lunedì 27 gennaio 2014

MATRIARCATO MOSUO






I Mosuo  sono un piccolo gruppo etnico che vive nelle province cinesi dello Yunnan e del Sichuan, vicino al confine con il Tibet. È Costituito da una popolazione di circa 50.000 individui, la maggior parte dei quali si trova vicino al lago Lugu e nell'Himalaya tibetano, a  circa 2700 m sul livello del mare. Una zona pertanto isolata che ha potuto conservare molti suoi costumi arcaici.



LA STORIA

Nella tradizione, gli antenati degli odierni Naxi e Mosuo migrarono dal Tibet circa 1000 anni fa. Alcuni si fermarono presso ill lago Lugu dando origine ai Mosuo, altri proseguirono a sud fino a Lijiang, gli attuali Naxi. Il governo cinese ha classificato l'etnia Mosuo come sottogruppo dei Naxi.

Originariamente anche i Naxi erano una società matriarcale, ma non lo sono più da alcuni secoli, perché, più esposti all’influenza delle varie dinastie imperiali cinesi, hanno subito l’imposizione delle loro leggi, compreso l’obbligo del matrimonio.

La cultura dei Mosuo è matriarcale. La famiglia moso è una famiglia allargata a discendenza matrilineare: ogni abitante di una clan-casa porta il nome della donna più anziana, la madre del clan, e i nomi, come la proprietà della casa e della terra, sono esclusivamente ereditati in linea femminile.

A circa tredici anni, dopo la cerimonia d'iniziazione, le ragazze sono considerate donne e ottengono la chiave della loro camera da letto. Tuttavia il potere politico rimane nelle mani degli uomini, e molti studiosi pensano non trattarsi pertanto di un vero matriarcato.



UN MONDO SERENO

Ricardo Coler, medico, fotografo e videoreporter argentino la definisce, nel suo libro “Il regno delle donne. L’ultimo matriarcato“,  “La più pura delle società matriarcali, un esempio di come può essere la realtà senza la presunta supremazia dell’uomo e senza l’oppressione che questa supremazia può esercitare”. 

Ipotizza così che i rapporti umani potrebbero essere gestiti diversamente e che molte sofferenze, ad esempio quelle che ricadono sulla famiglia e sui figli a seguito di una separazione, potrebbero essere evitati. 

Al villaggio non c’è donna che sia priva di opportunità, - prosegue l'autore - che non sia degna di considerazione o che si trovi sottomessa all’arbitrio della società. A Loshui, il sesso femminile non è mai debole”.

In realtà il potere politico nel matriarcato è sempre stato nelle mani degli uomini. Il monarca era il re e la regina era la Gran Sacerdotessa, trasformati poi ne capo-clan e nell'anziana-saggia.. Le donne peraltro lavorano, sempre e tanto, e al tempo stesso detengono il potere e i cordoni della borsa, eppure le assemblee sono tenute dai maschi. 

Gli uomini svolgono lavori a volte pesanti, ma lavorano molto meno delle donne, e intervengono nelle grandi decisioni, ma solo quelle sporadiche, ad esempio quando si tratta di mediare tra vicini. Gli uomini non sono comunque costretti a lavorare poiché le donne, in gruppo, svolgono in realtà i lavori necessari per il sostentamento quotidiano. Per cui spesso i maschi si riposano e giocano a carte. E' come se le donne gli concedessero l'illusione di poter comandare, ma nessun uomo si sognerebbe di sovrastare la saggezza delle anziane, che peraltro sono sacre.



IL VILLAGGIO

All’ingresso del villaggio principale campeggia la targa di benvenuto in cinese e in inglese: “Benvenuti nel Paese delle Donne”. Le case sono costruite tutte in tronchi di legno e si compongono di una stanza comune, detta Meng Low, che è anche la stanza dove si ricevono le visite e dove dorme la “Dabu” la persona che tiene le redini dell’estesa famiglia.

Comunicante con questa, c’è una terza stanza, la “camera dei misteri”, la cui porta è sempre chiusa: qui, si partorisce e si onorano i defunti.
Solo una società matriarcale potrebbe infatti unire così strettamente vita e morte.

