lunedì 2 settembre 2013

PROSTITUZIONE SACRA - I






SACRALITA' DELLA CARNE

« Le prostitute nei templi pagani per atto di devozione, meretrici non erano; e si credevano far opera meritoria. » (Niccolò Tommaseo)


Antiche sacerdotesse:

- C'immergevamo di notte nell'acque del lago di Nemi, 
lo specchio di Diana fra le foreste del cratere, 
che i mortali non osavano guardare, 
perché rimandava la loro autentica immagine. 
Prendevamo il largo nelle barche lunari, 
col serpente sulle polene, nelle notti buie, 
quando la luna era vergine. 
La Dea era immersa nel profondo delle grotte, 
e le barche sospinte dal vento, che va dove vuole, 
che non segue i desideri della mente 
ma l’estro dello spirito immortale. 
E in questo lasciarci andare tornavamo anime vergini 
e pertanto donne, Figlie della Terra e del Vento, 
non del cielo immoto e lontano.

Le sacre ierodule si prostituivano nei templi della Grande Madre, rinnovando i cicli vitali del sesso e del lutto, dell’inizio e della fine.
C’erano in tutto il Mediterraneo e pure in oriente. Creavano vita e gioia, e seppellivano i morti accompagnandoli nell’oltretomba nell’Ultimo Rito. Novelle Lase Etrusche, compagne invisibili e testimoni dell'ultimo atto.

Ai tempi di Pindaro c’era ancora il rispetto della natura, della donna, dell'etera che incarna Afrodite tra gli uomini: - Voi fanciulle ospitali, ancelle di Peito di Corinto Opulenta, che accendete per lei le bionde lacrime d’incenso, sovente memori della Madre degli Dei d’amore, della Celeste Afrodite! Ella fa si che innocenti doniate sui grati cuscini il frutto della vostra tenera giovinezza. Che sempre è buono ciò che vuol necessità. -

Che sempre è buono ciò che vuol necessità”: è una lode all’istinto, come la frase alchemica: “nella mela, fonte d’ogni male, tutto ne è buono”.

Poi demonizzarono l’istinto, perché porta a fare i conti con corpo e realtà, e la mente nella realtà non ci vuol stare. La ierodulia era sacra, gli uomini giacevano con le sacerdotesse e nelle cerimonie erano invitate numerose, perché davano lustro alla cerimonia. Oggi il sesso è sporco comunque e ovunque e la donna sessuata ha perduto l'innocenza.

Ci fossero ai nostri giorni le ierodule, la Chiesa cattolica riaprirebbe il Sant’Uffizio. Il Dio Padre ha orrore della sessualità, la considera un male necessario per far nascere figli, e per contenere questa insana voglia s’è inventato il matrimonio.



CERIA GIOVIA

In Abruzzo, in era matriarcale, c’era un paese che si chiamava Touta Maruca, o Popolo di Maruca. A difesa dell'abitato il popolo marrucino aveva costruito grandi mura, entro cui sono state ritrovate stele antropomorfe e statue acefale. Qui, come nel pomoerium romano, in nome di Jovis pater officiavano gli auruspici, emanavano le leggi e, per consacrarle, salivano sul fianco della Montagna fino al santuario di Ceria Giovia, Grande Madre di uomini, animali e messi.

Ancor oggi si giunge al santuario attraverso un arco di roccia che dà in un’ampia caverna dove stilla acqua sorgiva. La sacralità del luogo si è perpetuata nei millenni e alla stipe votiva di età ellenistica si è sovrapposta una chiesetta dedicata a Santa Maria ad criptas. E ti pareva! Gli archeologi vi hanno rinvenuto una lamina di bronzo, una statua d’offerente, un bacile cerimoniale e un galletto fittile. Sulla lamina è incisa la legge del popolo Marrucino che regola la prostituzione sacra, il mistico servizio religioso delle cosiddette vergini. Capperi, ai benpensanti era sfuggito.

La ierodulia era una pratica prestigiosa, esercitata nei maggiori santuari del Mediterraneo tra cui Locri Epizephiri, Crotone, Rossano Vaglio, alla Foce del Sele, nella valle Peligna, e a Corfinio. Attraverso questa via spirituale le fanciulle partecipavano all’eros del cosmo che tutto crea e fa proliferare: è la Dea Natura lussuriosa o Ceria Giovia, forza creatrice suprema, signora degli animali, dei vivi e dei morti.

