venerdì 19 aprile 2013

MITO DI PERSEO



PERSEO DEL CELLINI

Louis Cattiaux:
Il ronzio e i sopori dei chiostri sono da temere quanto le tentazioni del mondo.”



LA PROFEZIA

D’inverno le giovani sacerdotesse alimentavano il fuoco nel tempio, l’aria gelava le mani e l’alito usciva con uno sbuffo bianco che le faceva ridere, ridevano per un nulla, e si davano spinte sfiorandosi coi capelli. A volte cadeva un insolito silenzio, come se il vento sussurrasse i misteri del mondo, e all’improvviso erano serie, coi volti in attesa.

- Noi, le sacerdotesse adulte, sapevamo perché. In quei giorni recitavamo le Novene del Vento del Nord, e qualcuna riceveva il vento nel sogno, e le mostrava il mondo com’era. Così ci sedevamo sul tripode e parlavamo per oracoli, davamo indicazioni, consigli, medicine, e la pace a chi soffre.

- Nel paese lo chiamavano il nono mese della Dea, quando la Madre gravida apriva la strada ai vivi e ai morti per l’eterno ciclo della vita. Per tutti era il mese dei morti, per noi era la Porta del Vento del Nord, che parla più chiaro in luna piena, e si spegne in luna nuova con una pace profonda. Ponevamo le domande degli uomini sotto al cuscino delle più giovani, e accadeva talvolta che fosse una delle piccole a sognare la risposta, allora capivamo che sarebbe stata una sacerdotessa, perché la Madre era in contatto con lei: la figlia del vento. -

Poi venne Perseo, e gli uomini dissero che le sacerdotesse vaneggiavano, e il fatto che tenessero i serpenti ai piedi della Dea non portava nulla di buono, e che la Dea dei serpenti era una strega.



PERSEO

- Perseo, splendido e puro eroe, tu sei ciò che è più nobile sulla terra, quello da salvare perchè salva il mondo, il figlio che non rinnega la madre per essere virile, e non trova che la donna debba essere sacrificata per stare in pace. Tu non vuoi la piatta e insulsa quiete dell’anima, tu vai oltre e affronti la guerra, proprio tu, giovane eroe designato, eterno viandante come Ulisse, che supera le colonne d’Ercole, o come Sansone, che abbatte le colonne del Tempio.

- Combatti per superare i limiti che t’incatenano e accecano come sansone, e traversi il mare per regioni inesplorate, come Ulisse, e come loro ci lascerai la vita, o l’anima, perché le colonne biunivoche, bianca e nera nel tempio massonico, colombe e corvi nella Porta Magica di Piazza Vittorio a Roma, sono i parametri del bene e del male che ci lacerano e proteggono, magari separati da noi stessi, ma immortali.

- L’albero del bene e del male deve essere superato, per giungere a quello multicolore della vita, guardato dalle spade fiammeggianti dei cherubini senza sesso. -

- Come Edipo sei destinato a uccidere il re padre (per altri lo zio), destino ancora una volta deciso dall’oracolo fatale, ma non ti giaci incestuosamente con la madre, bensì vai a liberarla. -



IL MITO 

Narra la leggenda che ad Acrisio fosse predetta la morte ad opera del nipote, ma A-crisio (=senza oro) è uomo a metà, senza l’oro della coscienza, per cui rifiuta di morire. Vuole essere immortale e tenta, come Laio, di deviare il fato. Non comprende che la morte fatale non è umana ma divina, che è morte e inizio insieme, che è morte-iniziatica, fine e inizio del nuovo ciclo.
Così tradisce il fato, che non può essere tradito, ma solo scaduto di livello. Come Laio, per non accettare la morte voluta dal fato incorre nella rovina. La sua unica figlia, Danae, è stata l’amante del fratello gemello, (era l'epoca in cui gli zii si facevano senza scandalo le nipoti, il che la dice lunga) eppure non ha partorito. Un oracolo ha predetto che il figlio di Danae l'avrebbe tolto dal mondo dei vivi.

Il re potrebbe allevare con amore l'eventuale nipote, e di fronte all’amore anche il fato piega la testa, e se non la piega lui è importante che non la pieghiamo noi. Una madre avrebbe sfidato il fato per amore della figlia: Demetra docet. Acrisio invece rinchiude Danae nella torre dalle porte di bronzo, guardata da ferocissimi cani, affinchè non possa accoppiarsi, e generare un figlio che l’ucciderebbe.