Nella Meng Low ci sono panche basse tutt’intorno che a sera diventano letti per i bambini che vivono nella casa. 

Al centro della stanza c’è un focolare costantemente acceso con sopra una marmitta piena di acqua, per avere sempre acqua calda per cucinare, per il tè e da bere, poiché i Moso non bevono acqua fredda, data la bassa temperatura esterna. In questo mondo così freddo e isolato tutto è invece tranquillo ma allegro e vivace, i muri delle abitazioni sono colorati di rosso, azzurro e giallo, e anche le vesti sono molto colorate, ornate con fiori, nastri e oggetti vari.

La matriarca di un clan, con l'aiuto delle sue sorelle, si occupa degli affari sociali, economici e della casa. È l'amministratrice di tutti i possedimenti del clan: la casa, i campi, gli animali ed i prodotti alimentari domestici, come i cavalli, che sono di solito usati dagli uomini del clan (i suoi fratelli ed i figli).

Generalmente il fratello viene scelto per essere il rappresentante del clan e aiuta la matriarca negli affari esterni, la comunicazione con i vicini e la pianificazione del lavoro degli uomini. E' infatti più importante il fratello della matriarca che non il padre stesso del bambino.



IL SESSO

Durante le danze in onore della dea dell'Amore "Gan mu", le giovani donne scelgono un nuovo partner fra i giovani uomini. Gli uomini non possono scegliere.

Il prescelto può giacere con lei la stessa notte, ma non ha diritto di convivenza, per cui la mattina dopo deve andarsene.

E'la pratica dello "zou hun", il matrimonio-passeggiata.
Una presenza maschile viene segnalata solo da un il cappello davanti alla porta. 

Che sia per una volta sola o che duri mesi o persino anni, non cambia, il cappello è l'interdizione per gli altri uomini, la donna non deve essere nè casta nè moderata, perchè è libera.

La donna ha facoltà di cambiare sempre il proprio partner, per mostrare questa sua decisione è sufficiente che gli faccia trovare la finestra chiusa, perchè gli uomini per recarsi nella camera della donna non possono entrare in casa, bensì devono entrare ed uscire dalla finestra.
Molti uomini pensano che sia la donna a tenere al matrimonio, eppure questa istituzione è stata creata dal maschio contro la volontà della donna che non voleva assolutamente saperne. L'uomo obbligò la donna al matrimonio perche' lasciarla libera lo spaventava. La donna libera era padrona di abbandonarlo.

Ciascuno dei due momentanei partner resta a vivere a casa sua, così che quando il legame si spezza le conseguenze sono meno pesanti sull’uomo,sulla donna e sui figli. questi ultimi vivono nella famiglia della madre, curati, come gli anziani, dalle nonne, le sorelle della madre ma anche gli zii, perché qui la figura del padre non esiste, tanto che è persino ininfluente sapere di chi è davvero dal punto di vista biologico. “Qui tutti curano tutti”, scrive l’autore.



IL PADRE BIOLOGICO

E' importante sottolineare che i Mosui SANNO BENISSINO CHE I FIGLI HANNO UN PADRE BIOLOGICO OLTRE CHE UNA MADRE, la balla per cui i maschi abbiano costretto la donna alla famiglia perche' temevano che i loro figli andassero ad altri padri è appunto una balla.

Nel matriarcato molto presto si capì che il seme maschile concepiva insieme al ventre materno, ma questo non tolse alla donna la sua autonomia.

L'uomo non ha tolto diritti alla donna per via dei figli, perche' la maggior parte dei maschi la paternità la sente poco o almeno si sente genitore molto meno della donna, ma l'ha fatto per assicurarsi che la donna non abbandonasse lui.

Anche nelle società matriarcali degli animali i maschi  adulti vengono allontanati o si allontanano spontaneamente e tutte le femmine unite e intercambiabili si occupano dei figli.