 - Vuoi dire che c’era una Giovia prima che ci fosse un Giove? –
Eh già. Ceria Giovia era madre della terra e degli Dei, univa in sé l’eterna Fanciulla e l’eterna Madre.
Nel primo aspetto gli attributi inferi: la verginità dell’anima, le ricchezze di Pluto e il gallo annunziante il risveglio spirituale.
Nel secondo il mondo naturale e i cicli di vita e morte di viventi.
La Natura invisibile e la visibile.



IL MITO

Il mito narra che Marruca o Maia pelagica (da cui la Maiella a lei dedicata), approdata sulla spiaggia di Ortona col suo nobile corteggio di donne, salì sulla montagna per seppellirvi un giovane figlio o amante, ferito a morte.

Anche le donne del seguito, le Maiellane, vissero a lungo nelle grotte della montagna, custodendo tesori, parlando coi morti, e tessendo interminabili tele. Bellissime e bellicose gigantesse, protagoniste di imprese straordinarie e terrificanti, ornate di splendenti gioielli e tintinnanti orecchini, coglievano un fiore magico, il maggiociondolo giallo e profumato che cresce sulla montagna.

ASTARTE
Il mito si riproduce nella leggenda di una Madonna arborea, assisa sul carpino, portatrice di piogge e grano maturo, al cui santuario abruzzese l’8 maggio si svolge la processione delle Verginelle.

Le fanciulle vestono una tunica greca e i parenti prestano loro vistosi gioielli a scopo apotropaico. La mattina della festa, ma spesso anche la sera della vigilia, le bambine così ornate distribuiscono pani per le case.               

Anche la Bibbia ne parla:
- Samuele, 2,22: I figli del giudice o sommo sacerdote di Silo, Eli, “si univano alle donne che prestavano servizio all’ingresso della tenda del convegno.”

- Esodo 38,8: Mosè - “Fece la conca di rame e il suo piedistallo di rame, impiegandovi gli specchi delle donne, che nei tempi stabiliti venivano a prestar servizio all’ingresso della tenda del convegno.”

Che servizio facevano le donne all’ingresso della tenda del convegno, le public relations? Mosè, è vero, frega loro gli specchi di rame, ma la requisizione di stato nelle dittature è d’obbligo, d’altronde è per un fine spirituale….
Purtuttavia nel Detereunomio si vieta sia agli uomini che alle donne di portare al tempio soldi guadagnati col meretricio, perché, ebbene si, anche i maschi si prostituivano, la ierodulia riguardava entrambi i sessi.

Dunque anche i maschietti ebrei si prostituivano ma non alle donne, da che mondo è mondo le donne il sesso non fanno fatica a trovarlo, dunque erano un po’ gay, e pure quelli che ci andavano erano un po’ gay, che faccia anche questo parte della natura? Per la legge mosaica no, perchè li condanna a morte, niente gay e niente prostituzione, al Padre la sessualità non piace. Serve a procreare è vero, ma s’è sbagliato quando l’ha creata, gli è scappata di mano, insomma gli uomini ci hanno preso troppo gusto.


Contro il mito

- Nell’isola di Pafo le sorelle di Adone piansero tanto per la sua morte che Artemide si arrabbiò e le punì condannandole a prostituirsi agli stranieri… un controsenso perché la Dea versò lacrime e lamenti per l’amante ucciso dal cinghiale…. Riedizione dei maschi sulla prostituzione sacra che doveva apparire come punizione anziché rito e privilegio…. avevano paura che tornasse di moda… e che alle donne non dispiacesse così tanto… -



IERODULIA

- Si sa che a Cipro una fanciulla, prima di sposarsi, doveva prostituirsi ad uno straniero donando il denaro al tempio della Dea, ma non solo, la loro Venere-Astarte, si dice fosse una divinità bisessuale, che poteva rappresentare sia Venere che Adone, Questo faceva si che gli abitanti potessero travestirsi e fare orge, generando molti bambini di cui si ignorava la paternità. così I bimbi venivano fatti crescere nei templi di Astarte e destinati a diventare anche loro maestri di dissolutezze. questo

NASCITA AFRODITE
- Il tempio di Afrodite a Corinto contava mille prostitute, come ci informa Strabone (8, 378). Anche a Cipro  Strabone, rileva la prostituzione religiosa in ogni tempio della Dea. Le prostitute femminili erano divise in diversi gradi, tra cui si ricordano le etere e le pornai.

