venerdì 20 settembre 2013

LA SANTISSIMA TRINITA' E' FEMMINA




LA TRINITA' MISTIFICATA

Da http://www.eleusiedizioni.it/Il_culto_proibito_della_Dea.html

"Anche se l'icongrafia tricefala fu proibita dalla Chiesa, per evitare il richiamo ai culti pagani, a Perugia, nella chiesetta dei santi Severo e Agata, lungo la medievale via dei Priori, c'è un altro curioso affresco del XIV secolo che questa volta sembra rappresentare un volto maschile, anche se più che una Trinità assomiglia all'iconografia di Giano.

Alla fine del XII, e inizio XIV secolo, ci si interrogava su come si possono rappresentare il tante volte ripetuta "Trinitad in unitate et unitas in trinitate".

L'iconografia scompare perchè giudicata troppo simile nella versione femminile a Jana, e nella versione maschile non solo Jano, ma anche la divinità suprema dei Galli, Lug o Lugus, ed il Dio Visutis che sono immaginati con tre teste e rappresentati in molti monumenti ritrovati in tutta la Gallia, dal Belgio all'Aquitania.

 Non vi è dubbio che il "tricefalismo" dell'iconografia cristiana ricorda troppo da vicino la mitologia celtica e slava, al punto che il "divino tricefalo " assunse una connotazione diabolica.

Alla fine del III secolo, il monaco Pietro di Alessandria, mentre era in carcere ebbe la visione di un giovane di aspetto luminoso e dalle ali aperte come un angelo, con tre teste, che con la mano destra indicava le proprie ginocchia.

Per il monaco la visione era la rivelazione del mistero di Dio Uno e Trino.

Ma, questa iconografia ("pericolosa" ) venne annichilita da un'altra visione raccontata da tal Abate Roberto del Monastero di Sant'Angelo sul Gargano, che narra di un monaco al quale nel 1221 compare, durante le preci alla Trinità, una figura umana tricefale che afferma essere la Trinità Divina.

 Agli scongiuri del monco la visione si rivela come diabolica.

In una pittura nell'abside della chiesa ticinese di San Nicolao ascrivibile alla seconda metà del XV secolo si osserva di nuovo un Cristo tricefalo.

Anche qui due occhi sono in comune ma stranamente la figura è circondata da una specie di aureola che tuttavia ricorda molto le corna di un bue, il che riporta molto a tradizioni pagane.

Nell'affresco del chiostro di San Pietro si osserva una curiosissima trinità o almeno una divinità tricefala che al primo sguardo si rivela femminile, tranne una leggera peluria sul mento delle tre donne che di certo sa di barba appena accennata.

Di certo però i tratti sono femminili, su questo non ci piove, trattasi infatti della madonna di Perugia.

JANUA MADONNA DI PERUGIA
Ma anche Dante si prodiga a identificare come demoniache gli esseri trifronte.
Nell'Inferno (XXXIV) così descrive Lucifero:

 " Lo 'mperador del doloroso regno
da mezzo 'l petto uscìa fuor de la ghiaccia,
Oh quanto parve a me gran meraviglia
quand'io vidi tre faccie a la sua testa!
L'una dinanzi, e quella era vermiglia;
l'altr'eran due, che s'aggiungevano a questa
sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla,
e sè giugnieno al loco della cresta."



LA DUALITA' OVVERO LA PORTA DELL'ANNO

Dunque Ianua era la porta dell'anno, che poi divenne Giano, perchè atrimenti alle Dee si dava troppa guazza, era la porta perchè lei era l'inizio e la fine, l'alfa e l'omega, la nascita e la morte, il primo e l'ultimo giorno dell'anno, giorno che cadeva all'inizio della primavera, giustamente quando la natura si risvegliava dal lungo sonno invernale.

E non è più logico far iniziare l'anno quando di risveglia la vegetazione, e cioè all'equinozio di primavera? Giammai, i cristiani in quest'epoca festeggiano la Pasqua che è simboleggiata da un uovo, e l'uovo cos'è se non il simbolo della nuova nascita?

Il patriarcato ci tiene a distaccarsi quanto più può dalla natura, perchè essa lo denuncia quale animale tra gli animali e pertanto destinato alla morte, e il maschile della morte ha un orrore panico, perchè la morte è distruzione per la mente e rinascita per l'anima, ma l'anima chi se la ricorda più?

