mercoledì 2 gennaio 2013

LE AMAZZONI - II




LE PROVE ovvero LE FONTI

Esistono più fonti sulle Amazzoni di quante ce ne siano sui grandi personaggi storici, è una delle presenze dell'antichità più documentate, eppure ancora oggi gli studiosi le negano istericamente, perchè ammettere un popolo di femmine combattenti sembra un affronto per la superiorità mascolina. Eppure ciò non dovrebbe essere un vanto, nè per gli uomini nè per le donne.

Si presuppone perciò che molte donne si ritraessero dai maschi durante l'invasione indoeuropea dell'età del bronzo (epoca: circa 4000 - 2000 a.c.): la cultura kurgan, così denominata a partire dalle grandi sepolture a tumulo nelle quali venivano seppelliti i principi locali insieme alle loro mogli e concubine, agli schiavi ed a tutto il seguito, secondo un'usanza diffusa in molte civiltà antiche.

Gli ateniesi dovettero fare una legge che proibiva alle donne di tenere gli spilloni, quelli che un tempo si usavano sui capelli, perchè le ateniesi li usavano contro gli uomini,  tanto erano arrabbiate con loro! 

Perchè all'epoca le donne erano ancora "Donne", non serve o bambole da esposizione.

All'epoca la donna si accoppiava con chi voleva, lavorava come voleva, qualcuna stava pure nell'esercito, aveva la sua Dea, c'era la prostituzione sacra, portava le vesti al ginocchio e spesso un seno scoperto (come la Diana nemorense), aveva i suoi tiasi proibiti ai maschi, aveva i suoi riti proibiti ai maschi, erano le fondatrici e le detentrici dei Sacri Misteri, ma le furono tolti anche questi cosicchè Oracoli e Sacri Misteri decaddero.

Le donne a causa di questa invasione persero ogni diritto, divenendo proprietà di padri, fratelli e mariti. Successe un po', ma molto più amplato, quello che accadde a Roma quando il cristianesimo tolse alle donne tutti i diritti acquisiti, schiacciandole sotto i piedi degli uomini.
Le Dee diventano quasi tutte armate, guardacaso, e pure le sacerdotesse. I Kurgans uccisero e torturarono un'infinità di donne e sacerdotesse che non volevano rinunciare alla loro spiritualità sacerdotale e ai loro diritti, distrussero i templi della Dea Madre sostituendoli con Giove (che da figlio della Dea divenne marito e suo padrone) ed Apollo sostituì le Muse e si appropriò dell'onphalos e degli oracoli... e già che c'era pure delle Muse, praticamente declassate da Dee a Ninfe.

Dagli studi della Gimbutas si chiarisce la comparsa degli Indoeuropei sulla scena della storia: migrando dalle loro regioni d'origine (Urheimat, fra gli Urali e il Danubio), le popolazioni indoeuropee si sarebbero sovrapposte un po' ovunque (dall'Europa occidentale all'India) alle popolazioni neolitiche preindoeuropee, come armate guerriere tecnicamente più avanzate, con le nuove armi di rame e di bronzo, nettamente superiori alle lance e frecce dell'epoca, imponendo in gran parte alle popolazioni sottomesse la loro struttura sociale e la loro religione, ambedue decisamente patriarcali.

"raggiungerai lo stuolo  delle Amazzoni cui il maschio è odioso" dichiara Eschilo, perchè i maschi prevaricatori erano odiosi alle donne, e non a caso in diversi miti le donne uccidono i mariti, che fra l'altro avevano ammazzato i loro parenti, vedi le Danaidi che poi approfondiremo.

Le nostre nonne avevano un detto: "La donna si danna per nascondere il danno" e il danno è quello di aver tolto loro ogni dignità, e le donne lo accettano, e non sanno chi furono.

In Grecia il cambiamento è chiaro: le donne che gareggiavano nelle palestre, che portavano il corto chitone sopra le ginocchia, spesso con un seno nudo, non ci sono più. Gli uomini le imbacuccano dalla testa ai piedi, con tanto di manto e veste fino a terra, le chiudono in casa e tolgono loro ogni diritto, da quello del voto (che come vedremo avevano), a quello di ereditare, di esercitare un sacerdozio, di profetare, di divinare, di commerciare, di stipulare contratti e di scegliersi un marito. Da signore divennero schiave costrette a dipendere dagli uomini.



INTERVISTA ALL'ARCHEOLOGA GIMBUTAS

Marija Gimbutas - Il mio primo libro si intitolava "Goddesses and Gods of Old Europe" (Dee e Dei dell'Europa Antica). Veramente, la prima edizione si intitolava "Gods and Godesses of Old Europe" (“Dèi e dèe dell'Europa Antica”) solo che allora non mi è stato permesso di usare "Godesses" (Dèe) prima di "Gods" (Dèi).
David: Chi non lo ha permesso? L'editore?
Marija: Sì. L'editore non me lo ha permesso. Otto anni dopo una seconda edizione è uscita con il titolo originale, “Dèe e dèi dell'Europa Antica”.

Eccolo il patriarcato, ci siamo dentro ancora oggi e non ce ne accorgiamo. Bachofen venne perseguitato per aver scoperto e denunciato il matriarcato e per un secolo non venne pubblicato per esteso in Italia. Se ne faceva circolare un libricino che lo riassumeva, quando in tedesco, la lingua originale, era un tomo enorme.

Gli editori rinunciarono ai soldi del libro di successo (tradotto poi in tutte le lingue), purchè si tacesse su 25000 anni di storia che vedeva come protagoniste le donne. I libri di storia fanno ancora lo stesso. Ignorano totalmente le antiche civiltà matriarcali, per paura che la predominanza del maschio non sia una situazione connaturata bensì estorta con la violenza e il sangue.



OMERO

(IX - VIII sec. a.c.) poeta greco nell' Iliade III.188-190, in cui Priamo ricorda di aver combattuto contro le Amazzoni come alleato di Otreo e Migdone, due sovrani della Frigia (Turchia nord-occidentale).

Le Amazzoni, ricorda Priamo, erano forti come i maschi, ma non erano numerose come gli Achei. Priamo cita anche il luogo della battaglia che concorda con i riferimenti alle Amazzoni del Ponto: cioè sulle le rive del fiume Sangario, l'antico fiume Sakarya della Frigia.

Ancora nell' Iliade VI.186, Bellerofonte deve combattere contro i Solimi e le alleate Amazzoni. Per mezzo di Pegaso, mise in fuga i nemici lanciando loro sassi.

Secondo Omero la tomba di Mirina, una delle regine amazzoniche, si trovava nella piana di Troia (HOM. Il. II 811-15).

- Il. III 181-90 -
Cosí parlava [Elena], [Agamennone] ammirò il vecchio [Priamo] e disse:  
“O Atride beato, figlio della Fortuna, benedetto dal dio,  
in vero a te ora molti figli d’Achei son soggetti.  
Io un tempo raggiunsi la Frigia ferace di vigne,  
ove scorsi innumeri militi frigi dai fulminanti corsieri,  
schiere d’Otreo e di Migdone pari ad un dio,  
che allora s’acquartieravano ai greti del Sangario:  
infatti io pure, essendo ausiliario, fra essi fui noverato  
nel giorno che vennero pari ad un uomo le Amazzoni"

Il che conferma che l'avvento delle amazzoni è da un certo periodo in poi, anche se anticamente donne guerriere sono sempre esistite, ma non contro i maschi in assoluto. Questa fanciulla qua accanto, con elmo e posa elegante, uno dei graffiti dei Tassili rinvenuti nel Sahara, è detta Antinea, come dire un'antica amazzone ma risale ad almeno 3000 anni a.c. Sembra che all'epoca le donne fossero libere anche di combattere se occorreva.



ESIODO

- (VIII - VII a.c.) poeta greco
AMAZZONE FERITA
dà vari resoconti degli scontri fra gli eroi greci e le Amazzoni di Temiscira nonchè dei Sarmati, una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano con gli uomini a cavallo, vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia.



ARCTINO DI MILETO

- (VII sec. a.c.) poeta greco
nel poema epico Etiopide, prima ritenuto di Omero, poi attribuito ad Arctino, di cui ci è pervenuto solo un breve frammento e un riassunto del V sec. ac. si narrava la partecipazione delle Amazzoni, guidate dalla regina Pentesilea, alla guerra di Troia come alleate, questa volta, di Priamo. Descriveva quindi lo scontro fra Achille e Pentesilea che si concludeva con la morte dell'amazzone per mano dell'eroe greco che ne restituisce il corpo ai Troiani con tanta commozione e ammirazione per il bel viso e il grande coraggio, da venir accusato di tradimento da un compagno d'arme.

Il riassunto dello stesso autore: « L'Amazzone  Pentesilea arriva ad aiutare i Troiani nella guerra. È figlia di Ares e trace di nascita. Achille la uccide mentre sta lottando al meglio delle sue possibilità e i Troiani seppelliscono il suo corpo. Achille uccide anche Tersite, brutto e codardo, che lo aveva sgridato e rimproverato per essersi innamorato di Pentesilea. »



ESCHILO

 (525 – 456 a.c.).- drammaturgo greco
sostiene nel Prometeo Incatenato che le Amazzoni, provenienti dal Cauacaso, abitassero l'Asia Occidentale. Fa infatti profetizzare, da Prometeo, la sorte di Io (Europa), trasformata in giovenca da Giunone gelosa, che deve viaggiare e giungere fino al Bosforo, dove sarà liberata, ma non prima, però, di aver visitato vari luoghi dell'Asia occidentale tra cui i monti del Caucaso e la palude Meotide dove vivono le Amazzoni. 

Meotide era il nome greco arcaico della zona palustre formata dal delta del fiume Don sfociando nel Mar d'Azov (lago Meote per i greci). Chiaramente Europa è l'antica Dea Vacca che dominava il vecchio continente.  
                                                                       
Prometeo avverte pure che le Amazzoni migreranno successivamente nell'Anatolia fondando la città di Temiscira presso il fiume Termodonte che secondo Plinio il Vecchio nasceva vicino ad una fortezza chiamata Fanoria, e scorreva ai piedi del monte Amazzonio, sfociando nel Mar Nero.

(Prom. 721-28) 
Bisogna che tu  superando le cime compagne degli astri la via  del mezzogiorno imbocchi, ove raggiungerai lo stuolo  delle Amazzoni cui il maschio è odioso, le quali poi Temiscira  fonderanno sul Termodonte, là dove  brutale s’apre sotto Salmidesso la fauce del Mar Nero  inospite ai naviganti, matrigna di navi:  elle con grande gioia ti guideranno il cammino.
(Le supplici)
Re Cose indicibili per me a udirsi, straniere, voi raccontate, come cioè abbiate una tale origine argiva. Infatti siete molto più simili a donne libiche, e per nulla a donne del luogo. E il Nilo potrebbe nutrire una tale pianta; e il tipo ciprio impresso dagli artefici maschi nelle figure femminili vi assomiglia; e ho sentito dire che vi sono delle indiane nomadi che con selle a spalliera montano cammelli come fossero cavalli, e abitano una regione vicina agli Etiopi. E alle Amazoni, vergini carnivore, se foste armate d'arco, direi certo che assomigliate. Se tu mi spiegassi, saprei meglio come la tua origine e il tuo seme siano argivi.

