domenica 2 ottobre 2016

LA MADRE TERRA



TICHE UNA E TRINA

TERRA MATER

DA: Il culto del principio femminile nell'antica Europa di Giovanni Feo

Intorno alla seconda metà del XX secolo si è affermata in Occidente una nuova scuola di studi e ricerche, divenuta essenziale disciplina del pensiero moderno, presente in accademie e università, i cui lavori continuano ad influenzare Storia, Archeologia, Antropologia, Psicologia, Etnologia, Storia delle religioni e Storia della filosofia. 

Tra i precursori di tali indirizzi va annoverato lo svizzero Carl Gustav Jung, psicologo e studioso del mito, il primo a concepire un modo strutturato di interpretazione del materiale mitico e mitologico, per nuovi modelli cognitivi, utili a comprendere l'essere umano e il suo mondo. Altre importanti figure l'ungherese Caroly Kerényi, il rumeno Mircea Eliade, gli inglesi M. Esther Harding e, in ambito mitostorico e letterario, Robert Graves. 

Uno dei temi centrali riguarda la scoperta di una millenaria e obliata fase storica del nostro passato, segnata dalla presenza di civiltà "matrifocali", civiltà dove il principio femminile fu al centro di culti e culture per un lungo periodo di tempo che, iniziato nel Paleolitico, trovò la sua decadenza nell'età del Bronzo. 

A dare il definitivo crisma dell'ufficialità accademica a questi studi è stata un'archeologa lituana da poco scomparsa, Marija Gimbutas. Il lavoro da lei svolto ha valore epocale, poichè permette di ridefinire il quadro storico del nostro passato e i modelli culturali e religiosi che lo determinarono, in primis il modello archetipico di una Grande Dea della terra, la madre terra, forma simbolica del principio femminile creatore e divino le cui rappresentanti, le donne, ne furono le prime interpreti e adepte. 

Carl Gustav Jung (1875-1961) studiò  miti e simboli della psiche umana, analizzando il vasto materiale della tradizione ermetica degli alchimisti medioevali. 

Secondo lo psicologo svizzero , l'alchimia fu un tipo di "processo di individuazione" dell'essere umano, praticato dai "filosofi" dell'ermetismo medioevale che chiamarono tale processo "La Grande Opera". 

L'obiettivo finale concerneva la realizzazione del "Sè",autentico, imperniata sulla congiunzione degli opposti "coniunctio oppositorum" ovvero di integrazione di elementi opposti e complementari: luce e tenebra, maschile e femminile, acqua e fuoco ecc... 

ECATE
Da tali premesse Jung elaborò un concetto di "anima", femminile, contrapposto all' "animus", maschile. La visione junghiana dell'anima portò alla definizione di un principio femminile considerato sotto nuova luce, rivelatore di valenze e scenari del tutto nuovi.

Fu l'ungherese Caroly Kerényi ( 1897- 1973), collaboratore di Jung, a sviluppare una preziosa ricerca sugli antichi miti, dedicando al principio femminile alcune opere, tra cui "Figlie del Sole" (Tochter der Sonne, 1944) e, assieme a Jung, "Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia" (Einfurung in das Wesen der Mythologie, 1940-1941) dove sono studiati gli archetipi del Fanciullo divino e della Fanciulla divina (Kore). 

Robert Graves (1885-1985), scrisse "La Dea Bianca" (The White Goddess, 1948), incentrato sull'antica civiltà celtica e i suoi rapporti con quella Mediterranea, con la tradizione ebraica, la cristiana e, in sintesi, riscoprendo il culto di una Grande Dea in tutta l'antica Europa. 

 Mircea Eliade, per primo, propose un'esauriente e chiara interpretazione delle antiche religioni e cosmologie, comprese quelle matriarcali. Marija Gimbutas (1921-1994) ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca di testimonianze archeologiche sull'antico culto di una Grande Dea della terra, riuscendo a datare e a definire i tempi e i luoghi del primordiale culto. 

