venerdì 5 luglio 2013

LE AMAZZONI - VI






LE AMAZZONI IN AFRICA

Dicono che nell’Africa occidentale ai confini del mondo abitato esistesse un popolo governato da donne, che facevano una vita diversa da quella delle nostre. Infatti di norma si occupavano delle cose di guerra ed avevano l’obbligo di prestare servizio militare per un tempo stabilito rimanendo vergini; trascorso
il periodo della ferma cominciavano a frequentare gli uomini per averne dei figli e gestivano le cariche e tutti gli affari pubblici.


Gli uomini invece, come da noi le spose, facevano vita casalinga obbedendo agli ordini delle loro conviventi, non servivano nell’esercito, non ricoprivano incarichi e non avevano alcuna libertà d’azione pubblica per evitare che, insuperbitisi, attentassero al potere delle donne.

Alla nascita i figli erano affidati agli uomini, che li nutrivano con latte e altri cibi adatti all’età degl’infanti.

Se si trattava di una femmina, le cauterizzavano il seno perché non si sollevasse quando diventava adulta, infatti ritenevano che due mammelle sporgenti dal corpo fossero un impaccio non da poco per le attività belliche; per questo motivo furono chiamate dai Greci Amazzoni, cioè “prive di seno”.

Il mito racconta che abitavano un’isola, chiamata Espera in quanto stava in occidente, nel Lago Tritonide. Il lago a sua volta si trovava vicino all’Oceano che circonda la terra, prendeva nome da un
fiume che sfociava in esso e si chiamava Tritone, ed era pure prossimo all’Etiopia e al massimo massiccio montuoso di quei luoghi, che scende a picco lungo l’Oceano e dai Greci è chiamato Atlante. L’isola che dicevamo era vasta.


Ellanico 

Ellanico  sostiene che andò a Troia dovendo compiere l’impresa richiesta ad un’Amazzone per poter mettere al mondo un figlio.


Quinto Smirneo

Quinto Smirneo invece scrive che fuggí dalla patria dopo aver ucciso per errore la sorella Ippolita durante una caccia (che è la versione seguíta da Diodoro).


Ditti Cretese

Ditti Cretese nella Storia di Troia, scostatosi dal resoconto canonico della morte di Ettore nel XXII dell’Iliade, racconta che l’eroe fu colto in un agguato e ucciso da Achille al ritorno da un abboccamento con Pentesilea, durante il quale l’aveva convinta a schierarsi con i Troiani; la regina, ignara della morte di lui, terrà poi fede ai patti e giungerà a Troia, ove sarà uccisa da Achille.

La fonte di Diodoro è Dionigi Scitobrachione nel secondo libro della sua Storia dell’Africa.



APOLLODORO

Apollodoro (I 20) scrive che Prometeo aperse con una scure il cranio di Zeus, da cui balzò fuori Atena già adulta e armata di tutto punto, presso il fiume Tritone; piú oltre e piena d’alberi fruttiferi d’ogni genere, dai quali traevano sostentamento gli abitanti. Ospitava anche una gran quantità di bestiame, capre e pecore, che fornivano latte e carne per il vitto, invece non si faceva alcun uso di cereali
perché là non erano ancora stati scoperti.

Le Amazzoni, che avevano una forza superiore ed erano avide di guerra, dapprima s’impadronirono di tutte le città dell’isola tranne una di nome Mene, ritenuta sacra, in cui abitavano gli Etiopi Ittiofagi: in essa c’erano ampi crateri che sputavano fuoco ed una gran quantità di quelle pietre preziose che in greco si chiamano ἄνθρακες ossia carbonchi, σάρδια ossia sardoniche, e σµάραγδοι ossia smeraldi.

Dopo di esse soggiogarono molte delle vicine nazioni libiche e molte tribú di nomadi e fondarono sul Lago Tritonide una grande città, che dalla collocazione chiamarono Cherroneso, cioè “penisola”. Movendo da essa misero mano a grandi spedizioni, perché le aveva colte il desiderio d’invadere una buona parte del mondo abitato.


Gli Atlanti

I primi contro cui marciarono, a quanto si dice, furono gli Atlanti, la popolazione piú civile di quelle parti, i quali abitavano una terra ferace e ricca di città; presso di essi nei luoghi lungo l’Oceano i loro miti, in ciò concordi coi racconti dei Greci, collocano la nascita degli dei.