Le amazzoni come vergini carnivore è la solita invenzione diffamatrice, come i cristiani che mangiavano i bambini, ma pure i cristiani dissero la stessa cosa dei pagani.
E' come la favoletta delle baccanti che squartavano i vitelli a mani nude o li lanciavano nel cielo quando erano possedute da Dioniso, nemmeno Maciste avrebbe potuto.



PINDARO

(518 a.c. – 438 a.c) poeta greco
sostiene che l'Artemision fu fondato dalle Amazzoni. Era il tempio di Artemide, considerato una delle Sette meraviglie del mondo.
Sempre secondo Pindaro Teseo si unisce a Piritoo per rapire Antiope (Ippolita), la regina delle amazzoni, che varcano allora il Bosforo Cimmerio congelato e, giunte in Atene, s’accampano sull’Areòpago, che da loro prese nome (Eschilo Eumenidi. Eum. 689-90 “E sacrificarono ad Ares, onde da lui prese nome la collina e l’edificio dell’Areopago”), dal quale assediano l’Acropoli, sinché non sono sconfitte nel mese di Boedromione, in cui da allora si celebrano a ricordo della vittoria le feste Boedromie (PLUT. Thes. 27). 



LICOFRONE DI CALCIDE

(IV sec. a.c.) poeta greco
Secondo Suda, l'enciclopedia storica bizantina del X secolo, Licofrone era nato a Calcide, in Eubea, però attorno al 330 a.c. da Socle, ed era stato adottato dallo storico Lico di Reggio, una delle fonti delle sue opere.
Narrò la storia dell'amazzone Cleta e della sua regina Pentesilea che nel periodo della guerra di Troia, X secolo a.c., 
 "rimase uccisa in battaglia da Achille, Cleta sua nutrice, che l'amava con tenerezza, nell'udire la triste notizia, posta su una nave e accompagnata da molta gente, partì col pensiero di poterle dare onorata sepoltura".

Così, Cleta, ancella di Enea 
"come fu nei nostri mari scese a terra e o perché trovò impossibile compiere il pietoso ufficio o forse perché le piacesse l'amenità del sito decise di non passare più oltre, vi si fermò ed edificò la città che dal suo nome si chiamò Cleto" realizzando così la profezia di Cassandra.

"La città crebbe di popolo e di forze", tanto che all'epoca dello splendore della Magna Grecia entrò in guerra con Crotone (16 a.c.). I Crotoniati uccisero la regina, la quale, prima di morire, ebbe ad esprimere il desiderio che tutte le regine che avrebbero regnato dopo di lei portassero il suo nome; così "tutte le regine della città furono dette Cleta". Nell'Alessandra di Licofrone si assume che Caulone, figlio dell'amazzone Cleta, sia il fondatore della città di Caulonia.


ERODOTO

- (484 - 425 a.c.) storico greco
durante un viaggio a nord del Mar Nero, attorno al 450 ac., sente parlare di donne guerriere, che percorrevano a cavallo le steppe della Russia del Sud: le chiama"Amazzoni", ma gli Sciti le chiamavano "Oiorpata", "quelle che uccidono gli uomini".

Egli descrive ampiamente della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai greci a Termodonte, sulla costa sud - ovest del Mar Nero, e caricate sulle navi, come prede di guerra. Senonche' durante il viaggio le Amazzoni si impadronirono delle navi, che una tempesta fece naufragare sulla costa del Mare di Azov, e qui le guerriere combatterono gli Sciti della zona, che però le accolsero con grande ammirazione. Questi divennero poi i Sauromati, o Sarmati, un popolo organizzato in tribu' matriarcali,
le cui donne cavalcavano, usavano arco e frecce, e prima di sposarsi dovevano uccidere un nemico.

- IV libro (110 – 117):
ACHILLE E MELAMPO
Nel tempo in cui i Greci combatterono con le Amazzoni allora, si racconta, i Greci, usciti vincitori nella battaglia al Termodonte, presero il mare conducendo con sé tutte le Amazzoni che poterono prendere vive; ma quelle, quando furono in alto mare, assalirono gli uomini e li sterminarono.
Non avendo pratica di navi e non sapendo usare né timone né vele, né remi; vennero portate in balia delle onde e del vento. Giungono infine a Cremni, sulla palude Meotide: Cremni fa parte del paese degli Sciiti liberi. Qui sbarcate, si avviarono verso il paese abitato; imbattutesi, in una mandria di cavalli, se ne si impadronirono, e, montate in groppa, diedero a razziare le proprietà’ degli Sciiti. 

Gli Sciiti non sapevano spiegarsi l’accaduto non conoscendo né lingua, né costume, né razza delle Amazzoni, ma si domandavano stupiti donde mai fossero venute fuori. Pensavano che fossero uomini, tutti della stessa età’ e ingaggiarono una battaglia contro di loro; ma dopo lo scontro, essendosi impadroniti dei cadaveri, vennero a conoscere che erano donne. Allora essi decisero di non ucciderne più, in nessun modo; e di mandare, invece, verso di quelle i più giovani tra loro, in numero uguale a quello che essi congetturarono fosse il numero delle donne. 

Questi giovani dovevano accamparsi vicino ad esse e fare quello che anche esse avrebbero fatto: se davano loro la caccia, dovevano fuggire senza combattere; ma quando quelle cessavano l’inseguimento, dovevano tornare di nuovo ad accamparsi loro vicino.

Questa la tattica che adottarono gli Sciiti perché volevano aver figli dalle Amazzoni. I giovani, inviati sul posto, si attenevano alle istruzioni ricevute.

Quando le Amazzoni si convinsero che quelli erano venuti con l’intenzione di non fare loro alcun male, li lasciarono in pace: intanto gli attendamenti ogni giorno più si accostavano l’uno all’altro. I giovani, come del resto le Amazzoni, non avevano niente altro che le armi ed i cavalli; ma vivevano la stessa loro vita, dandosi alla caccia e alla preda. 

Verso mezzogiorno, le Amazzoni solevano fare così: si disperdevano qua e là, ad una o a due, allontanandosi poi l’una dall’altra per soddisfare ai loro bisogni. Quando l’ebbero notato, anche gli Sciiti facevano altrettanto. E qualcuno riuscì a imbattersi con una di esse isolata: l’amazzone non lo respinse, ma gli permise di intrattenersi con lei. E siccome non poteva parlargli (dato che non si comprendevano l’un l’altro), con i cenni delle mani gli fece capire che il giorno dopo venisse allo stesso luogo e vi conducesse un altro, che anch’essa avrebbe condotto una compagna. 
Il giovane raccontò agli altri l’avventura: il giorno dopo si recò in persona al luogo fissato, conducendo con sé un compagno, e vi trovò l’amazzone che l’aspettava con una compagna. Gli altri giovani, informati della cosa, cercarono essi pure di ammansire le restanti amazzoni.

In seguito, fatto un unico accampamento, vivevano insieme, avendo ciascuno come donna quella con cui per primo si era unito. Gli uomini non riuscivano a imparare la lingua delle donne, ma le donne seppero comprendere quella degli uomini. Quando, dunque, si intesero fra loro, gli uomini dissero loro: “Noi abbiamo dei genitori, abbiamo dei beni: or dunque, non prolunghiamo più oltre un tale sistema di vita, ritorniamo a vivere tra il nostro popolo”. 


Ma a questa proposta esse risposero così: “Noi non potremmo vivere insieme con le vostre donne poiché non abbiamo le stesse consuetudini, noi e loro. Noi sappiamo tendere l’arco, scagliare giavellotti e montare a cavallo; non abbiamo mai imparato i lavori femminili; le vostre donne nulla fanno di quanto abbiamo ricordato, ma si occupano di lavori femminili standosene sui loro carri; non vanno a caccia, non vanno in alcun luogo. Non potremmo, quindi, andare d’accordo. 

Ma se volete averci come mogli ed essere reputati uomini quanto mai giusti, recandovi dai vostri genitori, fatevi dare la parte dei beni che vi aspetta; poi, ritornati da noi, abitiamo per nostro conto”. Quando i giovani, ottenuta la parte dei beni che loro spettava, ritornarono di nuovo presso le Amazzoni, esse tennero loro questo discorso: 
“Noi siamo preoccupate, abbiamo paura all’idea di dover vivere in questo luogo, prima di tutto perché vi abbiamo separato dai vostri padri e perché abbiamo arrecato dei gravi danni al vostro paese. Ma poiché ritenete cosa buona averci per mogli, fate con noi così: suvvia allontaniamoci da questo paese e, attraversato il fiume Tanai, fissiamo al di là la nostra dimora”.

Oltrepassato, quindi, il Tanai, camminarono per tre giorni verso levante, a partire da questo fiume; e per tre giorni dalla palude Meotide camminarono in direzione del vento Borea. 
Arrivati nella località dove, al presente, sono stanziati ivi si fermarono ad abitare. E da allora le donne dei Sauromati vivono secondo l’antico costume, andando a caccia a cavallo, andando alla guerra e portando le stesse vesti degli uomini. 

I Sauromati parlano la lingua sciitica; ma, fin dall’origine, piuttosto scorrettamente poiché le Amazzoni non l’avevano imparata alla perfezione. Riguardo alle nozze, c’è presso di loro questo costume: nessuna fanciulla va sposa se prima non abbia ucciso un nemico; vi sono di quelle che muoiono vecchie prima di essere maritate, perché non sono in grado di soddisfare questa legge”.


Ancient Roman statue of a wounded Amazon. Imperial period, 1st-2nd century AD, copy of the Greek original ca. 450 BC. Courtesy & currently located at the Metropolitan Museum of Art, New York. Photo taken by Ad Meskens.:
AMAZZONE FERITA COPIA GRECA IV sec. a.c.


CLIDEMO

(prima metà del IV sec. ac.) scrittore greco
Scrisse una puntigliosa analisi degli schieramenti e della battaglia svoltasi ad Atene fra Teseo coi suoi greci e Ippolita con le sue amazzoni.



SENOFONTE

(vissuto nel IV sec. ac.) storico erudito greco
Anabasi -  “Venne conducendo con sé un tale che portava un arco persiano, una faretra e una sagaris (ascia), come quella che usano le Amazzoni”.



ERODORO

(vissuto intorno al 400 ac.) scrittore greco
Secondo Erodoro Teseo si unisce ad Ercole per rapire Antiope (Ippolita), la regina delle amazzoni
che varcano allora il Bosforo Cimmerio congelato e, giunte in Atene, s’accampano sull’Areòpago, che da loro prese nome (Eschilo Eumenidi. Eum. 689-90 “E sacrificarono ad Ares,
onde da lui prese nome la collina e l’edificio dell’Areopago”), dal quale assediano l’Acropoli, sinché non sono sconfitte nel mese di Boedromione, in cui da allora si celebrano a ricordo della vittoria le
feste Boedromie (PLUT. Thes. 27).