- Anche in oriente prosperava la ierodulia, la Dea Kades aveva al suo seguito le Kadeshos, o Kadeshoth, prostitute religiose, cioè ierodule.

- A Babilonia, informa Erodoto, vigeva una legge per cui ogni donna doveva recarsi, almeno una volta nella vita, al tempio di Venere per giacere con uno straniero che l’avesse richiesta. Ricche o povere, belle o brutte, tutte dovevano recarvisi. Lo straniero, prima dell’amplesso, doveva gettargli una moneta d'argento o più gridando “io invoco la Dea Mylitta” (la Venere assira).

Anche se veniva offerto poco denaro, non poteva essere respinto perchè era sacro. La donna non poteva uscire dal recinto del tempio se non avesse avuto almeno un amplesso con uno straniero. Così le donne belle vi restavano poco tempo, ma le brutte vi restavano a volte anche tre o quattro anni.

La sacerdotessa doveva vestire una cintura di corda che era l’emblema della costrizione, l’uomo la doveva afferrare per la fune e tirarla tra i boschi circostanti il tempio. Il sacrificio sarebbe stato tanto più gradito alla dea quanto più la corda fosse stata spezzata con forza, il che rappresentava la liberazione della donna dall'obbligo della verginità. Infatti nessuno le chiedeva di esserlo, neppure al tempio il che liberava la sessualità femminile.

- Cicerone attesta la presenza delle ierodule nel tempio di Venere Ericina ancora al tempo del processo contro Verre (70 a.c.). Che le proprietà della Dea fossero considerate sacre ed inviolabili lo troviamo attestato anche in Eliano (N. H., X, 50) il quale racconta che il libico Amilcare era morto impiccato per avere spogliato sacrilegamente il santuario ericino e che la morte violenta dei suoi compagni fosse dovuta alla medesima colpa.

L'imperatore Claudio (41-¬54 d.c.) a detta di Svetonio (Vite dei Cesari, V, 25) «fece la proposta di ricostruire a spese pubbliche il tempio di Venere Ericina, in Sicilia, ormai cadente per vetustà ». Non c'è da meravigliarsi pertanto se tale culto, cantato anche da poeti quali Virgilio, Silio Italico e Stazio, ebbe un'enorme diffusione in tutto il mondo antico.

Il volo delle colombe, fra cui la colomba rossa di chiara ascendenza fenicia, i cani da guardia del tempio (i famosi cirnechi anch'essi di origine fenicia) e soprattutto la prostituzione sacra esercitata dalle ierodule sono tutti aspetti del rito riscontrabili a Babilonia, Pafo ed in altre località, sedi di famosi santuari della Dea.

- Nel santuario di Aphaia, nell'isola di Egina si sono ritrovate ceramiche con illustrazioni di ierodule al servizio del tempio dedicato alla Dea il cui santuario risale al XIV sec. a.c.

- A Biblo, lo racconta Luciano, durante il lutto per Adone le donne dovevano tagliare i capelli o prostituirsi per un giorno intero a uno straniero dando i guadagni al tempio. (Chissà cosa sceglievano?)

TEMPIO DI APHAIA
Secondo Strabone durante la festa delle Adonie le donne si prostituivano agli stranieri donando poi il ricavato al tempio di Afrodite. La prostituzione faceva parte del rito rito, ed era seguita e rispettata come le donne che si concedevano.

Erano tempi di trasformazione, potevano prostituirsi o tagliare le chiome in segno di lutto, mentre un tempo celebravano il ritorno della primavera e quindi la fine del lutto con l’accoppiamento. Sicuramente gli uomini preferivano il taglio delle chiome, così al matrimonio potevano verificare se erano vergini.

Oggi le monache non si accoppiano e recidono i capelli, sono in lutto eterno, la primavera non torna più, il Dio è morto per sempre perché la sessualità è bandita dal Dio Padre, geloso della produttività che lui non possiede, solo che, invece di farsi puerpero anomalo come Giove, dispregia la natura e l’accoppiamento da lui stesso creati. Quanto vale ciò che è creato dal nulla? Nulla.