Perfino in una colonia di gatti, che ho osservato molto a lungo su una collina boschiva della Toscana, dove il capobranco era una gatta, i maschi adulti uscivano dal branco e le femmine facevano a turno per occuparsi della partoriente e dei cuccioli, badando che nessun animale selvatico potesse attaccarli.
A qualche raro gatto veniva accordato di restare ne branco, ma sempre gatti molto quieti e obbedienti che non minacciavano l'ordine del branco e della matriarca.

Secondo Ricardo Coler La violenza in ogni sua manifestazione genera riprovazione, qualsiasi reazione sproporzionata è malvista”. Importante è la pace, il rispetto dei diritti e dei più indifesi. 

Molto più dell'uomo la donna si occupa del benessere della comunità, senza ambizioni di prevalenza su chiunque. Il che significa che mentre la donna un po' si emancipa diventando madre, l'uomo pur diventando padre resta figlio. Ciò deriva dal fatto che la femmina si affranca in parte dalla madre perchè diventa madre a sua volta, mentre il maschio, meno coinvolto dal suo ruolo paterno, non si affranca quasi mai.

Anche ai Moso fu imposto il matrimonio, ma con la morte di Mao Tse Tung, la prescrizione non fu più osservata e si tornò all’usanza matriarcale. Mentre dunque è ignoto il matrimonio, l’innamoramento e la relativa sessualità, giocosa e libera, sono al centro delle relazioni tra i due sessi. Pertanto il rischio di delusione è molto di più basso. Le donne Mosuo non sperano di trovare, in un uomo, quello che le protegge e le difende, perchè si difendono tra loro con una coesione straordinaria. Non devono emergere e non sono gelose, lo spirito di sorellanza è fortissimo. E il sesso è solo sesso, che può essere sostituito con altro sesso.



I FIGLI

I figli dei Mosui appartengono esclusivamente alla madre ed al suo clan. La figura del padre biologico è inesistente. Uomini e donne vivono separati, ciascuno nella sua famiglia. I fratelli delle giovani donne si prendono cura delle nipotine e dei nipoti, che sono considerati come loro figli. Quindi a tali zii è affidata la paternità sociale dei bambini.

In quest'ambito pedofilia e incesto non esistono perchè le relazioni avvengono sempre tra coetanei, ma soprattutto sarebbe un delitto gravissimo. Al contrario gli uomini giocano e sono presenti con i bambini.

Nonostante le donne Moso possano avere due bambini ciascuna (in casi rari fino a 3), l’indice di natalità è dello 0,8%:. In teoria ci potrebbero essere più donne fertili e se ognuna decidesse di avere due figli, come consentito dal regolamento cinese, ci sarebbero troppi bambini di cui occuparsi. 

La maternità è estesa anche ai figli delle altre donne: i bambini infatti considerano le altre donne della famiglia come “madri”, anche se distinguono la madre naturale da queste. In netta controtendenza rispetto alla politica nazionale del figlio unico maschio, nascere bambina non solo è consentito, ma è una benedizione in area moso.

I bambini, secondo i Mosuo, vengono dal regno degli antenati anche se provengono da un uomo dell'altro clan, e poiché le antenate ritornerebbero in vita attraverso i bambini, sono sacri come le antenate. Infatti a un certo punto il bambino viene identificato con un antenato dai membri del clan. Alla cerimonia d'iniziazione, alla bambina verrà dato il nome dell'antenata a cui è stata associata e da quel momento viene considerata la sua reincarnazione. 

Quando una anziana donna muore, durante la sua cerimonia funebre vengono posti accanto alla sua bara il costume d'iniziazione di una ragazza di tredici anni e dei viveri, perché secondo i Mosuo: "ritornerà come giovane donna."

La proprietà privata non esiste, soprattutto quella di un uomo su una donna ed i suoi bambini. La proprietà comune e familiare non genera conflitti poiché le produzioni sono distribuite proporzionalmente al contributi di ciascuno.

I Mosuo praticano due diverse religioni. La religione antica, chiamata Daba, è stata una parte della loro cultura per migliaia di anni, si basa su principi animistici e coinvolge il culto degli antenati e il culto di una Dea madre. I Mosuo praticano anche il buddismo tibetano, che è diventata parte della loro cultura nella storia più recente, che tuttavia oggi è diventata la religione predominante.




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