mercoledì 30 marzo 2016

OROLOGIO SOLARE DEL XII SEC. A.C.



RICOSTRUZIONE CAPANNA SRUBNA

La cultura di Srubna, detta anche "cultura delle tombe di legno", fu una civiltà della tarda età del bronzo (XVI-IX sec. ac.). E' il successore alla cultura Yamna, la cultura delle catacombe e la cultura di Abáshevo.

I popoli più antichi che si ritiene abbiano abitato quest'area sono i Cimmeri ed i Saci/Sciti, che compaiono nelle cronache assire:
- dopo il declino della cultura di Alekseyevka,
- con la migrazione in Ucraina da circa il IX sec. a.c.,
- attraverso il Caucaso in Anatolia e Assiria nel tardo VIII sec. a.c.,
- in Europa orientale con i Traci e i Sigynnae, ubicati da Erodoto oltre il Danubio, a nord dei Traci, e da Strabone vicino al Mar Caspio.

LANCE SRUBNA
I Cimmeri sono  un insieme di tribù che, come narra Erodoto, furono scacciate dagli Sciti dal nord del Mar Nero. 
Pare che la parte occidentale sia confluita nei Traci, mentre altri devastarono l' Anatolia ed il Vicino Oriente verso il VII sec. a.c. ed infine furono sconfitti dagli Assiri. 
Dai Cimmeri prende il nome la Crimea, un tempo nota come Cimmeria.

I Saci sono un antico gruppo di popolazioni per lo più nomadi della Siberia e dell'Asia Centrale, considerati il ramo orientale degli Sciti e quindi iranici.

Gli Sciti furono una popolazione seminomade probabilmente di origine iranica nata, secondo la leggenda, da un eroe greco e una donna serpente tra l'VIII ed il VII secolo a.c., il che le dà una certa connotazione matriarcale (il governo del re maritato alla sacerdotessa, incarnazione della Dea Serpente)



GLI SCIITI (i miti)

1) Il popolo degli Sciiti era nato dall'unione di Echidna con Eracle che, essendo giunto in Scizia, era stato costretto a giacere con il mostro affinché gli restituisse i cavalli rubati. 
Ora Echidna era una donna il cui corpo terminava con una coda di serpente al posto delle gambe, insomma è la Dea Serpente, la Dea del matriarcato! Ella costringe Ercole a giacere con lei... ma....se la parte inferiore del suo corpo è di serpente! Non ha vagina!

2) Facciamo finta di niente e andiamo avanti: i loro discendenti, per volere di Eracle ad Echidna: dovevano tendere l'arco e cingersi in vita la cintura così come faceva Eracle. Quelli che sapevano farlo, dimoravano nella Scizia, gli altri se ne andavano. Che significa, era un gioco di prestigio? Per tendere l'arco occorrono due mani, dunque il significato era altro. 

Evidentemente gli Sciti portavano la cintura, ovvero la portavano le donne per fermare la veste lunga aldisopra del ginocchio. Le donne Sciite furono Amazzoni, Ercole a parte la pelle del leone è sempre nudo. Lui era armato della clava, le amazzoni dell'arco con le frecce. Viene da pensare che tutti dovevano conoscere tanto la battaglia con la clava quanto il tiro dell'arco. 

3) Solo il terzogenito, Scita, fu in grado di tendere l'arco e cingere la cintura come Eracle, e così fu il primo re della Scizia. Che vuol dire? Significa che nel matriarcato il privilegiato non è il primogenito ma l'ultimogenito, sia perchè più piccolo e quindi più bisognoso, sia perchè non si cede il patrimonio al più grande, nè al più piccolo, perchè il patrimonio è solo materno, è il matrimonio.
Questo temine oggi indica l'unione dell'uomo con la donna... e che c'entra la madre? Nel matriarcato non c'era matrimonio, quello lo ha inventato il maschio per paura che la donna lo piantasse e pure per un fatto di sperma e figli.