Mirina, che allora governava le Amazzoni, allestí un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, dato che esse amavano oltre misura l’uso bellico del cavallo.

Quale arma difensiva impiegavano la pelle dei grandi serpenti di Libia che hanno dimensioni incredibili, e per l’offesa spade e giavellotti, inoltre archi, con cui erano capaci di colpire non solo di fronte ma anche all’indietro durante la fuga, centrando gl’inseguitori.

Penetrate nel paese degli Atlanti, sconfissero in combattimento gli abitanti di Cerne e precipitandosi sui fuggitivi che tornavano dentro le mura s’impossessarono della città; nell’intento d’incutere terrore ai confinanti trattarono i prigionieri in modo crudele, uccidendo gli uomini adulti e facendo schiavi donne e bambini, infine rasero al suolo la città.

Si dice che quando gli altri Atlanti conobbero la disgrazia dei Cernei, sbigottiti consegnarono le città con un accordo e si dichiararono pronti ad eseguire ogni ordine; Mirina comunque li trattò con correttezza, strinse con loro un patto d’amicizia e fece ricostruire una nuova città al posto di quella distrutta collo stesso nome, popolandola coi prigionieri e con i locali che lo volessero.

Perciò gli Atlanti le fecero splendidi doni e le  decretarono di comune accordo onori memorabili, che ella accettò come prova d’amicizia, dichiarando che avrebbe beneficato la nazione.


Le Gorgoni

Poiché i locali erano spesso attaccati dal popolo contermine delle Gorgoni e le consideravano in genere sempre pronte a recar loro offesa, Mirina su richiesta degli Atlanti invase il loro territorio.

Le Gorgoni schierarono contro di lei l’esercito e ne venne una violenta battaglia, vinta dalle Amazzoni che sgominarono gran parte delle avversarie e ne catturarono non meno di tremila. Le altre si rifugiarono in una zona boscosa, che Mirina decise d’incendiare perché voleva annientare
completamente quella stirpe, tuttavia non essendo riuscita nel suo intento tornò nei confini del suo paese.

Ma le Amazzoni, esaltate dal successo della giornata, avevano trascurato la sorveglianza notturna, per cui le prigioniere le assalirono e dopo aver sguainato le spade di quelle che con troppa facilità s’erano credute loro vincitrici ne uccisero molte, alla fine però circondate da ogni parte da una moltitudine di nemici furono tutte fatte a pezzi combattendo valorosamente.

Le Gorgoni, tornate potenti in séguito, furono sbaragliate una seconda volta da Perseo, il figlio di Zeus, nel tempo in cui erano governate da Medusa, e definitivamente da Eracle, che cancellò la loro stirpe e quella delle Amazzoni in occasione del suo viaggio nelle terre occidentali, quando pose ai confini dell’Africa le celebri Colonne, perché ritenne assurdo per chi s’era proposto di beneficare il genere umano nel suo complesso tollerare l’esistenza di nazioni in cui il potere era in mano alle donne.

Si racconta pure che il Lago Tritonide scomparve a causa d’un terremoto, che ne frantumò le rive lungo la costa oceanica. Quanto a Mirina, percorse gran parte dell’Africa e spintasi sino in Egitto strinse un trattato d’amicizia con Oro, il figlio d’Iside, che allora governava il paese, combatté contro gli Arabi e ne uccise molti, soggiogò la Siria e mandò liberi quei Cilici che spontaneamente avevano ceduto e le si
erano presentati con doni dichiarandosi pronti ad obbedire ai suoi ordini, motivo per cui costoro ancor oggi si chiamano Cilici Liberi.

Sottomise anche le genti della regione del Tauro, benché fossero di forza superiore, ed attraverso la Grande Frigia scese sino al Mar Mediterraneo dove conquistò una dopo l’altra le regioni costiere, fissando il confine della sua campagna al Caico.

Dopo aver scelto nei territori presi colla spada i luoghi piú acconci per la fondazione di città ne fondò molte, fra le quali diede il suo nome ad una sola [Mirina in Misia, alle foci del Kodja], alle altre invece quello delle Amazzoni che tenevano le cariche piú alte, ad esempio Cuma [eolica, presso Namurt Kjöi], Pitane [sulla penisola di Candarli] e Priene.