LICOFRONE DI CALCIDE

(IV sec. a.c.) poeta greco
Narrò di Cleta, una delle amazzoni più illustri, la nutrice della regina, Pentesilea. Partita con la regina alla volta di Troia, Pentesilea venne uccisa da Achille e Cleta decise allora di tornare in patria, durante il viaggio una tempesta colse impreparata la nave su cui viaggiava e attraccò nell'Italia meridionale fondando la città di Cleto.
"...rimase uccisa in battaglia da Achille, Cleta sua nutrice, che l'amava con tenerezza, nell'udire la triste notizia, posta su una nave e accompagnata da molta gente, partì col pensiero di poterle dare onorata sepoltura".

Così, Cleta, detta poi "ancella di Enea"
"come fu nei nostri mari scese a terra e o perché trovò impossibile compiere il pietoso ufficio o forse perché le piacesse l'amenità del sito decise di non passare più oltre, vi si fermò ed edificò la città che dal suo nome si chiamò Cleto"
realizzando così la profezia di Cassandra. Ma le ancelle fondavano le città?

"La città crebbe di popolo e di forze", tanto che all'epoca dello splendore della Magna Grecia entrò in guerra con Crotone (anno 16 a.c.). I Crotoniati, con un esercito, uccisero la regina, la quale, prima di morire, ebbe ad esprimere il desiderio che tutte le regine che avrebbero regnato dopo di lei portassero il suo nome; così "tutte le regine della città furono dette Cleta". Il che significa che Cleta aveva vinto, altrimenti non avrebbe imposto regine e per giunta col suo nome. Nell'Alessandra di Licofrone si sa per certo che Caulone, figlio dell'amazzone Cleta, sia il fondatore della città di Caulonia.



FERECIDE DI ATENE

(V sec.ac.) scrittore greco
fr. 108 FHG MUELLER = schol. PIND. Nem. V 89

Teseo, da solo rapisce dunque la regina delle Amazzoni Antiope e così le femmine guerriere varcano allora il Bosforo, il Cimmerio congelato, cioè ghiacciato e, giunte in Atene, s’accampano sull’Areòpago, che da loro prese nome (AESCH. Eum. 689-90:
E sacrificarono ad Ares, onde da lui prese nome la collina e l’edificio dell’Areopago”, dal quale assediano l’Acropoli, sinché non sono sconfitte nel mese di Boedromione, in cui da allora si celebrano a ricordo della vittoria le feste Boedromie (PLUT. Thes. 27).

Però i conti non tornano, il tempio greco dell'immagine sopra ha 46 colonne, l'Artemision fondato sull'areopago dalle Amazzoni aveva ben 127 colonne, e l'avevano costruito a tempo di record? Il che significa che le Amazzoni avevano conquistato Atene, non lo avrebbero costruito tra una battaglia e l'altra un monumento gigantesco, una delle 7 meraviglie del mondo. Un lavoro che richiese parecchi anni e il controllo assoluto della città e delle maestranze.



ISOCRATE

 (436 - 338 a.c.) oratore greco
- (Panegirico, 68-69)
- Traci, Sciti e Amazzoni, antichissimi avversari di Atene -
"La più famosa fra le guerre fu certo quella persiana: tuttavia le antiche imprese non sono testimonianze di minore importanza per chi discute sulle tradizioni.
Infatti, quando ancora la Grecia era debole, giunsero nel nostro paese i Traci con Eumolpo figlio di Posidone, gli Sciti con le Amazzoni, figlie di Ares, non contemporaneamente, ma nel momento in cui ciascuno di essi cercava di impadronirsi dell’Europa; odiavano tutta la razza greca, ma particolarmente si creavano motivi d’accusa contro di noi, pensando che in questo modo avrebbero lottato contro una sola città, ma le avrebbero sottomesse nello stesso tempo tutte. Tuttavia non riuscirono, ma venuti in conflitto con i nostri soli antenati, furono sconfitti allo stesso modo, come avessero combattuto contro tutto il genere umano. 
E’ evidente la grandezza del disastro che li colpì:infatti la fama che li riguardava non sarebbe durata tanto tempo se gli avvenimenti non avessero superato di gran lunga gli altri".

- panath. 193 -
"I Traci invasero la nostra regione al comando di Eumolpo, figlio di Posidone, il quale intendeva contendere ad Eretteo il governo della città perché secondo lui Posidone l’aveva fatta sua prima di Atena. Gli Sciti invece vennero sotto la guida delle Amazzoni, le figlie di Ares, che fecero la loro spedizione militare per ricuperare Ippolita, la quale aveva infranto le leggi del paese, s’era innamorata di Teseo e lo aveva seguito in Attica, dove con lui aveva convissuto". 



CALLIMACO 

(350 ac. - 240 ac.) poeta greco
Dian. 237-50 


PENTESILEA REGINA DELLE AMAZZONI
A te [Artemide] pure le Amazzoni bramose di guerra 
un tempo in Efeso lambita dal mare eressero un idolo 
sotto un tronco di quercia, per te poi compí il rito Ippo. 
Esse invece, Opi signora, intorno danzarono il ballo guerriero, 
dapprima in armi cogli scudi, poi dopo in cerchio 
compiendo un ampio coro; le accompagnavano con voce sottile 
i flauti acuti di canna affinché cadenzassero a tempo, 
perché allora non si perforavano ossa di cerbiatto, 
invenzione d’Atena  che ai cervi porta sventura: l’eco ne corse 
per Sardi sino al paese dei Berecinzi. Ed esse coi piedi 
compatte battevano il suolo, strepitavano i turcassi. 
Ma poi per te intorno a quell’idolo un vasto edificio 
fu innalzato, di cui nulla l’Aurora vedrà piú divino 
e opulento [l’Artemision] e facilmente vincerebbe Delfi.

Callimaco, come la maggioranza delle antiche fonti, sostiene che l'Artemision fu fondato dalle Amazzoni.



FILOSTRATO OLEARIO

(III sec. ac.) storico greco
Non s’erano allontanati neppure duecento metri da terra quando li colpí l’urlo della ragazza, che Achille stava facendo a pezzi e lacerando a membro a membro. Le Amazzoni, che secondo alcuni poeti giunsero a Troia per affrontare Achille, non furono da lui uccise in Troia, perché non so come sia credibile che siano andate in aiuto alla città dopo che Priamo le aveva combattute per conto dei Frigi sotto il comando di Migdone. Credo piuttosto che Achille distrusse il nerbo delle loro truppe proprio sull’isola, a quanto si dice, nel tempo che alle Olimpiadi Leonida di Rodi vinse la sua prima gara di corsa dello stadio

hist. Alex. rec. a III 25, 2-26, 7 
[Alessandro] diresse la marcia verso il paese delle Amazzoni; quando vi si fu appressato, mandò loro una lettera che aveva questo contenuto:
“Il re Alessandro porge alle Amazzoni i suoi saluti. Penso che abbiate avuto notizia della battaglia con Dario. Di là spostammo l’esercito in India, dove trovammo i re che gli erano sottomessi ed erano pure ginnosofisti; dopo aver prelevato da essi un tributo, accettammo la loro supplica di lasciarli al proprio posto e sistemammo il paese in pace, tanto che ci salutarono con amicizia e fecero un sacrificio in nostro onore. Di là ripiegammo verso il vostro territorio; voi dunque venite ad incontrarci, infatti non giungiamo con cattive intenzioni, ma per visitare il paese ed anche per beneficarvi. Statevi bene”.

Letta la lettera cosí esse risposero:
Le piú forti fra le Amazzoni porgono ad Alessandro re i loro saluti. Ti scriviamo perché tu sia informato prima d’invadere i nostri luoghi, in modo da non doverti ritirare con ignominia; in questa lettera ti chiariremo la configurazione del paese e ti mostreremo che siamo valenti. 
Viviamo dunque oltre il fiume Amazzonico in un’isola la cui circonferenza è lunga un anno di cammino; la circonda un fiume di cui non si conosce l’origine, ed ha un unico accesso. Vi abitiamo in duecentomila vergini guerriere. Da noi non c’è nessun maschio: gli uomini occupano le terre di là dal fiume e vi pascono le greggi. Ogni anno celebriamo una festa nuziale della durata di trenta giorni, durante la quale sacrifichiamo cavalli a Zeus, a Posidone e ad Efesto.
Chi vuole sverginare una di noi resta qui, e le figlie femmine che nascono a sette anni varcano il fiume e ci raggiungono. Quando un nemico ci assale, usciamo in campo a cavallo quasi tutte centomila, le altre 
restano a guardia dell’isola. Andiamo ad incontrarlo sui confini, i nostri uomini schierati dietro di noi ci seguono.
Se una subisce una ferita in guerra viene venerata nel giorno il suo parentado riceve in ricordo perenne una corona. Se una cade in battaglia combattendo per il suo paese, le sue compagne piú prossime ottengono una ricca ricompensa. Se una riporta dal campo il corpo di un nemico, le spettano in premio una gran quantità d’oro e d’argento e il mantenimento a spese della comunità per tutta la vita. Cosí 
noi guerreggiamo per la nostra gloria, e se sconfiggiamo i nemici e li mettiamo in fuga, la macchia dell’infamia rimarrà su di loro per sempre, se invece ci sconfiggono, avranno sconfitto soltanto delle donne.
Bada dunque o re che non ti càpiti lo stesso. Riconosceremo la tua supremazia ogni anno quando ce lo 
ordinerai. Prendi le tue decisioni e rispondici: troverai il nostro esercito schierato sui confini”.

