venerdì 14 giugno 2013

LE AMAZZONI - V



AMAZZONE E BARBARO


LE AMAZZONI DELL'ASIA MINORE

Friedrich Cornelius, nella “Storia degli Ittiti” narra di una feroce guerra delle donne contro gli uomini, presso il fiume Termodonte, dove il mito ha posto le Amazzoni. Questa guerra avvenne circa nel 1200 a.c., giusto l’epoca in cui fu definitivamente abbattuto il potere femminile religioso e politico, e si sarebbe estesa fino all’Asia Minore all’epoca del re ittita Arnawandas.

Quanto ci hanno tenuto in tutte le epoche a dimostrare che le Amazzoni erano solo favola! Sembra che le donne si siano ribellate all’oppressione dei maschi, lo testimoniano fonti ittite e numerose tombe femminili corredate di armi. Il territorio, secondo lo studioso Uwe Wesel, si chiamava Azzi e “am”, appellativo degli ittiti alla madre, per cui Amazzoni significherebbe “madri del territorio di Azzi”. Per altri la denominazione è degli invasori spagnoli, ma col medesimo significato.

Antiche leggende parlano delle Amazzoni, soprattutto sulle coste dell’Asia Minore, e a Efeso, madre dei Sacri Misteri. Omero le fa risalire all’Asia e al Mar Nero, e narra che accorsero in aiuto di Troia, guidate dalla regina Pentesilea, che fu uccisa da Achille.



ERACLE E ONFALE

Eracle andò dalle Amazzoni per conquistare il cinto di Ippolita, vi restò come amante della regina per tre anni, poi se ne andò, ci ripensò e tornò per combatterle, e le vinse. Forse per vendicarsi di Onfale, la regina di cui fu schiavo d’amore. Sembra che l'avesse obbligato a vestirsi da donna e a filare e tessere.

OMPHALE
Omphale, o Onfale, era la regina della Lidia, figlia del fiume Iardano, che secomdo altri è proprio il re della Lidia.
In alcune pitture pompeiane Onfale, indossando la pelle di leone e poggiata alla clava, guarda con irrisione Ercole che si muove ebbro tra menadi e amorini, oppure dorme o siede a filare. Analoghe raffigurazioni si hanno in mosaici, rilievi, gemme e sculture di età romana; in queste ultime Onfale è di solito nuda, con clava e pelle leonina.

Eracle per tre anni fu schiavo di Onfale, che da lui generò alcuni figli: Ati, Illo, Agesilao, Lamo e Tirseno (o Tirreno).

1) Ati fu il padre di Lido e Tirreno per cui capostipite dei sovrani della Lidia dopo di lui. I loro figli come era usanza a quei tempi presero l’epiteto di Atiadi. Strabone narra che, in seguito ad una carestia Ati, dopo aver estratto a sorte, tenne con sé Lido, mentre Tirreno fu inviato fuori dalla Lidia, insieme alla maggior parte della popolazione.

2) Illo sposò Iole, obbligato dal giuramento fatto al padre in punto di morte. Fu perseguitato e inseguito come tutti gli eraclidi da Euristeo fino ad Atene, dove Illo lo inseguì e gli tagliò la testa, facendone dono alla nonna Alcmena. A Tebe e sposa Iole, ma rimase ucciso in un duello con Echemo, re di Tegea.

3) Secondo Erodoto,Tirreno, migrò col fratello Tarconte, a seguito di una carestia. Re Telefo aveva diviso i Lidi in due gruppi, uno sarebbe rimasto in Lidia, e l'altro sarebbe emigrato. Tirreno e il suo gruppo traversarono il Mediterraneo orientale, giunsero in Italia e vi fondarono 12 città nell'Etruria (Toscana e Lazio settentrionale a nord del Tevere). In onore del principe si chiamarono Tirreni (altro nome degli Etruschi).