Ma cos’è una porta metallica per il potente Zeus, il grande inseminatore? Si trasforma in pioggia d’oro e ingravida la non più vergine Danae. Non ricorda Rea Silvia imprigionata e stuprata da Marte? Si vede che non sapevano inventare cose nuove, o che l'avevano per vizio, lo stupro, e pure la mania di chiudere le fanciulle nelle torri. O erano torri esse stesse… Turris eburnea… Rea però era vergine, perché i Romani erano più bacchettoni degli antichi greci.

Turris eburnea è appellativo della Madonna, e c’è pure il detto: chiudersi in una torre d'avorio, che ha a che vedere con la Dea Cattolica? Vuoi vedere che si riaffaccia il candido disco notturno della Mater Deorum? Solo che anziché andare nelle grotte va nella torre, e non ci va… ma ce l’hanno messa gli uomini.

Poiché gli Dei non falliscono un colpo, Danae partorisce Perseo e Acrisio è sempre più spaventato, Zeus o non Zeus l’oracolo è stato chiaro, ma si tratta della figlia, e farla fuori pare brutto. Allora la pone col figlio in un’arca e la getta in mare, com’è buono lui, ma i due navigano meglio d’una ciurma di marinai.

Anche questo era un vizio: Noè, Mosè, Romolo e Remo, Osiride, Krishna, tutti “salvati dalle acque”. Salvati perchè ci erano stati buttati, e perchè avevano avuto fortuna. Che abbia un significato anche questo? Forse si, ma secondo l’alchimia dalle acque non ci si deve salvare. Si devono traversare, anche se sono “acque corrosive”. Cosa corrodono non lo dice, magari tutte le impalcature che la mente si costruisce.

Giungono su un’isola e chi li trova non vuole rogne e non se li tiene ma li spedisce al fratello re Polidette. Sembra che Danae, che pure ha i suoi annetti, sia ancora sulla cresta dell’onda, perché il re Polidette la vuole sposare, ma lei fa la difficile. Si deve capire, dopo quel bonazzo di Zeus non si accontenta.

Il sovrano affronta un ostacolo alla volta, intanto cerca di sbarazzarsi del giovane Perseo, che come tutti i figli è geloso della mamma, e lo manda in missione. Una cosina da niente, deve portargli la testa della Medusa, e lui sposerà un’altra restituendogli la madre. In quanto al consenso di Danae, Polidette non ne ha bisogno, gli Dei sono di esempio, dove sta scritto che per farsi una donna occorra il suo benestare?

Perseo abbocca, in fondo se Zeus è suo padre l’aiuterà, sempre che la madre non gli abbia contato balle. Ma della madre si fida. Si sa che gli Dei non sono cortesi con le amanti, ne fanno alberi, rocce, fontane, ragni e schifezze varie, se va meglio le appiccicano in cielo come stelle, ma per i figli maschi hanno riguardo. Infatti Perseo è servito di tutto punto: scudo a specchio, elmo che lo rende invisibile, falcetto, sacca, e un calzare alato di Hermes. Diciamola tutta, di suo non ci ha messo granchè.

E' vero che la Gorgone pietrificava, che ha dovuto camminare all’indietro e guardare nello specchio per decapitarla, ma non lo facciamo continuamente coll'auto a marcia indietro nei divieti di transito? C’erano le sorelle della Gorgone altrettanto temibili, però volava e non faceva rumore, era invisibile, insomma l’uccide senza un graffio.

Facile, l’avrebbe potuto fare il garzone del fornaio, fosse stato figlio di Zeus.... Poi ficca la testa nella sacca e ci ammazza un po’ di gente che gli dà fastidio, di più, ci prende gusto e fa una carneficina, finchè Atena scocciata non la richiede così la smette di far danni. E si che come Dea della guerra non è tanto tenera.



MRDUSA
Coro di Perseo:

Nell’orrido sotterraneo,
colonne torte come serpi,
mura umide e corrose,
gemiti soffocati,
o è il sibilo vento,
nelle volte del tempio.
Un lucore di squame,
come lame affilate,
rivoli di bava sulle rocce.
C’è un miasma putrido, una nebbia
che sa di malvagità e di morte.
Per la prima volta Perseo
conosce la paura, e dispera.


Perseo:

Il giovane eroe avanza volando lentamente, molto lentamente, all’indietro, sul terreno viscido, attento a non urtare qualcosa o qualcuno che possa avvertire la sua presenza. Respira appena, le pupille dilatate dal terrore, scruta nello specchio di bronzo, le dita strette al falcetto d’argento e i capelli biondi sudati. Deve essere vicino, perché scorge le statue pietrificate degli eroi, e i volti attoniti. Il terreno è scuro di sangue e pezzi d’ossa sbucano dal suolo melmoso, forse la Gorgone divora le sue vittime. Per farsi coraggio invoca la madre adorata, la migliore delle madri, la più tenera delle madri, che lo ama più della vita stessa, e nessuno l’amerà mai come lei.