Questi furono gl’insediamenti sulla costa, ma altre piú numerose città fondò nell’interno. S’impadroní anche di alcune isole, in particolare di Lesbo, dove fondò la città di Mitilene dal nome della sorella che
aveva preso parte alla spedizione.

Poi mentre stava conquistando le altre fu sorpresa da una tempesta, ed avendo supplicato la Madre degli dei [Cibele] di salvarla, fu trascinata sino ad un’isola deserta che, obbedendo ad una visione avuta in sogno, consacrò alla dea erigendovi altari e compiendovi grandiosi sacrifici.


Samotracia

L’isola fu da lei chiamata Samotracia, che in greco significa ἱερὰ νῆσος, ossia “isola sacra”; alcuni storici però sostengono che si chiamasse dapprima Samo, poi i Traci che vi abitarono per un periodo la chiamarono Samotracia.

Il mito racconta che quando le Amazzoni tornarono sul continente la Madre degli dei, compiaciuta dell’isola, vi stabilí altri abitanti, tra cui i propri figli noti come Coribanti [PLUT.  (chi sia il loro padre viene indicato nella cerimonia d’iniziazione e non si può qui rivelare [PLAT. Euthid. 277d]). La Dea istituí anche i misteri che ora vi si celebrano e stabilí per legge che il santuario fosse inviolabile.

In quel tempo Mopso trace, esiliato da Licurgo re di Tracia, invase i territorio delle Amazzoni con un esercito di fuorusciti; all’impresa partecipava anche Sipilo scita, ch’era stato parimenti esiliato dalla Scizia contermine della Tracia.


Morte di Mirina

Venuti a battaglia, l’armata di Sipilo e di Mopso ebbe la meglio, Mirina la sovrana delle Amazzoni fu uccisa e con lei quasi tutte le altre guerriere.

Col passar del tempo, prevalendo di volta in volta i Traci in battaglia, alla fine le Amazzoni sopravvissute ripiegarono in Africa. Questo fu dunque secondo il mito il
termine della spedizione delle Amazzoni d’Africa.  9. ARR.

Si riferisce che in quel luogo  il governatore della Media, Atropate, gli [ad Alessandro] consegnò uno squadrone di cento donne, sostenendo ch’erano Amazzoni: indossavano la divisa maschile da cavaliere a parte il fatto che invece della lancia portavano l’ascia e brocchieri invece che targoni; alcuni aggiungono che il seno destro, che tenevano scoperto in battaglia, era piú piccolo.

Alessandro comunque non le accolse nell’esercito, per evitare che i Macedoni e i Barbari tentassero di violentarle e nascessero problemi; ordinò però loro di annunciare alla loro regina che lui stesso l’avrebbe raggiunta perché voleva avere un figlio da lei.

Tutto ciò non si legge né presso Aristobulo né presso Tolomeo né presso alcun altro storico che valga
la pena di citare a proposito di favole come questa.

Io personalmente ritengo che la nazione delle Amazzoni al tempo di Alessandro fosse già scomparsa, ed anche prima di lui, altrimenti Senofonte le avrebbe citate, visto che ricorda i Fasiani [exp. Cyr. IV 6, 5], i Colchi [ibid. IV 8, 9] e tutte le altre stirpi che i Greci trovarono partendo da Trebisonda o prima ancora d’arrivarvi, e senz’altro le avrebbero incontrate se ancora fossero esistite.

Non mi pare però credibile affermare che questo popolo di donne sia una totale invenzione, visto che
autori tanto numerosi e tanto importanti le nominano. Ha infatti vasta diffusione la notizia che Ercole fu mandato contro di esse e riportò in Grecia una cintura della loro regina Ippolita, inoltre che gli Ateniesi al comando di Teseo furono i primi a sconfiggerle in campo aperto e a respingerle quando invasero l’Europa; per di piú la battaglia fra Ateniesi e Amazzoni fu dipinta da Micone non diversamente da quella fra Ateniesi e Persiani.