Eracle « ... lavorò con la leggera conocchia, torcendo con la sua mano tremenda l'umido stame. Egli, appunto, depose dalle spalle la spoglia della fiera nemea, la mitra strinse la sua chioma, e si ridusse a far lo schiavo, con gl'irti capelli bagnati di mirra Sabea »
(Seneca, Ercole sul Monte Oeta)

4) Ora Onfale, figlia di Iardano, aveva ereditato il regno di Lidia dal suo sventurato marito Tmolo, figlio di Ares e di Teogone, il quale violentò una compagna di Artemide, chiamata Arripe. La Dea lo fece uccidere da un toro furioso. Suo figlio, Teoclimeno, lo seppellì sul monte che, in seguito a ciò, assunse il nome di Tmolo.

Eracle giunse alla Corte di Onfale come schiavo venduto da Ermete, il quale voleva che l'eroe si purificasse dell'uccisione di Ifito, uno dei fratelli di Iole. 

Eracle durante la sua schiavitù fece un monte di imprese e Onfale, ammirata lo liberò ma Ercole perse la testa per leii. Luciano (Dialoghi, XXV) narra che per farle piacere le cedette la pelle del leone Nemèo e la clava e giunse a portare collane di pietre preziose e a vestirsi di una gonnella di croco e di porpora, a scardassare la lana e a torcere il fuso, nonché a ricevere dalla regina stessa qualche scherzosa percossa con la pantofolina dorata se spezzava il fuso. .

« Tale già si ridea del fiero Alcide Onfale allor che in femminili spoglie deposto del leon l'ispido vello, squarciava e manti e gonne, e colla mano troppo grave rompea cembali e fusi »
(Stazio, Tebaide)

Ed ecco qua sotto Eracle ebbro ed Onfale, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, affresco da Pompeii, Casa del Principe di Montenegro. Ercole è ebbro e vestito da donna, osservato dalla regina Onfale, mentre diversi amorini si affaticano con la sua clava.

- Io se non altro non ho fatto lo schiavo come te, - fa dichiarare Luciano da Asclepio ad Eracle - né stavo a cardar la lana in Lidia, vestito di porpora e battuto da Onfale col sandalo d’oro. -

Qualcosa non torna, Onfale è regina per caso, anzi in quanto vedova, ma la Lidia era in realtà matriarcale, per cui il trono era della regina.
Come mai non fu il figlio Teoclimeno a ereditare il trono? E come mai dei suoi figli, tutti maschi, non ce ne fu uno che restò presso la madre ed ereditò il trono?

Semplice, le amazzoni non tenevano i figli maschi.

Narra ancora il mito che Eracle, giunto infine a Micene; offrì l'ascia di Ippolita alla regina Onfale che la serbò nel tesoro dei re lidi. 
In seguito fu portata nel tempio di Zeus Labradio (labradio da labris, l'ascia bipenne delle Amazzoni) e posta nelle mani della statua.

Eracle fu un personaggio vero e proprio oltre che un mito, tanto è vero che se ne racconta il positivo e il negativo. L'essersi fatto schiavizzare per amore dalla regina Onphale doveva cuocergli parecchio e pertanto si vendicò. Ma non è il solo, quelli che odiano le donne sono quelli che hanno più paura di esserne soggiogati, solo che anzichè chiedersi come mai siano tanto bisognosi al punto da poterne perdere la dignità attaccano le donne.
Della serie: "Non sono io ad aver un disperato bisogno delle donne ma sono loro che mi tentano perchè hanno una natura infame."




TESEO

Per la stessa ragione, cioè per negare la propria dipendenza, Teseo rapì la loro regina e le Amazzoni si vendicarono muovendo guerra ad Atene, presso cui furono tuttavia trucidate.



BELLEROFONTE

Nella Licia, terra matriarcale, Bellerofonte sconfisse le Amazzoni cui aveva mosso guerra. Le donne non decidono di vivere senza uomini se non rendono loro la vita impossibile, come del resto gli uomini, per quanto misogini, non vogliono fare a meno delle donne.

Ma la situazione greca, specie dal VI sec. a.c.. in poi, è aberrante per il femminile. Al contrario dei maschi non ricevono istruzione, vivono recluse nei ginecei, e ne escono raramente sotto stretta sorveglianza. Non partecipano a feste o banchetti, perché non possono presentarsi in pubblico, e non possono ereditare, né fare contratti, non si possono separare dal marito mentre lui può. Non somigliano alle odierne Talebane?