Lettera di Alessandro alle Amazzoni:

Alessandro re porge alle Amazzoni i suoi saluti. Abbiamo assoggettato i tre quarti del mondo e non abbiamo tralasciato di levare trofei in ogni luogo, perciò se non marciamo contro di voi ciò rimarrà 
l’unico disonore. Se dunque volete morire e trasformare il vostro paese in un deserto, rimanete sui confini. Se invece volete continuare a vivere nella vostra città e non tentare l’avventura della guerra, passate il fiume e mostratevi a noi, e allo steso modo i vostri uomini si schierino nella pianura. Se farete cosí, giuro per Zeus nostro padre, per Era e per Atena vittoriosa che non vi farò alcun male e mi accontenterò del tributo che vorrete versarmi senza penetrare nella vostra terra.
Potreste anche mandarci tutte le guerriere che vi pare, equipaggiandole da cavallerizze, noi daremo a ciascuna ogni mese cinque mine d’oro, e dopo un anno potranno tornare a casa e ce ne manderete 
delle altre. Prendete le vostre decisioni e rispondeteci. Statevi bene”.

lettera delle Amazzoni ad Alessandro:

“Le piú forti e le prime fra le Amazzoni porgono al re Alessandro i loro saluti. Ti diamo la facoltà di raggiungerci e visitare la nostra terra. Stabiliamo di versarti ogni anno cento talenti d’oro e d’inviarti le nostre cinquecento piú valorose guerriere col tributo e con cento nobili destrieri. Esse rimarranno presso di te per un anno; se qualcuna viene sverginata da uno straniero, sarà come colei che ha violato le nostre leggi. 
Scrivici quante si fermeranno da te e fai tornare da noi le altre, cosí ti manderemo le sostitute. Ci sottomettiamo a te ora che sei presente e anche quando non ci sarai, perché ci è stato riferito del tuo valore e della tua onestà; non siamo nulla di fronte a tutte le terre che hai conquistato, onde non 
possiamo contenderti il primato: ci sembra perciò opportuno rimanere nella nostra terra riconoscendo la tua sovranità su di noi”



APOLLONIO RODIO

- (295 – 215 a.c.) - poeta greco 
II 964-1000 la regina si chiama, anzichè Ippolita, Melanippe ed Ercole, dopo averle sconfitte, consegna la sorella di lei, Ippolita, a Teseo.
"Nel giorno stesso al largo doppiarono il Promontorio Amazzonio portuoso dove un tempo Melanippe figlia di Ares che prima correva prese in agguato l’eroe Ercole, onde Ippolita per compenso gli affidò la cintura smagliante in cambio della sorella, da lui resa indenne. 
Nel golfo presso le foci del Termodonte approdarono, perché il mare sorgeva minace alla via. A questo nessun fiume è pari né tante fluenti da sé spicca distinte attraverso la terra: chi sulle dita ognuna contasse, quattro ne mancherebbero a cento, ma una sola è la fonte verace,scende a valle dagli alti monti che dicono delle Amazzoni, donde si spande per entro le terre elevate di contro, perciò son serpentine le sue strade, sempre curva qua e là dove s’imbatta in un suolo declive, ora presso ora lontano, molti bracci si perdono senza nome ma esso palese con pochi ruggendo insieme sotto il falcato capo nell’Inospite Mare si getta.
E già, ritardando, la mischia dovevano imprendere colle Amazzoni, né forse indolore era la contesa
esse certo non pregiavano assennatezza né leggi quante per la Piana doiantica risedevano, ma l’urto luttuoso e le arti di Ares, perché d’Ares erano figlie e della ninfa Armonia, che ad Ares generò le fanciulle guerriere con lui nei recessi della Selva acmonia giaciutasi; se da Zeus di nuovo non fosse giunto il soffio del Maestrale, essi col vento lasciarono il promontorio rotondo dove già s’armavano le Amazzoni di Temiscira ché non aggregate in una città ma separate nella regione secondo tre stirpi esse dimoravano, lungi codeste cui allora imperava Ippolita, lungi abitavano quelle del Licastio lungi le arciere del Cadesio" 

Argonautiche -  libro II, versi 964-1000 - Amazzoni
Nel giorno stesso al largo doppiarono il Promontorio Amazzonio portuoso dove un tempo Melanippe figlia di Ares che prima correvaprese in agguato l’eroe Ercole, onde Ippolita per compenso gli affidò la cintura smagliante in cambio della sorella, da lui resa indenne. 
Nel golfo presso le foci del Termodonte approdarono, perché il mare sorgeva minacce alla via. A questo nessun fiume è pari né tante fluenti da sé spicca distinte attraverso la terra: chi sulle dita ognuna contasse, quattro ne mancherebbero a cento, ma una sola è la fonte verace, scende a valle dagli alti monti che dicono delle Amazzoni, donde si spande per entro le terre elevate di contro, perciò son serpentine le sue strade, sempre curva qua e là dove s’imbatta in un suolo declive, ora presso Ama oniora lontano, molti bracci si perdono senza nome ma esso palese con pochi ruggendo insieme sotto il falcato capo nell’Inospite Mare si getta.
E già, ritardando, la mischia dovevano imprendere colle Amazzoni, né forse indolore era la contesa
esse certo non pregiavano assennatezza né leggi quante per la Piana doiantica risedevano,
ma l’urto luttuoso e le arti di Ares, perché d’Ares erano figlie e della ninfa Armonia, che ad Ares generò le fanciulle guerriere con lui nei recessi della Selva acmonia giaciutasi; se da Zeus di nuovo non fosse giunto il soffio del Maestrale, essi col vento lasciarono il promontorio rotondo dove già s’armavano le Amazzoni di Temiscira, ché non aggregate in una città ma separate nella regione secondo tre stirpi esse dimoravano, lungi codeste cui allora imperava Ippolita, lungi abitavano quelle del Licastio, lungi le arciere del Cadesio.



PSEUDO APOLLODORO

- (180 ac. - ...) poeta greco

Razionalizzazione evemeristica del mito di Perseo e Medusa
(II 36 sqq.). 139. ARR. exp. Al. VII 13, 2-6 

Si riferisce che in quel luogo il governatore della Media, Atropate, gli consegnò uno squadrone di cento donne, sostenendo ch’erano Amazzoni: indossavano la divisa maschile da cavaliere a 
parte il fatto che invece della lancia portavano l’ascia e brocchieri invece che targoni; alcuni aggiungono che il seno destro, che tenevano scoperto in battaglia, era piú piccolo.


DEA SCIITA DELLE AMAZZONI
Alessandro comunque non le accolse nell’esercito, per evitare che i Macedoni e i Barbari tentassero di violentarle e nascessero problemi; ordinò però loro di annunciare alla loro regina che lui stesso l’avrebbe raggiunta perché voleva avere un figlio da lei. Tutto ciò non si legge né presso Aristobulo né presso Tolomeo né presso alcun altro storico che valga la pena di citare a proposito di favole come questa.
Io personalmente ritengo che la nazione delle Amazzoni al tempo di Alessandro fosse già scomparsa, ed 
anche prima di lui, altrimenti Senofonte le avrebbe citate, visto che ricorda i Fasiani, i Colchi  e tutte le altre stirpi che i Greci trovarono partendo da Trebisonda o prima ancora d’arrivarvi, e senz’altro le avrebbero incontrate se ancora fossero esistite.

Non mi pare però credibile affermare che questo popolo di donne sia una totale invenzione, visto che 
autori tanto numerosi e tanto importanti le nominano. Ha infatti vasta diffusione la notizia che Ercole fu mandato contro di esse e riportò in Grecia una cintura della loro regina Ippolita, inoltre che gli Ateniesi al comando di Teseo furono i primi a sconfiggerle in campo aperto e a respingerle quando invasero l’Europa; per di piú la battaglia fra Ateniesi e Amazzoni fu dipinta da Micone non diversamente da quella fra Ateniesi e Persiani.

Anche Erodoto ha scritto parecchie volte di loro, e gli oratori ateniesi che tennero discorsi celebrativi dei morti in battaglia fecero menzione con grandi elogi dell’impresa dei concittadini contro le Amazzoni. Se veramente Atropate mostrò ad Alessandro uno squadrone di cavalleria femminile, può darsi che si trattasse di donne barbare addestrate a cavalcare e abbigliate col costume tradizionale delle Amazzoni.
II 98)

La spedizione di Ercole è la nona fatica  impostagli da Euristeo: doveva impadronirsi del cinto d’Ippolita, sovrana delle Amazzoni, e portarlo in Argo alla figlia di lui, Admeta, sacerdotessa del culto di Era. Ippolita, salita sulla nave dell’eroe a parlamentare, aveva accolto la richiesta ma Era, nemica giurata del figliastro adulterino, assunte le sembianze di una di loro, le persuase che i Greci intendevano rapire la regina; presero allora le armi e corsero alla nave ed Ercole, convinto di un inganno, la uccise e con lei molte altre guerriere, poi salpò portandosi via il cinto. 



DIONIGI SCITOBRACHIONE

-  (II - I sec. ac.) - poeta greco
narrò la guerra tra Bacco e le Amazzoni (fr. 32F8 FGrH JACOBI, da Diodoro Siculo III 66, 4)



METRODORO DI SCEPSI 

(140 ac. - 70 a.c.) scrittore e oratore greco
(fr. 4 ibid.) pone le Amazzoni contermini (confinanti) dei Gargari nelle zone pedemontane a nord dei Cerauni nel Caucaso.



TEOFANE DI MITILENE

- (90 ac. - 36 ac. circa) storico greco
(fr. 3 FHG III MUELLER, ap. STRAB. XI 5, 1 sqq.)
asserisce che le amazzoni vivevano nella Scizia oltre il territorio degli Albani (il Dagestan) presso
i Geli e dei Legi di nazione scita, dai quali eran separate dal fiume Mermadali.



DIONISO DI ALICARNASSO 

- (60 ac. - 7 ac.) - storico e retorico greco

orb. descr. 652-62  
Certo nei pressi della Palude Meotide dimorano  i Meoti che le danno nome e le schiatte dei Sauromati,  valente propaggine d’Ares belligero, infatti dal celebre  connubio gagliardo delle Amazzoni sorsero  ch’esse un tempo agli uomini dei Sauromati accordarono  vagando lungi dalla patria discoste dal Termodonte.  
Perciò ne nacquero figli magnanimi che abitano una selva infinita, per entro la quale snodandosi il Tanai sfocia nel centro della Meotide, onde l’Europa separa dal continente dell’Asia:  a occidente l’Europa, ad oriente la terra dell’Asia.  
                                      
La prossima città è Sinope, che prende nome da un’Amazzone. Un tempo l’abitavano i Siri di nobile origine, poi come si racconta alcuni dei Greci che presero parte alla spedizione contro le Amazzoni: Autolico, Flogio e Deileonte, di nazione tessala, poi Abronda di stirpe milesia: costui pare sia stato eliminato dai Cimmeri. Dopo i Cimmeri Coo, poi alla sua volta Cretine, entrambi esuli da Mileto: costoro la colonizzarono insieme  nel tempo in cui l’esercito dei Cimmeri invase l’Asia Minore.

Dal Promontorio Eracleo al Termodonte, un fiume navigabile, 40 stadi, 5,3 miglia. Codesto Termodonte è il fiume lungo il quale si dice abitassero le Amazzoni, che avevano alle sue foci una città di nome Temiscira, attraversata da esso.



IPSICRATE

( I sec. ac.) storico greco(ap. STRAB. ibid.) pone le Amazzoni contermini (confinanti) dei Gargari nelle zone pedemontane a nord dei Cerauni nel Caucaso.

RITO AMAZZONI


DIODORO SICULO

- (80 ac. – 20 a.c.) storico greco
nella sua opera “Biblioteca storica” parla delle Amazzoni e della loro regina Mirina, originarie dell’isola Espera sul lago Tritonide, non lontano dall’Oceano e dalle terre degli Atlantii. Le donne conquistarono tutte le città dell’isola muovendo poi guerra agli Atlantii che erano: “gli uomini più civili tra gli abitanti di quei luoghi, che occupavano una terra fertile e grandi città; e presso di loro dicono che si racconti come la nascita degli Dei sia avvenuta dalle parti dell’ Oceano”.