Coro di Danae:

Figlio del Sole e della Luna,
adorato figlio, ti seguo col cuore
nell’oscura profondità della paura;
sei solo, e non mi senti, ma sono con te.
Non perderti nel buio Mondo delle Madri,
sii sincero con te stesso,
conserva lo spirito vigile
e nulla potrà toccarti.
Hai scelto la strada più dura,
la più vera, che pochi uomini osano.
Colpisci e non guardarti indietro,
ma osserva il falcetto d’argento,
esso suggerirà il modo.
Sii come il sole a mezzogiorno,
fisso nel cielo come l'astro lucente. -


Perseo:

Il figlio di Danae vede appena nella nebbia verdastra; sullo specchio ambrato scorge serpi sul terreno, ombre sui muri, occhi senza pupilla, pozze d’acqua fumante e teste mozze. Non ha paura di battersi, è un eroe e sa rischiare la vita. La madre ha detto che ha sangue divino, e sua madre non mente mai. Ma lì i mostri sono inafferrabili, fantasmi che mutano forma, si dissolvono e riappaiono. Lo sfiorano artigli, cadaveri sfigurati, mani scheletriche, e il cuore batte all’impazzata. Finalmente scorge la Medusa: serpi velenosi sul capo, lingua come fiamma avida, occhi senza iride, corpo da rettile. I passi rallentano, guarda attento a non toccar la terra, non un rumore che metta all’erta le mostruose sorelle, antichissime Dee, nate prima dello stesso Zeus.


Coro delle Gorgoni:

Tre sorelle tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori.
Tre sorelle, tre Augralidi, alito ardente del Drago.
Tre sorelle, tre Parche, regine del sole che nasce, che cresce e che muore.
Tre sorelle, tre Graie, necessarie e fatali, madri degli esseri senzienti.
Tre sorelle, tre Moire, respiro dell’universo immutabile,
Tre sorelle tre Norne, barca lunare degli eroi che accettano la morte,
Calderone confuso dei non-viventi, che rifiutano la morte.
Tripode sacro della sacerdotessa oracolante,
Antro delle ninfe ove si giocano sorti e mutamenti,
Iniziatrici del Sacro Mistero di vita e morte, per l’eternità.
Tre sorelle, tre Gorgoni, incubo dei sogni e sveglia dell’alba,
Noi siamo TRE, eppure UNA, eterna luna del mondo occulto.


Zeus:

Il Dio degli Immortali, dall’alto dell’Olimpo, osserva l’eroe solare, bello come un dio, leale e generoso, il più bello tra gli uomini, e ripensa all'incontro con Danae la splendida, chiusa nel bozzolo della fredda torre. Ne ricorda le chiome sparse, bionde come grano maturo, il volto pallido che non vede il sole, gli occhi d'acquamarina, disperati nella solitudine.

Riversa sul letto dorme sonni inquieti, la veste bianca ondeggia sul candido seno, le mani afferrano il lenzuolo, e le labbra piene mormorano parole confuse. Vittima innocente d’un antico oracolo, condannata senza processo, capro espiatorio dell’iniquità degli uomini, perla eternamente racchiusa nelle valve della torre ove non penetra luce, trasale al ringhiare dei cani.
Zeus si commuove, per una volta, e sente l’aura divina, di fuoco accecante, sciogliersi come neve al sole. Che trasformazione è mai quella? Non è estraneo alle metamorfosi, ma quel mutamento non ha forma: uno scioglimento languido, una tensione che slabbra, un movimento che si dispiega e svanisce, un lungo pianto d’amore.
Zeus si fa acqua, goccia a goccia si fa pioggia, e il creato si ferma, sospeso all’incanto. La luce del sole è più bianca, le nuvole immote, il vento tace. Una pioggia dorata penetra nella torre, pagliuzze d’oro sulle pareti scure d’umidità e muffa. Lavano la pietra impolverata dal tempo, scivolano su Danae, inzuppano la veste disegnandone le belle forme, bagnano il viso, le labbra, gli occhi socchiusi, e il grembo. Danae dorme, ma le mani non stringono più il lenzuolo, il respiro è più lungo, e le morbide labbra non tremano più, piegate in estatico sorriso. Finalmente conosce la pace.

- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -


Perseo:

Il figlio di Zeus ha paura, la mano irrigidita sullo specchio da cui l’antica Gorgone lo fissa cupa, e la mano che stringe il falcetto è fredda come la morte. Ogni passo l’ha indebolito, riportato al passato, e l’anima sua è d’un bimbo smarrito. Invoca la madre, è fragile e solo. L’aria si muove lenta come olio, e la luce delle fiaccole evoca miraggi. Per un attimo guizza un filo lucente tra lui e la Gorgone, ora le è vicino, non ha più corpo di rettile, ma una gamba disossata sul terreno, e un’altra flette nell’aria, e braccia snodate come serpi. Gambe e braccia girano come una ruota infinita, l'antica ruota del divenire, finchè dalla carne flaccida e retinosa vede colare sangue: il mestruo della Dea!

- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -

GORGONE
Perseo è annientato, sta per urlare, quel sangue è il suo sangue, qualcosa dentro si spacca, e non potrà ricomporlo mai più. Vede il filo d’argentea bava che lo lega a Medusa, e non lo sopporta. Lo specchio ha un guizzo, scivolano le mani sudate, qualcosa gli dice che deve recidere il legame, ma è troppo giovane, si sentirebbe troppo solo. Per misteriose ragioni la Gorgone è legata a sua madre, recidere il filo è staccarsi da lei. Perseo stringe i denti e chiama a raccolta le ultime forze. Senza guardare vibra il falcetto d’argento, e la testa cade giù, come una vite tagliata. Il resto è sogno: afferra un serpe che s’agita sul capo mozzo e trascina la testa nella sacca. Può voltarsi, e sorvola veloce il sotterraneo. Finalmente rivede la luce del sole, ora il petto ansima, sente di nuovo il corpo e il sangue che scorre veloce, a lenire fatica e paura. Ora la testa della Gorgone è un’arma, con essa vince i nemici, uccide il re e libera la madre.

- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -

- Atena, dunque - scrive Luciano - sullo scudo risplendente
come su uno specchio, gli fa vedere l’immagine
di Medusa, e lui allora, presala con la sinistra per i capelli,
con l’occhio fisso alla sua immagine, tenendo nella destra la scimitarra,
gli tagliò la testa, e prima che si svegliassero le sorelle, se ne volò via
. -


Coro di Danae:

- Splendido figlio, il più bello sotto al sole, da quando Zeus si fece acqua per me,
conosco i segreti della terra e del cielo. Ero con te nell’antro buio, ma non mi hai vista;
il falcetto lunare delle antiche sacerdotesse, l’antico potatore, luccicava come acqua alla luna,
ma non l’hai visto, intento alla Gorgone. Il filo d’argento non è stato reciso,
il legame antico è ancora intatto, hai tagliato la testa della Medusa,
ma il legame non s’è scisso. La porti con te come fardello di pene,
fiero e glorioso della vittoria, ma il peso ti stronca il cuore.
Non ti resta che odiarla, Figlio stupendo, dipendi in tutto da lei. -


- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -

Perseo:

Ora è libero, è un eroe, ed è re. Dal sangue della Medusa è uscito il Pegaso, il favoloso cavallo lunare che lo sottrae alle battaglie e alla morte. Ora vola come vuole, ma quando tocca terra il peso della Gorgone l’immobilizza.


Coro di Atena:

- Fiero e mortale eroe,
coraggioso fanciullo di stirpe divina.
Non hai ultimato il compito
e l’anima tua ne soffre,
gravata da un peso ignoto.
Ti solleverò da quel peso,
dà a me la Gorgone e vola
con la fantasia dove il cuore ti porta. -


- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -

Perseo ha restituito i doni, non ha più il sandalo per volare, il sandalo di Hermes, divino messaggero, tramite fra umani e Dei, però ha Pegaso che non lo porta agli Dei ma sulle nuvole. Ha perso lo scudo che era il suo specchio, e non vede più se stesso, ma pensa che può farsi guardare dagli uomini. Prima vi leggeva paura e fragilità, ora può nasconderle. Non ha più l’elmo dell’invisibilità, ed ora tutti l’osservano e quell’essere visto è il suo orgoglio e la sua prigione: d’ora in poi sarà quel che altri v
edono. Ha perso la sacca che l’ancorava a terra, il cadavere occulto che trascinava, l’ha dato a Minerva e si è fuso col suo petto generoso di Grande Vergine Madre. Non distingue più se stesso.