PROCESSO A CLODIO

E a Roma? Nel 62 a.c. viene processato a Roma il tribuno Publio Clodio per reato di violazione alla segretezza del culto alla Bona Dea: aveva spiato le Vestali.

AMAZZONE
Che impiccioni questi uomini, finchè devono salvaguardare i loro pubs tutto bene, ma se le donne hanno ritiri segreti perdono la brocca.
A una donna non verrebbe mai di spiare un rito maschile, tanto più o meno sa che deve aspettarsi regole e prediche, sai che divertimento.

Fu uno scandalo, Cicerone l'accusa con una splendida arringa, ma Clodio corrompe i giudici e buona notte! I maschi si coalizzano soprattutto contro le donne, perchè si perdono facilmente per esse.

Gli stupratori e i prepotenti con le donne sono gli uomini meno virili che non sanno gestire i propri bisogni.
Così va il mondo... maschile.

Il tipo iconografico dell’Amazzone sorge in ambiente ionico greco-orientale durante il VI sec. a.c., espandendosi anche in Etruria. 
L’Amazzone viene di solito rappresentata a cavallo, coperta di pelle di animale,  berretto frigio, con arco e frecce, oppure appiedata, con la corazza: greca, con la spada o ancora rivestita di pelle. Dal V sec. vennero eseguite numerose statue e monumenti istoriati con scene di battaglia fra Amazzoni ed eroi (Amazzonomachia ). In pratica donne contro uomini.



APOLLO RHODIO

 II 964-1000

Nel giorno stesso  al largo doppiarono il Promontorio Amazzonio portuoso
dove un tempo Melanippe figlia di Ares che prima correva
prese in agguato l’eroe Ercole, onde Ippolita  per compenso
gli affidò la cintura smagliante  in cambio della sorella, da lui resa indenne.

Nel golfo presso le foci del Termodonte approdarono,
perché il mare sorgeva minacce alla via.  A questo nessun fiume è pari
né tante fluenti da sé spicca distinte attraverso la terra:
chi sulle dita ognuna contasse, quattro ne mancherebbero a cento,
ma una sola è la fonte verace,  scende a valle dagli alti monti
che dicono delle Amazzoni,  donde si spande per entro le terre elevate
di contro, perciò son serpentine le sue strade,
sempre curva qua e là dove s’imbatta  in un suolo declive,
ora presso ora lontano, molti bracci si perdono senza nome
ma esso palese con pochi ruggendo insieme
sotto il falcato capo nell’Inospite Mare si getta.

E già, ritardando, la mischia dovevano imprendere  colle Amazzoni,
né forse indolore era la contesa esse certo non pregiavano assennatezza né leggi
quante per la Piana doiantica  risedevano,
ma l’urto luttuoso e le arti di Ares,  perché d’Ares erano figlie e della ninfa  Armonia,
che ad Ares generò le fanciulle guerriere.



PLUTARCO Thes. 26-28


Filocoro
-
A quanto riportano Filocoro ed alcuni altri, Teseo navigò il Mar Nero insieme con Ercole per portar guerra alle Amazzoni e dopo la vittoria ricevette come bottino Antiope.


Ferecide Ellanico Erodoro
La maggior parte degli autori tuttavia, tra cui Ferecide, Ellanico ed Erodoro, sostengono a maggior ragione che andò da solo con una sua flotta dopo che già c’era stato Ercole e prese lui prigioniera la giovane: infatti di nessuno degli eroi che l’avrebbero accompagnato nella spedizione si racconta che abbia catturato un’Amazzone.


Bione
Bione per parte sua scrive che la rapí coll’inganno e scappò via: infatti le Amazzoni, cui piacciono naturalmente i maschi, non fuggirono quando Teseo approdò alla loro terra, anzi gli mandarono doni
ospitali, ma egli invitò la donna che glieli portava a salire a bordo e, quando fu salita, diede ordine di prendere il largo.


Menecrate
Un tal Menecrate, che pubblicò una Storia di Nicea, la città della Bitinia, dice che Teseo quando già aveva preso possesso di Antiope si trattenne alquanto nel paese; con lui c’erano tre giovani ateniesi, di nome Euneo, Toante e Soloente, ch’erano fratelli ed avevano partecipato all’impresa.