Anche Erodoto ha scritto parecchie volte di loro, e gli oratori ateniesi che tennero discorsi celebrativi dei morti in battaglia fecero menzione con grandi elogi dell’impresa dei concittadini contro le Amazzoni. Se veramente Atropate mostrò ad Alessandro uno squadrone di cavalleria femminile, può darsi che si trattasse di donne barbare addestrate a cavalcare e abbigliate col costume tradizionale delle Amazzoni



DIONISIO PERIEGETA 652-62

Certo nei pressi della Palude Meotide [il Mar d’Azov] dimorano i Meoti che le danno nome e le schiatte dei Sauromati, valente propaggine d’Ares belligero, infatti dal celebre connubio gagliardo delle Amazzoni sorsero ch’esse un tempo agli uomini dei Sauromati accordarono vagando lungi dalla patria discoste dal Termodonte.
Perciò ne nacquero figli magnanimi che abitano una selva infinita, per entro la quale snodandosi il Tanai [il Don] sfocia nel centro della Meotide, onde l’Europa separa dal continente dell’Asia: a occidente l’Europa, ad oriente la terra dell’Asia.

La prossima città è Sinope [Sinop], che prende nome da un’Amazzone. Un tempo l’abitavano i Siri di nobile origine [PLUT. Lucul. 23, 5], poi come si racconta [AP. RHOD. II 955] alcuni dei Greci che presero parte alla spedizione contro le Amazzoni: Autolico, Flogio e Deileonte, di nazione tessala, poi
Abronda di stirpe milesia [DIOD. SIC. XIV 31, 2]: costui pare sia stato
eliminato dai Cimmeri.
Dopo i Cimmeri Coo, poi alla sua volta Cretine, entrambi esuli da Mileto: costoro la colonizzarono insieme [PHLEG. ap. STEPH.] nel tempo in cui l’esercito dei Cimmeri invase l’Asia Minore

Dal Promontorio Eracleo [Çalo Burnu] al Termodonte, un fiume navigabile, 40 stadi, 5,3 miglia. Codesto Termodonte è il fiume lungo il quale si dice abitassero le Amazzoni, che avevano alle sue foci una città di nome Temiscira, attraversata da esso.


AESCH. Prom. 721-28

Bisogna che tu superando le cime compagne degli astri la via del mezzogiorno imbocchi, ove raggiungerai lo stuolo delle Amazzoni cui il maschio è odioso, le quali poi Temiscira fonderanno sul Termodonte, là dove brutale s’apre sotto Salmidesso la fauce del Mar Nero inospite ai naviganti, matrigna di navi: elle con grande gioia ti guideranno il cammino.


STRAB. XI 5, 1-4

Nei territori montuosi oltre l’Albania si dice che risiedano le Amazzoni. Teofane, che partecipò alla spedizione di Pompeo [contro Mitridate nel 66-63a] e raggiunse l’Albania, scrive che fra le Amazzoni e gli Albani abitano i Geli e i Legi di nazione scita, separati dalle Amazzoni dal fiume Mermadali che scorre
in quella zona.

Altri, tra cui Metrodoro di Scepsi e Ipsicrate, che avevano pur essi conoscenza diretta dei luoghi, sostengono che sono contermini dei Gargari e risiedono alle pendici settentrionali del Caucaso nei Monti Cerauni.

Che per dieci mesi l’anno restano isolate, dedicandosi personalmente alle attività che sono solite praticare: l’aratura, la coltivazione, la pastorizia e soprattutto l’allevamento dei cavalli.

PHENTESILEA
Le piú valenti con assiduità la caccia e l’arte della guerra; che a tutte sin da bambine viene cauterizzata la mammella destra, in modo che possano facilmente servirsi del braccio per ogni necessità, in  particolare per il lancio dei giavellotti.

Che usano pure l’arco, la bipenne e lo scudo semilunato e fabbricano cappucci, loriche e cinture dalla pelle delle fiere; che infine in due mesi predefiniti durante la primavera salgono il gruppo montuoso vicino che le separa dai Gargari e lo stesso fanno anche questi, in obbedienza ad un antico costume, poi entrambi celebrano sacrifici comuni e si congiungono carnalmente in segreto e nell’oscurità, come càpita, al fine d’aver figli, separandosi dopo il concepimento.

Se nasce una femmina rimane presso la madre, i maschi invece sono affidati ai padri e ciascuno di loro accetta quello che gli tocca considerandolo proprio, perché non potrebbe mai sapere chi lo sia veramente.