4) Erodoto narra di un mito Sciita sul primo uomo nato in Scizia, un certo Targitao, figlio di Zeus e del fiume Boristene. Questi generò tre eredi, Lipossai, Arpossai e Colassai. Un giorno, dal cielo discesero tre oggetti d'oro: un'ascia bipenne, un aratro d'oro con giogo ed una coppa. Il primogenito, tentò di afferrare i doni divini, ma non appena provò, gli oggetti si fecero incandescenti. Neanche il secondogenito potè toccare gli oggetti divenuti incandescenti.
Solo l'ultimogenito, Colassai, riuscì ad appropriarsi dei manufatti, e per questo i fratelli gli cedettero la loro parte di regno. Colpisce il genere di oggetti: l'ascia bipenne, cretese ed etrusca, ma proveniente dalle amazzoni, l'aratro d'oro ed il giogo, inizio dell'agricoltura, e la coppa legata alla vite e al vino. L'aratro d'oro (giogo incluso di cui parleremo in altra sede) e la coppa (vedi il Graal) sono simboli
della madre Terra

5) Erodoto colloca le Amazzoni nella Scizia presso il fiume Tanai, cercando di coniugare, così come già accennava Esiodo, i vari racconti mitologici degli scontri fra i greci e le Amazzoni di Temiscira con i resoconti etnografici dell'epoca sui Sarmati.

Questi erano una popolazione nomade di etnia iranica, le cui donne combattevano come gli uomini a cavallo, vestivano come loro e non si sposavano prima di aver ucciso un nemico in battaglia. La libertà delle donne sarmate, inclusa la partecipazione alle guerre, insolita persino per le popolazioni orientali (in cui, comunque le donne avevano già ampia autonomia rispetto, ai greci), appare allo storico come eredità delle antenate amazzoni, e così deve essere.

Erodoto, contrariamente a Eschilo, fornisce un elaborato racconto della migrazione delle Amazzoni, sconfitte dai Greci, dall'originale sede di Temiscira fino alla palude Meote ove si sarebbero unite ad un gruppo di giovani maschi Sciti migrando, insieme a questi, lungo il corso del fiume Tanai. Qui i loro figli avrebbero dato origine ad un unico popolo: i Sauromati (Sarmati). 

VASO SRUBNA

GLI SRUBNA

La cultura di Srubna, formata da Cimmeri, Sciiti, Sati e Sarmati, occupava l'area dell'Europa orientale compresa tra la costa settentrionale del Mar Nero e il Mar Caspio, attraversando il fiume Volga ai limiti della cultura Andronovo, tra steppe e foreste.

Sappiamo che questa cultura si sviluppò nella tarda età del bronzo, tra il 1700 e l'800 a.c., una cultura durata circa 900 anni, un lungo tempo che deve aver portato un qualche sviluppo di civiltà.

Il nome deriva dal cруб russo (srub), "cornice di legno" per il modo in cui edificavano le loro strutture funerarie, delle casse di legno in cui collocavano umani e parti di animali.

Queste strutture, dette kurgan, sono i grandi tumuli che si riscontrano in tutta l'Europa orientale. Si seppelliscono i morti in collinette o tumuli contenenti una sepoltura in una tomba a fossa, una casa sepolcro o una tomba a catacomba.

Alcune però hanno lastre di pietra, invece del legno, per le loro pareti. Il che potrebbe significare un rango diverso a seconda delle inumazioni.

Secondo l'archeologa Marija Gimbutas, il focolare primitivo degli Indoeuropei sarebbe da identificare con il complesso di culture kurgan a nord del Mar Nero (zona dell'antica Sarmatia), associate ai proto-indoeuropei. 

L'ipotesi sembra suffragata dalle indagini genetiche di L.Cavalli-Sforza (picco in Russia meridionale della III componente principale della composizione genetica delle popolazioni Europee moderne).

Sembra accertato che i popoli indoeuropei abitassero nella Russia meridionale attorno al mar Nero (cultura kurgan dell'ascia da combattimento, cultura di Sredny-Stog) come sostenuto da Marija Gimbutas.

