero della Vita, che sta proprio nel centro dell'Eden specificando (Egli gli Dei): - Che non mangino anche di quel frutto e non divengano simili a noi anche nell'immortalità -

Ma come, Iside, Demetra, Cerere, tutte le Dee acchiappano infanti passandoli attraverso il fuoco sacro per farli diventare immortali e il Dio maschio fa del tutto affinchè gli uomini non lo diventino?
Non solo, quando le Dee vengono fermate dalle madri inconsapevoli interrompono il rituale ma promettono i "Sacri Misteri", quelli che permettono di raggiungere l'immortalità.

E Dio riconosce che mangiando il frutto proibito l'essere umano ha conquistato l'intelligenza, perchè dice: - e non divengano simili a noi anche nell'immortalità. - 
In un'altra traduzione: - ma Dio disse: -  Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'Albero della Vita, ne mangi e viva per sempre - (Genesi) 
Pertanto il serpente aveva ragione e la donna aveva ragione. Ma chi detiene il potere per il gusto di comandare non vuole che i sudditi si sveglino, li vuole ignoranti e manipolabili.

E viene da chiedersi:
- Ma prima l'albero della vita era accessibile? -
Pare di si, allora gli uomini ne potevano mangiare, però l'immortalità non la dava, forse perchè, secondo il mito, erano già immortali.
- Ma Adamo ed Eva erano in due, ma se facevano figli immortali riempivano tutta la terra, altro che aumento dell'indice demografico, dove li mettevano e come li nutrivano? -
Mistero della fede.

- Oppure Adamo ed Eva sarebbero rimasti in due e solo in due? perchè nell'Eden figli non ne avevano fatti. Come mai?
Mistero della fede.

- Dio promette (con un pizzico di sadismo) che la donna avrebbe partorito con dolore, cosa voleva dire, che la donna finalmente avrebbe partorito ma le sarebbe costato dolore, oppure che al contrario di ciò che poteva accadere nell'Eden, e cioè che si partoriva senza dolore, sulla Terra avrebbe partorito con dolore?
Mistero della fede.

- E poi, se Dio mette l'angelo a guardia dell'Albero della Vita, vuol dire che gli uomini potevano tornare nell'Eden. Ergo, erano stati cacciati solo formalmente? -
Mistero della fede.

- Ma gli animali dell'Eden erano mortali o immortali?
Erano anche loro immortali perchè Eva " diede da bere il succo del succitato frutto anche agli animali infatti da quel momento in poi valse la morte anche per loro".
Cavolo dette da bere pure alle zanzare e ai microbi? Non è una balla troppo grossa da digerire?

- E il serpente?
eh, anche lui fu punito "La Torah insegna che il serpente venne punito anche con la lebbra per aver commesso maldicenza verso Dio: in questo animale ne è segno il cambio della pelle."
Della serie: se sei analfabeta ti racconto tutto quello che mi pare e tu ingoi tutto.

Ma non finisce qua:
- La tradizione mistica ebraica insegna che, se Adamo ed Eva avessero atteso tre ore ed avessero utilizzato il frutto suddetto per compiere la santificazione del giorno santo dello Shabbat con la cerimonia del Kiddush, non vi sarebbe stata alcuna punizione perché in questo caso inseriti nell'ambito del divino e della santità non sottoposti al male del peccato: secondo un'opinione il frutto è infatti l'uva da cui si ricava il vino con cui gli Ebrei celebrano appunto il Kiddush nel venerdì sera, sera con cui inizia il giorno dello Shabbat, e durante il primo pranzo del giorno del sabato. -
E che diavolo, tutto questo casino per non aver aspettato tre ore, ma l'orologio non ce l'avevano?

- Il Sefer haZoharl esprime anche l'opinione di Shemaya il santo secondo il quale il grano fu la pianta perfetta per la quale Adamo cadde in peccato. - Di bene in meglio, Adamo ed Eva si erano fatti un piatto di spaghetti?

 - Nel Talmud di Babilonia è presente un'opinione secondo cui fu proprio il cedro a perdere Adamo ed Eva. -
Insomma ognuno se la suona e se la canta come gli pare, ed è' sempre così, i miti cristiani come li osservi dimostrano tali incongruenze da scatenare domande e opposizioni. Nessuna religione ha avuto tanti scismi ed eresie quanto la religione cristiana. Del resto il cattolicesimo stesso è una religione spuria, non è quella originale.. della serie, chi ha più potere comanda.



