lunedì 2 dicembre 2013

LE MUSE





« Canta Musa divina, l'ira di Achille figlio di Peleo
l'ira rovinosa che portò ai Greci infiniti dolori »
(Omero - Iliade, I)

« Cantami o Diva, del pelide Achille
l'ira funesta, che infiniti addusse lutti agli Achei »
(Omero - Iliade, I)



IL PATRIARCATO

Le Muse all'inizio non erano divinità minori come divennero successivamente a Roma, bensì erano divinità greche, figlie di Zeus e di Mnemosine (la "Memoria") la loro guida era Apollo.... E che c'entra Mnemosyne?
C'entra, perchè è figlia di Urano (il Cielo) e Gea (la Terra) è una delle Titanidi, quindi della più antica religione greca, quella antecedente all'invasione dei cosiddetti iperborei, cioè i patriarcali. I Titani infatti, con relative Titanidi, erano nati prima degli Olimpi e generati da Urano (Cielo) e Gaia (o Gea, Terra).

Ricapitolando: Gea, la Terra, genera Urano, il cielo, senza aiuto maschile (è una Grande Madre per cui è vergine), poi però ci ripensa e si accoppia col figlio e qui genera Mnemosyne, la Memoria.
E cos'è la Memoria? E' il tempo, senza memoria non c'è tempo, senza memoria tutto è un eterno presente.

« Narrami, o Musa, dell'eroe multiforme, che tanto
vagò, dopo che distrusse la rocca sacra di Troia »
(Omero - Odissea, I)

L'origine delle Muse è narrata in un "inno" di Pindaro andato perduto, l'Inno a Zeus, ma ricostruibile per mezzo di una preghiera alle stesse redatta da Elio Aristide il quale ricorda come in occasione del suo matrimonio, Zeus domandò agli Dei di esprimere un desidero e questi gli chiesero di generare divinità «capaci di celebrare, con parole e musica, le sue grandi imprese e tutto ciò che egli aveva stabilito.».

Ma dunque le Muse sono nate per volere degli Dei? Pare di si.

« Le Muse hanno un posto altissimo, anzi unico, nella gerarchia divina. Son dette figlie di Zeus, nate da Mnemosine, la Dea della memoria; ma ciò non è tutto, ché ad esse, e ad esse soltanto, è riservato portare, come il padre stesso degli Dei, l'appellativo di olimpiche, appellativo col quale si solevano onorare sì gli Dei in genere, ma, almeno originariamente, nessun Dio in particolare, fatta appunto eccezione per Zeus e le Muse »
(Walter Friedrich Otto - Theophania)

Otto spiega pertanto, come non sia il creato « a dover lodare il suo creatore, piuttosto ad esso manca ancora qualcosa: l'essere delle cose non è ancora compiuto finché non si dà una voce che lo esprima. Le cose e la loro gloria devono essere pronunciate: questo è l'adempimento della loro essenza ».

Se dunque le Muse sono le Dee che rappresentano l'ideale supremo dell'Arte, intesa come verità del "Tutto" ovvero l'"eterna magnificenza del divino", i poeti sono da loro 'posseduti', sono entheos, ("pieni di Dio") come ricorda lo stesso Democrito.

Pieni di Dio? Quale Dio? Apollo o Zeus? Forse Apollo che se non altro ha la cetra, Zeus coi fulmini poco ci azzecca.

Ed essere entheos, è una condizione che «il poeta condivide con altri ispirati: i profeti, le baccanti e le pitonesse».

« Dalle Muse Eliconie cominciamo il canto,
loro che di Elicone possiedono il monte grande e divino »
(Esiodo - Teogonia)

Nel caso di Esiodo viene raccontata una vera e propria epifania: le Dee incontrano il pastore Esiodo «mentre pascolava agnelli sotto il divino Elicone» apostrofandolo tra i «pastori campestri, vili creature obbrobriose, niente altro che ventri», ma le dee consegnano al pastore Esiodo il bastone (o lo scettro) decorato di alloro trasformandolo da «'ventre', ovvero rozzo contadino e pastore in poeta: una divina grazia tanto eccezionale quanto misteriosa».

« Il dono delle Muse dunque, o meglio uno dei loro doni, è la capacità di parlare secondo verità. »
(Eric R. Dodds. I greci e l'irrazionale)

Le Muse, dunque, sono le dee che donano agli uomini la possibilità di parlare secondo il "vero" e, figlie di Mnemosýne (Μνημοσύνη), la Memoria, consentono ai cantori di "ricordare" avendo questa stessa funzione uno statuto religioso e un proprio culto.