MAZZE SRUBNA
I kurgan della Cultura di Srubna normalmente contengono un focolare rituale, e i teschi e le zampe anteriori di animali. Il che fa pensare ad animali venerati come espressioni della natura, e forse anche protettori delle capanne.

Le sepolture contengono inoltre  manufatti come pentole, fibbie di osso, piccoli oggetti in bronzo e teste di mazze di pietra. Non sappiamo se avessero una scrittura o incisioni, perchè i materiali con iscrizioni se c'erano non ci sono pervenuti

La Gimbutas individuò le espansioni della cultura Kurgan come una serie di incursioni militari attraverso le quali la nuova ideologia guerriera e patriarcale si impose sulla pacifica cultura matriarcale della Vecchia Europa, con insediamenti fortificati e le tombe dei capi-guerrieri:

« Il processo di indoeuropeizzazione è stato un processo di trasformazione culturale, non fisica. Questo processo deve essere inteso come una vittoria militare attraverso la quale venne imposto un nuovo sistema amministrativo, la lingua e la religione ai gruppi indigeni » (Marija Gimbutas)

La transizione dal culto della Dea Madre a quello del Dio Padre Zeus, Dyaus sarebbe avvenuto con grande violenza e spargimento di sangue. Molti studiosi che accettano la teoria kurganica sostengono che il passaggio fu invece molto più graduale e pacifico rispetto a quanto sostenuto da Gimbutas.

In effetti ammettere che il patriarcato sia stato imposto con la violenza sarebbe una smentita alla naturale superiorità dell'uomo sulla donna universalmente riconosciuta. Sarebbe come affermare che il cristianesimo non si sia esteso per diffusione ma con la forza, è una notizia, che pur essendo profondamente vera, darebbe scandalo.

A critica della Gimbutas gli storici militari fanno notare che fino al 1000 a.c. (o poco prima) i cavalli non erano cavalcabili in battaglia.

ASCE SRUBNA
La cultura Kurgan allevò i cavalli dal 4.000 a.c. fin verso il 2.000-2.100 a.c. per mangiarli e come animali da soma, poi imparò ad usarli per trainare carri da caccia, da corsa e da guerra.

Ma soprattutto impararono a cavalcare in maniera incontrollata (vale a dire con nasiere e senza sella o sottopancia), esattamente come le amazzoni.

Solo dopo circa un millennio di tentativi e di selezione del cavallo fu possibile montarlo per poterlo impiegare in battaglia, fu cioè possibile controllare il cavallo con una mano o con le gambe e contemporaneamente impugnare un'arma.

Dimenticano le Amazzoni che sapevano tirare di frecce correndo a cavallo. E dimenticano che ad Atene nella disputa sul Dio protettore della città tra Nettuno e Atena, Il Dio Nettuno offrì come dono il cavallo da battaglia, mentre Atena donò l'ulivo, non a caso simbolo di pace

Le tribù indoeuropee erano società patriarcali, governate da un re capo guerriero eletto, e caratterizzate da una prima divisione gerarchica fra guerrieri, sacerdoti e lavoratori, con donne e schiavi relegati in secondo piano;

Gli Indoeuropei avevano una religione politeistica con al centro figure gli Dei padri celesti, in opposizione alle religioni delle Dee madri tipiche delle popolazioni preindoeuropee.
Non a caso i litigi della coppia olimpica Zeus - Hera, dove il marito, secondo il mito greco, appende la moglie disubbidiente alle nubi legandole alle caviglie delle incudini d'oro.

In realtà trattavasi delle torture inflitte dagli invasori alle sacerdotesse ribelli.



Da:   AI TEMPI DELLA DEA

di ACHILLE WEINBERG - [Traduzione e ricerca iconografica di Ario Libert]

Le "Veneri" della preistoria, le figure femminili dipinte sulle ceramiche, i segni astratti incisi su dei vasi, tutti questi resti rappresentano, secondo Marija Gimbutas, una grande dea- simbolo di vita- il cui culto fu costante nel corso della preistoria e del neolitico europei.