LE RAPPRESENTAZIONI



LO ZED


Nella religione egizia lo Zed (o Djed) è la spina dorsale del Dio Osiride, re dell'Oltretomba, sede del fluido vitale, simbolo di stabilità (ḍdi, parola da cui ha origine "Djed", significa appunto "essere stabile") e di vita eterna.

Non hanno detto che era il suo fallo perchè in cima aveva sporgenze difficili da giustificare, però in qualche modo ci hanno provato: Iside, recuperando le parti del corpo del Dio fatto a pezzi non ritrova il fallo, per cui viene sostituito (a seconda dei miti) in uno di legno o uno d'oro. E' chiaro che diventa un simbolo di venerazione.

Questo il rimaneggiamento patriarcale, in realtà il Ded è antecendente al culto di Osiride, perchè si ritrova nel culto trimillenario della Dea Hator. Il Djed, o Ded, è l'albero della vita e non a caso possiede tutti i colori dell'arcobaleno, cioè rappresenta la vita istintuale e senziente di tutti gli esseri.

Dunque gli egiziani anticamente conoscevano l'Albero della vita, cioè il concetto che tutto il mondo è un unico albero da cui si dipartono foglie fiori e frutti, cioè tutti gli esseri, e che ha una parte invisibile che noi non cogliamo (o almeno finchè siamo identificati nella mente)



L'ALBERO SEFIROTICO

Nella Kabala è l'Albero Sefirotico, che rappresenta sia lo svolgimento della creazione, sia il cammino interiore di ogni uomo, sia quello dell'umanità Partendo dal principio che la Corona è Dio (che sta nei cieli), pian piano questa energia scende corrompendosi nella discesa, ma pure purificandosi nella salita. I canali sono tre: quello centrale (della Misericordia), quello a destra (della Grazia), quello a sinistra (del Rigore). 

Ora chiunque si aspetterebbe che Sapienza, Amore ed Eternità fosse femminile e che Intelligenza, Forza e Splendore fossero maschili, invece è al contrario, perchè se esistono energie che hanno (o pongono) limiti, devono essere femminili (eh: la donna è inferiore!) mentre ciò che è espansivo ed eterno deve essere maschile (eh: l'uomo è superiore, che ci si può fare?)

Non ci vuole molto a capire che la faccenda corrisponda (almeno in parte) al funzionamento psichico umano, dove la parte mentale sarebbe intelligenza, forza e splendore, mentre la parte istintiva sarebbe Sapienza, Amore ed Eternità. Un po' il corrispondente Solve e Coagula degli alchimisti. 


Solve (latino, in italiano. sciogli): lasciarsi andare, far tacere la mente, ascoltare se stessi, sentire le proprie emozioni, abbandonare ogni controllo.
Coagula (coagula, rendi da liquido a solido): focalizza, pensa, controlla, discrimina, fai tacere istinto e sentimento.

L'alchimia sostiene che il gioco è tutto qua, un alternarsi di questi due atteggiamenti ed ha ragione ma per capire come ce ne vuole tanta di pazienza, di perseveranza, e pure di caparbietà e tenacia. 
Ma sull'alchimia torneremo poi, spiegandola nel modo più semplice possibile, cosa che gli alchimisti non hanno fatto, prima perchè c'era la Chiesa che a un'aperta spiegazione li avrebbe abbrustoliti sui roghi, poi perchè in realtà tanti ne parlano ma quasi nessuno ci ha capito un'acca, perchè  non va capita con la mente ma sperimentata.
Per cui forse non saremo esaustivi ma se non altro non la complicheremo con mille segreti e arrovelli come fanno tanti.



IL FRASSINO, ALBERO DELLA VITA

Per la religione del Nord Europa nel mezzo dell'universo sorge l'altissimo frassino, dalle foglie sempre verdi che tre lunghe radici, da cui è nata tutta la vita sulla terra, compresi animali e uomini. La prima radice parte dal regno dei morti, la seconda dalla sede degli Jotuni, la terza dalla dimora degli Dei.

Le tre Norne (Dee del destino), innaffiano l’Albero della Vita e tessono il destino degli uomini con alcuni fili d’oro e un filo che non può essere distrutto, proviene dal regno sotterraneo. Sulla cima dell’Albero sta un’aquila che tutto conosce; fra le sue radici un drago che continuamente le rode; lungo il suo il suo tronco corre uno scoiattolo che fa da messaggero fra l’aquila e il drago.

A questo Albero Odino restò appeso ad esso nove giorni per ottenere il dono della saggezza delle Rune, il che fa pensare al figlio-vegetazione della Grande Madre, che sembra assorbire da lei, la Dea Maga, la Magia delle Rune.
Diciamo che il patriarcato si appropria della magia del matriarcato, infatti alle druidesse subentrarono i druidi, che però, come tutte le società patriarcali, adottarono la mente, per cui cercarono rituali e regole, anzichè il sentire sottile.