- Secondo lo storico Ateneo, quando la Grecia venne minacciata dalla flotta di Serse, i Corinzi chiesero alle prostitute del tempio di pregare; le loro preghiere furono ascoltate e quando i Persiani sie ne andarono sconfitti, i Corinzi offrirono una tavoletta dedicatoria al tempio, per onorare le sue prostitute.

- In Armenia la prostituzione sacra era dedicata alla Dea Anaitide. Al tempio della Dea potevano accedere solo i forestieri che potevano giacere con le sacerdotesse, amore sacro ma pagato. Gli stranieri potevano offrire, oltre al denaro pattuito, dei regali alla Dea che diventavano patrimonio del tempio.
Le sacerdotesse erano scelte tra le famiglie più nobili, ed erano tenute a rimanere nel tempio in genere fino ai 30 anni. Maggiore era il numero di stranieri ai quali si fossero concesse, più alto era il loro vanto degli uomini che le avessero sposate successivamente. Infatti, le sacerdotesse che avevano amato molti uomini erano considerate esperte nell’arte di dare piacere. 

- Presso Cartagine c'era un tempio di Astarte dove le vergini Cartaginesi offrivano a pagamento la propria castità ed il proprio corpo finché non avessero accumulato una buona dote. Una volta sposate diventavano donne oneste e fedelissime e i loro mariti parlavano con vanto dei loro trascorsi sessuali. 

A Pyrgi c'era un famoso tempio consacrato alla fenicia Astarte, associata all’etrusca Uni, in cui prestavano servizio una ventina di sacerdotesse. Il santuario di Pyrgi, che faceva accorrere stranieri da ogni dove, accumulò enormi ricchezze attraverso il culto della prostituzione sacra, e per questo nel 384 a.c. fu saccheggiato dai Greci di Siracusa, guidati da Dionisio I°.

- Il portoghese Domingo Paes nella sua cronaca di viaggio (1510 d.c.) parla delle “devadasi” di un tempio di Ganesha :
Esse nutrono l’idolo ogni giorno, perché dicono che mangia, le donne danzano davanti a lui che dimora in questa pagoda; ed esse danno a lui il cibo e tutto quanto è necessario, e tutte le ragazze nate da queste donne appartengono al tempio. Queste donne sono di liberi costumi … Esse sono molto stimate, e un uomo rispettabile può andare nelle loro case senza rischiare di essere biasimato”.

- Sembra che le devadasi, come le antiche sacerdotesse babilonesi di Ishtar, o quelle di Afrodite Ericina, ritualmente sposate al Dio, avessero libertà sessuale, esercitando, oltre ai riti, la prostituzione sacra nel tempio come rappresentanti della Shakti universale. Svolgevano riti della fertilità ed erano abili danzatrici, e la danza arcaica era eseguita per la divinità. Mentre i piedi battevano con forza la terra e la velocità aumentava in una sorta di estasi, la danzatrice, sola davanti al Divino, diveniva la Shakti del Dio, la sua energia creatrice, stabilendo un collegamento tra il rito indù e il mondo preario delle Grandi Madri.

- Nel Tantra, un'antichissima dottrina matriarcale incentrata sulla yoni, la venerazione sessuale del principio femminile, venne stbilita migliaia di anni fa in India da una setta segreta chiamata Vratyas, composta di sole donne, che come le ierodule, prestavano il servizio sessuale per trasmetterela conoscenza ai maschi.

In occidente e in oriente anticamente si praticò la ierodulia, per Ishtar in Mesopotamia, per Antheia a Creta, Astarte presso i fenici, Atargatis in Siria, Afrodite e Batte (da cui il termine Battone) e Cotito in Grecia, Iside in Egitto, Branwen e Siofn tra i celti, Lada e Krasopani tra gli slavi, Volupia, Venere e l’antica Diana tra gli italici, Freya tra i germani e Turan fra gli etruschi. Si prostituivano entrambi i sessi ma molto più frequentemente le donne che erano venerate e rispettate per questo. Insomma la libertà femminile coincide con la ierodulia.