Il Mermoda [errore o variante per Mermadali] scende dai monti e scorre attraverso il territorio delle Amazzoni, la Siracene e le regioni desertiche intermedie, sfociando nella Palude Meotide.

Si racconta che i Gargari risalirono in questa zona da Temiscira insieme colle Amazzoni, poi si ribellarono alla loro autorità e le combatterono insieme con un gruppo di Traci e con alcuni dell’Eubea ch’erano giunti sin là nei loro vagabondaggi, infine posero termine alle ostilità stringendo un accordo alle condizioni già dette, ossia che s’incontrassero solo per far figli e per il resto vivessero entrambi per i fatti propri.

I discorsi sulle Amazzoni hanno avuto un destino particolare: in tutti gli altri si riesce a separare il  mitico dallo storico, infatti noi chiamiamo miti i racconti antichi, menzogneri e prodigiosi, mentre la storia richiede il vero, antico o moderno che sia, e non conosce il prodigioso, o quasi, ma delle Amazzoni si dicono anche adesso le cose prodigiose e incredibili che si dicevano un tempo.

Chi mai infatti crederebbe che un esercito, o uno stato, o una nazione di sole donne possa sussistere senza uomini, e non solo sussistere, ma pure prender l’iniziativa di far spedizioni in terra straniera ed
avere il sopravvento non solo sui popoli vicini ma anche sugli altri, tanto da giungere sino alla Ionia e da poter spedire un esercito oltremare fino in Attica?

Sarebbe come se uno dicesse che gli uomini del passato erano donne e le donne uomini.

Eppure questo è proprio quanto ancor oggi di esse si riporta:
evidentemente le favole antiche hanno un carattere particolare che le rende piú credibili delle moderne.

Comunque sia, sono loro attribuite fondazioni e denominazioni di città, quali Efeso, Smirne, Cuma e Mirina, e si mostrano loro tombe e altri monumenti; inoltre tutti scrivono che Temiscira, la piana del Termodonte ed i monti che la sovrastano appartenevano alle Amazzoni, che poi ne sarebbero state cacciate.

Dove si trovino adesso, pochi invece lo dichiarano, e per di piú senz’alcuna prova né credibilità. È come quando raccontano la storia di Talestria, la regina delle Amazzoni che avrebbe incontrato Alessandro in Ircania [Gorgan] ed avrebbe avuto rapporti con lui per far figli, ma su ciò non c’è alcun’intesa e fra i molti storici quelli che piú hanno a cuore la verità non ne parlano, cosí come i piú fededegni non ricordano nulla di simile, e quelli che la raccontano non vanno d’accordo: Clitarco ad esempio scrive che Talestria partí dalle Porte Caspiche e dal Termodonte per raggiungere Alessandro, ma dal Caspio al Termodonte corrono piú di millecento chilometri.


PTOL. geogr. V 9, 19

Tra il fiume Ra e i Monti Ippici, sotto i Siraceni, si trova la Terra di Mitridate, sotto la quale i Melancleni, poi i Sapotreni, sotto i quali gli Scimniti, poi le Amazzoni


PAUS. I 2, 1

Chi entra in città [Atene, dalla via del Falero per la Porta Itonia] incontra il monumento funebre di Antiope. Pindaro [fr. 175 SNELL] dice che fu rapita da Piritoo e da Teseo, questo invece racconta di lei Egia di Trezene nel suo poema epico: Eracle assediava Temiscira sul Termodonte ma non riusciva da espugnarla, Antiope s’innamorò di Teseo, che partecipava alla spedizione di Eracle, e consegnò la città; questo dunque scrive Egia.
Gli Ateniesi però dicono che quando le Amazzoni invasero l’Attica Antiope fu colpita con un dardo da Molpadia, la quale poi fu uccisa da Teseo; in Atene esiste anche la sua tomba.