Il popolo delle Amazzoni è descritto come barbarico e fatale in battaglia: 
 “penetrate nel territorio degli Atlantii, avrebbero vinto gli abitanti della cosiddetta Cerne in battaglia, e piombate addosso ai fuggitivi dentro le mura si sarebbero impadronite della città. La notizia della disgrazia dei Cernei si sarebbe diffusa tra i popoli consanguinei: e si racconta che gli Atlantii, spaventati, consegnarono in seguito a un accordo le loro città, dichiarandosi disposti a fare tutto ciò che fosse loro ordinato; e che la regina Mirina li trattò con mitezza, concludendo un patto di amicizia e fondando, al posto di quella rasa al suolo, un’altra città con il suo nome; e in questa avrebbe stanziato i prigionieri e chi lo volesse tra gli abitanti del luogo. Mirina da parte sua dicono che invase la maggior parte della Libia, e giunta in Egitto concluse un patto di amicizia con Oro figlio di Iside, che era allora re dell’Egitto”.
A questo punto Diodoro racconta di Horus, re d’Egitto ai tempi delle dinastie divine che avrebbero retto molte migliaia di anni prima dell’inizio ufficiale della storia. Il regno di Horus, figlio di Osiride ed Iside, secondo quanto affermato da Diodoro nella sua opera e secondo quanto è desumibile da altre fonti come i frammenti dell’opera storica di Manetone (sacerdote della XXX dinastia, che scrisse una cronologia della storia egizia per i Tolomei, i faraoni di origine Greca), è collocabile all’incirca al tempo della distruzione di Atlantide, ovvero nel X – XI millennio ac.
7. II 44-6
Poiché abbiamo fatto menzione delle Amazzoni, riteniamo non inopportuno discutere di esse, pur se ciò che diremo a causa della sua stranezza parrà. Noi diremmo “in casa”, ma gli Sciti essendo nomadi, il carro faceva per loro le veci di un’abitazione. 
Dunque anche le inflessibili Amazzoni sono donne e perciò soggette all’Eros, sembra dirci sogghignando Erodoto, che certo ricuperò questa saga scitica dalle colonie elleniche del Ponto, ov’era stata resa dai locali acconcia ai parametri della cultura greca simile ad una favola. 
Si dice dunque che, primeggiando lungo il Termodonte una nazione ginecocratica, in cui le donne esercitavano le attività belliche in modo pari agli uomini, una di esse, superiore a tutti per audacia e vigore, ottenesse il potere regio; costei dopo aver costituito un esercito di donne lo addestrò e portò guerra ad alcuni dei confinanti. 
Al crescere del suo valore e della sua fama mosse contro i popoli contermini uno dopo l’altro, e poiché la fortuna non smetteva d’esserle favorevole si riempí d’orgoglio, si dichiarò figlia d’Ares ed assegnò agli uomini la filatura e le arti muliebri casalinghe, inoltre promulgò leggi che le permisero di condurre le donne alle imprese belliche e obbligare gli uomini all’umiliazione e alla schiavitú. 

Se nasceva un maschio, veniva storpiato nelle gambe e nelle braccia, rendendolo inabile alle cose di guerra, invece alle femmine si cauterizzava la mammella destra per evitare che, quando il loro corpo fosse giunto a maturazione,essa creasse impaccio sporgendo, onde avvenne che quel popolo ricevesse il nome di Amazzoni. 
Assolutamente superiore per intelligenza e capacità di comando militare, la regina fondò alle foci del Termodonte una grande città di nome Temiscira e vi costruí una reggia rinomata e, dedicando ogni attenzione alla disciplina durante le sue campagne, soggiogò in breve tempo tutti i confinanti sino al Tanai. Infine dopo aver compiuto queste imprese cadde combattendo eroicamente in una grande battaglia. 

La figlia di lei, continua il racconto, ricevuto il trono emulò la virtú della madre ed in parte la superò colle sue gesta. Stabilí infatti che le ragazze dalla prima giovinezza si provassero nella caccia e quotidianamente praticassero gli esercizi utili alla guerra e indisse grandiosi sacrifici ad Ares e ad Artemide Tauropola. 
Portò l’esercito oltre il Tanai e assoggettò tutte le popolazioni una dopo l’altra sino alla Tracia. Tornata a casa con un grande bottino fondò templi grandiosi in onore dei due dei sopra detti, e poiché governava i sudditi con moderazione ottenne un grandissimo favore. Si spinse anche a sud del Mar Nero e conquistò una gran parte dell’Asia estendendo il suo dominio sino alla Siria. 

Dopo la morte di lei di volta in volta presero il comando donne della sua famiglia, che regnarono brillantemente accrescendo il potere e la fama del popolo delle Amazzoni. Infine molte generazioni piú tardi, quando ormai la fama del loro valore s’era sparsa per tutta la terra, si dice che Eracle, il figlio di Alcmena e di Zeus, ricevesse da Euristeo tra le Fatiche che doveva compiere l’ordine d’impossessarsi della cintura dell’amazzone Ippolita. 
Perciò partí con un’armata, sconfisse le Amazzoni in una grande battaglia e distrusse il loro esercito, impadronendosi d’Ippolita e della cintura e causando la completa rovina della nazione. Infatti i Barbari vicini, pieni di disprezzo perché ormai le guerriere erano deboli e memori delle angherie subíte, continuamente aggredirono il loro popolo, tanto che neppure il nome della stirpe delle Amazzoni sopravvisse.
Pochi anni dopo l’impresa di Eracle, durante la guerra di Troia, a quel che si racconta, Pentesilea, che allora governava le Amazzoni sopravvissute ed era figlia d’Ares, avendo ucciso un congiunto abbandonò la patria a causa dell’empio gesto e, schierata a fianco dei Troiani dopo la morte di Ettore, uccise molti guerrieri greci e si distinse per le sue gesta in battaglia, perdendo alla fine eroicamente la vita per mano di Achille. Si dice che fosse l’ultima delle Amazzoni a primeggiare in valore; dopo di lei la nazione s’indebolí via via sino a diventare del tutto impotente: per questo motivo quando qualcuno nei tempi moderni fà menzione delle loro prodezze, si pensa di solito che questi antichi racconti su di esse siano favole fittizie.  
8. III 53-55 
Dicono che nell’Africa occidentale ai confini del mondo abitato esistesse un popolo governato da donne, che facevano una vita diversa da quella delle nostre. Infatti di norma si occupavano delle cose di guerra ed avevano l’obbligo di prestare servizio militare per un tempo stabilito rimanendo vergini; trascorso 
il periodo della ferma cominciavano a frequentare gli uomini per averne dei figli e gestivano le cariche e tutti gli affari pubblici. 
Gli uomini invece, come da noi le spose, facevano vita casalinga obbedendo agli ordini delle loro conviventi, non servivano nell’esercito, non ricoprivano incarichi e non avevano alcuna libertà d’azione pubblica per evitare che, insuperbitisi, attentassero al potere delle donne. Alla nascita i figli erano affidati agli uomini, che li nutrivano con latte e altri cibi adatti all’età degl’infanti. 
Se si trattava di una femmina, le cauterizzavano il seno perché non si sollevasse quando diventava adulta, infatti ritenevano che due mammelle sporgenti dal corpo fossero un impaccio non da poco per le attività belliche; per questo motivo furono chiamate dai Greci Amazzoni, cioè “prive di seno”. 

Il mito racconta che abitavano un’isola, chiamata Espera in quanto stava in occidente, nel Lago Tritonide. Il lago a sua volta si trovava vicino all’Oceano che circonda la terra, prendeva nome da un 
fiume che sfociava in esso e si chiamava Tritone, ed era pure prossimo all’Etiopia e al massimo massiccio montuoso di quei luoghi, che scende a picco lungo l’Oceano e dai Greci è chiamato Atlante. L’isola che dicevamo era vasta. Ellanico sostiene che andò a Troia dovendo compiere l’impresa richiesta ad un’Amazzone per poter mettere al mondo un figlio. Quinto Smirneo invece scrive che fuggí dalla patria dopo aver ucciso per errore la sorella Ippolita durante una caccia. 
Ditti Cretese nella Storia di Troia, scostatosi dal resoconto canonico della morte di Ettore nel XXII 
dell’Iliade, racconta che l’eroe fu colto in un agguato e ucciso da Achille al ritorno da un abboccamento con Pentesilea, durante il quale l’aveva convinta a schierarsi con i Troiani; la regina, ignara della morte di lui, terrà poi fede ai patti e giungerà a Troia, ove sarà uccisa da Achille.

La fonte di Diodoro è Dionigi Scitobrachione nel secondo libro della sua Storia dell’Africa

"Apollodoro (I 20) scrive che Prometeo aperse con una scure il cranio di Zeus, da cui balzò fuori Atena già adulta e armata di tutto punto, presso il fiume Tritone; piú oltre e piena d’alberi fruttiferi d’ogni genere, dai quali traevano sostentamento gli abitanti. Ospitava anche una gran quantità di bestiame, capre e pecore, che fornivano latte e carne per il vitto, invece non si faceva alcun uso di cereali perché là non erano ancora stati scoperti.


Le Amazzoni, che avevano una forza superiore ed erano avide di guerra, dapprima s’impadronirono di tutte le città dell’isola tranne una di nome Mene, ritenuta sacra, in cui abitavano gli Etiopi Ittiofagi: in essa c’erano ampi crateri che sputavano fuoco ed una gran quantità di quelle pietre preziose che in greco si chiamano ἄνθρακες ossia carbonchi, σάρδια ossia sardoniche, e σµάραγδοι ossia smeraldi. Dopo di esse soggiogarono molte delle vicine nazioni libiche e molte tribú di nomadi e fondarono sul Lago Tritonide una grande città, che dalla collocazione chiamarono Cherroneso, cioè “penisola”.

Movendo da essa misero mano a grandi spedizioni, perché le aveva colte il desiderio d’invadere una buona parte del mondo abitato. I primi contro cui marciarono, a quanto si dice, furono gli Atlanti, la popolazione piú civile di quelle parti, i quali abitavano una terra ferace e ricca di città; presso di essi nei luoghi lungo l’Oceano i loro miti, in ciò concordi coi racconti dei Greci, collocano la nascita degli dei, come esporremo tra breve [cap. 56]. Mirina, che allora governava le Amazzoni, allestí un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, dato che esse amavano oltre misura l’uso bellico del cavallo.

Quale arma difensiva impiegavano la pelle dei grandi serpenti di Libia che hanno dimensioni incredibili, e per l’offesa spade e giavellotti, inoltre archi, con cui erano capaci di colpire non solo di fronte ma anche all’indietro durante la fuga, centrando gl’inseguitori.
Penetrate nel paese degli Atlanti, sconfissero in combattimento gli abitanti di Cerne e precipitandosi 
sui fuggitivi che tornavano dentro le mura s’impossessarono della città; nell’intento d’incutere terrore ai confinanti trattarono i prigionieri in modo crudele, uccidendo gli uomini adulti e facendo schiavi donne e bambini, infine rasero al suolo la città.