Una "dea" abitava lo spirito dei cacciatori della preistoria. Una dea dalla femminilità marcata ed il cui profilo o i tratti caratteristici- seni, natiche, pube, grandi occhi- si ritrovano dappertutto in Europa, dipinti o incisi sulle pareti delle caverne, scolpite nella pietra, l'osso o il legno. Migliaia di anni più tardi, dominava ancora gli agricoltori del neolitico. Dappertutto in Europa, la si scopre dipinta su ceramiche o incisa su oggetti quotidiani. Per quasi 25.000 anni, i primi Europei dedicheranno un culto a questa dea, simbolo della natura e fonte di vita, che fa nascere i bambini e crescere le piante.

Poi, verso il V millennio a.c., dei popoli indoeuropei, guerrieri selvaggi, allevatori di cavalli, avrebbero sottomesso le società agrarie ed imposto la loro lingua, il loro potere, i loro miti: degli dei maschili, autoritari e violenti, avrebbero allora respinto in un lontano passato le affascinanti dee preistoriche.

Ecco, a grandi tratti, la storia antica dell'Europa, così come l'ha ricostruita Marija Gimbutas a partire dalle sue numerose ricerche archeologiche.

Marija Gimbutas negli anni 60 che si farà conoscere per la sua famosa teoria della "cultura dei kurgan" che susciterà un primo grande dibattito nella comunità scientifica.

Kurgan è il nome turco per designare i tumuli, queste sepolture monumentali collettive, apparse nella regione del Volga, tra il mar Nero ed il mar Caspio, che si sono espansi in seguito in tutta l'Europa. 

I kurgan sarebbero i simboli più notevoli del primo popolo indoeuropeo: un popolo di allevatori e di guerrieri che avrebbero invaso l'Europa e l'India del Nord. Ad ondate successive, esso avrebbero imposto ovunque la sua lingua ed i suoi miti. 

Con questa teoria dei Kurgan, Marija Gimbutas ha dato una consistenza archeologica a questo mitico popolo indoeuropeo che, secondo linguisti e mitologi, avrebbe costituito lo strato comune dell'Europa e dell'India del Nord.

Nel 1963, Marija Gimbutas entra alla UCLA. Negli anni successivi inizia una campagna di scavi nell'Europa del Sud-Est (Iugoslavia, Grecia, Italia). Tra i reperti tratti dalla sottosuolo, nota che numerose ceramiche hanno forme femminili. Alcune recano segni geometrici- forme a V, ad M e a zig zag. Si ritrovano in altri luoghi questi segni su ceramiche a forma di uccello.

Più scava, più si accumulano delle tracce troppo frequenti per essere trascurate, cosa che invece fanno la maggior parte dei suoi colleghi: L'insieme dei materiali disponibili per lo studio dei simboli della vecchia Europa è così vasto quanto la negligenza di cui questo studio è stato fatto oggetto.

Emerge una nuova ipotesi. E se le figure femminili fossero delle dee? E i segni e figure geometriche che le accompagnano di rappresentazioni simboliche di queste dee (come la croce sostituisce Gesù nella simbologia cristiana)?

In questa ipotesi, l'abbondanza delle vestigia attesterebbero la presenza di una forte presenza femminile accanto agli dei maschili.

Nel 1974, Marija Gimbutas pubblica un primo libro intitolato Dee e dei dell'antica Europa. 


In questo primo libro, sostiene che un culto di tre dee femminili era presente nel Sud-Est europeo. In seguito, estenderà la sua ipotesi a tutta l'Europa e fonderà le figure femminili in una sola e medesima dea.  

Il linguaggio della dea è in qualche modo l'approdo e la sintesi delle sue ricerche sulla dea della preistoria.


Per un'archeomitologia

In numerose società senza scrittura, gli artisti rappresentano le donne non soltanto con profili femminili, ma a volte con una semplice parte del corpo: seni, natiche, occhi... Il triangolo pubico è anch'esso spesso rappresentato. 