Quest’ultimo s’era innamorato di Antiope ma non l’aveva detto a nessuno tranne che ad un amico, il quale lo rivelò ad Antiope durante un incontro: ella respinse con decisione la proposta ma non se n’ebbe a male e saggiamente non la denunciò a Teseo.

Quando però Soloente, venuto a sapere dell’accaduto, si gettò in un fiume e annegò, Teseo fu informato della causa del suo gesto e s’addolorò della disgrazia del giovane, poi contristato richiamò alla mente un vaticinio ricevuto in Delfi dalla Pizia: quando si trovasse afflitto da un grande dolore in terra straniera, doveva fondare in essa una città, lasciandovi a capo alcuni del suo séguito.

Cosí fece e la città che fondò in ringraziamento del Dio fu chiamata Pitopoli e Soloente  il fiume vicino in onore del giovane. Lasciò pure i due fratelli di lui coll’incarico di governarla e fare le leggi, e con essi Ermo, un membro della classe ateniese degli Eupatridi; in séguito gli abitanti di Pitopoli, collocando scorrettamente l’accento circonflesso sulla seconda sillaba del suo nome, hanno trasferito al
dio la gloria dell’eroe e chiamato un luogo della città “Casa di Ermete”.


Pausania
Il ratto fu dunque il motivo palese della Guerra delle Amazzoni, che risulta non esser stata affare di poco conto né di donnicciole, perché le guerriere non si sarebbero accampate nel centro della città e non avrebbero dato battaglia a corpo a corpo per la conquista della Pnice e del Museo [collina a sud dell’Acropoli: PAUS. I 25, 8], se prima non fossero penetrate in essa dopo aver facilmente conquistato la regione.


Ellanico
Alla notizia di Ellanico che arrivassero dopo aver passato il Bosforo Cimmerio  reso solido dal
ghiaccio, è arduo prestar fede, ma che si siano accampate quasi nel cuore della città è testimoniato sia dai nomi dei luoghi sia dai sepolcri dei caduti. Per molto tempo esitarono entrambi, indugiando a prender le armi, ma alla fine Teseo istruito da un vaticinio fece un sacrificio a Fobo ed attaccò battaglia.

Lo scontro, che avvenne nel mese di Boedromione, ha dato origine alle Feste Boedromie ancor oggi celebrate in Atene. Clidemo, preoccupato d’accertare ogni dettaglio, osserva che l’ala sinistra dell’esercito delle guerriere volgeva verso il luogo dove ora sorge il Santuario delle Amazzoni sul fianco
meridionale dell’Areopago e l’ala destra giungeva alla Pnice di fronte al sacello di Crisa.


Pausania
Con quest’ultima si scontrarono gli Ateniesi che piombavano sulle Amazzoni dal Museo; le tombe dei caduti in questa fase del urbica ora detta del Pireo [v. carta] presso il sacrario dell’eroe Calcodonte : cedettero infatti alle donne guerriere e furono ricacciati sino al tempio delle Eumenidi [alle radici dell’Areopago: PAUS. I 27, 6 sq.], invece i rinforzi provenienti dal Palladio, dall’Ardetto  e dal Liceo respinsero la loro ala destra sino all’accampamento [sull’Areopago] e ne uccisero molte.

Dopo quattro mesi di ostilità fu raggiunto un accordo grazie ad Ippolita: cosí infatti si chiamava la convivente di Teseo, e non Antiope. Alcuni affermano che cadde combattendo al fianco di lui, colpita
da un giavellotto scagliato da Molpadia, e che la stele presso il tempio di Gea Olimpia fu posta in suo ricordo.


Altri
AMAZZONOMACHIA
Altri invece, e non è singolare che esistano versioni discordanti di questi fatti data la loro alta antichità, dicono che Antiope fece trasportare di nascosto le Amazzoni ferite a Calcide [nell’Eubea] perché vi fossero curate, e che alcune sono colà seppellite in quello che ora si chiama il Santuario delle Amazzoni.