- Tre sorelle e tre lune, se non ci osservi non vivi, e se ci osservi muori. -



CONTRO IL MITO

Le lune sono tre: Danae, Gorgone, Atena. Danae che dà la vita, Gorgone la toglie e Atena indica la via attraverso la vita. La Grande iniziatrice è la vita, se sappiamo seguirla. Perseo non ha reciso il legame con la Grande Madre, perché vi ha scorto sua madre. La Dea non gli ha mostrato il suo aspetto benevolo come ad Apuleio, e le ha mozzato il capo.

PERSEO DEL CANOVA
Ne ha perso la consapevolezza, ma è dentro di lui, più forte di prima. L’eroe uccide i serpenti, le sacerdotesse li gestivano. Uccide la madre serpente, e non s’accorge d’essere parte di lei. Eva che è donna ascolta il serpente, Perseo l’ammazza e perde il femminile. E' un eroe, ma è ancora figlio, non ha capito che Danae, Gorgone e Atena erano tutt’uno. Non ha capito che il falcetto d’argento dell’antiche sacerdotesse tagliavano il cordone ombelicale dei nuovi nati, e dei morti dai legami del mondo. Si può uscire e rientrare nell’utero materno senza accorgersene, oppure tagliare il cordone e cessare d’essere figli.
Perseo non ha riconosciuto la Grande Madre, ne ha colto un aspetto e l'ha negato, e per mantenere la negazione chiederà amore di madre a tutte le donne. Di fronte alla morte s’è spaventato, la morte che ha affrontato in battaglia o che affronterà non gli fa paura, perché si crede immortale, ma la Gorgone è la morte stessa, e non può essere elusa. Le sacerdotesse erano tutt’uno con la luna, reciso il cordone erano la luna stessa e aiutavano gli altri a tagliare il loro.

Perseo ha tagliato la testa alla Medusa, alla Dea dei serpenti, antica Dea Astrale, l’Astarte, la Kalì, e la porta di Avalon s’è chiusa, la magia è finita, nessuno sa di quel mondo. Ha osato penetrare gli inferi ma ha mancato il contatto. Avrebbe affrontato tutto, meno che la morte della mente.

Ora gli uomini si credono immortali, e per questo hanno costruito monumenti eterni, o imbalsamato cadaveri come non fossero morti, o fanno grattacieli che sfidano le nuvole, o accumulano ricchezze, convinti che obbedendo al Dio Padre otterranno una squallida immortalità in un mondo promesso e mai intravisto.
Atena però ha l’egida di Medusa sul petto, e avverte i mortali che l’albero della vita sta là, nel cuore della Dea Madre che dà vita e morte. Ora anche le donne hanno bisogno del falcetto lunare per recidere il cordone, da quando non sono più lune, ma il cordone è con l'uomo.
In Massoneria si dice che le donne sono interdette perché hanno un’iniziazione naturale: è un modo per escluderle, (e fanno pure bene) o peggio di creare un sottoprodotto femminile gestito da loro e Iniziato da loro (le Stelle d’Oriente che somigliano tanto alle Dame di S. Vincenzo).
La donna libera non ha bisogno d’iniziazione, è già in contatto col profondo. Oggi però la donna è mentalizzata, ma non può essere il maschio a iniziarla, perché delle cose del profondo sa meno di lei.

- Zeus, Dio eterno degli eterni Dei, eri poi così cattivo? Ce l’avevi tanto con le donne? Si e no, perché spodestata la Grande Madre, la Vergine, la Grande Prostituta, hai capito che senza proliferazione non c’è vita, e sei diventato il grande accoppiatore, il Divino Prostituto, per questo ti dai tanto da fare. Per il maschio accoppiarsi più facile, tanto non ci mette l'anima, e il grembo della donna è il porto naturale. Invece il maschile per le femmine può essere invadente e addirittura squarciante. La loro disponibilità deve essere una scelta, o diventa uno stupro. Non lo sapevi?

- La femmina lascia al maschio la decisione d’accoppiarsi, il maschio non lo lascia alla femmina, perché teme di non esistere se lei lo esilia. Così lei lo esilia, non da fuori ma da dentro, perché non vuole essere la sua brama di esistere, vuole essere luna, che soltanto un sole può reggere. Molti maschi non vogliono il contatto con l’anima, perché non vogliono incontrare la luna, e non vogliono essere soli, ma ancora e sempre figli della madre che l’accoglie in grembo. Neanche questo sapevi?