Il modo più semplice, più geometrico e più universale di rappresentarlo consiste nel tracciare una V. se la V è dunque il simbolo femminile della donna, Marija Gimbutas pensa che i numerosi motivi a chevron (due V sovrapposte) designano anch'essi il sesso femminile. 

Allo stesso modo, poiché si ritrovano spesso associate la figura della V e dei chevron incisi su delle ceramiche a forma di uccello, Marija Gimbutas ne dedusse che la figura dell'uccello è egualmente un simbolo femminile. 

Ammettendo questa convenzione (V, chevron semplici, doppi o tripli, figure di uccelli, seni...), è allora apparso che il segno della donna è onnipresente in tutta l'Europa del Sud-Est.

La dea può apparire sotto forma di dea-uccello e, per estensione, con un becco d'uccello o di un uovo. L'acqua è egualmente associata alla divinità femminile. Può essere designata con una linea tratteggiata (alcuni tratti verticali) o una M rappresentante l'onda. Per estensione, tutti i motivi ad M sono supposti rappresentare l'acqua, dunque la dea. 

Tutta la simbolica della dea sarebbe legata con il ciclo della vita, il mistero della nascita e della morte, quello del rinnovamento della vita- non soltanto della vita umana, ma di ogni forma di vita sulla Terra come nella totalità del cosmo.

La dea è innanzitutto colei che dà la vita. È dunque presente nei rituali della nascita e della fertilità. Ecco perché è associata all'acqua, fonte di ogni forma di vita e per estensione all'uccello d'acqua, ma anche alla rana ed al pesce. 



La dea è egualmente legata al rinnovamento delle stagioni e dunque alla terra nutrice, alla morte ed alla rigenerazione.

Secondo Marija Gimbutas, la figura della grande dea avrebbe dominato la cultura europea su un periodo molto lungo- 25.000 anni ed una zona geografica molto vasta: tutta l'Europa dall'Atlantico agli Urali, dal Nord al Sud. 


Questa presenza così estesa supera considerevolmente le delimitazioni culturali classiche degli archeologi.

Come spiegare la continuità simbolica tra le veneri del paleolitico (caratterizzata dalle società di cacciatori-raccoglitori) e le dee della fertilità delle società agrarie? Se, come afferma l'autrice, la dea femminile è caratteristica delle società agrarie (dunque quelle del neolitico), come spiegare che le sue origini risalgano al paleolitico superiore (società di cacciatori)? 

Marija Gimbutas precisa esplicitamente che la presenza di dee femminili riflette piuttosto una "cultura gilanica", una struttura sociale in cui il potere tra i due sessi è più equamente ripartito. Questa cultura si oppone ad una cultura androcratica in cui la struttura sociale è dominata dal sesso maschile (o patriarcale).

Non è che in seguito, verso la metà del V millennio a.c., che una cultura patriarcale, maschile, sorse sulle rive del Volga e si espanse in seguito in Europa.

Questa nuova cultura avrebbe allora scalzato il posto preminente occupato dalla dea, o dalle dee femminili, nel panteon preistorico.

LA LASTRA DI ROSTOV

CALENDARIO SOLARE-LUNARE della cultura di Srubna
"Una strana lastra di roccia scoperta in Russia oltre 20 anni fa, sembra essere la combinazione di un orologio solare e lunare dell’Età del Bronzo. La lastra è segnata con dei buchi rotondi incisi su un cerchio. Un’analisi astronomica suggerisce che tali segni coincidano con eventi celesti, inclusi il sorgere di Sole e Luna.

L’orologio solare potrebbe essere “la prova dei tentativi degli antichi di comprendere gli schemi degli apparenti moti celesti e la natura del tempo”, spiega la ricercatrice Larisa Vodolazhskaya, del Centro di Ricerca Archeoastronomico presso la Southern Federal University in Russia.