GRAZIE AI NUOVI DATI ARCHEOLOGICI, LE INIZIALI RICERCHE DI JUNG, DI GRAVES E DEGLI ALTRI, SONO OGGI SUFFRAGATE DA PROVE CONCRETE, TANGIBILI E MATERIALI, CHE CONFERMANO L'ESISTENZA DI UNA LONGEVA CIVILTA' MATRIFOCALE NELL'ANTICA EUROPA, TESI CHE FINO A POCHI DECENNI FA ERA ANCORA CONSIDERATA IPOTETICA E MARGINALE. 

L'origine del culto matrifocale viene fatto risalire dalla Gimbutas all'età paleolitica, ai primordi della civiltà umana. A medesime conclusioni sembrano portare varie ricerche effettuate nei continenti extraeuropei, un vero "primato" del principio femminile alle origini della storia umana. 

Riportiamo un passo della Gimbutas "Cultura caratterizzata da un dominio della donna nella società e dal culto di una dea che incarna il principio creativo come Fonte e Dispensatrice di tutto". 

Si tratta di una cultura "pre-indoeuropea..... matrifocale e probabilmente matrilineare, agricola e sedentaria, egualitari a e pacifica. In netto contrasto con la successiva cultura proto-indoeuropea, patriarcale, stratificata, dedita alla pastorizia, nomade e bellicosa, instauratasi in tutta Europa, eccettuate alcune aree a sud e a ovest, durante tre ondate di invasioni dalle steppe russe, tra il 4500 e il 2500 a.c.". 

LA TERRA CHE NUTRE
A conferma la Gimbutas ha pubblicato i disegni, le foto e la catalogazione di un innumerevole quantità di reperti archeologici: "Circa 20.000 piccole sculture (della Dea) in argilla, marmo, osso, rame o oro sono oggi conosciute, da un totale di circa 3.000 siti del Neolitico e del Calcolitico dell'Europa sud-orientale". 

L'area presa in esame è compresa tra: Italia centro-meridionale, Grecia, Balcani e area danubiana, Creta, Mar Egeo, Anatolia e sponde occidentali del Mar Nero, intorno al VIII millennio a.c.. 

Stessa data gli storici assegnano all'inizio della "rivoluzione neolitica". Stessa data che i ritrovamenti di ambra permettono di attribuire all'inizio della navigazione sui mari. L'inizio dell'era del Bronzo (2000 a.c. circa) viene fatta corrispondere dalla Gimbutas alla fase di decadenza delle antiche civiltà matrifocali. 

Fine e decadenza che i grandi cantori epici, Omero e Virgilio, celebrarono la caduta di Troia e i viaggi nel Mediterraneo compiuti da eroi greci e troiani (Ulisse, Enea) alla ricerca di nuove terre. La storia e il mito di Troia sono in assonanza con avvenimenti decisivi e cruciali dell'età del Bronzo finale (1200 a.c. circa): la caduta dell'ultimo baluardo della Grande Dea, Ilio o Troia, fu causata da invasori indoeuropei, i "nuovi Greci", forse i Dori, gli Achei o altri popoli patriarcali scesi da est nelle terre mediterranee. Il culto di una Grande Dea sopravvisse nei secoli sotto varie forme presso tutte le maggiori civiltà europee. 

In Italia, con la civiltà etrusca (X sec. - I d.c.) la Grande Dea e il suo culto furono al centro della vita religiosa e sociale per molti secoli. Il culto patriarcale si instaurò soprattutto all'espandersi della civiltà romana e di quella ateniese, arrivando infine la Chiesa cristiana a promuovere una lunga e sanguinosa repressione contro la "vecchia religione", destinandola a una sempre più estrema clandestinità e illegalità. 

L'impatto tra Cristianesimo e mondo "pagano" (dove ancora sussisteva il culto della Dea) fu meno violento nel mondo celtico. Ne è prova il sopravvivere di tradizioni relative a importanti figure femminili di età medioevale (come Guinevere e Morgana ) la cui vera identità rimanda ad antiche divinità del pantheon celtico, Gwenddydd e Morrigan.

Nell'antico Egitto il culto di Iside fu perpetuato nei secoli da celebri regine, Nefertiti e Cleopatra le più note. Ad Alessandria d'Egitto, in quella che fu la più importante Biblioteca del mondo antico, furono depositati i testi del "Corpus Hermeticum", tesoro di conoscenze ermetiche e cosmologiche dove il primordiale simbolismo del principio femminile era conservato nella sua forma originaria. 