- Per questo Zeus e gli uomini stuprano più di quanto si osi dire, e la donna si sottomette allo stupro morale, rinunciando tristemente alla propria luna. Zeus, per quanto inseminatore, non potrai mai partorire, i tuoi figli sono tuoi per atto pregresso, mentre la donna vive in sé il miracolo della natura, non ha bisogno di crederci. Ma via Zeus, tu sai tutto, sei un Dio, conosci le pene e la morte degli uomini, spesso gli hai pure dato una mano... a penare e a morire. Ma che anche gli Dei muoiono, questo lo sapevi? -

- ...Touchè! -



PERSEO ETERNO FIGLIO

Perseo non tagliò il filo d’argento che lo collegava alla madre, è ancora figlio, chiuso nell'utero caldo, non ha reciso il cordone ombelicale che l’avrebbe fatto rinascere e guardare finalmente il mondo. Vive nel mondo della madre, e il taglio della testa Gorgonica gli ha dato l’illusione d’aver vinto, d’aver sconfitto la morte. Così Perseo, come tutti, resta nella mente e si crede immortale, più forte della madre solo perché maschio, e la società patriarcale glielo conferma ogni giorno.
Il mito dice che Medusa non è morta col taglio della testa, perché la sua energia è nelle chiome di serpi. Nel mondo delle Madri, o mondo astrale, o delle idee, ella è potentissima, nel bene e nel male, ed il male non va negato, ma capito.
Echidna, donna serpente, raccoglie le paure più profonde dell’essere umano, più ancora nel maschile, che non ha possibilità, come la donna, d’assistere alla propria trasformazione nella ciclicità della natura, come emettere mestruo, partorire e allattare. Se si nega la paura del profondo si mettono in moto deliri d’onnipotenza e distruzione. E sono già in moto, ma non da oggi.


Le cronache:

Dalle statistiche risulta che nelle scuole superiori più della metà delle ragazze americane ricevono molestie sessuali da parte dei coetanei, in Europa queste statistiche non ci sono, altrimenti ne sentiremmo delle belle. Però risulta che una donna su quattro ha ricevuto nella vita molestie sessuali. poi c’è il pedosadismo in paurosa evoluzione (nella divulgazione, non nel numero perchè c'è sempre stato dal patriarcato in poi) e la maggior parte avviene in famiglia. L’amore o l’odio per la donna e i bambini son legati tra loro. Questa assenza di sentimenti, devastazione che mette in gioco solo la mente e fa tacere pietà, comprensione, identificazione e protezione dei più deboli, fa paura. Le leggi sono sempre più perfette e tengono a bada l’aggressività come possono, ma nelle guerre escono in modo disumano. Nell’oriente induista chi tenta di sottrarsi al crudele imperativo delle caste, vedi nella “spirituale” India o Nepal ecc., rischia morte e torture dalla casta superiore. Nei bar di Nuova Dheli i bicchieri sono diversi a seconda delle caste.

Per la madre i figli son uguali, per il padre invece bisogna emergere in obbedienza e potere. In Europa si dava l’eredità al primogenito maschio, creando i famosi “cadetti” che s’arruolavano nell’esercito per campare.

Fa scuola l’ebraismo, col famoso diritto di primogenitura, che Giacobbe estorse a Esaù in un momento di distrazione. Esaù era il figlio maggiore, pertanto l’erede, ma il secondogenito Giacobbe, su consiglio della madre, gli chiese di vendere il diritto per un piatto di lenticchie.
Esaù aveva fame e pensava si scherzasse, per cui acconsentì. Mancava solo la santa benedizione, che il padre non avrebbe mai accordato al più piccolo, ma era vecchio, quasi cieco e arteriosclerotico, perché fu sufficiente alla madre ricoprire Giacobbe con una pelle di capra per confonderlo col villoso fratello. Il padre lo tastò e lo benedì, ed Esaù perse ogni diritto. Ma nessun padre si lascerebbe ingannare così, e nessun figlio accetterebbe un inganno così palese. In quanto alla pelle di capra… Esaù era un Neandhertal?

E' un residuo dell’era matriarcale, perché la lenticchia, come tutti i legumi, erano sacri anticamente in quanto semi chiusi nel baccello, come la vera coscienza nel mondo interiore. La pelle di capra in cui s’avvolgeva il neofito era simbolo della Dea e d’iniziazione, un po’ come Giona viene ingoiato e risputato dalla balena, o come nelle chiese romaniche un uomo viene risputato da un serpente.

