giovedì 30 giugno 2016

SANTA AGATA





Sant'Agata è al centro della collezione Dolce & Gabbana Autunno Inverno 2014 con la sua borsa in mano che porta il suo nome e lei è l'immagine centrale della sfilata: il bel corsetto in filigrana e la corona sono una rivisitazione moderna della Santa.


« Tu che splendi in Paradiso,
coronata di vittoria,
Oh Sant'Agata la gloria,
per noi prega, prega di lassù
»

(Canto a Sant'Agata)


Santa Agata, ovvero Agatha, è la patrona di Catania.

D - Ma se è donna come mai è Patrona e non Matrona?

R - Perchè la Chiesa Cattolica è misogina, e non ammette Matrone, ma solo Patroni e Patrone, perchè il potere di proteggere non lo possono avere le donne.

D - Ma la Madonna ce l'ha.

R - Limitatamente, perchè ha solo il potere di intercedere presso Dio, rispetto a lui è di serie B.

 Sant'Agata si celebra il 5 febbraio ed è la protettrice di pazienti con carcinoma mammario, di martiri, di balie, fonditori di campane, panettieri, incendi, terremoti e le eruzioni del vulcano Etna. Oltre ad essere la santa patrona di Catania, è anche quella del Molise, Malta, San Marino e Zamarramala, un comune della provincia di Segovia in Spagna.

Ma questa Santa ha cento braccia e 50 teste come Briareo!

Protegge per il carcinoma mammario perchè le furono tagliati i seni (ma se non aveva saputo difendere i suoi?.... Vabbè.), protettrice dei martiri, ma se erano martiri da che li proteggeva? 
Protettrice delle balie per il seno e il latte, i fonditori di campane? Mistero. 
I panettieri? Altro mistero. 
Incendi e terremoti perchè volevano bruciarla e ci fu il terremoto, ma le eruzioni dell'Etna? 
Forse perchè proteggeva Catania.



LA STORIA

Sant'Agata nacque a Catania e vi morì martirizzata nel 251 dopo aver sofferto le torture più atroci. 

SANT'AGATA
Proprio grazie a queste sofferenze divenne uno dei santi più importanti della cristianità, una delle sette sante menzionate nel Canone della Messa insieme alla Vergine Maria. Della serie: più soffri più Dio è contento.

Sant'Agata venne messa a morte dall'imperatore Decio per essere cristiana.

Anche se la leggenda di Sant'Agata è legata a uno dei primi volumi di letteratura agiografica del X° sec., quindi di gran lunga postuma è stata riportata da Jacobus de Voraigne che l'accettò come autentica e la riportò nella Legenda Aurea del 1.288.

La storia andò così:

A 15 anni Agata volle offrire la sua verginità a Dio, e il vescovo l'accontentò imponendole, nella cerimonia chiamata "VELATIO" il rosso velo "FLAMMEUM"  la consacrava alla verginità come diacona. Ora Agata proveniente da una famiglia ricca e nobile, respinse le offerte amorose del prefetto romano Quinziano, che poi, sentendosi rifiutato, la perseguitò per la sua fede cristiana.

D - Ma non è vero che le fanciulle romane non potevano scegliere se e chi sposarsi, perchè solo i genitori sceglievano per i figli?

R - E' vero ma questa è una storia.

D - Cioè non è vera?

R - caspita è stata scritta ottocento anni dopo la sua morte, ammesso che sia martire chi se la ricordava, o come se la ricordava? Mica era un'imperatrice che rientrava negli annali!

Però c'è un però, alcuni sostengono che furono i genitori a volerlo perchè erano cristiani. Altri invece sostengono che non le fecero prendere il Flammeum perchè questo veniva concesso solo all'età di 21 anni.

D - Ma il flammeum non era il velo delle donne sposate?

R - Direi di si. Si vede che i cristiani lo davano anche alle vergini, strano però.

Le tradizioni popolari però sono varie, chi la fa diacona e chi no, e alcune fanno scappare Agata per non farsi arrestare rifugiandosi nei posti più disparati: in una contrada poco distante da Catania, Galermo, oppure a Malta, oppure a Palermo; ma comunque ella viene catturata e condotta da Quinziano. 