IPPOLITA UCCISA DA ACHILLE
Si dice che quando gli altri Atlanti conobbero la disgrazia dei Cernei, sbigottiti consegnarono le città con un accordo e si dichiararono pronti ad eseguire ogni ordine; Mirina comunque li trattò con correttezza, strinse con loro un patto d’amicizia e fece ricostruire una nuova città al posto di quella distrutta collo stesso nome, popolandola coi prigionieri e con i locali che lo volessero. Perciò gli Atlanti le fecero splendidi doni e le decretarono di comune accordo onori memorabili, che ella accettò come prova d’amicizia, dichiarando che avrebbe beneficato la nazione. Poiché i locali erano spesso attaccati dal popolo con termine delle Gorgoni e le consideravano in genere sempre pronte a recar loro offesa, Mirina su richiesta degli Atlanti invase il loro territorio.

Le Gorgoni schierarono contro di lei l’esercito e ne venne una violenta battaglia, vinta dalle Amazzoni che sgominarono gran parte delle avversarie e ne catturarono non meno di tremila. Le altre si rifugiarono in una zona boscosa, che Mirina decise d’incendiare perché voleva annientare completamente quella stirpe, tuttavia non essendo riuscita nel suo intento tornò nei confini del suo paese.

Ma le Amazzoni, esaltate dal successo della giornata, avevano trascurato la sorveglianza notturna, per cui le prigioniere le assalirono e dopo aver sguainato le spade di quelle che con troppa facilità s’erano credute loro vincitrici ne uccisero molte, alla fine però circondate da ogni parte da una moltitudine di nemici furono tutte fatte a pezzi combattendo valorosamente. Le Gorgoni, tornate potenti in séguito, furono sbaragliate una seconda volta da Perseo, il figlio di Zeus, nel tempo in cui erano governate da  Medusa, e definitivamente da Eracle, che cancellò la loro stirpe e quella delle Amazzoni in occasione del suo viaggio nelle terre occidentali, quando pose ai confini dell’Africa le celebri Colonne, perché ritenne assurdo per chi s’era proposto di beneficare il genere umano nel suo complesso tollerare l’esistenza di nazioni in cui il potere era in mano alle donne

Si racconta pure che il Lago Tritonide scomparve a causa d’un terremoto, che ne frantumò le rive lungo la costa oceanica. Quanto a Mirina, percorse gran parte dell’Africa e spintasi sino in Egitto strinse un trattato d’amicizia con Oro, il figlio d’Iside, che allora governava il paese, combatté contro gli Arabi e ne uccise molti, soggiogò la Siria e mandò liberi quei Cilici che spontaneamente avevano ceduto e le si erano presentati con doni dichiarandosi pronti ad obbedire ai suoi ordini, motivo per cui costoro ancor oggi si chiamano Cilici Liberi

Sottomise anche le genti della regione del Tauro, benché fossero di forza superiore, ed attraverso la Grande Frigia scese sino al Mar Mediterraneo dove conquistò una dopo l’altra le regioni costiere, fissando il confine della sua campagna al Caico. Dopo aver scelto nei territori presi colla spada i luoghi piú acconci per la fondazione di città ne fondò molte, fra le quali diede il suo nome ad una sola Mirina in Misia, alle foci del Kodja, alle altre invece quello delle Amazzoni che tenevano le cariche piú alte, ad esempio Cuma, Pitane e Priene. 

Questi furono gl’insediamenti sulla costa, ma altre piú numerose città fondò nell’interno. S’impadroní anche di alcune isole, in particolare di Lesbo, dove fondò la città di Mitilene dal nome della sorella che aveva preso parte alla spedizione. Poi mentre stava conquistando le altre fu sorpresa da una tempesta, ed avendo supplicato la Madre degli Dei di salvarla, fu trascinata sino ad un’isola deserta che, obbedendo ad una visione avuta in sogno, consacrò alla Dea erigendovi altari e compiendovi grandiosi sacrifici. 

L’isola fu da lei chiamata Samotracia, che in greco significa “isola sacra”; alcuni storici però sostengono che si chiamasse dapprima Samo, poi i Traci che vi abitarono per un periodo la chiamarono Samotracia. Il mito racconta che quando le Amazzoni tornarono sul continente la Madre degli Dei, compiaciuta dell’isola, vi stabilí altri abitanti, tra cui i propri figli noti come Coribanti [PLUT. orb. Lun. 944D] (chi sia il loro padre viene indicato nella cerimonia d’iniziazione e non si può qui rivelare [PLAT. Euthid. 277d]). 

La Dea istituí anche i misteri che ora vi si celebrano e stabilí per legge che il santuario fosse inviolabile. In quel tempo Mopso trace, esiliato da Licurgo re di Tracia, invase i territorio delle Amazzoni con un esercito di fuorusciti; all’impresa partecipava anche Sipilo scita, ch’era stato parimenti esiliato dalla Scizia con termine della Tracia. 

Venuti a battaglia, l’armata di Sipilo e di Mopso ebbe la meglio, Mirina la sovrana delle Amazzoni fu uccisa e con lei quasi tutte le altre guerriere. Col passar del tempo, prevalendo di volta in volta i Traci in battaglia, alla fine le Amazzoni sopravvissute ripiegarono in Africa. Questo fu dunque secondo il mito il termine della spedizione delle Amazzoni d’Africa.

Secondo Diodoro Siculo le Amazzoni giunsero, provenienti dal loro regno sul mar nero, in Ircania, ove si racconta che la loro regina, Talestria, copulasse con Alessandro Magno per averne un figlio.  XVII 77, 1)

Diodoro (III 54) elenca l’itinerario delle Amazzoni africane al comando di Mirina:
- Ad ovest contro gli Atlanti e il popolo guerriero delle Gorgoni sino all’Oceano.
- Ad est in Libia, in Egitto, in Arabia, in Siria, in Cilicia, in Frigia, sino a Lesbo e a Samotracia, dove furono sconfitte da Mopso trace e Sipilo scita.
- Raggiunsero anche la Grecia e in Asia Minore  fondarono un gran numero di città, fra cui Cuma eolica (STEPH. BYZ. ethn. s. v. Κύμη 392), Mitilene di Lesbo (DIOD. SIC. III 55, 7), Smirne (PLIN. SEN. V 118) ed Efeso, ove istituirono il celebre santuario e il culto di Artemide. Tracce del loro passaggio rimanevano nei molti monumenti sepolcrali dell’Attica, per tutti l’Amazzonio che sorgeva presso l’Areopago (DIOD. SIC. IV 28, 2), e di altre regioni della Grecia continentale.



STRABONE

- (58 a.c. - 25 ac.) -  geografo greco
nella sua "Geografia" colloca le Amazzoni tra Scizia, Persia e India, riconoscendo però, che le sue fonti sono in disaccordo indicando due regioni diverse. La prima sua fonte, Teofane di Mitilene, che avrebbe compiuto una spedizione in quelle terre, sostiene che le Amazzoni vivrebbero ai confini settentrionali dell'Albania caucasica (odierne Daghestan e Azerbaijan), separate dal fiume Mermadalis dalle terre degli Sciti e dalle altre popolazioni nomadi del Caucaso.

Le altre due fonti invece, gli storici Ipsicrate e Metrodoro di Scepsi, sostengono che le Amazzoni abitassero una valle fra i Monti Cerauni, in Armenia, confinanti con i Gargareni, un popolo di soli maschi con cui le Amazzoni si accoppierebbero per la discendenza di ambedue i popoli.

Ogni primavera le Amazzoni facevano visita ai Gargareni, i quali si offrono ritualmente per accoppiarsi con le donne guerriere affinché possano generare dei figli. L'incontro avviene in segreto, nell'oscurità, perché nessuno dei due amanti possa conoscere l'identità dell'altro. Secondo Plutarco la stagione degli accoppiamenti dura due mesi, ogni anno. Poi le Amazzoni fanno ritorno nei loro territori.
Dei nuovi nati poi, i maschi vengono rimandati nel luogo d'origine e ogni gargareno adulto adotta un bambino senza sapere se sia o meno suo figlio; le femmine, invece, rimangono con le madri e vengono istruite sulla caccia e sulla guerra.

AMAZZONE
 XI 5, 1-4
Prometeo spiega ad Io la strada delle sue peregrinazioni. Le vette compagne degli astri sono quelle del Caucaso; Salmidesso, poi una città tracia, indicava in origine il tratto di costa sudoccidentale del Mar Nero sino al Bosforo, e qui le Simplegadi  e il Mar Nero stesso. Si noti che secondo la versione eschilea le guerriere abitavano a sud del Caucaso prima di spostarsi nel Ponto.

Nei territori montuosi oltre l’Albania si dice che risiedano le Amazzoni. Teofane, che partecipò alla spedizione di Pompeo e raggiunse l’Albania, scrive che fra le Amazzoni e gli Albani abitano i Geli e i Legi di nazione scita, separati dalle Amazzoni dal fiume Mermadali che scorre in quella zona. 

Altri, tra cui Metrodoro di Scepsi e Ipsicrate, che avevano pur essi conoscenza diretta dei luoghi, sostengono che sono contermini dei Gargari e risiedono alle pendici settentrionali del Caucaso nei Monti Cerauni; che per dieci mesi l’anno restano isolate, dedicandosi personalmente alle attività che sono solite praticare: l’aratura, la coltivazione, la pastorizia e soprattutto l’allevamento dei cavalli, le piú valenti con assiduità la caccia e l’arte della guerra; che a tutte sin da bambine viene cauterizzata la mammella destra, in modo che possano facilmente servirsi del braccio per ogni necessità, in particolare per il lancio dei giavellotti; che usano pure l’arco, la bipenne e lo scudo semilunato e fabbricano cappucci, loriche e cinture dalla pelle delle fiere; che infine in due mesi predefiniti durante la primavera salgono il gruppo montuoso vicino che le separa dai Gargari e lo stesso fanno anche questi, in obbedienza ad un antico costume, poi entrambi celebrano sacrifici comuni e si congiungono carnalmente in segreto e nell’oscurità, come càpita, al fine d’aver figli, separandosi dopo il concepimento: se nasce una femmina rimane presso la madre, i maschi invece sono affidati ai padri e ciascuno di loro accetta quello che gli tocca considerandolo proprio, perché non potrebbe mai sapere chi lo sia veramente.

Il Mermoda scende dai monti e scorre attraverso il territorio delle Amazzoni, la Siracene e le regioni desertiche intermedie, sfociando nella Palude Meotide. Si racconta che i Gargari risalirono in questa zona da Temiscira insieme colle Amazzoni, poi si ribellarono alla loro autorità e le combatterono insieme con un gruppo di Traci e con alcuni dell’Eubea ch’erano giunti sin là nei loro vagabondaggi, infine posero termine alle ostilità stringendo un accordo alle condizioni già dette, ossia che s’incontrassero solo per far figli e per il resto vivessero entrambi per i fatti propri.
I discorsi sulle Amazzoni hanno avuto un destino particolare: in tutti gli altri si riesce a separare il  mitico dallo storico, infatti noi chiamiamo miti i racconti antichi, menzogneri e prodigiosi, mentre la storia richiede il vero, antico o moderno che sia, e non conosce il prodigioso, o quasi, ma delle 
Amazzoni si dicono anche adesso le cose prodigiose e incredibili che si dicevano un tempo. Chi mai infatti crederebbe che un esercito, o uno stato, o una nazione di sole donne possa sussistere senza uomini, e non solo sussistere, ma pure prender l’iniziativa di far spedizioni in terra straniera ed avere il sopravvento non solo sui popoli vicini ma anche sugli altri, tanto da giungere sino alla Ionia e da poter spedire un esercito oltremare fino in Attica? 