AFRODITE
Ci sono dubbi? Ecco Solone come parla nella democratica Atene per incitare i giovani a "usare" le prostitute:
- [Solone], vedendo pieno di giovani di Atene, sia con un impulso istintivo, ma con l'abitudine di allontanarsi in direzione inappropriata, aveva fatto comprato donne schiave e le aveva fatte stabilire in vari luoghi, attrezzate e comuni a tutti gli uomini. Le donne dovevano stare nude affinchè gli uomini non fossero ingannati sul loro sesso. "Guarda tutto" incita Solone " Forse non ti senti bene. Hai una sorta di pena. Perché? La porta è aperta. Un obolo e via. Non c'è timidezza, non chiacchiere, né lei stessa può sottrarsi. Ma subito, come si desidera, in qualsiasi modo si desidera. Poi vieni fuori. Dille di andare all'inferno. Lei è un estraneo per te."

Questa è la morale maschile? E' immorale prostituirsi per la Dea, e invece è morale usare delle donne come schiave, avvilendole, umiliandole, maltrattandole, alla stregua degli animali (che a loro volta andrebbero rispettati).

Ora le prostitute sono mignotte imbellettate, vittime d’una società che le relega ai confini e le disprezza, oggetti nelle mani di avidi sfruttatori e seviziatori, o rare volontarie che si rassegnano al disprezzo della società. Il denaro non ha nulla di male in sé e la mania della povertà come porta spirituale fa rivoltare lo stomaco.

La spiritualità non è contraria al denaro, è la prostituzione al denaro che è opposta all’evoluzione. Il male non sta nella prostituzione del corpo, ma in quella dell’anima.
La libera sessualità, proliferazione selvaggia della natura, spaventa gli uomini perché va oltre i confini della mente, come si potrà mai governare?

Così non solo la religione richiama all'astinenza sessuale, ma pure all'astinenza del cibo, e se possibile, anche alla mortificazione della carne. Non a caso fiorirono gli asceti del deserto, in occidente come in oriente, per vivere secondo natura ma contronatura, perchè il digiuno sembra il veicolo alla santità.

Così nascono eremiti e stiliti, quelli che vivono sopra una colonna per isolarsi dal mondo, dove però gli issano il cibo e gli ritirano gli escrementi altrimenti ci affoga dentro. E sul fatto che non mangiassero per anni non mi si raccontino troppe panzane. Chi è capace di rallentare il metabolismo, e il digiuno di per sè lo rallenta, può resistere anche un mese e più senza cibo, ma sicuramente con assunzione di liquidi o morirebbe in due o tre giorni.

Com'è apprezzato lo stilita! Del resto il saggio va sulla montagna e il Budda nel bosco, ma non si potevano ritirare in camera loro? Come se l'isolamento fosse il prezzo da pagare, e non solo. Il vezzo del digiuno è praticato soprattutto tra le monache, basta leggere come Teresa d'Avila raccomandi alle converse di non esagerare nei digiuni, e si che lei ne praticava non c'è male. Si sa che il digiuno estremo porta alle allucinazioni, anche perchè provoca facilmente intossicazioni di fegato. 

La negazione del corpo è evasione dalle emozioni e dalla sofferenza, ma per la Chiesa, specie se associato alla castità e al poco sonno, è la via alla santità. Ne è acceso sostenitore l'intransigente Tertulliano, che nel De penitentia asserisce la necessità della mortificazione corporea: “Niente piace più a Dio della magrezza del corpo e più il corpo sarà asciugato dall'asprezza delle mortificazioni, meno sarà soggetto alla corruzione della tomba e, quindi, resusciterà più gloriosamente ... ".
E allora viva l'anoressia, il corpo e il piacere dei sensi divennero il nemico da combattere, perchè il piacere è lo strumento del diavolo. Insomma Bacco tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere. I vizi capitali sono sette, mangiare è peccato… ma che deve fare un pover’uomo?



Erodoto - Storie - Storia degli Assiri .