Che la guerra sia finita con un accordo è comunque testimoniato da un luogo presso il Teseo che ha il nome di Posto del Giuramento, e dal sacrificio in onore delle Amazzoni che sin da tempi remoti si celebra prima delle Feste Tesee [23 ottobre].



Pausania
Anche i Megaresi esibiscono un sepolcro delle Amazzoni nel loro territorio, presso il cosiddetto Rú per chi proviene dall’agorà, dove sorge la Losanga [PAUS. I 41, 2 sqq.]. Si racconta pure che altre siano morte in Cheronea [di Beozia] e sepolte lungo un fiumiciattolo, che anticamente a quanto pare si chiamava Termodonte e ora Emone, ma di esse già si scrisse nella Vita di Demostene.

Sembra che neppure la Tessaglia sia rimasta indenne dal passaggio delle Amazzoni, perché loro tombe sono mostrate ancor oggi presso Scotussa e Cinocefale [entrambe nella Pelasgiotide, presso il Mavrovumi].  Questi fatti storici parve giusto ricordare delle Amazzoni.

Il motivo dell’aggressione addotto dall’autore della Teseide, che cioè Antiope avrebbe attaccato Teseo coll’aiuto delle Amazzoni del suo séguito perché egli voleva sposare Fedra, ed Ercole le avrebbe poi uccise, appare viceversa chiaramente una finzione mitologica.

Dopo la morte di Antiope, da cui aveva avuto un figlio di nome Ippolito, secondo Pindaro invece Demofonte, Teseo sposò Fedra. Poiché non esistono discordanze fra gli storici e i poeti tragici intorno alle sventure che coinvolsero la donna e il figliastro, bisognerà ammettere che si siano svolte come tutti costoro le hanno descritte.



ISOCRATE panath. 193

I Traci invasero la nostra regione al comando di Eumolpo, figlio di Posidone, il quale intendeva contendere ad Eretteo il governo della città perché secondo lui Posidone l’aveva fatta sua prima di Atena. Gli Sciti invece vennero sotto la guida delle Amazzoni, le figlie di Ares, che fecero la loro
spedizione militare per ricuperare Ippolita, la quale aveva infranto le leggi del paese, s’era innamorata di Teseo e lo aveva seguito in Attica, dove con lui aveva convissuto.



OMERO Il. III 181-90

Cosí parlava [Elena], lo [Agamennone] ammirò il vecchio [Priamo] e disse:
O Atride beato, figlio della Fortuna, benedetto dal dio,
in vero a te ora molti figli d’Achei son soggetti.
Io un tempo raggiunsi la Frigia ferace di vigne,
ove scorsi innumeri militi frigi dai fulminanti corsieri,
schiere d’Otreo e di Migdone pari ad un dio,
che allora s’acquartieravano ai greti del Sangario:
infatti io pure, essendo ausiliario, fra essi fui noverato
nel giorno che vennero pari ad un uomo le Amazzoni"                                     


Pseudoapollodoro

Si chiamasse Antiope o Ippolita è la madre d’Ippolito, il personaggio dell’omonima tragedia euripidea; quando Teseo dichiarò l’intenzione di abbandonarla per la figlia di Minosse, Fedra, in preda alla gelosia prese le armi per ucciderla ma fu invece uccisa lei dalle guardie del corpo di Teseo prima di riuscire nel suo intento (PSAP. epit. Vat. cit.)

Le vicende dell’amore incestuoso di Fedra per Ippolito, figlio di primo letto del marito, erano raccontate, oltre che nel celebre dramma euripideo giuntoci, tra gli altri in un secondo dramma di Euripide, perduto, nella Fedra di Sofocle  e nell’Ippolito di Licofrone.


Eustathion di Tessalonica

Nelle laudes Athenarum bisognava ovviamente scagionare l’eroe nazionale dall’accusa infamante d’esser un rapitore di donne...  "ma neppur essi eran tanti quanti gli Achei dagli occhi splendenti”.