Nel matriarcato si prediligeva il figlio minore, come portatore del futuro, della prosecuzione, colui che andrà più avanti nel tempo.Il rito prevedeva il cibarsi delle sacre lenticchie e di coprirsi con pelle di capra.  Ma l’ebraismo patriarcale ha cancellato ogni traccia matriarcale, camuffandola con storielle incongrue. Gli uomini per sognare la loro forza hanno cancellato le loro origini, e fanno acrobazie sulle funi del pensiero. Ma il mondo non è un circo e nessuno gli pagherà l'esibizione.



LA TERRA DI MEZZO

C’è un momento della notte in cui il mondo fuori si quieta, e quello dentro s’empie di sussurri. Parliamo piano, o camminiamo in punta dei piedi, come se al sonno degli uomini corrisponda il risveglio d’un altro mondo. Non comprendiamo i suoni, i movimenti improvvisi, o le immagini, però il mondo cambia. Sarà per i geni, ninfe, Dee, animali, alambicchi, radici e profumi, o i libri che stimolano racconti: ci sentiamo vicinissime alla Terra di Mezzo.

- Madre Luna, tu sei mistero e natura, morte e resurrezione, solo tu puoi bruciare l’anima costruita per ritrovare la Luna.
- Ci togli tutto, Grande Predatrice, per questo gli uomini tutti hanno paura di te.
- O Luna Saturnia, o Venere Urania, tu togli il particolare e concedi il Tutto.
- Sei il Tempo con la falce d’argento che conduce alla Morte, ma sei lo Spazio infinito castrato da Saturno.
- O Saturno, antico Dio della recisione e del termine, tu tagli i cordoni ombelicali che ci legano alle madri personali, per ricondurci all'omphalos, l’ombelico del mondo, perché “Noi e la terra siamo uno”.

Trema l’ego nell’incognita e s’aggrappa a ogni cosa per brama d’esistere… nella mente. Stupra, distrugge, domina, moralizza, elabora circuiti vuoti e scale al nulla, ma intanto dentro muore ogni giorno senza risorgere mai.
- Perseo, giovane sole, cosa illumini? Avevi curiosità e coraggio, ma nel mondo esteriore, all’interno avevi paura, non scendesti in fondo come Ishtar, Inanna, Astarte, Persefone o Core. Di fronte all’astrale ti perdesti e la testa che tagliasti era la tua. -

Nel mito il sole nasce nella grotta buia al solstizio d’inverno, quando le giornate sono più corte, le notti più lunghe e inquietanti. E’ un sole interiore, un sole bambino partorito da un’anima vergine, non da quello che ci mettono in testa gli altri. La coscienza esteriore sono canoni, educazione, costumi e morale, nulla che derivi da noi. Abbiamo fatto nostro ogni concetto, come un cristiano rifiuta dì ammettere che è cristiano perché gliel'hanno insegnata, per condizionamento. Forse siamo condizionati pure nella visione del mondo, e se non fosse come ce l’hanno presentato? Fosse magico e misterioso al di là d’ogni immaginazione? La mente se la ride, lei sa tutto, e se non vedesse oltre se stessa?

Che idea avrebbe un extra-terrestre che mettesse piede in Italia da un altro mondo? Guardando templi e films direbbe che adoriamo un Dio torturato a morte, perchè siamo sadici e ci divertono storie d’ammazzamenti, serial killer, guerre e stupri. Abbiamo fame d’horror, come storie e come realtà, perché non sentiamo più nulla, e la paura è l'unico brivido, quando non lo è il sadismo. Queste le storie della nostra era: pensate che ai nostri figli trasmettiamo qualcosa di diverso perchè gli facciamo fare il segno della croce?

Dov’è l’entusiasmo, la gioia, l’amore, l’amicizia, la fedeltà, la lealtà? A parlarne ti ridono in faccia, in parte perché servite come prediche, in parte perché quel che conta è ciò che si può mostrare: ammirami, desiderami, invidiami, ma non prendere contatto con me. Non si lavora per sopravvivere ma per dimostrare qualcosa. Vogliamo essere amati per sentirci qualcuno, essere famosi per sentirci qualcuno, potenti per sentirci qualcuno, sedurre per sentirci qualcuno, ma l’anima resta fuori: ognuno si fa il film per suo conto.

Il sogno del maschile è d’essere eroe, il dominatore che controlla tutto, che tiene tutto in ordine, affinchè le emozioni non gli prendano la mano. E’ quello che strilla se gli si toccano qualcosa, se la casa non è in ordine, che trova le donne illogiche e incapaci. Meticoloso, rigido come un manico di scopa, con idee prefabbricate, critico con tutti, non ama la compagnia delle donne tranne a letto. E’ il rivale del padre che non osa odiare. Dispera d’essere eroe per cui si fa padrone.