L'autore descrive la potenza babilonese, che però non vede di buon occhio, quantunque già cultura patriarcalizzata, non tanto però da negare il trono alle donne, e per lo storico è già scandalo. Su Babilonia riporta un’usanza:

- Una volta all'anno, in ogni villaggio conducevano in un unico luogo le ragazze in età da marito. Poi un araldo le faceva alzare in piedi e le vendeva: cominciava dalla più bella, poi metteva all'asta la seconda per bellezza. I Babilonesi benestanti superandosi a vicenda con le offerte si acquistavano le più graziose; invece gli aspiranti mariti del popolo, che non badavano all'estetica, si prendevano le ragazze più brutte e una somma di denaro. Il denaro derivava dalla vendita delle ragazze avvenenti: in questo modo erano le belle ad accasare le brutte e le menomate. Questa era dunque la loro tradizione più bella… -

Erodoto dice che il sistema non è più in vigore, ne hanno istituito uno nuovo che però è l’usanza più brutta: - 


ASPASIA
Da quando la conquista di Babilonia ha ridotto male e rovinato i suoi abitanti, tutti i popolani, che non hanno di che vivere, prostituiscono le figlie. Ecco la peggiore delle usanze babilonesi. Ogni donna di quel paese deve sedere nel tempio di Afrodite una volta nella sua vita e fare l'amore con uno straniero. Una donna non se ne torna a casa se prima uno straniero qualsiasi non le ha gettato in grembo del denaro e non ha fatto l'amore con lei all'interno del tempio dicendo «Invoco la Dea Militta». Con il nome di Militta gli Assiri chiamano Afrodite. 
L'ammontare pecuniario è quello che è e non sarà rifiutato. La donna segue il primo che glielo getti e non respinge nessuno. Dopo aver fatto l'amore, e aver soddisfatto la Dea, fa ritorno a casa e da questo momento non le si potrà offrire tanto da poterla possedere. Una usanza assai simile esiste anche in qualche parte dell'isola di Cipro. -

Sembra orribile obbligare le donne a prostituirsi? Al contrario, dovendo prostituirsi nessuna aveva l'obbligo della verginità, una liberazione per le donne che potevano andare con chi volevano. “da questo momento non le si potrà offrire tanto da poterla possedere” Guarda caso non si prostituivano più.

Col decadimento dell'usanza invece saranno obbligate alla castità. Per secoli gli uomini reclameranno mogli caste, colpevoli anche se cedono alle loro stesse richieste, in quanto diventano "donne facili" (di facili costumi)

Le ierodule si prostituivano per la Dea nei templi, e la moneta d’argento per l’amplesso era donata al tempio. L’anima non era prostituita, né al denaro né ai maschi, per questo erano vergini. Non accettare padroni, questa è la libertà che gli antichi insegnavano alle donne. Aver giaciuto con uomini le liberava dall’idea di possesso che l’uomo si fa sulla donna, perché le ierodule, come le prostitute oggi, conoscevano il lato più recondito dei maschi, bambini bisognosi o prepotenti che si spacciano per forti.

I Cavalieri Templari avevano un motto: “Non nobis Domine, sed ad maiorem gloriam tuam.” Calza alla ierodulia: non per l’ego, non per la protezione maschile, non per ricchezza, ma per svegliare la Dea nel profondo, aldilà dell’io. "Non nobis Domina, sed ad maiorem gloriam tuam"

In Babilonia non si poteva sposare se non prostituendosi almeno una volta. Questo toglieva l'orrido obbligo di mostrarsi vergini ai mariti, costrizione che ha legato le donne per secoli, pena il disprezzo e l'emarginazione. Gli uomini le rispettavano e giacevano con loro per una notte, facevano l’amore nel “tiaso” del tempio, nella zona sacra. Quando il sacerdozio finiva le ierodule contraevano buoni matrimoni, perché la qualità di sacerdotesse le poneva in alto grado sociale.

Un tempo gli uomini amavano le donne, per cui le donne amavano gli uomini, oggi gli uomini non amano le donne, e le donne non amano gli uomini, anche se spesso non se lo dicono. Attenzione però, per amare le donne occorre capirle. Per capire le donne occorre capire la propria anima, che per i maschi è una grande estranea.



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2 commenti:

ceppone formicaio on 20 giugno 2015 23:15 ha detto...

Credo però che la prostituzione sacra sia guò fenomeno tardo, già ben patriarcale

Giulia on 30 agosto 2015 19:59 ha detto...

cosa te lo fa pensare?

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