Il Corpus Hermeticum fu tradotto a Firenze nel 1463 da Marsilio Ficino, per conto di Cosimo de' Medici. Molti templi e sacrari della Grande Dea, sconsacrati o interdetti, divennero luoghi di culto della cristianità. 

DEA TERRA AFRICANA
Dalle ricerche archeologiche risulta che Lourdes, Fatima e molti altri luoghi delle apparizioni Mariane, furono già luoghi sacri in epoca preistorica. Chiese dedicate alla Madonna, sorte su siti pagani (greci, etruschi, celtici...), sono numerosissime. 

La sovrapposizione di templi di diverse religioni dimostra anche che il culto cristiano della Madonna e il suo peculiare simbolismo fu sovrapposto intenzionalmente su quello di una grande dea pagana, spesso conservandone tipici aspetti naturalistici (Madonna del Bosco, della Fonte, delle Rocce, dei Serpenti, delle Formiche ecc.). 

Ad Efeso, nell'attuale Turchia, davanti al tempio della Dea Artemide si trova un edificio che la tradizione indica come "Casa della Madonna". L'edificio, sorto accanto ad acque sorgive ritenute curative, fu in parte costruito con le pietre prelevate dal vicino tempio di Artemide.

Nel Perù, dopo la conquista spagnola, il culto andino-incaico della madre-terra (la Pachamama) fu integrato a quello della Madonna cristiana, così che oggi ambedue le figure divine sono venerate dalla popolazione. 

Il culto di una grande Dea ha tra le sue terre d'elezione l'India. Qui sopravvivono tradizioni antichissime, incentrate sul culto di vari aspetti del femminile, venerato nelle figure di Lakshmi, Parvati, Durga e altre Dee del pantheon hindu. 

Secondo la tradizione dei Veda, i libri sacri dell'hinduismo, la nostra epoca corrisponde al Kali yuga, governata dalla Dea Kali, il principio femminile nel suo aspetto distruttivo. La fine di quest'era, tormentata e afflitta dai demoni dell'egoismo non più sotto controllo, coinciderà con l'inizio di un nuovo ciclo stoico. 

Nei Veda è scritto che la Dea Kali, al termine del suo ciclo, sfogherà contro la terra tutto il suo potere distruttivo. Contemporaneamente il suo divino compagno, Shiva, dormirà in un fatale estraniamento dalla vita. Ma, nel momento in cui il dio si risveglierà, la Dea cesserà la sua danza di morte e distruzione e si riunirà a lui. 

Avrà allora inizio una nuova fase evolutiva, per tutte le creature viventi, all'insegna della pace e dell'armonia. Dal mito vedico risulta l'ambivalenza della Dea. Possiede aspetti creativi e distruttivi allo stesso tempo. E' anche evidente che la pace e l'armonia dipendono dall'unione di Shiva e di Kali (coniunctio oppositorum). 

Nelle antiche concezioni misteriosofiche la Dea era la stessa terra. Monti, fiumi, caverne, laghi e boschi erano i luoghi sacri del suo corpo fisico, i suoi centri vitali. Il potere della Dea, genitrice e creatrice universale, si manifestava ovunque, sotto mille nomi e forme diverse ma, come scrisse Apuleio, "unica è la sua essenza". 

In tale antica cosmovisione il mondo manifestato, della vita e del divenire, quindi tutto il creato, ricade sotto la tutela del principio femminile. Il mondo invisibile delle essenze, al di là delle forme manifeste, è invece sotto la tutela del principio maschile.

D - Che vuol dire che la materia è femminile e l'anima maschile?
R - No no, qui non si parla di anima, si parla di spirito.
D - E che roba è?
R - E' la saggezza del cosmo.
D - E ce l'ha solo l'uomo?
R - Si.
D - E l'anima chi ce l'ha?
R - La donna.
D - E che roba sarebbe?
R - L'emotività.
D - Quindi voi dovreste governare con la saggezza del cosmo, visto che governano i maschi. E la vostra saggezza in cosa si esplica? Nel fare la guerra, nell'abusare dei bambini, nel sottomettere le donne, nello sfruttamento degli operai, nell'inganno dei deboli, nel furto legale e nel feminicidio?
Ma voi siete completamente fuori di testa!