"Io sono Colei che è, che è sempre stata e sempre sarà, e nessun uomo ha mai sollevato il mio velo." Così ammoniva Diana, come Astarte o Inanna o Ishtar ecc. La frase fu

Il fatto dell'alfa e dell'omega passò a Gesù Cristo, che però nacque e quindi non era senza tempo, e per giunta , è vero che resuscitò, ma è vero pure che morì, per cui il principio e la fine non gli si addicevano, e questa fu una delle infinite contraddizioni del cristianesimo.



LA SAPIENZA COME SPIRITO SANTO (ma non si può dire)

Nell'antico testamento invece, nel libro dei Proverbi, è la Sapienza di Dio, naturalmente da Lui creata a dare inizio alla sua attività, prima di ogni sua opera:

JANUA
« Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività,
prima di ogni sua opera, fin d’allora.
Dall’eternità sono stata costituita,
fin dal principio, dagli inizi della terra.
Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d’acqua;
prima che fossero fissate le basi dei monti,
prima delle colline, io sono stata generata.
Quando ancora non aveva fatto la terra e i campi,
né le prime zolle del mondo;
quando egli fissava i cieli, io era là;
quando tracciava un cerchio sull’abisso;
quando condensava le nubi in alto,
quando fissava le sorgenti dell’abisso;
quando stabiliva al mare i suoi limiti,
sicché le acque non ne oltrepassassero la spiaggia;
quando disponeva le fondamenta della terra,
allora io ero con lui come architetto
ed ero la sua delizia ogni giorno,
mi rallegravo davanti a lui in ogni istante;
mi ricreavo sul globo terrestre,
ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo
. »

E' un femminile che parla, ovvero la Sophia, e nel Libro di Gioele il dono dello Spirito Santo (la Ruah) non è limitata al solo popolo ebraico:
« Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio Spirito. »

Dice che anche le donne potranno profetare, erano ancora tempi buoni, prima che si scatenasse la misoginia sulla terra, calpestando l'anima, la donna e la terra sia ad opera dell'ebraismo sia ad opera del cattolicesimo, quest'ultimo infischiandosene altamente di quanto il Cristo amasse le donne e si circondasse di donne.



LA PRIMA TRINITA'

Di certo non fu maschile, basta guardare questa Astarte fenicia del 1500 a.c. Tre teste ma due braccia e un unico corpo, che tiene fra le braccia probabilmente un bambino.

Come dire che la Dea ha tre asoetti ma sempre della stessa Dea si tratta, messaggio oggi difficilissimo da comprendere, ma per allora più semplice.

Nascita crescita e morte, sono la stessa cosa, aspetti diversi di un'unica energia, per cui apparteniamo anche noi al ciclo: nasciamo e mano mano che cresciamo ci allontaniamo dalla madre, per poi ritornare nel suo utero.

Ancora duplice è questa Dea siriana, una duplice statuetta di marmo, una ulteriore Ianua del 3500 a.c.

Le due Dee sono identiche perchè ciò che genera la vita è la stessa che genera la morte, divisa per noi ma unica per l'anima che riesce a superare i confini della mente.

DEA SIRIANA
Perchè la mente divide, ma l'anima unisce.

Queste due Dee sono unite e identiche tra loro, con le ampie e lunghe gonne ornate da motivi a onde marine, con copricapi che le occultano il volto e grandi seni che accentuano la sua qualità di datrice di latte, ovvero colei che nutre.

Nella Dea anatolica in lamina d'oro vi è ancora il doppio femminile con veste, copricapo e seni, anche queste identiche, l'alfa e l'omega della vita.

Ma questa capacità di dare vita e nutrimento è collegata alla capacità di togliere la vita.

DEA ANATOLICA
E' qui che sorge il grande mistero: come può Colei che concede la vita e in nutrimento far morire le creature che ha allevato?

Questo interrogativo costituiva la base dei Sacri Misteri e solo chi poteva comprenderli ne usciva rinvigorito e privo di paura.

Gli altri dovevano fabbricarsi idoli e paradisi artificiali esattamente come accade oggi, ma senza capirci nulla.

"Felice chi possiede, fra gli uomini, la visione di questi Mysteria; - esclama il poeta - chi non è iniziato ai santi riti non avrà lo stesso destino quando soggiornerà, da morto, nelle umide tenebre" (Omero - Inno a Demetra – 480-482)

Sempre anatolica ma del 6500 - 6000 a.c. è quest'altra doppia Dea lavorata in marmo, con due teste, due coppie di seni nudi, due braccia e un unico corpo con gonna lunga fino a terra.