Poi c’è l’eroe esibizionista, che vuole essere guardato e ammirato, che si pavoneggia come una femmina, il palestrato, lo sportivo a oltranza, che deve conquistare le donne e le segna sull’agenda come il Barone Rosso faceva le tacche a ogni aereo abbattuto, al servizio del padre onnipotente.

Poi l’eroe distruttore, il nazista, che ha devastato il suo femminile, che vuole il mondo ai suoi piedi, che fantastica un mondo solo maschio, dove le donne sono il trastullo per il delirio d’onnipotenza. Nel sesso non comunica, si masturba. E’ tutto al servizio del padre distruttivo che l'ha distrutto.

C’è infine l’eroe disperato, quello che sente la mancanza dell’anima ma non può raggiungerla. E’ il Mishima (2) giapponese, o il Manfred tedesco. Non si piegano al padre, cercano un’identità attraverso l’ideale, che pian piano gli crolla addosso. Disprezzano le folle che si piegano al padre. Loro non si piegheranno mai, e l’unica soluzione è il disprezzo della morte, in cui, come Manfred, sentono la voce dolcissima dell’Astarte ma non la trovano. Amano l’anima ma non possono demolire il maschile per trovarla. All’eroe Mishima non resta che il seppuku, il suicidio rituale per la riaffermazione di sé. A Manfred l’inferno, da cui s’allontana inesorabilmente la voce di Astarte. Il maschile che nega il femminile distrugge sé stesso e gli altri.

E le donne? Sono al servizio degli uomini, depresse o acide e arrabbiate, oppure li imitano.



PERSEO GIOVANE SOLE

- Perseo, giovane sole, ci piaci perché sei libero come il vento e non metti radici, dichiari la tua libertà, salvi Andromeda e poi l’abbandoni, in questo ricordi Teseo, così lei sarà costretta a crescere e smetterà di sognare il principe azzurro.

- Insegui l’avventura, vivi giorno per giorno, non ti inchini ai potenti, e rischi ciò che hai, anche la vita. Ti piace misurarti, vuoi sapere chi sei e cosa puoi fare. La tua giovinezza, il tuo ardore, il tuo coraggio ci piacciono, e potremmo amarti per questo. Ma col fatto che sei figlio di Giove, o così t’ha detto la mamma che, si sa, non mente mai, ti senti un po’ immortale. Hai lottato per tua madre, bello, ma è solo lei che volevi salvare? Come mai non hai riconosciuto il volto serpigno della madre oscura? Nessuna madre è così perfetta da non averne una. Se la riconosciamo comprendiamo quella cosmica, magari l’accettiamo e non ci fa paura. Uscire dall’utero, o nascere una seconda volta, è difficile, perché abbandoniamo la protezione, anche se è carcere. Cresciamo solo d’età, dentro restiamo fanciulli, legati alla madre che nell’inconscio è onnipotente, e ci protegge dalla morte. Per questo ci sentiamo immortali.

- Non sei l’unico sai? -

Lo sono un po' tutti, oggi più che mai.

Quelli degli sport pericolosi, e quelli che ad Agosto si precipitano a velocità in villeggiatura a quattrocento morti la settimana, non si sentono anche loro immortali? Quelli che, sbronzi o sobri, protestano che sulle autostrade andare a meno di 160 km orari è pericoloso perché s’addormentano? I pedoni che traversano la strada senza guardare? E quelli che si precipitano dietro l’auto che fa retromarcia, o i turisti che in Africa e Asia mangiano specialità del posto in chioschetti sudici? Siamo un popolo d’immortali, e ognuno pensa che a lui non capiterà. Se gli capita urla: - Perché proprio a me? - Pensava d’avere un’esenzione speciale? Cresciamo con l’idea che la vita ci debba qualcosa, non di dover qualcosa alla vita, e abbiamo l'idea di dover qualcosa ai genitori perché ci hanno dato la vita, invece gli dobbiamo l’averci allevati con amore, se amore c'è stato, perché la vita ce la dà la natura, mediante loro.

Così la dama del lago sta ancora là, e aspetta, nella grotta profonda, qualcuno che si svegli e, dopo aver tagliato il cordone con la madre, ricerchi quello più profondo con la vita. Aspetta che un nuovo re reclami la spada, che abbandoni le gonne materne e vada a cercare la vita che nessuno gli ha presentato, e che per questo sia disposto a combattere, a rischiare davvero. Se lo fa, l’eterno femminile gli porgerà la Spada che non può essere infranta.




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