Probabilmente le fughe giustificavano la venerazione della Santa in posti diversi tra loro. La Fuga metteva d'accordo tutti quelli che se la disputavano ed erano tutti contenti.

Comunque il prefetto, che contrariamente a tutti i prefetti aveva tempo da perdere, spedì Agata ad Afrodisia, affidandola alla custode di un bordello.

D - E perchè ad Afrodisia, mancavano i bordelli a Roma?

R - Certo che no, Roma era piena di bordelli.

D - Ma Afrodisia dove stava?

R - Nell'Asia Minore, attuale Turchia.

D - E le fece fare tutto quel viaggio? Per sapere quello che faceva Agata e poi per rimandarlo cogli ordini doveva aspettare il corriere per nave, non era lungo e scomodo? "Sai l'ho torturata e non si è lamentata." "Allora cambia tortura e fammi sapere" "Lo farò" e via per nave.

R - Ho detto che è una storia, non ci si può fare nulla.

Però secondo altri Afrodisia non era un luogo ma il nome della matresse, e questo si può accettare. Ma la matresse non fu in grado di costringerla a prostituirsi, dicendo al prefetto: "Ha la testa più dura della lava dell’Etna” per cui Quinziano la fece carcerare e qui la sottopose a terribili torture, tra cui il taglio dei seni. Non a caso viene rappresentata con due seni nel piatto.

D - Nel piatto? che dovevano mangiarseli?

R - Ma no è un vassoio per far comprendere l'orribile tortura, e ci sono anche le tenaglie con cui le hanno strappato i seni.

D - Strappati con le tenaglie? Ma quella non viveva neppure se la operavano col bisturi, moriva dissanguata. Ma che raccontano..

La storia è così e basta. La sua devozione incrollabile la portò a sopportare ogni supplizio. Visto che non riuscivano a piegarla (piegarla a cosa, a prostituirsi senza seni, ammesso e non concesso, era in fin di vita ma chi ci sarebbe andato?) il prefetto la fece condannare a morte sul rogo. 

LA SANTA

I ROGHI 

Ma i romani non facevano morire la gente sul rogo, se era un reato grave e se il prigioniero non era romano lo crocifiggevano, mentre se era romano lo strangolavano. 

Lo scrittore agiografico dopo tanti secoli non conosceva le leggi romane e le confondeva con quelle del suo tempo.

Era la chiesa a porre i suoi nemici sul rogo e lo faceva spesso, non i romani. 

Infatti le prime testimonianze di condanne al rogo di epoca romana ci vengono fornite solo dai Martirologi e dalle Vite dei Santi, in cui vengono descritti i supplizi dei martiri del cristianesimo.
Secondo queste leggende, la condanna al rogo da parte del Senato e degli imperatori romani non era frequente e si concludeva sempre con la salvezza del Santo a cui, poiché le fiamme non riuscivano a lambirlo, veniva staccata la testa. 
Invece nel carcere mamertino, l'unico carcere romano, le sentenze di morte portavano allo strangolamento del condannato. Mentre nei primi anni dell'impero bizantino il rogo fu utilizzato dai cristiani come punizione per gli zoroastriani,

Insomma non furono i romani a bruciare i cristiani ma furono i cristiani a bruciare i pagani e gli eretici. Anche i Vandali nell'Africa settentrionale, di fede cristiana ariana, durante il Regno di Unerico, misero a morte sul rogo i vescovi cattolici che si erano rifiutati di convertirsi all'arianesimo.

L'arianesimo credeva in Cristo, ma sosteneva che Cristo fosse un po' meno divino di Dio, per cui il Verbo di Dio non esisteva all'inizio ma fu creato in seguito. Su questa discordanza si ammazzarono e accesero i roghi.

AGATA CON LE MAMMELLE SUL PIATTO

LA GRATICOLA

Secondo altre tradizioni però non si trattò di un rogo ma di una graticola. La faccenda andò così. Dopo averle strappati i seni venne riportata in cella sanguinante e ferita, soffriva molto ma sopportava tutto per l’amore di Dio; verso la mezzanotte mentre era in preghiera nella cella, le appare s. Pietro apostolo, accompagnato da un bambino porta lanterna, che le risana le mammelle amputate. 