Ma le Dee duplici e triplici si perdono nella notte dei tempi, sia del neolitico che nel paleolitico.

Ce n'è una che risale a 30000 anni fa, in terracotta al sole, una piccola statuetta che rachiude tre donne in un manto, con una testa aldisopra e due più in basso ai lati, tutte avvole nel mantello unico in forma di rombo.



LA PRUDENZA O DEA TRIPLICE

L'allegoria della Prudenza, sul pavimento del presbiterio nel Duomo di Siena, intorno all’altare Maggiore ha forma triplice, e l'idea che possa rappresentare le tre età della donna fa un po' ridere, è evidente l'allusione alla Triplice Dea Lunare, in un contesto un po' cristianizzato.

Per giunta la figura tiene nella mano un serpente, il caratteristico simbolo della Madre Terra in ogni pare del pianeta.

Essa tiene due Libri Chiusi (Il Nuovo e il Vecchio Testamento), come se li avesse conclusi e superati.

Con l’indice della mano sinistra invece indica il basso, cioè indica la via della Saggezza, che non viene dal Cielo ma dalla Terra.

Il fatto che la Dea compaia in tre età indica chiaramente i tre aspetti della Dea Natura: La Madre, la Ninfa e la Vegliarda, ovvero la nascita, l'accoppiamento e la morte, o meglio ancora: la nascita, la crescita e la morte, che segnano il destino di ciascuna creatura vivente sulla terra.



ECATE

La più famosa trinità dell'occidente è Ecate era una divinità psicopompa, in grado di viaggiare nei tre mondi tra gli uomini, tra gli Dei e nel regno dei Morti. 

Spesso è raffigurata con due torce in mano, proprio per questa sua capacità di accompagnare anche i vivi nel regno dei morti (la Sibilla Cumana, a lei consacrata, traeva da Ecate la capacità di dare responsi provenienti, appunto, dagli spiriti o dagli Dei).

Secondo alcuni è lei che ha la podestà di accendere i fuochi dell'Etna, ma presiede soprattutto alla magia, lei è maga per eccellenza, ma solo chi sa sfidare il mondo dei morti può dedicarsi alla magia.

Ecate è raffigurata come triplice (giovane, adulta/madre e vecchia), e le sue statue venivano poste negli crocicchi, nei trivi, e pure nei bivi, a protezione dei viandanti (Ecate Enodia o Ecate Trioditis).

Ella discende dalla antichissima stirpe titanica, ma in un a tradizione successiva è figlia di Zeus (e te pareva!) e di una figlia di Eolo, chiamata Ferea.

Fu Ecate a udire fin dagli inferi le grida di Persefone rapita da Ade, e fu ancora lei ad avvertire Demetra del rapimento.
Ecate veniva anche associata a Diana e Selene, a simboleggiare la Dea degli inferi della terra e del Cielo.

In genere rappresentata con tre corpi o con sembianze di cane (cerbero è anch'essa divinità lunare) o accompagnata da cani infernali, ma in qualità di antica madre le era sacra pure la colomba.
Hecate fu in origine Dea delle terre selvagge e del parto proveniente dall'Asia Minore. I culti popolari che la veneravano come una Dea madre e nell'Alessandria tolemaica essa fu Dea della stregoneria e 'Regina degli Spettri'.

Ma in Grecia e a Roma fu soprattutto Dea delle arti magiche e della Stregoneria. Famosa la Ecate Trivia romana.

Il suo aspetto triforme perse il suo significato tanto che Medoro nella Gerusalemme disperata declama:

O santa Dea che dagli anticui nostri
debitamente sei detta triforme
che in cielo e in terra e nell'inferno mostri
l'alta bellezza tua sotto tre forme
mostrami ove il mio re giaccia fra tanti
che vivendo imitò tuoi studi santi...

Dei Sacri Misteri della Natura come Madre, Nutrice e Morte neppure l'ombra, perchè ai maschi non piace.



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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Che schifo di blog misandrico.

Aristodemo

Eleonora Stella on 12 giugno 2016 19:34 ha detto...

Interessanti gli spunti...peccato che le teorie di Graves sono state riviste. Intanto si sa che più che "la Grande Madre" sono presenti le coppie di uno stesso principio divino...

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