IN UESTO DIAGRAMMA, LO GNOMONE E' POSIZIONATO
ALL'EQUINOZIO E SEGNAVA LE ORE DEL GIORNO (LARENOK P.A.)
L’anno scorso, Vodolazhskaya e i suoi colleghi avevano analizzato un altro orologio solare dell’Età del Bronzo, stavolta scavato in Ucraina, e scoperto che era un sofisticato strumento per misurare le ore. Questo studio ha attirato l’attenzione degli archeologi a Rostov, in Russia, che conoscevano un manufatto simile, rinvenuto nel 1991. La lastra stava in un museo di Rostov fin dalla sua scoperta, ma nessuno l’aveva mai studiata.

La lastra di Rostov era stata trovata sopra la tomba di un uomo di circa cinquant’anni, e risale al XII secolo a.c., dunque antica quanto il ritrovamento in Ucraina. Orologi solari di questa era sono stati scoperti anche in Egitto, per esempio nella tomba del faraone Seti I.

Studiando la geometria della pietra di Rostov, Vodolazhskaya e i suoi colleghi hanno scoperto che i cerchi incisi – dal diametri di circa 30 cm – corrispondono alle albe del Sole agli equinozi (giorni dell’anno quando giorno e notte hanno la stessa durata) e i solstizi (giorni dell’anno quando giorno o notte sono più lunghi).

Muovendo lo gnomone si poteva tracciare il tempo nell’intero anno. In verde lo gnomone segna il tempo durante il solstizio d’estate, in blu il solstizio d’inverno (Larenok P.A.)

Chi creò questo strumento non era interessato solo al Sole, perchè i cerchi che non corrispondevano ai movimenti solari erano collegati ai movimenti della Luna. A causa dell’angolo della sua orbita, la Luna compie dei cicli (di retrogradazione dei nodi) di 18,6 anni. La Luna può infatti sorgere più a nord o più a sud, e i suoi movimenti nel cielo sono alti e bassi. Le incisioni circolari sulla lastra di Rostov registrano i punti più a nord e più a sud nei quali sorge la Luna.

La lastra è stata trovata nel sito di Srubna (o Srubnaya), una cultura che fiorì nelle steppe tra i monti Urali e il fiume Dneper. I suoi abitanti potrebbero aver usato questo calendario soli-lunare per fissare i loro rituali annuali o per organizzare altri lavori. Oppure, come dice Vodolazhskaya, il manufatto potrebbe essere opera di scienziati dell’Età bel Bronzo: “Non possiamo escludere uno scopo di pura ricerca per tali strumenti. Nell’antichità, le persone erano curiose come i fisici e gli astronomi di oggi”.

I reperti scoperti in Russia e Ucraina, continua Vodolazhskaya, indicano che le civiltà a nord del Mar Nero fossero astronomicamente avanzate, con una tecnologia all’altezza dell’Egitto dell’epoca. La revisione dei pari non è ancora stata effettuata, tuttavia lo studio è in prepubblicazione su arXiv.

LiveScience



OROLOGIO SOLARE DEL XII SEC. A.C.

"In un tumulo Srubna  in Ucraina, gli archeologi hanno scoperto una lastra di pietra scolpita che si ritiene essere il primo esempio di una meridiana in pietra.

La pietra intagliata è stato scoperta nel 2011, quando una squadra di archeologi guidato da Jurij Polidovich del Museo Donetsk di Studi Regionali stava scavando un tumulo funerario dell'età del bronzo, risalente al 12 ° o 13 ° secolo ac. Durante gli scavi hanno scoperto la lastra di pietra che è stata contrassegnata con linee e cerchi su entrambi i lati, tuttavia, non era noto al tempo ciò che le marcature erano.

Nel 2013, le fotografie della pietra sono stati inviati al Centro di Ricerca archeoastronomico presso l'Università Federale Meridionale in Russia. La ricerca ha rivelato che l'intaglio visualizzata una comprensione sofisticata di geometria e confermato che avrebbe segnato il tempo utilizzando un sistema di linee parallele e uno schema ellittico di depressioni circolari, un sistema noto come meridiana analemmatica."