Nelle civiltà matrifocali, se al principio femminile spettava un ruolo centrale, quello maschile non era però escluso o sottostimato. In ultima analisi era la "coppia" e la sua armonica interazione ad essere centrale e fondante. Analogamente ,nella congiunzione degli opposti della tradizione ermetica, i due principi, maschile e femminile, congiunti secondo arte e conoscenza, indicavano la via per risolvere armoniosamente conflittualità e opposizioni. Tale via può essere riscoperta e rivalutata oggi, epoca di catastrofici conflitti globali, alimentati da primitive ideologie e dalla rigidità di paranoici fondamentalismi. 

Kali e Shiva, archetipi divini, possono ricostituire l'ordine cosmico. Il ruolo degli esseri umani, nel propiziare questo matrimonio del Cielo e della Terra, è fondamentale. La posta in gioco è il futuro della vita.

DEA TERRA ANATOLICA
Celebro Ecate trivia, amabile protettrice delle strade,
terrestre e marina e celeste, dal manto color croco,
sepolcrale, baccheggiante con le anime dei morti,
figlia di Crio, amante della solitudine superba dei cervi,
notturna protettrice dei cani, regina invincibile,
annunciata dal ruggito delle belve, imbattibile senza cintura,
domatrice di tori, Signora che custodisce le chiavi del cosmo,
frequentatrice dei monti, guida, ninfa, nutrice dei giovani,
della fanciulla che supplica di assistere ai sacri riti,
benevola verso i suoi devoti sempre con animo gioioso.
(ESIODO)

Dell'esistenza del matriarcato le prove sono infinite, però non esiste nella cultura ufficiale, gli uomini non lo consentono. Se la supremazia maschile non è un dato di fatto naturale le donne potrebbero ribellarsi, potrebbero chiedere di essere considerate alla pari, o peggio.

Nel matriarcato il culto riguardava la Madre Terra, la Dea primigenia. Le donne lo sapevano, gli uomini si fidavano, anche perchè le donne non glielo dicevano, era un segreto, perchè gli uomini non l'avrebbero sopportato. Infatti non lo sopportano neppure oggi.

La Madre Terra sembra un mito, e invece è una realtà. Noi siamo casualmente figli dei nostri genitori umani, in realtà siamo figli della Terra. Sembra un discorso un po' romantico e un po' scontato, cui molti sarebbero disposti ad annuire, perchè tanto nella loro vita non sposterebbe nulla. Invece, se fosse davvero compreso, sposterebbe tutto, Se non si comprendesse con la testa, quindi con schemi e difese all'erta, ma si comprendesse nel cuore sarebbe un crollo senza ritorno.

Se gli uomini comprendessero la realtà della Madre Terra darebbero di testa, si affannerebbero inutilmente a infilare la nuova consapevolezza in qualche schema noto, ma non riuscendoci poi avrebbero il panico. Sarebbe infatti una catastrofica rivoluzione, che farebbe crollare ogni loro fede o certezza lasciandoli esterrefatti e mentalmente paralizzati.

Questa era la base degli antichi Sacri Misteri, dove il neofita si accorgeva terrorizzato che non esistevano Dei e che l'unica Dea era la Natura, per loro la Terra. Questa era la base dell'Alchimia, sottaciuta e velata di mistero altrimenti come per gli antichi Misteri sarebbero intervenuti i potenti e avrebbero fatto tacere tutto nel sangue.

La Madre Terra esiste, per gli antichi era la natura, per noi sarebbe una parte di essa, perchè la natura è cosmica. ma una parte importantissima, direi che una madre è importante. Questa madre, come tutte le Grandi madri che si rispettino, è una e trina, e anche questo è un mistero, perchè possiamo capirlo con la mente, ma se lo comprendiamo dentro è un'altra rivoluzione, o almeno è una rivoluzione che fa parte di una grande rivoluzione.

- SE NON MI IMMERGO NON MUOIO, MA NEMMENO VIVO -




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