CALL. in Dian. 237

A te [Artemide] pure le Amazzoni bramose di guerra
un tempo in Efeso lambita dal mare eressero un idolo
sotto un tronco di quercia, per te poi compí il rito Ippo.
Esse invece, Opi signora, intorno danzarono il ballo guerriero,
dapprima in armi cogli scudi, poi dopo in cerchio
compiendo un ampio coro; le accompagnavano con voce sottile
i flauti acuti di canna affinché cadenzassero a tempo,
perché allora non si perforavano ossa di cerbiatto,
invenzione d’Atena che ai cervi porta sventura: l’eco ne corse
per Sardi sino al paese dei Berecinzi [Lidia e Frigia]. Ed esse coi piedi
compatte battevano il suolo, strepitavano i turcassi.
Ma poi per te intorno a quell’idolo un vasto edificio
fu innalzato, di cui nulla l’Aurora vedrà piú divino
e opulento [l’Artemision] e facilmente vincerebbe Delfi.


18. PHILOSTR. her. 749 OLEARIUS

Non s’erano allontanati neppure duecento m da terra quando li colpí l’urlo della ragazza, che Achille stava facendo a pezzi e lacerando a membro a membro.

Le Amazzoni, che secondo alcuni poeti giunsero a Troia per affrontare Achille, non furono da lui uccise in Troia, perché non so come sia credibile che siano andate in aiuto alla città dopo che Priamo le aveva combattute per conto dei Frigi sotto il comando di Migdone. Credo piuttosto che Achille distrusse il
nerbo delle loro truppe proprio sull’isola, a quanto si dice, nel tempo che alle Olimpiadi Leonida di Rodi vinse la sua prima gara di corsa dello stadio

hist. Alex. rec. a III 25, 2-26, 7
[Alessandro] diresse la marcia verso il paese delle Amazzoni; quando vi si fu appressato, mandò loro una lettera che aveva questo contenuto:
“Il re Alessandro porge alle Amazzoni i suoi saluti. Penso che abbiate avuto notizia della battaglia con Dario. Di là spostammo l’esercito in India, dove trovammo i re che gli erano sottomessi ed erano pure ginnosofisti [?]; dopo aver prelevato da essi un tributo, accettammo la loro supplica di lasciarli al proprio posto e sistemammo il paese in pace, tanto che ci salutarono con amicizia e fecero un sacrificio in nostro onore.
Di là ripiegammo verso il vostro territorio; voi dunque venite ad incontrarci, infatti non giungiamo con cattive intenzioni, ma per visitare il paese ed anche per beneficarvi. Statevi bene”.

Letta la lettera cosí esse risposero:
“Le piú forti fra le Amazzoni [lac.] porgono ad Alessandro re i loro saluti. Ti scriviamo perché tu sia informato prima d’invadere i nostri luoghi, in modo da non doverti ritirare con ignominia; in questa lettera ti chiariremo la configurazione del paese e ti mostreremo che siamo valenti.
Viviamo dunque oltre il fiume Amazzonico in un’isola la cui circonferenza è lunga un anno di cammino; la circonda un fiume di cui non si conosce l’origine, ed ha un unico accesso.
Vi abitiamo in duecentomila vergini guerriere.
Da noi non c’è nessun maschio: gli uomini occupano le terre di là dal fiume e vi pascono le greggi. Ogni anno celebriamo una festa nuziale della durata di trenta giorni, durante la quale sacrifichiamo cavalli a Zeus, a Posidone e ad Efesto [lac.]
Chi vuole sverginare una di noi resta qui, e le figlie femmine che nascono a sette anni varcano il fiume e ci raggiungono.

Quando un nemico ci assale, usciamo in campo a cavallo quasi tutte centomila, le altre restano a guardia dell’isola. Andiamo ad incontrarlo sui confini, i nostri uomini schierati dietro di noi ci seguono.
Se una subisce una ferita in guerra [lac.] viene venerata nel giorno [?] il suo parentado riceve in ricordo perenne una corona.
Se una cade in battaglia combattendo per il suo paese, le sue compagne piú prossime ottengono una ricca ricompensa.

Se una riporta dal campo il corpo di un nemico, le spettano in premio una gran quantità d’oro e d’argento e il mantenimento a spese della comunità per tutta la vita.
Cosí noi guerreggiamo per la nostra gloria, e se sconfiggiamo i nemici e li mettiamo in fuga, la macchia dell’infamia rimarrà su di loro per sempre, se invece ci sconfiggono, avranno sconfitto soltanto delle donne. Bada dunque o re che non ti càpiti lo stesso.
Riconosceremo la tua supremazia ogni anno quando ce lo ordinerai.
Prendi le tue decisioni e rispondici: troverai il nostro esercitoschierato sui confini”.