EUSTATHIUS in Il. I 634

Le Amazzoni, di cui si fa piú ampio cenno nei nostri Commentarii al Periegeta, si chiamano cosí o perché si mutilano d’una mammella (quindi “senza mammelle” varrebbe qui “con una mammella sola” per non esser impacciate quando tirano d’arco, se è vero che il Poeta dice: il nervo s’accostava alla mammella, all’arco il dardo ferreo) oppure perché abitualmente non si cibano di pane bensí di carne, tra cui forse, a quanto si racconta, anche quella di tartaruga, di lucertola e di serpente.

Secondo il mito sono figlie di Ares e della naiade Armonia. Si diceva pure che montate su cavalli che spiravano fiamma avessero invaso molte terre, tra cui la Frigia, con un esercito comandato da Melanippe e da alcune altre di loro. Ulteriori Amazzoni famose che si ricordano sono: Ippolita, la quale in séguito divenne moglie di Teseo, Antiope, Anea, Andromaca, Glauce, Pentesilea.


Strabone
Che a tutte sin da bambine fosse cauterizzata la mammella destra, onde il loro nome, lo dichiara anche l’opera del Geografo [STRAB. XI 5, 1], presso il quale si legge pure questo:
"Chi mai crederebbe che un esercito, o uno stato, o una nazione di sole donne possa sussistere senza uomini, e non solo sussistere, ma pure prender l’iniziativa di far spedizioni in terra straniera ed avere il sopravvento? ...
Sarebbe come se uno dicesse che gli uomini del passato erano donne e le donne uomini."
Si tramanda anche la storia che un’Amazzone si sarebbe congiunta con Alessandro in Ircania per averne dei figli.


Plutarco
Da loro deriva poi chiaramente il proverbio “Anche uno zoppo scopa benissimo” [PLUT., intendendo che per le loro esigenze bastavano i monchi. Che il termine χωλός non indicasse soltanto chi era zoppo da un piede, ma pure chi era storpio ad un braccio, è evidente da queste antiche narrazioni.




HER. IV 110-17

Sull’origine dei Sauromati  è diffuso questo racconto. I Greci, ch’erano andati a combattere contro le Amazzoni (gli Sciti le chiamano Oiòrpata, che in greco significa “coloro che uccidono i maschi”,  dopo la vittoria nella battaglia del Termodonte salparono con tre navi portando con sé tutte quelle ch’erano riusciti a catturare, ma esse in mezzo al mare li aggredirono e li uccisero.

Dopo aver eliminato gli uomini però, dato che non avevano conoscenza della navigazione né sapevano usare il timone o le vele o i remi, furono trascinate dal capriccio del flutto e del vento e giunsero nella Palude Meotide  al porto di Cremmi, che fà parte della Scizia Libera; qui scese dalle imbarcazioni s’incamminarono verso il villaggio e, non appena trovarono una mandra di cavalli, se ne impadronirono e montate su di essi si diedero a saccheggiare il territorio.

Gli Sciti non riuscivano a darsi una spiegazione dell’accaduto perché non conoscevano la lingua né le vesti né la nazione degli aggressori, e si chiedevano stupiti donde venissero. Ovviamente credevano che
fossero uomini in giovane età e attaccarono battaglia con loro, ma dopo lo scontro s’impadronirono dei cadaveri e si resero conto ch’erano donne.

Si riunirono allora a consiglio e decisero di non ucciderle piú in nessun modo, bensí di mandare presso di esse i piú giovani della tribú, tanti quanti pensavano fossero le Amazzoni, coll’ordine d’accamparsi vicino a loro e di far tutto quello ch’esse facevano: se li avessero inseguiti, non dovevano combatterle ma sottrarsi colla fuga, e quando avessero smesso di farlo, dovevano accostarsi e accamparsi.

AMAZZONI MODERNE AFRICANE
Cosí decisero dunque gli Sciti, perché intendevano aver figli da esse.

I giovani da essi inviati eseguirono gli ordini, e quando le Amazzoni capirono ch’erano venuti senz’alcun’intenzione ostile, li lasciarono in pace, ed anzi ogni giorno avvicinavano il proprio accampamento al loro.

I giovani non possedevano nulla, come nulla possedevano le Amazzoni, se non le armi e i cavalli, e vivevano la medesima vita di esse, cacciando e predando.

