martedì 10 giugno 2014

LE MENADI



GRECIA V SECOLO A.C.

«Se non fosse che per Dioniso fanno la processione e cantano l’inno alle parti oscene, la farebbero oltremodo spudorata, ma uno stesso sono Ade e Dioniso per il quale vivono la possessione e danzano freneticamente
(ERACLITO)

Le menadi sono donne, ma per taluni semidee, che insieme a Satiri e Sileni costituiscono il corteo di Dioniso e partecipano del furore sacro e orgiastico del Dio.

In genere le sacerdotesse di Apollo divenivano menadi quando erano invasate dal Dio.
Ma c'è un po' di confusione, perchè era Dioniso a invasare le sue sacerdotesse... o no?

Altra domanda, come mai sia Dioniso che Apollo hanno un aspetto così femminile?
Controllare per credere: Apollo e Dioniso.
Ma allora le menadi chi seguivano, un Dio o una Dea?

Inizialmente seguivano non una Dea ma la Dea, cioè la Dea della Natura, ovvero Gea, la Terra per questo erano orgiastiche, che non significa oscene, perchè l'oscenità è sempre basata sulla violenza, ed è violenza anche fare dell'altro un oggetto sessuale anche se non lo si obbliga.

Ma baccanti e menadi, pur somigliandosi non sono la stessa cosa. Le baccanti erano donne che eseguivano feste e riti licenziosi dove si beveva e ci si accoppiava.

Le menadi non necessariamente si accoppiano e stanno per lo più tra donne, vagano ebbre sui monti, cantano, suonano e danzano evocando il Dio del vino. Le vere seguaci della Dea erano originariamente le Menadi, donne sacerdotesse piuttosto divinizzate perchè parlavano e profetavano in nome della Dea.

Le menadi indossavano pelli di cerbiatto o di volpe, oppure la pardalide (pelle di pantera), erano coronate di edera, brandivano il tirso, un bastone ornato di edera, e correvano sui monti durante le feste dionisiache, al suono assordante di cembali, timpani e flauti, tenendo stretto un cerbiatto.

Anche Diana aveva con sè un animale e anche essa venne demonizzata dalla Chiesa cattolica facendo risalire a lei le streghe. Le Menadi invece non furono demonizzate dalla chiesa ma dagli uomini del patriarcato.
Le menadi erano libere e danzavano sui monti?
Per giunta stavano sole tra loro e disdegnavano gli uomini?
Avevano riti segreti a cui i maschi non potevano partecipare?
Allora erano belve spietate che divoravano crudi i cuccioli degli animali, che ammazzavano i bambini e smembravano con le mani i buoi.

Vi sono mille prove dell'esistenza del culto e della resistenza che incontrò, visto che trasformava le donne chiuse nel gineceo in menadi vibranti che fuggivano sui monti.

Non si può certo credere ai racconti sugli animali addentati da vivi, poi sgozzati, mangiati crudi, così come non si può credere alla follia provocata dal rito neppure sotto l'effetto di una droga.

MAIKOP 400 A.C. BERLINO
C'è un sistema infallibile per riconoscere le bugie della denigrazione, basta usare il buon senso, se non è credibile non è vero. Smembrare animali con le mani specie buoi o mucche è assolutamente impossibile, nemmeno se le avessero legate. E per il resto fu detto sia degli ebrei che dei cristiani che ammazzavano i bambini.

Le menadi erano donne libere che avevano rifiutato i maschi terreni per dedicarsi a un Dio che in realtà adombrava un grande mistero, perchè era una Dea. E a lei dedicavano riti segreti perchè non si capisse a chi fossero destinati. Tanto è vero che vennero poi accettati a parte che venissero ammessi gli uomini anche come sacerdoti e che la Dea diventasse un Dio.

Le Menadi vennero chiamate anche "baccanti" in quanto assimilate al corrispondente latino Bacco, nonchè "invasate", Naiadi e Ninfe.



VI SECOLO A.C.

Delle menadi si ha notizia fin dal VI sec. in cui nella pittura vascolare le Menadi sono spesso associate ai Satiri con scene erotiche: il tiaso bacchico fa vivere il concetto della natura originaria, nelle piante come negli animali e nell'uomo.

Questo aspetto andrà declinando per il timore che l'istinto possa sopraffare il lume della ragione. 

MENADE SULL'ALTALENA
Ma ci si inoltrò un po' troppo, soffocando l'istinto e divinizzando la ragione, ignorando che la ragione non supportata dall'istinto genera solo ossessioni e ristrettezza mentale.

Nell'eccitazione dionisiaca squartavano il cerbiatto che stringevano al seno (squartamento di Dioniso, di Morfeo, di Penteo) e si cibano delle sue carni crude, sembra  per incorporarsi la vita del Dio. 

In questo stato di possessione divina, in cui masticano l'edera che intossicando dà l'ebbrezza, esse si sentono capaci di compiere prodigi (come si rileva dalle Baccanti di Euripide) e anche di profetare. 