“Alessandro re porge alle Amazzoni i suoi saluti. Abbiamo assoggettato i tre quarti del mondo e non abbiamo tralasciato di levare trofei in ogni luogo, perciò se non marciamo contro di voi ciò rimarrà
l’unico disonore. Se dunque volete morire e trasformare il vostro paese in un deserto, rimanete sui confini.
Se invece volete continuare a vivere nella vostra città e non tentare l’avventura della guerra, passate il fiume e mostratevi a noi, e allo steso modo i vostri uomini si schierino nella pianura.
Se farete cosí, giuro per Zeus nostro padre, per Era e per Atena vittoriosa che non vi farò alcun male e mi accontenterò del tributo che vorrete versarmi senza penetrare nella vostra terra.
Potreste anche mandarci tutte le guerriere che vi pare, equipaggiandole da cavallerizze, noi daremo a ciascuna ogni mese cinque mine d’oro, e dopo un anno potranno tornare a casa e ce ne manderete
delle altre.
Prendete le vostre decisioni e rispondeteci. Statevi bene”.

lettera delle Amazzoni ad Alessandro: “Le piú forti e le prime fra le Amazzoni porgono al re Alessandro i loro saluti.

Ti diamo la facoltà di raggiungerci e visitare la nostra terra. Stabiliamo di versarti ogni anno cento talenti d’oro e d’inviarti le nostre cinquecento piú valorose guerriere col tributo e con cento nobili destrieri.

Esse rimarranno presso di te per un anno; se qualcuna viene sverginata da uno straniero, sarà come colei che ha violato le nostre leggi.

Scrivici quante si fermeranno da te e fai tornare da noi le altre, cosí ti manderemo le sostitute.

Ci sottomettiamo a te ora che sei presente e anche quando non ci sarai, perché ci è stato riferito del tuo valore e della tua onestà; non siamo nulla di fronte a tutte le terre che hai conquistato, onde non
possiamo contenderti il primato: ci sembra perciò opportuno rimanere nella nostra terra riconoscendo la tua sovranità su di noi”

MORTE DI PHENTESILEA


CURT. RUF. VI 5, 24-32

Come già è stato detto, ai confini del territorio degl’Ircani [il Gorgan] abitavano le Amazzoni, nella piana di Temiscira presso il Termodonte.  A quel tempo la loro regina si chiamava Talestri ed esercitava il suo potere su tutte le popolazioni fra il Caucaso e il Fasi.
Costei, presa dal desiderio di visitare il sovrano, uscí dai confini del regno e, quando fu nelle vicinanze del campo di Alessandro, si fece precedere da messaggeri incaricati di riferire ch’era arrivata una regina molto desiderosa d’incontrarlo e di conoscerlo.

Ottenuto súbito il permesso di raggiungerlo, ordinò al resto del sèguito di fermarsi dov’era e si fece avanti scortata da una schiera di trecento donne.

Non appena lo vide, balzò giú da cavallo tenendo nella destra due giavellotti.

La veste indossata dalle Amazzoni non copre tutto il corpo perché il tronco è velato ma sulla sinistra il seno resta nudo, e il tessuto, raccolto in un nodo, non scende oltre le ginocchia.

Lasciano intatta una mammella per allattare le figlie femmine, cauterizzano invece l’altra per poter piú speditamente tendere l’arco e vibrare la lancia.

Talestri fissava il re con volto impavido, percorrendo collo sguardo la sua figura che non corrispondeva
per nulla alla fama delle sue imprese: è vero infatti che tutti i barbari venerano la maestà dell’aspetto e ritengono capaci di grandi cose solo coloro ai quali la natura volle donare una grande bellezza fisica.

Alla fine, interrogata sul motivo della sua visita, senza esitare dichiarò ch’era venuta per avere da lui
una figliolanza, visto che si riteneva degna di dargli un erede del suo impero: se fosse nata una femmina l’avrebbe tenuta lei, avrebbe invece restituito al padre l’eventuale maschio.