Ora, le Amazzoni avevano l’abitudine di rimanere verso mezzogiorno qua e là da sole, oppure in gruppi di due che poi si separavano, per soddisfare le necessità corporali.

Quando gli Sciti se ne accorsero fecero lo stesso, e vi fu chi s’accostò ad una d’esse quand’era sola, e l’Amazzone non lo respinse, anzi gli permise di possederla.

Non potendo comunicare con lui a parole, perché non si capivano, la donna gli spiegò a gesti di tornare nello stesso posto il giorno dopo con un compagno, accennando che dovevano essere in due; lei dal canto suo avrebbe portato una compagna.

Il giovane, allontanatosi, raccontò tutto agli altri; il giorno seguente si recò nello stesso luogo conducendo con sé un collega e trovò ad aspettarli l’Amazzone ed una compagna. Quando gli altri giovani ne furono informati, nello stesso modo riuscirono ad ammansire le Amazzoni che restavano.

Uniti perciò gli accampamenti, si misero a convivere e ciascuno si tenne la donna con cui aveva copulato la prima volta. Gli uomini non riuscirono ad imparare la lingua delle donne, le donne invece impararono quella degli uomini....

Quando poterono comunicare, gli uomini rivolsero alle Amazzoni questo discorso: “Ognuno di noi
ha dei genitori e delle proprietà, perciò smettiamo di condurre questa vita e andiamo a stare col nostro popolo: voi sarete le nostre mogli e altre non ce ne saranno”.

Esse risposero:
Non potremmo vivere colle vostre donne perché abbiamo abitudini diverse: noi tiriamo d’arco e di giavellotto, cavalchiamo e non conosciamo le arti muliebri, le vostre donne invece non sanno far nulla di tutto ciò ma si dedicano alle arti muliebri rimanendo ferme sui carri senz’andar a caccia né da nessun’altra parte.
Perciò non potremmo mai andare d’accordo con loro. Ma se ci volete come mogli, la cosa piú giusta da fare è che andiate dai vostri genitori a farvi attribuire la parte di proprietà che vi spetta, poi tornerete qui e vivremo insieme per conto nostro”.

I giovani consentirono e fecero quanto era stato loro chiesto. Dopo che si furono fatti assegnare la quota di proprietà che gli toccava, tornarono indietro dalle Amazzoni, le quali dissero loro:
Abbiamo molto timore a vivere in questa terra, visto che vi abbiamo indotti a separarvi dai vostri famigliari ed abbiamo recato un gran danno al paese. Perciò, visto che ci volete come mogli, sarebbe meglio che facessimo entrambi cosí: ritiriamoci da questa regione e dopo aver attraversato il Tanai [il Don] andiamo a vivere da un’altra parte”. Anche a questo consentirono i giovani.

Varcato dunque il Tanai, camminarono per tre giorni verso oriente oltre il fiume e per altri tre dalla Palude Meotide verso settentrione, sinché non si stabilirono nel luogo dove abitano tuttora. Per tal
motivo le donne dei Sauromati hanno mantenuto le antiche abitudini di vita e vanno a caccia a cavallo cogli uomini e senza gli uomini, combattono in guerra e indossano le stesse vesti degli uomini

I Sauromati parlano una lingua scitica barbarizzata sin dai tempi antichi, perché le Amazzoni non la
impararono correttamente. Queste sono le loro procedure nuziali: nessuna vergine si marita prima d’aver ucciso un nemico, ed alcune di loro finiscono coll’esser vecchie prima di potersi sposare perché non sono state capaci di rispettare la norma.



DIOD. SIC.

7. II 44-6
Poiché abbiamo fatto menzione delle Amazzoni, riteniamo non inopportuno discutere di esse, pur se ciò che diremo a causa della sua stranezza parrà

(Noi diremmo “in casa”, ma gli Sciti essendo nomadi, il carro faceva per loro le veci di un’abitazione)



HER. IV 46

Dunque anche le inflessibili Amazzoni sono donne e perciò soggette all’Eros, sembra dirci sogghignando Erodoto, che certo ricuperò questa saga scitica dalle colonie elleniche del Ponto, ov’era stata resa dai locali acconcia ai parametri della cultura greca simile ad una favola.