La frequenza della loro raffigurazione sui sarcofagi e su altri monumenti funerari sta in relazione con la credenza orfico-dionisiaca nella vita futura.

Ci furono molte opposizioni al rito dionisiaco come narrano questi tre miti.



MITO I

Le Miniadi di Orcomeno in Beozia rifiutarono il culto orgiastico di Dioniso. E mentre tutte le donne di Orcomeno abbandonavano i telai per correre sui monti, le Miniadi continuavano a rimanere in casa, a tessere e filare. 

Ma l'edera avvolse tutto il telaio, e bisce uscirono dai cesti della lana, e vino e miele gocciolarono dal soffitto. 

La casa tremò come scossa da terremoto, si vide chiarore di fiaccole e si udirono ruggiti di belve. Infine le fanciulle si invasarono di bacchico furore e afferrato il bambino d'una di loro, lo dilaniano come un cerbiatto e corsero sui monti. 

Le altre Menadi però fuggirono inorridite scorgendo le donne sporche di sangue umano (gli avevano fatto le analisi del sangue?). Da ultimo le Miniadi vennero cambiate in uccelli notturni (così imparavano).



MITO II

MENADE DI DRESDA 355 A.C.
Le figlie di Preto, re di Tirinto,  avevano rifiutato i riti di Dioniso che le fece impazzire facendogli credere di essere trasformate in giovenche. 

Così vagavano tra i monti e assalivano i viandanti, anche se non si capisce che facessero i viandanti sui monti.


L'indovino Melampo si offrì di guarirle, purché Preto lo ricompensasse con un terzo del suo regno. Il re rifiutò, ritenendo il prezzo troppo alto.

Allora, la follia si diffuse tra le donne argive che fuggirono sulle montagne per unirsi alle Pretidi. Preto mandò a chiamare nuovamente Melampo, ma questi richiese, oltre a un terzo del regno per sé, un altro terzo per suo fratello Biante. 

Il re accettò e Melampo cacciò le donne giù dalle montagne fino a Sicione, dove rinsavirono e furono purificate immergendosi in un pozzo sacro.



MITO III

Agave. figlia del re di Tebe, ebbe un figlio, Penteo, che divenuto a sua volta re di Tebe, si oppose al culto di Dioniso perchè troppo sfrenato. 

Dioniso, per vendetta, consigliò a Penteo di spiare la madre e le zie, riunite sul monte Citerone a celebrare i riti bacchici, in modo da rendersi conto del nuovo culto.

Penteo, nascosto sotto un pino, venne scoperto dalle invasate che lo scambiarono per un cucciolo di leone e lo fecero a pezzi. 
Agave poi prese la sua testa e la conficcò su un tirso, portandola come un trofeo fino a Tebe, per mostrala al padre Cadmo.

(Sai come ne fu contento il padre. Ma Dioniso era peggio delle belve! )



V SECOLO A.C.

Nel sec. V a.c. invece, soprattutto dopo il 480, si evidenza ancor più  il carattere orgiastico della Menade: come nella coppa di Monaco, sulla quale una Menade è raffigurata con una serpe attorcigliata ai capelli. E il serpe si sa è il simbolo della Made Terra

Gli attributi usuali erano il tirso nella destra e una pantera nella sinistra, e lo stamnos di Napoli con le Menadi (o per essere più esatti, le donne che celebrano il culto di Dioniso), che eseguono la danza orgiastica rovesciando la testa indietro, secondo un gesto prescritto.

Ma la pantera non era di certo sacrificale e di sicuro non l'addentavano, perchè in reltà leoni e pantere erano in genere gli attributi della Potnia Theron, la Signora degli Animali ( termine usato per la prima volta da Omero (Iliade, libro XXI, v. 470).

Le grandi feste Dionisie con il culto delle menadi non furono istituite che dopo le guerre persiane, dalla prima rappresentazione di Tespi nel 536 fino al termine delle guerre persiane solo nelle Lenee sarebbero state rappresentate tragedie. 

Poi la festa delle grandi Dionisie soppiantò forse la rivale al punto che per lungo tempo probabilmente non dovette esser possibile rappresentare alle Lenee tragedie nuove.



IV SECOLO A.C.

Dal sec. IV in poi, per tutta l'età ellenistica e romana, la Menade diventa più che altro un modello per gli artisti di bellezza femminile, valorizzandone atteggiamenti sinuosi e movenze feline. 

Questo è già evidente nella statua di Menade attribuita a Scopa, tipo da cui derivarono molte elaborazioni posteriori. 

La pittura pompeiana, nonché i sarcofagi romani ce ne presentano varie effigi. 

Nel famoso affresco della Villa dei Misteri presso Pompei, compare l'immagine slanciata e sinuosa di un'iniziata che, in preda a una mistica menadica, svolge l'elegante danza dionisiaca.

