martedì 2 aprile 2013

MATRIARCATO SARDO - I



PIRAMIDE TOSCANA

da Matriarcato in Sardegna: storia e archeologia

"In molte domus de Janas del V e IV millennio a.c. si sono rinvenute infinite statuine di divinità femminili in argilla, alabastro, calcarenite, caolinite, marmo, osso o arenaria quarzosa. Moltissime Dee con braccia aperte a croce, simbolo della trinità della Dea, fino alla minuscola dea-uccello di mezzo centimetro recuperata a Ploaghe, esposta nel Museo Sanna di Sassari.

Le effigi della Grande Madre proseguono per tutta l'età del rame, soprattutto sulle lamine di metallo rosato. Ancora oggi in Barbagia c'è chi pone nella bara del defunto “sa pipiedda” o “sa pizzinedda”, la piccola Dea- pupazza fatta di tela bianca o cera vergine. E nella Domenica delle Palme si effigia con striscioline di foglie di palma “sa mura”, cioè la Moira, l'antica Dea del destino.


TOMBA PONTE SECCO
Il culto della Grande Madre fu la matrice del megalitismo sardo: il santuario preistorico di Monte d'Accoddi presso Porto Torres (2.700 a.c.), una piramide a ziggurath, Dee madri grasse e con grandi seni, dalle anche tondeggianti e le cosce smisurate proteggono gli umani, incise nelle tombe e scolpite in statuette.

Affascinanti produzioni dell'architettura megalitica sono inoltre i pozzi sacri, come quello di Santa Cristina a Paulilatino, prov. Oristano, I millennio a.c.: qui il triangolo dell'ingresso è circondato da un recinto interno a toppa di chiave (simbolo della dea Tanit) e da un altro recinto esterno ellittico.

I nuraghi sono una presenza costante nel panorama sardo. Ne sono stati inventariati oltre settemila, costruiti dal 1.800 al 500 a.c. Rappresentavano un’efficace rete di comunicazione visiva e sonora e, prima di diventare le fortezze dei guerrieri Shardana, furono i templi astronomici di popolazioni pacifiche.

Esiste una leggenda riguardante Eleonora d'Arborea, la sovrana legislatrice che nel 1392 compilò la Carta de Logu, un codice di giustizia che, tra gli altri provvedimenti importanti e innovatori, prevedeva sanzioni durissime per gli stupratori. Sembra che Eleonora, percorrendo un passaggio segreto sotterraneo, si recasse spesso nell'antica zona sacra di Su Nuraxi, che allora era interamente nascosta dalla terra, e dove si svolgeva la trebbiatura del grano.


MONTE ACCODI
Risale al 1000 a.c. circa l’arrivo dei Fenici nell’isola, e, più tardi, tra il IX e VIII secolo a.c., la fondazione dei loro primi insediamenti permanenti. 

Alla Tanit fenicia, la “nutrix”, erano dedicati i “toppe”, aree a cielo aperto, dalle quali sono affiorate numerose stele di dee, recintate con muretti dove si seppellivano i bambini nati morti oppure deceduti entro sei mesi dalla nascita, insieme a piccoli animali.

Il ritrovamento più rappresentativo della fase fenicio-punica, però, è quello del santuario di Bithia (Domus olemaria), con decine di figurine votive in argilla che indicano la parte del corpo malata, plasmate durante l'ipnosi terapeutica indotta dalle bithiae (letteralmente: donne con le pupille doppie), le sacerdotesse-sciamane del tempio.

Sono datate infine intorno all'epoca romana numerose statuine di Demetra/Cerere che seguono un modello a croce, oppure con fiaccola e porcellino."



MONTE D'ACCODDI

Monte d'Accoddi, o Akkoddi, è un sito archeologico della cultura prenuragica detta Cultura di Abealzu-Filigosa.

Il monumento faceva parte di un complesso di epoca prenuragica, sviluppatosi sul pianoro a partire dalla seconda metà del IV millennio a.c. e preceduto da tracce di frequentazione fin dal neolitico medio.

L'ALTARE ED IL MENHIR
Questo si erge su un rilievo a base quadrangolare alto dieci m, ma che in origine superava i 36 m, e la sua piramide tronca serviva da altare e da palcoscenico per le feste sacre dell’inizio dell’anno agrario.

In queste feste si svolgevano riti propiziatori della fertilità, quali il matrimonio del Cielo con la Terra: raffigurato, questo, da una donna che, secondo Erodoto,  si univa a un personaggio che rappresentava la parte celeste.

Le Necropoli di Su Crucifissu Mannu, Ponte Secco, Li Lioni, Sant’Ambrogio, Su Jaiu, Spina Santa e Marinaru, i dolmen e menhir di Frades Muros, oltre ad una decina di nuraghi, fanno parte dello stesso complesso archeologico.

La cultura, sviluppatasi in Sardegna tra il 2700 e il 2400 a.c., prende il nome dalle località dei più importanti ritrovamenti: Abealzu presso Osilo e Filigosa presso Macomer.

Le popolazioni, di cultura  matriarcale, vivevano nell’area sassarese ed in altre zone del centro sud della Sardegna.
Costruirono villaggi organizzati per la difesa del territorio, ed erano dediti alla pastorizia e all'agricoltura, alla lavorazione dei metalli (rame e piombo, soprattutto pugnali), dell'ossidiana e delle ceramiche.

In una prima fase si insediarono nella zona diversi villaggi di capanne quadrangolari, appartenenti alla cultura di Ozieri, ai quali si riferisce una necropoli con tombe ipogeiche a domus de janas e un probabile santuario con menhir, lastre di pietra per sacrifici e sfere di pietra.
Successivamente, genti sempre appartenenti alla cultura di Ozieri costruirono un'ampia piattaforma sopraelevata, a forma di tronco di piramide (27 m x 27 m, di circa 5,5 m di altezza), alla quale si accedeva mediante una rampa.