Originariamente il culto si svolgeva all'aperto, sotto gli alberi sacri, presso pozzi sacri o entro spazi delimitati da pietre sacrali, un po' come in tutti i riti matriarcali. Più tardi, nel patriarcato, vennero usati templi di legno con altari e Dei.


Patriarcato contro matriarcato

Le prime divinità nordiche furono i Vani, divinità benefiche legate alla terra e ai riti di fertilità, con la
Grande Dea Freya Dea della magia, dell’amore, della fecondità e della lussuria.
Con l’arrivo delle popolazioni indoeuropee, inizia la guerra tra i Vani e gli Asi, le nuove divinità indoeuropee. La vittoria fu degli Asi, e Freya diventò Frigga, sposa di Odino e Dea della fertilità.



IL VISCHIO

La pianta veniva tagliata dai druidi sotto le querce sacre, i suoi frutti candidi semitrasparenti ricordano la luna e le perle, legate alle radici della quercia. Per gli alchimisti alla base dell’albero c’è una fonte meravigliosa.

La quercia è l’Albero della Vita, forte e incrollabile perché le sue radici sono ampie e profonde quanto la chioma, immagine dell’invisibile mondo che sostiene il mondo visibile.
I Celti ritenevano che il mondo fosse sostenuto e alimentato da una gigantesca quercia, ma credevano anche che un giorno sarebbe finito se il suo tronco, che sorreggeva il cielo, si fosse spezzato.

Le bacche del vischio sembrano piccole lune, che attingono alla profondità della terra su cui troneggia l'albero del mondo. Per la stessa ragione a Venere era sacro il cipresso, col fittone profondo quanto alta è la chioma. Chissà perché nel mito celtico si parla solo di Cernunno e dei druidi, quando era ricco di Dee e sacerdotesse.

Plauto in un brano dell’Aulularia, parla di querce sacre in Gallia. Strabone informa che, nel III sec. a.c., alcune tribù celtiche, i Galati, che si stabilirono in Asia Minore, formarono una confederazione con un “senato” e una “un’assemblea popolare” che si riuniva in un  boschetto sacro di querce.
Infatti i druidi amministravano la giustizia ed eseguivano riti ai piedi di una quercia. Per la divinazione il druido mangiava alcune ghiande prima del rito onde essere ispirato dalla quercia. La ghianda contiene grandi quantità di tannino e in più inibisce gli enzimi della digestione con effetti tossici, questa tossicità del tannino e degli enzimi annebbiava la mente dei druidi che iniziavano a delirare e/o vaticinare.



ALBERO COSMICO

Appartiene dunque a molti miti, talvolta immaginato rovesciato, con le radici nel cielo e la chioma verso la terra, ed è stato rappresentato da varie specie: la quercia presso i Galli, il tiglio in Germania, il frassino in Scandinavia, l’olivo nell’Islam, la betulla ed il larice in Siberia, il ficus religiosa in India, ai cui piedi il Buddha ricevette l’Illuminazione.


Le fate della Maiella:

Secondo la leggenda non tutte le fate rimasero intrappolate all’interno della grotta del Cavallone, ma alcune di esse fuggirono e si rifugiarono all’ombra di un grande albero che si trovava nella zona di Roccascalegna, proprio di fronte all’ingresso murato dell’antro.

Un giorno d’estate una donna di nome Anna Vittoria, andò a lavorare vicino a questo albero magico  quando vide delle ragazze discinte danzare intorno alla pianta. Esse le dissero di seguirla ma la contadina si rifiutò  e quelle, dopo averla schiaffeggiata le chiesero se aveva un desiderio da realizzare, e la donna  da quel giorno la donna ebbe in dono una forza spropositata.

Infatti, con la sola forza del pensiero trasportò una macina per la spremitura delle olive dalla roccia del castello di Roccascalegna fino al luogo dove ha operato per molti anni e dove oggi si può ancora ammirarla.

In un Venerdì Santo, quando la donna intenta a zappare in compagnia del padre iniziò a schernirlo per la sua lentezza, questi, in preda all’ira, le tirò in testa il manico della zappa. Anna Vittoria cadde a terra tramortita, ed il padre continuò a lavorare nei campi senza preoccuparsi della sorte della sventurata!

Di lì a poco arrivò la madre che vide la figlia priva di sensi appoggiata ad un pozzo, chiese spiegazioni al marito il quale le chiarì l’accaduto e la madre in preda al panico si mise ad urlare!