Sarebbe come se uno dicesse che gli uomini del passato erano donne e le donne uomini. Eppure questo è proprio quanto ancor oggi di esse si riporta: evidentemente le favole antiche hanno un carattere particolare che le rende piú credibili delle moderne.

Comunque sia, sono loro attribuite fondazioni e denominazioni di città, quali Efeso, Smirne, Cuma e Mirina, e si mostrano loro tombe e altri monumenti; inoltre tutti scrivono che Temiscira, la piana del Termodonte ed i monti che la sovrastano appartenevano alle Amazzoni, che poi ne sarebbero state cacciate. Dove si trovino adesso, pochi invece lo dichiarano, e per di piú senz’alcuna prova né credibilità. È come quando raccontano la storia di Talestria, la regina delle Amazzoni che avrebbe 
incontrato Alessandro in Ircania ed avrebbe avuto rapporti con lui per far figli, ma su ciò non c’è alcun’intesa e fra i molti storici quelli che piú hanno a cuore la verità non ne parlano, cosí come i piú fededegni non ricordano nulla di simile, e quelli che la raccontano non vanno d’accordo: Clitarco ad esempio scrive che Talestria partí dalle Porte Caspiche e dal Termodonte per raggiungere Alessandro, ma dal Caspio al Termodonte corrono piú di 1100 km. 

Secondo Strabone il nome Efeso deriverebbe da quello di una regina delle Amazzoni, le quali sarebbero le fondatrici della città.



VIRGILIO

(43 ac. - 17 d.c.) poeta latino
Eneide vv. 659-62 dell’XI l. :
"quales Threiciae cum flumina Thermodontis pulsant et pictis bellantur Amazones armis,seu circum Hippolyten seu cum se Martia curru Penthesilea refert"
Camilla e le sue guerriere sono
pari alle Amazzoni di Tracia quando cavalcano i fiumi del Termodonte combattendo con armi istoriate, o attorno ad Ippolita si raccolgono o al carro che a casa riconduce la marziale Pentesilea”.



GIULIO IGINO 

(64 a.c. – 17 d.c.) scrittore e bibliotecario latino
fab. 21. 30 tit., 10 
Le Dodici fatiche di Ercole impostegli da Euristeo. Dovette sottrarre il cinto ad Ippolita, figlia di Marte e della regina delle Amazzoni Otrera; in quell’occasione prese prigioniera Ippolita e ne fece dono a Teseo.  
22. 112 tit., 3-4 
Elenco di coloro che si sfidarono e vennero a battaglia. Achille combatté con Asteropeo, che fu ucciso; 4 poi con Ettore, che fu ucciso; con Enea, che fu messo in fuga; con Agenore, che fu salvato da Apollo; infine coll’amazzone Pentesilea, figlia di Marte e di Otrera, che fu uccisa.  
23. 163 tit.-1 
Elenco delle Amazzoni. 1 Ociale, Diossippe, Ifinoe, Sante, Ippotoe, Otrera, Antioche, Laomache, Glauce, Agave, Teseide, Ippolita, Climene, Polidora, Pentesilea.  
24. 225 tit., 2 
Elenco dei fondatori di templi degli dei. L’Amazzone Otrera, moglie di Marte, fondò in Efeso il tempio di Diana, che poi dal re... restaurarono.  
25. 241 tit.-1 
Elenco di coloro che uccisero la propria moglie. 1 Teseo, figlio di Egeo, che uccise l’Amazzone Antiope ottemperando ad un responso di Apollo.

Igino sostiene che l'Artemision fu fondato dalle Amazzoni.



PLINIO IL VECCHIO

- (23 ac. - 79 dc.) - scrittore e ricercatore romano
sostiene che la fusione fra le due popolazioni, Amazzoni e Sarmati avrebbe originato  una ginecocrazia ovvero una società matriarcale.

Sostiene pure che la città di Smirne fu fondata dalle Amazzoni.

Ritiene l'Artemision fondato dalle Amazzoni, e lo descrive: “il tempio nella sua totalità è lungo 126 m e largo 67, si regge su 127 colonne fatte costruire ognuna da un re diverso ed alte quasi diciotto m, delle quali 37 scolpite, una ad opera di Scopa. L’architetto fu Chersifrone”.



PUBLIO PAPILIO STAZIO


- nella Tebaide, composta nel 92 d.c., al XII canto, Stazio cita le Amazzoni:

"Seguon poi le Amazzoni sicure,
ancorchè vinte; né si mostran donne
né quali donne si lagnano; alle preci
sdegnano di piegarsi, e cercan solo
della vergine Palla il culto e il tempio
."


PLUTARCO 

- (46 dc. - 125 dc.) - biografo, scrittore e filosofo greco
afferma che le Amazzoni abbiano come capitale del loro regno Temiscira, che sorgeva lungo le rive del fiume, e descrive un aiuto delle Amazzoni al popolo dei vicini Albani contro le forze di Gneo Pompeo Magno nel corso della fase finale della III guerra mitridatica (65 ac.).fino alla costa del Mar Nero nell'Anatolia centro-settentrionale (regione del Ponto), il che significa che ancora nel 65 a.c. esistevano le amazzoni.

(Thes. 26-28)
REGINA DELLE AMAZZONI
"A quanto riportano Filocoro ed alcuni altri, Teseo navigò il Mar Nero insieme con Ercole per portar guerra alle Amazzoni e dopo la vittoria ricevette come bottino Antiope. La maggior parte degli autori tuttavia, tra cui Ferecide, Ellanico ed Erodoro, sostengono a maggior ragione che andò da solo con una sua flotta dopo che già c’era stato Ercole e prese lui prigioniera la giovane: infatti di nessuno degli eroi che l’avrebbero accompagnato nella spedizione si racconta che abbia catturato un’Amazzone.

Bione per parte sua scrive che la rapí coll’inganno e scappò via: infatti le Amazzoni, cui piacciono naturalmente i maschi, non fuggirono quando Teseo approdò alla loro terra, anzi gli mandarono doni
ospitali, ma egli invitò la donna che glieli portava a salire a bordo e, quando fu salita, diede ordine di prendere il largo. 

Un tal Menecrate, che pubblicò una Storia di Nicea, la città della Bitinia, dice che Teseo quando già aveva preso possesso di Antiope si trattenne alquanto nel paese; con lui c’erano tre giovani ateniesi, di nome Euneo, Toante e Soloente, ch’erano fratelli ed avevano partecipato all’impresa.
Quest’ultimo s’era innamorato di Antiope ma non l’aveva detto a nessuno tranne che ad un amico, il quale lo rivelò ad Antiope durante un incontro: ella respinse con decisione la proposta ma non se n’ebbe a male e saggiamente non la denunciò a Teseo.
Quando però Soloente, venuto a sapere dell’accaduto, si gettò in un fiume e annegò, Teseo fu informato della causa del suo gesto e s’addolorò della disgrazia del giovane, poi contristato richiamò alla mente un vaticinio ricevuto in Delfi dalla Pizia: quando si trovasse afflitto da un grande dolore in terra straniera, doveva fondare in essa una città, lasciandovi a capo alcuni del suo séguito. Cosí fece e la città che fondò in ringraziamento del dio fu chiamata Pitopoli e Soloente il fiume vicino in onore del giovane.

Lasciò pure i due fratelli di lui coll’incarico di governarla e fare le leggi, e con essi Ermo, un membro della classe ateniese degli Eupatridi; in séguito gli abitanti di Pitopoli, collocando scorrettamente l’accento circonflesso sulla seconda sillaba del suo nome, hanno trasferito al dio la gloria dell’eroe e chiamato un luogo della città “Casa di Ermete”. 

Il ratto fu dunque il motivo palese della Guerra delle Amazzoni, che risulta non esser stata affare di poco conto né di donnicciole, perché le guerriere non si sarebbero accampate nel centro della città e non avrebbero dato battaglia a corpo a corpo per la conquista della Pnice e del Museo, se prima non fossero penetrate in essa dopo aver facilmente conquistato la regione. 

Alla notizia di Ellanico che arrivassero dopo aver passato il Bosforo Cimmerio reso solido dal ghiaccio, è arduo prestar fede, ma che si siano accampate quasi nel cuore della città è testimoniato sia dai nomi dei luoghi sia dai sepolcri dei caduti. 

Per molto tempo esitarono entrambi, indugiando a prender le armi, ma alla fine Teseo istruito da un vaticinio fece un sacrificio a Fobo ed attaccò battaglia. Lo scontro, che avvenne nel mese di Boedromione, ha dato origine alle Feste Boedromie ancor oggi celebrate in Atene.
Clidemo, preoccupato d’accertare ogni dettaglio, osserva che l’ala sinistra dell’esercito delle guerriere volgeva verso il luogo dove ora sorge il Santuario delle Amazzoni e l’ala destra giungeva alla Pnice di fronte al sacello di Crisa. 

Con quest’ultima si scontrarono gli Ateniesi che piombavano sulle Amazzoni dal Museo; le tombe dei caduti in questa fase del combattimento si trovano lungo il viale che conduce alla porta urbica ora detta del Pireo presso il sacrario dell’eroe Calcodonte: cedettero infatti alle donne guerriere e furono ricacciati sino al tempio delle Eumenidi [alle radici dell’Areopago, invece i rinforzi provenienti dal Palladio, dall’Ardetto e dal Liceo respinsero la loro ala destra sino all’accampamento e ne uccisero molte. Dopo quattro mesi di ostilità fu raggiunto un accordo grazie ad Ippolita: cosí infatti si chiamava la convivente di Teseo, e non Antiope. Alcuni affermano che cadde combattendo al fianco di lui, colpita da un giavellotto scagliato da Molpadia, e che la stele presso il tempio di Gea Olimpia fu posta in suo ricordo. 
Altri invece, e non è singolare che esistano versioni discordanti di questi fatti data la loro alta antichità, dicono che Antiope fece trasportare di nascosto le Amazzoni ferite a Calcide perché vi fossero curate, e che alcune sono colà seppellite in quello che ora si chiama il Santuario delle Amazzoni. 

Che la guerra sia finita con un accordo è comunque testimoniato da un luogo presso il Teseo che ha il nome di Posto del Giuramento, e dal sacrificio in onore delle Amazzoni che sin da tempi remoti si celebra prima delle Feste Tesee.
Anche i Megaresi esibiscono un sepolcro delle Amazzoni nel loro territorio, presso il cosiddetto Rú per chi proviene dall’agorà, dove sorge la Losanga.
Si racconta pure che altre siano morte in Cheronea e sepolte lungo un fiumiciattolo, che anticamente a
quanto pare si chiamava Termodonte e ora Emone, ma di esse già si scrisse nella Vita di Demostene.