Di loro narra Euripide nelle Baccanti (484 - 407 a.c.) che si vedono "danzar, vibrar, squassare il tirso bacchico". Catullo scrive (Carmina, LXIV, 255) che le Baccanti invocavano Dioniso-Bacco al grido di "Euhoe Bacche".

Kòmos, nell'antica Grecia, indicava il corteo rituale, a piedi o talvolta su carri, durante il quale i partecipanti si abbandonavano ad un'atmosfera di ebbrezza, ad espressioni di sfrenatezza e baldoria, sottolineate da canti, accompagnate dalla musica dell'aulos, della lira e della cetra con gioiosi frizzi di con forti allusioni sessuali. .

In una società sessuofobica come la nostra attuale i giochi sessuali sono ritenuti osceni, e in parte è anche giusto, perchè se certe manifestazioni si verificassero oggi avrebbero come base la dominazione e l'uso sessuale della donna, quando non subentrasse lo stupro e il sadismo.

All'epoca tuttavia c'era un grande rispetto per la donna e per il femminile in genere, cioè istinto, sessualità, terra, natura, vita e morte. 

La visione della morte rendeva la vita un momento di transizione da vivere intensamente, afferrando tutto ciò che vi era di godibile in essa.

Oggi gli uomini non rispettano la vita, nè le donne, nè la natura, nè gli istinti nè i sentimenti. 

Banalizzano tutto ciò e rifiutano di sentirne la mancanza, ovvero la sentono ma la convertono in rabbia. 

Gli uomini hanno nostalgia delle donne? 

Allora si arrabbiano con le donne e le stuprano, o le uccidono, o tolgono loro la libertà e la gioia di vivere.



LE ORGIA

Mircea Eliade così commenta Dioniso e la sua estasi orgiastica:

480 A.C.
« Più ancora degli altri dèi greci, Dioniso sorprende per la molteplicità e la novità delle sue epifanie, per la varietà delle sue trasformazioni. 

È in perenne movimento; penetra ovunque, in tutti i paesi, presso tutti i popoli, in tutte le religioni, pronto ad associarsi a divinità diverse, anzi perfino antagoniste (per esempio Demetra, Apollo). 

È, senza dubbio, l'unico dio greco che, rivelandosi sotto aspetti differenti, affascina e attrae tanto i contadini che le élites intellettuali, i politici e i contemplativi, gli orgiastici e gli asceti. 

L'ebbrezza, l'erotismo, la fertilità universale, ma anche le esperienze indimenticabili suscitate dal ritorno periodico dei morti, o dalla mania, dallo sprofondare nell'incoscienza animale o dall'estasi dell'enthousiasmos.

Tutti questi terrori e rivelazioni hanno un'unica origine: la presenza del dio. 

La sua natura esprime l'unità paradossale della vita e della morte. 

Per questo, Dioniso costituisce un tipo di divinità radicalmente diverso dagli Olimpî. 

Era forse, tra tutti gli dèi, il più vicino agli uomini? 

In ogni caso ci si poteva avvicinare a lui, si giungeva a incorporarlo, e l'estasi della mania dimostrava che la condizione umana poteva essere oltrepassata. »


(Mircea Eliade. Dioniso o le beatitudini ritrovate in Storia delle credenze e delle idee religiose, vol. I. Milano, Rizzoli, 2006, p. 402)

L'orgion, cioè l'orgia dionosiaca consisteva in un rito notturno celebrato sui monti alla luce di fiaccole, dove, al suono di flauti, timpani, cembali e cornamuse, si danzava a un ritmo sfrenato seguendo un moto circolare e alzando grida.

I partecipanti al rito, prevalentemente donne, si coprivano con lunghe pelli di volpi o di caprioli, indossando copricapi muniti di corna o lasciando libera la capigliatura.

Danzando impugnavano serpenti, il tirso, o pugnali la cui lama era nascosta nelle foglie di edera.

Rapiti da un "sacro furore" i "bacchi" si gettavano su animali vivi per sbranarli crudi.

Tale pratica avrebbe consentito agli iniziati di chiamare al rito lo stesso Dioniso e, risultando così degli entheos, dei "pieni di Dio", finivano per identificarsi con la stessa divinità.

Naturalmente questa è leggenda, ancor oggi esistono dei tipi di terapia psichica basati sulla danza. Questa si basa sul "Movimento Autentico", cioè non dettato e non costretto da regole, che lascia muovere il corpo secondo l'istinto. Il fatto è che la liberazione dell'istinto che per secoli e millenni è stato schiacciato sempre di più, fa paura agli esseri umani, che devono sentirsi diversi dagli animali e dalla natura, per paura di subirne le stesse conseguenze: cioè LA MORTE.




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2 commenti:

Anonimo ha detto...

A me interessa il fine ,lo scopo ...che cos'è questo segreto che l.anima non può scoprire?

Giulia on 30 agosto 2015 19:13 ha detto...

Il fine è della mente, non puoi conoscere l'anima attraverso la mente, è la via che ti fa comprendere non quello che incontri alla fine della via.

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