Le grida richiamarono un gruppo di fedeli ed il parroco iniziò a darle l’estrema unzione, pensandola morta, questa, però, raggiunta da una goccia di acqua santa, si risvegliò e iniziò a vomitare ciocche di capelli biondi e da quel momento la donna tornò ad avere un comportamento normale.

Molte persone che hanno conosciuto questa donna, realmente vissuta a cavallo tra otto e novecento, parlano di lei come di una virago che in diverse occasioni è stata in grado di salvare la vita ai suoi cari.


Il frassino

Anche il frassino, chiamato Necht, rappresenta il motivo dell’albero cosmico, poiché possiede radici che penetrano molto in profondità nel terreno e rami spessi e forti. Per questa sua immagine di molteplicità e robustezza, nella mitologia celtica e norvegese il frassino è ritenuto lo specchio del mondo e dell’universo, poiché in quanto asse del mondo la sua estensione abbraccia gli inferi, la terra e il cielo. Esso è dunque un microcosmo, poiché riproduce in scala ridotta la struttura di tutto l’universo.


Larice e Betulla

Tra le popolazioni slave sono il larice e la betulla a fungere da assi del mondo. Queste due specie arboree riportano la matrice dell’albero cosmico che, crescendo al centro dell’universo, congiunge i tre livelli del mondo con le sue radici che scendono nelle viscere della terra e i suoi rami che toccano le nuvole. Pertanto gli sciamani della Tundra contemplavano l’Albero della Vita che sorreggeva l’Universo 

L'immagine appartiene a una comune concezione sciamanica presente dalle zone orientali d’Europa, che si estendono fino alla Siberia. L'albero cosmico non è solo l'asse che unisce cielo, terra e inferi, ma anche il tramite attraverso il quale lo sciamano è in grado di uscire dal nostro mondo per salire o scendere attraverso i molteplici livelli dell'essere. Per le popolazioni siberiane, il larice è l’albero cosmico lungo il quale scendono il sole e la luna sotto forma di uccelli d’oro e d’argento. Tal volta è la betulla, che viene incisa con sette, nove o dodici tacche che rappresentano i livelli celesti.


La quercia

La fonte della concezione slava dell’albero cosmico probabilmente deriva dalle popolazioni ugro-finniche, in passato si sono insediate in Scandinavia e in Russia. Qui però l’albero cosmico è una quercia, che compare nel Kalevala, poema epico finlandese, dove si parla di una quercia gigante che si estende in tutto il mondo, fino a coprire la luce del sole. Per questo motivo, il saggio ordina a un omino di rame venuto dal mare di abbattere la quercia, affinché il sole possa ancora scaldare la terra. L’abbattimento della quercia simboleggia la rottura dell'asse terrestre, collegata con il fenomeno della precessione degli equinozi, quando il mondo passa da un’era alla successiva e un nuovo signore del tempo dovrà cedere il posto al vecchio.

Noi siamo più propensi a vederci l'abbattimento della monade universale, la Dea e il cosmo come entità unica. il Tutto Visibile che fa parte dell'Assoluto.


L'ALBERO SACRO

L'Albero della vita è ovunque: 
  • per i popoli della mezzaluna fertile era il cedro, 
  • in Egitto l'Albero del Papiro sacro divenne, in forma stilizzata, la Colonna Vertebrale di Osiride, tanto per passare da femminile a maschile. 
  • L'’Impero romano ebbe il suo albero sacro a Nemi, nel più celebre dei boschi consacrati agli Dei, dove i sacerdoti vegliavano il Ramo d’Oro. 
  • In India il Fico era una Albero Sacro, 
  • nel Vinland, più tardi chiamata America, l’Albero Cosmico era il palo attorno a cui di eseguiva la celebrazione della Danza del Sole; rito misterico che rigenerava il popolo. 
  • Così come nell’antica Europa era il rituale legato all’Albero di maggio.


Il PALO DI MAGGIO

Martin Lutero memore del culto attorno ai Pali del Maggio fu il primo ad addobbare un Palo di Maggio “Invernale”, o forse ha rafforzato una Tradizione già esistente; una traccia dell’Antica Religione.  Secondo alcune fonti verrebbe riutilizzato il tronco sacro di Yule, quindi una quercia, ma secondo altri autori l'ontano.

AGRIFOGLIO
Lo Yule cade attorno al 21 dicembre, chiaro riferimento al moderno Albero di Natale quale simbolo  dell’Albero Cosmico e pertanto dell’Asse dell’Universo, un passaggio necessario al giro della Ruota dell’Anno.