PIETRA A UOVO
Sulla piattaforma venne eretto un ampio vano rettangolare rivolto verso sud (12,50 m x 7,20), che è stato identificato con una struttura templare, conosciuta come "Tempio rosso", in quanto la maggior parte delle superfici sono intonacate e dipinte in color ocra; sono presenti anche tracce di giallo e di nero.

All'inizio del III millennio a.c. la struttura fu abbandonata e intorno al 2800 a.b. venne completamente ricoperta da un colossale riempimento, costituito da strati alternati di terra, pietre e di un battuto di marna calcarea locale polverizzata. Il riempimento è contenuto da un rivestimento esterno in grandi blocchi di calcare.


In questo modo venne creata una seconda  piattaforma troncopiramidale a gradoni (36 m x 29 m, e 10 m di altezza), accessibile per mezzo di una seconda rampa, lunga 41,80 m, costruita sopra quella più antica.

Questo secondo santuario, detto "Tempio a gradoni", e attribuito alla cultura di Abealzu-Filigosa, rimase nell'uso religioso fino al 1800 a.c., utilizzato saltuariamente per sepolture.
Il monumento negli anni ottanta è stato oggetto di un pesante intervento di restauro, con scavi, rimozioni di materiale e ricostruzioni arbitrarie sulla rampa e posizionamento di alcuni resti trovati nell'area.

L’altare preistorico di Monte d’Accoddi rappresenta il più antico esempio in Europa di questa architettura tipica della Mesopotamia. Il monumento rappresenterebbe la concezione religiosa delle genti mesopotamiche, le quali erano persuase che il cielo e la terra si unissero - per mezzo di un monte - mentre una divinità scendeva tra gli uomini.


L'ALTARE
L'altare sulla torre era perciò considerato il punto di incontro tra umano e divino e si pensa che un gran numero di animali – sicuramente bovini - venissero sacrificati per propiziare la rigenerazione della vita e della vegetazione.

Ai piedi della piramide a gradoni sono stati ritrovati dagli archeologi grandi accumuli composti da resti di antichi pasti sacri ed anche oggetti utilizzati durante i riti propiziatori.

Vi è infine un'ipotesi secondo la quale la simmetria della ziqqurath riprodurrebbe le stelle della Croce del Sud, che 5000 anni fa era visibile nel settore nordoccidentale della Sardegna.

Secondo altri sono torri sacre a gradoni, della Mesopotamia: le ziqqurat.
Le tombe sono ricavate in caverne, ripari sotto roccia, tombe a corridoio, ciste, grotte artificiali.
Usavano l’ossidiana, ma iniziarono ad apparire durante questo periodo i primi oggetti di fusione del rame e del piombo galena, soprattutto pugnali come nelle statue menhir di Laconi e Nurallao."


Commento:

Facciamo presente che un'altra piramide a gradoni si trova presso Bomarzo, in Toscana, nel cd Parco dei Mostri, in zona etrusca, ma nulla ci dice che codesto monumento sia etrusco, non avendo a disposizione alcun motivo ornamentale da cui poterlo dedurre.

E' interessante il fatto che in alcun sito etrusco sia mai stato ritrovato un monumento a Zigurat, o a gradoni come questo, il che complica non poco l'attribuire la costruzione a un popolo o a un'epoca.

ALTARE TONDO TOSCANO
L'immagine è appunto quella qua sopra con in più un altro particolare simile, una specie di altare anch'esso rotondo, vedi qua sotto, non lontano dalla piramide, esattamente come il Monte di Accodì. Anche se l'immagine è piccola l'ara raggiunge un paio di m. con un bordo rialzato ove forse era possibile sedersi per chi officiava.

L'altare tondo, come la capanna tonda, furono appannaggio del matriarcato. Come prevalse il patriarcato le case e gli altari divennero rettangolari o quadrate, essendo cambiate le persone che erano alla guida degli uomini.

E c'è anche un'ulteriore similarità. Se la piramide di Accodì è circondata da massi a uovo di diversa grandezza, nelle necropoli etrusche c'era l'uso di porre accanto alle tombe delle uova erette, anch'essi massi naturali o smussati a mano.

Ma c'è di più. Lo scavo della monumentale tomba etrusca detta "dell'uovo", in località Pulignano. Scoperta dal Gruppo Archeologico di Montelupo nel 2002, probabilmente risalente al VI sec. a.c., con un ampio tamburo di circa 25 m di diametro, dove è distinguibile un ingresso e un podio. All'apice del tumulo si trova un imponente masso a forma d'uovo, di formazione naturale, su cui sono incise alcune lettere etrusche.

UOVO DI PULIGNANO
Il fatto è che le società matriarcali del paleolitico e neolitico conoscevano i segreti della vita.

Il percorso della psiche che privilegiato il lato razionale a tutto discapito del lato istintivo, è diventato negazione e banalizzazione dell'istinto, tanto da negare perfino il bisogno della sessualità come contatto personale tra partner sia pure occasionali.

Queste società avevano come simboli l'uovo perchè è l'origine visibile della vita, dove tutto si ricicla ed eterna.

Le are erano tonde come si addice al femminile, senza spigoli come l'uovo e come l'anima, e la pseudo zigurat un posto dove isolarsi dagli uomini. Non dimentichiamoci delle sibille e di tutte le sagge che popolarono l'antichità, quando le donne sapevano oracolare e gli uomini le veneravano e rispettavano ovunque fossero.




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