MERIDIANA ANALEMMATICA

La meridiana analemmatica è una meridiana orizzontale, con gnomone da posizionare a seconda della data; è adatta anche ai giardini perché, se le sue dimensioni sono abbastanza grandi, una persona può sostituire lo gnomone posizionandosi lungo la linea meridiana (scala delle date) in corrispondenza del mese indicato.La grandezza dello strumento è definita dalla misura del raggio R del cerchio principale. Inoltre bisogna conoscere la latitudine (distanza angolare di un punto dall'equatore, misurata lungo il meridiano che passa per quel punto) del luogo dove si utilizzerà la meridiana.
La costruzione:

1. stampare il foglio con i valori calcolati (il foglio contiene il valore di r e i 12 valori di Z).
2. Tracciare una circonferenza di raggio R.
3. Tracciare una circonferenza interna concentrica di raggio r.
Nell'immagine a fianco, il raggio OZ misura R e il raggio OT misura r.
Il diametro NS rappresenterà la linea meridiana, (la linea di intersezione tra il piano meridiano e il piano dell'orizzonte).disposta in direzione Nord-Sud.
4. Sulla parte superiore del cerchio (vedi sotto) si tracciano alcuni raggi (al massimo 14 o 16) separati tra loro da angoli di 15°. Per individuare le ore, si costruiscono dei triangoli rettangoli (in giallo) le cui ipotenuse, tracciate su ciascun raggio, rappresentano la distanza tra le due circonferenze. I due cateti sono tracciati partendo dagli estremi di ciascuna ipotenusa, uno parallelo all'asse NS e l'altro perpendicolare.

I vertici degli angoli retti, sull'incontro delle coppie di cateti, rappresentano i punti orari (in viola). Il punto del mezzogiorno è sulla linea meridiana; i punti orari del mattino sono a ovest della linea meridiana mentre quelli del pomeriggio sono a est. I punti orari, collegati assieme, formano un'ellisse.
5. Lungo la linea meridiana NS, si dispongono ora i 12 mesi dell'anno a distanza Z dal centro O. Si costruisce in questo modo la cosiddetta scala delle date. Gli estremi nord e sud della scala corrispondono alle posizioni dei solstizi (solstizio estivo all'estremità nord e solstizio invernale a sud). Anch'essi forniti dal foglio di calcolo.
E' sulla scala delle date che andremo a posizionare, di volta in volta, lo gnomone verticale per proiettare l'ombra e leggere l'ora.

(N.B.: i valori positivi di Z servono a posizionare i mesi a nord e i valori negativi per i mesi a sud rispetto al centro O degli equinozi che ha valore Z=0).

Il principio di funzionamento.

La meridiana analemmatica utilizza la variazione di azimut del Sole nel corso della giornata (meridiana azimutale). Le meridiane azimutali offrono la lettura diretta dell'azimut per mezzo di uno stilo verticale. L'azimut del Sole dipende geometricamente e matematicamente da tre parametri: latitudine, declinazione (cioè la data) e angolo orario (cioè l'ora solare). Perciò, conoscendo azimut, latitudine e declinazione si determina l'ora. 

Nell'orologio analemmatico, uno speciale procedimento geometrico proiettivo fa in modo che tutte le linee di data coincidano in un'unica linea (l'ellisse) e che tutte le linee orarie diventino punti orari sull'ellisse. Questa notevole semplificazione si ottiene a patto di poter spostare lo stilo verticale lungo la linea meridiana, in un punto diverso per ogni data.

La meridiana si chiama "analemmatica" perché con questo nome gli astronomi greci e romani intendevano quella che oggi si chiama proiezione ortografica. La costruzione del quadrante si basa, infatti, su un particolare tipo di proiezione ortografica della sfera celeste sul piano orizzontale.


CONCLUSIONI

Non è affatto semplice costruire una meridiana che richiede non tanto una manualità quanto una conoscenza astronomica notevole. Come mai la cultura di Srubna ebbe queste erudite conoscenze?
Forse era qualcosa di più di un ammasso di tribù che si divertiva a combattere. Forse dietro di lei ebbe una cultura pacifica e profonda: la cultura matriarcale.




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