Tra i Celti si diceva che l’Agrifoglio lottasse con la Quercia, ed a Yule era il trionfo della Quercia sul sempreverde. Lo Yule rappresenta la rinascita della luce associata alle varie Divinità solari, Mithra, Horus, Sol Invictus, Dionisio e Cristo sono tra questi.

La Quercia rappresentava la Luce, il Dio Solare, il Sole Invincibile e il suo dominio Luminoso iniziava dopo lo Yule. tuttavia l’Agrifoglio per la sua resistenza al freddo invernale era simbolo del ciclo che si rigenera oltre lo Yule, nella parte Oscura dell’anno. 

Nella tradizione celtica di Beltane, la festa di Bel, Dio della Luce, si svolge alla vigilia di Calendimaggio,  tra il 30 aprile e il 1 maggio. Il nome Beltane, in gaelico "Fuoco Lucente", rimanda ai fuochi sacri che vengono accesi durante la festa, dedicata all'amore e al sesso.

Secondo la tradizione di Beltane il Palo di Maggio viene preparato sin da Imbolc, un lungo tronco piantato a terra, con in cima moltii nastri colorati. Poco prima dell'inizio della danza rituale, alla sua sommità viene posta una corona di fiori che rimarrà poggiata sopra i nastri tesi a raggiera dai partecipanti. Man mano che la danza procede, ruotando in cerchio, i nastri si attorciglieranno creando un bellissimo effetto caleidoscopico e permettendo alla corona di scendere lungo il palo.

FLORALIA


FLORALIA

La tradizione più antica legata al palo di maggio è quella romana della Floralia, dedicata alla Dea Flora. La festa per il risveglio della primavera, aveva il suo culmine proprio alle calende di maggio e durava circa una settimana.

Ma la danza intorno al palo di maggio appartiene a un rituale più grande di fertilità e di comunione tra maschile e femminile che si svolge appunto a Beltane.

L'introduzione della danza con i nastri è antica, ma non è nata con il rituale del palo. Il rito tradizionale prevedeva l'incoronazione di un Re e di una Regina di Maggio, gli Dei festeggiati che nella notte si sarebbero accoppiati fecondando la terra e preparando un nuovo anno abbondante di raccolti.
Intorno al palo si svolgevano anche simbolici riti di corteggiamento a cavallo: gli uomini su destrieri neri e le donne su giumente bianche. Le donne fuggivano e gli uomini le inseguivano. 

Il Palo di Maggio è legato al più noto "Albero della Cuccagna", che si festeggia in Svezia, in Germania, in Francia, in Spagna, in Inghilterra, nell'Isola di Malta e qui in Italia, nelle province di Verona, Mantova, Lecco, Varese, ma anche a Milano, Cesenatico e Udine. L'albero è un palo che viene innalzato al primo di maggio e viene imbandito con ogni tipi di leccornia per rappresentare la fertilità e l'abbondanza. 

La sua superficie viene però cosparsa di grasso, così che la sfida è cercare di afferrare ciò che è possibile raggiungere nonostante la difficoltà ad arrampicarsi fino a alla cima. Questa stessa tradizione ha legato strettamente anche l'albero di Yule e di conseguenza l'albero di Natale, cosparso di dolci. 



CALENDIMAGGIO

Il Calendimaggio o cantar maggio, che trae il nome dal periodo in cui ha luogo, cioè l'inizio di maggio, è una festa stagionale che si tiene per festeggiare l'arrivo della primavera.

Il calendimaggio è una tradizione viva ancor oggi in molte regioni d'Italia come allegoria del ritorno alla vita e della rinascita: fra queste il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, l'Emilia-Romagna, la Toscana, l'Umbria e la zona delle Quattro Province (Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova).

La funzione magico-propiziatoria di questo rito è spesso svolta durante una questua dove, in cambio di doni (tradizionalmente uova, vino, cibo o dolci), i maggianti (o maggerini) cantano strofe benauguranti agli abitanti delle case che visitano.

Simbolo della rinascita primaverile sono gli alberi (ontano, maggiociondolo) che accompagnano i maggerini e i fiori (viole, rose) con cui i partecipanti si ornano e che vengono citati nelle strofe dei canti.

In particolare la pianta dell'ontano, che cresce lungo i corsi d'acqua, è considerata il simbolo della vita ed è per questo che è spesso presente nel rituale.

Si tratta di una celebrazione che risale ai celti (festeggiavano Beltane), etruschi e liguri che celebravano l'arrivo della bella stagione, essendo questi popoli molto integrati con i ritmi della natura.




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