Si dice dunque che, primeggiando lungo il Termodonte una nazione ginecocratica, in cui le donne esercitavano le attività belliche in modo pari agli uomini, una di esse, superiore a tutti per audacia e vigore, ottenesse il potere regio; costei dopo aver costituito un esercito di donne lo addestrò e portò guerra ad alcuni dei confinanti.

Al crescere del suo valore e della sua fama mosse contro i popoli contermini uno dopo l’altro, e poiché la fortuna non smetteva d’esserle favorevole si riempí d’orgoglio, si dichiarò figlia d’Ares ed assegnò agli uomini la filatura e le arti muliebri casalinghe, inoltre promulgò leggi che le permisero di condurre le donne alle imprese belliche e obbligare gli uomini all’umiliazione e alla schiavitú.

Se nasceva un maschio, veniva storpiato nelle gambe e nelle braccia, rendendolo inabile alle cose di
guerra, invece alle femmine si cauterizzava la mammella destra per evitare che, quando il loro corpo fosse giunto a maturazione, essa creasse impaccio sporgendo, onde avvenne che quel popolo ricevesse il nome di Amazzoni.

Assolutamente superiore per intelligenza e capacità di comando militare, la regina fondò alle foci del Termodonte una grande città di nome Temiscira.
Vi costruí una reggia rinomata e, dedicando ogni attenzione alla disciplina durante le sue campagne, soggiogò in breve tempo tutti i confinanti sino al Tanai.

Infine dopo aver compiuto queste imprese cadde combattendo eroicamente in una grande battaglia.

La figlia di lei, continua il racconto, ricevuto il trono emulò la virtú della madre ed in parte la superò colle sue gesta. Stabilí infatti che le ragazze dalla prima giovinezza si provassero nella caccia e
quotidianamente praticassero gli esercizi utili alla guerra e indisse grandiosi sacrifici ad Ares e ad Artemide Tauropola [del Chersoneso Taurico, la Crimea].

Portò l’esercito oltre il Tanai e assoggettò tutte le popolazioni una dopo l’altra sino alla Tracia. Tornata a casa con un grande bottino fondò templi grandiosi in onore dei due Dei sopra detti, e poiché governava i sudditi con moderazione ottenne un grandissimo favore.

Si spinse anche a sud del Mar Nero e conquistò una gran parte dell’Asia estendendo il suo dominio sino alla Siria. Dopo la morte di lei di volta in volta presero il comando donne della sua famiglia, che
regnarono brillantemente accrescendo il potere e la fama del popolo delle Amazzoni.

Infine molte generazioni piú tardi, quando ormai la fama del loro valore s’era sparsa per tutta la terra, si dice che Eracle, il figlio di Alcmena e di Zeus, ricevesse da Euristeo tra le Fatiche che doveva compiere l’ordine d’impossessarsi della cintura dell’amazzone Ippolita.

Perciò partí con un’armata, sconfisse le Amazzoni in una grande battaglia e distrusse il loro esercito, impadronendosi d’Ippolita e della cintura e causando la completa rovina della nazione.

Infatti i Barbari vicini, pieni di disprezzo perché ormai le guerriere erano deboli e memori delle angherie subíte, continuamente aggredirono il loro popolo, tanto che neppure il nome della stirpe delle
Amazzoni sopravvisse.

Pochi anni dopo l’impresa di Eracle, durante la guerra di Troia, a quel che si racconta, Pentesilea, che allora governava le Amazzoni sopravvissute ed era figlia d’Ares, avendo ucciso un congiunto abbandonò la patria a causa dell’empio gesto e, schierata a fianco dei Troiani dopo la morte di Ettore, uccise molti guerrieri greci e si distinse per le sue gesta in battaglia, perdendo alla fine eroicamente la vita per mano di Achille.

Si dice che fosse l’ultima delle Amazzoni a primeggiare in valore; dopo di lei la nazione s’indebolí via via sino a diventare del tutto impotente: per questo motivo quando qualcuno nei tempi moderni fà menzione delle loro prodezze, si pensa di solito che questi antichi racconti su di esse siano favole fittizie.




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