Trascorsi altri quattro giorni nel carcere, viene riportata alla presenza del proconsole, il quale visto le ferite rimarginate, domanda cosa fosse successo, e Agata risponde: “Mi ha fatto guarire Cristo”. 

Quinziano non viene sfiorato da un dubbio, vede una persona straziata e mutilata e poi sanata e non si chiede come possa essere possibile. 

S'infuria e basta. Anzi ordina che venga bruciata sui carboni ardenti, e come non bastasse pure con lamine arroventate e punte infuocate. 

A questo punto, secondo la tradizione, mentre il fuoco bruciava le sue carni, non brucia il velo che lei portava (che cavolo di miracolo, non si poteva fare il contrario?).

Eh no, per il Signore si acquista merito solo soffrendo atrocemente, ma che è la religione dei sadomaso?

Per questa ragione “il velo di sant’Agata” diventò da subito una delle reliquie più preziose; esso è stato portato più volte in processione di fronte alle colate della lava dell’Etna, avendo il potere di fermarla. Ma va?

I DOLCI DI SANTA AGATA
Mentre Agata spinta nella fornace ardente muore bruciata, un forte terremoto scuote la città di Catania e il Pretorio crolla parzialmente seppellendo due carnefici consiglieri di Quinziano; la folla dei catanesi spaventata, si ribella all’atroce supplizio della giovane vergine, allora il proconsole fa togliere Agata dalla brace e la fa riportare agonizzante in cella, dove muore qualche ora dopo. 

Anche qui che fortuna! Ma il terremoto non poteva essere anticipato un pochino? E perchè non muore Quinziano anzichè i carnefici? Loro eseguivano i suoi ordini.

Comunque la leggenda racconta che la Santa si salvò dal rogo per un terremoto ma solo per una lenta agonia di quattro ore. Agatha morì infatti in prigione con mille sofferenze, certa però di conquistarsi così il paradiso, perchè il Dio cristiano rifiuta il sacrificio degli animali ma ama quelli umani.

Nei secoli le manifestazioni popolari legate al culto della santa, richiamavano gli antichi riti precristiani alla Dea Iside, per questo s. Agata con il simbolismo delle mammelle tagliate e poi risanate, assume una possibile trasfigurazione cristiana del culto di Iside, la benefica Gran Madre, anche se era appena una quindicenne. 

Cioè la gente vi rivedeva la Dea Iside, colei che allatta il figlio, la Galaktotrophousa, 

D - Ma se era senza seno che allattava?

R - E forse il miracolo era questo.

Ciò spiegherebbe anche il patronato di s. Agata sui costruttori di campane, perché si sa, nei culti precristiani la campana era simbolo del grembo della Mater Magna. Ma stiamo scherzando? Si trattava di campanelle, non di campane, ma quale grembo?

Ma non finisce qui perchè ci fu anche l'apparizione dell'Angelo che, quando Sant'Agata venne seppellita, depose dentro il sepolcro una lapide di marmo in cui era scolpito che Agata era "anima santa, onore di Dio e liberazione della sua Patria".

Siamo proprio sicuri che l'angelo fece tutto questo casino per onorare Agata? Ma l'agiografo sostiene che, per dimostrare la verità di quanto scritto nella lapide e cioè che Agata era la liberazione della sua Patria, Dio, a un anno appena dalla sua morte, fece arrestare la lava dell'Etna, che stava invadendo Catania.

Questa poi, non poteva l'angelo apparire e dire." Siccome Agata si è fatta torturare per benino Dio è soddisfatto e non fa abbrustolire la città con tutti voi dentro." Ma sulle leggende non si discute.

Ma una cosa colpisce chi si reca alla sentitissima festa di Catania. Per la ricorrenza della santa si porta in processione un'immagine che non brilla per espressione d'intelligenza, sembra anzi che l'autore l'abbia dipinta con cattiveria, facendole un viso grassoccio con un'espressione istupidita (molto meglio la santa di Dolce e Gabbana).

Ma c'è di più, c'è pure l'usanza di mangiare i dolci di Santa Agata, cioè dei dolcetti  a forma di seni con tanto di capezzoli. Aldilà della fede, come è possibile coniugare la bontà dei dolci siciliani con tanto cattivo gusto, da rievocare dei seni amputati?




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