Sembra che neppure la Tessaglia sia rimasta indenne dal passaggio delle Amazzoni, perché loro tombe sono mostrate ancor oggi presso Scotussa e Cinocefale. Questi fatti storici parve giusto ricordare delle Amazzoni.
Il motivo dell’aggressione addotto dall’autore della Teseide che cioè Antiope avrebbe attaccato Teseo coll’aiuto delle Amazzoni del suo séguito perché egli voleva sposare Fedra, ed Ercole le avrebbe poi uccise, appare viceversa chiaramente una finzione mitologica. 

Dopo la morte di Antiope, da cui aveva avuto un figlio di nome Ippolito, secondo Pindaro invece Demofonte, Teseo sposò Fedra. Poiché non esistono discordanze fra gli storici e i poeti tragici intorno alle sventure che coinvolsero la donna e il figliastro, bisognerà ammettere che si siano svolte come tutti costoro le hanno descritte".
(Nelle laudes Athenarum bisognava ovviamente scagionare l’eroe nazionale dall’accusa infamante d’esser un rapitore di donne).  

Secondo Plutarco le Amazzoni stavano in Ircania, ove si racconta che la loro regina, Talestria, copulasse con Alessandro Magno per averne un figlio.



TACITO

- (52 dc. - 120 dc.) - storico, oratore e senatore romano
ann. III 61.
Siamo nel 22 p. (III 52). In molte città greche dell’Asia minore s’era arbitrariamente esteso a templi privi dei titoli necessari lo ius asyli (da ἀ privativo e σύλη: “bottino”, era il privilegio dell’ inviolabilità di alcuni luoghi sacri), onde vi trovava ricetto il peggior canagliume con grave intralcio della giustizia. Si comanda perciò a tutti quelli che vantavano tale diritto di mandare a Roma un’ambasceria colla documentazione necessaria e Tiberio, che stava in quel momento appropriandosi del potere effettivo, per offrire un contentino ai senatori, osserva in maniera del tutto inverosimile Tacito (III 60), affida loro l’incarico di esaminare e di decidere questa sinecura. Prima a parlare la delegazione di Efeso, ove sorgeva il celebre tempio dell’Artemision, una delle “Sette meraviglie” dell’antichità. L’inaccessibilità del santuario efesino è fatta risalire ad un’interpretazione campanilistica del luogo di nascita di Apollo e Diana (che il mito collocava nell’isola di Delo anticamente detta Ortigia) evidentemente fondata sulla casuale omonimia di un bosco sacro locale; il Cencreo è un fiumiciattolo della zona non piú identificabile. Poi nel bosco sacro trovò rifugio Apollo dopo aver ucciso per vendetta i Ciclopi, i quali avevano fabbricato il fulmine con cui Zeus aveva abbattuto il figlio di lui Asclepio, nel timore che la sua maestria medica rendesse immortali gli uomini

"Per prima si presentò a parlare la delegazione degli Efesini, i quali sostennero che Apollo e Diana non erano nati, come comunemente si credeva, a Delo, bensí nella loro regione, nella Selva Ortigia presso il fiume Cencreo, dove Latona sul punto di partorire s’appoggiò ad un ulivo ancora esistente e diede alla luce i due dei. 

Poi il bosco per divino volere fu dichiarato inviolabile e Apollo in persona vi riparò, dopo aver ucciso i Ciclopi, per evitare l’ira di Zeus. 
In sèguito Bacco, che aveva sconfitto in guerra le Amazzoni, risparmiò quante di loro s’erano rifugiate supplici sull’altare. 
Ercole, quando s’impadroní della Lidia, accrebbe i privilegi religiosi del santuario, che non subirono alcuna riduzione durante il predominio persiano e neppure sotto i Macedoni, infine subentrammo noi Romani che li confermammo".



PAUSANIA

(110 dc. - 180 dc.) scrittore e geografo greco
I 2, 1 
Chi entra in città (Atene) incontra il monumento funebre di Antiope. Pindaro  dice che fu rapita da Piritoo e da Teseo, questo invece racconta di lei Egia di Trezene  nel suo poema epico: Eracle assediava Temiscira sul Termodonte ma non riusciva da espugnarla, Antiope s’innamorò di Teseo, che partecipava alla spedizione di Eracle, e consegnò la città; questo dunque scrive Egia. Gli Ateniesi però dicono che quando le Amazzoni invasero l’Attica Antiope fu colpita con un dardo da Molpadia, la quale poi fu uccisa da Teseo; in Atene esiste anche la sua tomba. 

Secondo Pausania l'Artemision fu fondato da Teseo, ma la stragrande maggioranza degli autori sostiene che fu fondata dalle Amazzoni, del resto grandi seguaci della Dea Artemide.

I 1, 2, da Egia di Trezene,
conosce una versione favolistica “mista” (nel senso di Filocoro), che è una variante del tema del “tradimento per amore”: assediando Ercole Temiscira insieme con Teseo, Antiope, innamoratasi di quest’ultimo, consegnò la città.

Sempre per Pausania Pitteo fondò a Trezene il più antico tempio greco, quello di Apollo Teario. Quando Egeo, re d'Atene, si recò da lui per farsi spiegare un oscuro responso dell'oracolo delfico, Pitteo comprese che il figlio di Egeo sarebbe divenuto un grande eroe e per questo lo fece ubriacare e lo mandò a letto con sua figlia Etra, che diede alla luce Teseo. Pitteo tenne il nipote fino a sedici anni. Divenuto re di Atene, Teseo mandò il figlio Ippolito, avuto dall'Amazzone Antiope a vivere con Pitteo che lo adottò come suo erede al trono di Trezene.

                                      

CURTIO  RUFO 

(dibattuto tra il I e il IV sec. dc.) storico latino
VI 5, 24-32

Come già è stato detto , ai confini del territorio degl’Ircani abitavano le Amazzoni, nella piana di Temiscira presso il Termodonte.  A quel tempo la loro regina si chiamava Talestri ed esercitava il suo potere su tutte le popolazioni fra il Caucaso e il Fasi. Costei, presa dal desiderio di visitare il sovrano, uscí dai confini del regno e, quando fu nelle vicinanze del campo di Alessandro, si fece precedere da messaggeri incaricati di riferire ch’era arrivata una regina molto desiderosa d’incontrarlo e di conoscerlo.  
Ottenuto súbito il permesso di raggiungerlo, ordinò al resto del sèguito di fermarsi dov’era e si fece avanti scortata da una schiera di trecento donne. Non appena lo vide, balzò giú da cavallo tenendo nella destra due giavellotti. 


VENERE AMAZZONE
La veste indossata dalle Amazzoni non copre tutto il corpo perché il tronco è velato ma sulla sinistra il seno resta nudo, e il tessuto, raccolto in un nodo, non scende oltre le ginocchia. Lasciano intatta una mammella per allattare le figlie femmine, cauterizzano invece l’altra per poter piú speditamente tendere l’arco e vibrare la lancia.

Talestri fissava il re con volto impavido, percorrendo collo sguardo la sua figura che non corrispondeva per nulla alla fama delle sue imprese: è vero infatti che tutti i barbari venerano la maestà dell’aspetto e ritengono capaci di grandi cose solo coloro ai quali la natura volle donare una grande bellezza fisica
Alla fine, interrogata sul motivo della sua visita, senza esitare dichiarò ch’era venuta per avere da lui 
una figliolanza, visto che si riteneva degna di dargli un erede del suo impero: se fosse nata una femmina l’avrebbe tenuta lei, avrebbe invece restituito al padre l’eventuale maschio.

Alessandro le chiese se voleva entrare al suo servizio nell’esercito ma Talestri rifiutò sostenendo che aveva lasciato il suo regno incustodito, e tornò a proporgli la sua richiesta, pregandolo di non 
congedarla senza aver esaudito la sua speranza. La bramosia amorosa della donna, piú viva di quella del re, ottenne infine ch’egli accettasse una sosta di alcuni giorni, tredici precisamente, per soddisfare il suo desiderio. Trascorsi i quali, ella tornò al suo reame ed egli riprese la marcia verso la Partia.



AMMIANO MARCELLINO

(330 dc. - 397 dc.) storico romano di origine greca
 XXII 8, 17
“Il prossimo fiume dopo questi è il Termodonte, che nasce dal monte Armonio e attraversa i territori boscosi di Temiscira, dove un tempo le Amazzoni furono costrette per necessità a migrare”),

IS. HISP. or. XIV 3 37: 
“la piana di Temiscira un tempo abitata dalle Amazzoni”.


GAIO MUSONIO RUFO

Il filosofo etrusco (30 - 100 d.c.) predicò che fosse data alle donne la stessa educazione filosofica che si dava agli uomini:
"Che poi le donne abbiano a che fare anche con azioni di lotta armata lo rese manifesto la stirpe delle Amazzoni, le quali sterminarono con le armi molti popoli; sicché se qualcosa a questo fine manca alle altre donne è piuttosto la mancanza di esercizio che l’esserne per natura incapaci. Se le virtù dell’uomo e della donna sono le stesse, è allora del tutto necessario che convengano ad entrambi identico allevamento ed identica educazione".

Anche qui le Amazzoni non vengono presentate come mito ma come storia.


GAIO GIULIO CESARE

Quando si rivolse al senato per ottenere un esercito onde combattere nelle Gallie, un suo avversario lo apostrofò schernendolo:
"Come pretendi di poter guidare un esercito, tu che sei una donna?"
Ora Cesare era della fazione dei "populares" cioè dei plebei pur essendo di origini nobili, e il suo avversario era degli "optimates" essendo nobile e dalla parte dei nobili. Ma la sua frase riguardava il fatto risaputo che Giulio Cesare avesse frequentazioni sessuali sia con donne che con uomini. Fin qui non ci sarebbe stato niente di male se gli uomini da lui contattati fossero stati efebi (cioè essere pedofili), mentre era uno scandalo tra due uomini adulti. Cesare però che aveva una grande sicurezza di sè non se la prese affatto, anzi rise e rispose:
"E se anche fossi una donna? Semiramide era una donna e conquistò l'oriente, e le Amazzoni che erano donne hanno conquistato l'Asia".
E' evidente che Cesare non stava raccontando un mito ma che all'epoca era ancora considerata una realtà, altrimenti non avrebbe avuto senso dirlo o l'altro l'avrebbe facilmente confutato come storiella inverosimile.
Il fatto è che nè i Greci nè i Romani considerarono mai falsa questa storia, troppo vicina a loro per poterla liquidare come una favola.

Si può ancora affermare, senza follia o malafede,  che non esistano abbastanza fonti che testimonino il fenomeno dell'amazzonismo?





ARTICOLI CORRELATI



0 commenti:

Posta un commento

 

Copyright 2012 All Rights Reserved Matriarcato e Matriarchy