Alessandro le chiese se voleva entrare al suo servizio nell’esercito ma Talestri rifiutò sostenendo che aveva lasciato il suo regno incustodito, e tornò a proporgli la sua richiesta, pregandolo di non
congedarla senza aver esaudito la sua speranza.

La bramosia amorosa della donna, piú viva di quella del re, ottenne infine ch’egli accettasse una sosta di
alcuni giorni, tredici precisamente, per soddisfare il suo desiderio.

Trascorsi i quali, ella tornò al suo reame ed egli riprese la marcia verso la Partia.

morte di Penthesilea


Elenco di Amazzoni

Ociale, Diossippe, Ifinoe, Sante, Ippotoe, Otrera, Antioche, Laomache, Glauce, Agave, Teseide, Ippolita, Climene, Polidora, Pentesilea.

L’Amazzone Otrera, moglie di Marte,fondò in Efeso il tempio di Diana, che poi dal re [lacuna] restaurarono.

Teseo, figlio di Egeo, che uccise l’Amazzone Antiope ottemperando ad un responso di Apollo.

SERV in VERG.
26. Aen. I 490
In verità furono chiamate Amazzoni, o perché vivevano fra di loro senza uomini, come fosse ἅμα ζῶσαι, ossia “viventi insieme”, oppure perché avevano una mammella cauterizzata, come fosse ἄνευ μαζοῦ, ossia “senza mammella”.
Risulta che oggi non esistano piú, in quanto furono eliminate in parte ad opera di Ercole in parte ad opera di Achille [cfr. IS. HISP. or. IX 2, 64].

Aen. XI 659
Il Tanai [il Don] è il fiume che separa l’Asia dall’Europa. Nel territorio da esso attraversato vissero un tempo le Amazzoni, che poi si spostarono nella zona del Termodonte, un fiume della Tracia [dilata erroneamente la regione sino alla Turchia orientale]. Questa notizia è confermata anche da Sallustio

DIETSCH II], che scrive: “Segue la piana di Temiscira, un tempo abitata dalle Amazzoni, che vi si trasferirono per motivi ignoti dalla regione del Tanai"

28. Aen. XI 661
Hippolyten: è la regina delle Amazzoni cui Ercole, dopo averla sconfitta, sottrasse il cinto.
Sua figlia fu Antiopa, rapita da Teseo, madre di Ippolito.
Martia: significa o “bellicosa” o “figlia di Marte”.
Pentesilea è l’Amazzone che fu uccisa da Achille e da lui amata dopo la morte; alcuni però sostengono che ebbe coll’eroe una relazione da cui nacque un figlio, Caistro, che diede nome
all’omonimo fiume della Lidia.

29. TACITO ann. III 61
Per prima si presentò a parlare la delegazione degli Efesini, i quali sostennero che Apollo e Diana non erano nati, come comunemente si credeva, a Delo, bensí nella loro regione, nella Selva Ortigia presso il fiume Cencreo, dove Latona sul punto di partorire s’appoggiò ad un ulivo ancora esistente e diede
alla luce i due dei.
Poi il bosco per divino volere fu dichiarato inviolabile e Apollo in persona vi riparò, dopo aver ucciso i Ciclopi, per evitare l’ira di Zeus.
In sèguito Bacco, che aveva sconfitto in guerra le Amazzoni, risparmiò quante di loro s’erano rifugiate supplici sull’altare.
Ercole, quando s’impadroní della Lidia, accrebbe i privilegi religiosi del santuario, che non subirono alcuna riduzione durante il predominio persiano e neppure sotto i Macedoni, infine subentrammo noi Romani che li confermammo.
                         
Cfr. AMM. MARC. XXII 8, 17:
“Il prossimo fiume dopo questi è il Termodonte, che nasce
dal monte Armonio e attraversa i territori boscosi di Temiscira, dove un tempo le
Amazzoni furono costrette per necessità a migrare”,

IS. HISP. or. XIV 3 37:
“la piana di Temiscira un tempo abitata dalle Amazzoni”.

vv. 659-62 dell’XI l. Eneide:
Camilla e le sue guerriere son
“pari alle Amazzoni di Tracia quando calcano le fluenti ghiacce
del Termodonte ed in armi istoriate combattono,
o attorno ad Ippolita si raccolgono o al carro che a casa riduce
Pentesilea bellicosa”.




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