Non solo, Marcel Detienne evidenziando come la memoria dei "poeti" non corrisponda agli stessi fini di quella degli uomini moderni, chiosa:
« Fin dall'inizio la memoria sacralizzata è privilegio di alcuni gruppi di uomini organizzati in confraternite; come tale, si differenzia radicalmente dal potere di ricordarsi degli altri individui. In questi ambienti di poeti ispirati, la memoria è onniscienza di carattere divinatorio; come il sapere mantico, si definisce attraverso la formula: "ciò che è, ciò che sarà, ciò che fu". Con la sola memoria il poeta accede direttamente, in una visione personale, agli avvenimenti che evoca; ha il privilegio di entrare in contatto con l'altro mondo. La sua memoria gli permette di "decifrare l'invisibile". Dunque, la memoria non è solo il supporto materiale della parola cantata, la funzione psicologica che sostiene la tecnica formulare; è anche e soprattutto la potenza religiosa che conferisce al verbo poetico il suo statuto di parola magico-religiosa. In effetti, la parola cantata, pronunciata da un poeta dotato di un dono di veggenza, è una parola efficace; per sua propria virtù istituisce un mondo simbolico religioso che è lo stesso reale. »
(Marcel Detienne -I maestri di verità nella Grecia arcaica)




IL MATRIARCATO

Gli uomini se la suonano e se la cantano.. come gli pare, stravolgendo gli antichi miti per cancellare quel lungo matriarcato che tanto pesa ai maschi, come a dire che non sia nell'ordine delle cose che i maschi abbiano da sempre governato sulle donne.

L'hanno fatto semmai per volere di Dio, di quel Dio che di certo poco le amava, ma pure degli Dei precedenti che le donne le stupravano spesso e volentieri, oppure con la scusa di proteggerle perchè sono deboli e indifesi. Ma anche così le hanno stuprate ugualmente, oops, mi è sfuggito lo stupro...

Invece la madornale realtà taciuta è che il matriarcato è durato ben 25000 anni, contro solo 5000 di patriarcato.

25000 anni??!! Ma all'epoca non esisteva alcuna civiltà, l'uomo era uno scimmione che andava a caccia e a pesca mentre mogli e figli, tutti tremanti, si rifugiavano nelle caverne aspettando il suo ritorno.
Capirai, se così fosse stato l'uomo si sarebbe estinto subito, che ci vuole per una belva fiutare l'odore dell'uomo in una caverna pappandosi donne e fanciulli? 

E poi, mentre gli uomini erano fuori, di che si nutrivano mogli e figli? Mi sa che ci hanno raccontato un monte di panzane. 
La civiltà umana infatti si sta grandemente retrodatando, la storia dello scheggiamento di selci per un milione d'anni non convince più nessuno. 
Solo un deficiente perpetuo scheggia pietre per un milione di anni... oppure solo una storia mistificata dai maschietti può mascherare la verità sugli umani e le loro arcaiche vicissitudini.

La Grande Madre regnò per 25000 anni sotto molte forme e nomi, una e triforme, nel suo ruolo di madre, nutrice e morte. Una di queste forme e nomi furono le Muse, all'inizio sicuramente tre, con aggiunte tutte successive.
Tutto ciò perchè l'arte inizia col femminile, perchè il femminile è anima, mentre il maschile è solo mente. 

Poi arrivano i benedetti Iperborei e tutto si stravolge. Essi portano il Dio del Sole, Apollo che immediatamente si arraffa le Muse, il tempio della Madre Terra con l'omphalos, le Pitonesse e il vaticinio. Naturalmente Dee e sacerdotesse passano al suo servizio. 

Lui ha la cetra ma non sa comporre nè declamare, per cui ha bisogno delle Muse. Lui uccide il serpente pitone, la creatura allevata dalle pitonesse che si aggirava indisturbata nel tempio, però non sa vaticinare, per cui ha bisogno delle pitonesse, o pitie che dir si voglia.

C'è poco da fare, l'arte viene dall'anima e senza anima non nasce, oppure nasce bisognosa e triste, come Penia, come mancanza. Il vero artista pertanto si fa ispirare dalle Muse, col piffero che si fa ispirare da Apollo!


Eccole qui allora e guarda che si vede? Che Tersicore la la cetra, ma non era di stretta pertinenza apoliinea?

Ecco la spiegazione patriarcale: 

"La cetra era ritenuta sacra al culto di Apollo, il dio della bellezza e simboleggiava una diversa idea della musica, molto più razionale di quella associata al dio Dioniso. C’è un mito che dimostra la superiorità che acquistò, per i greci, la poesia accompagnata dalla cetra. Si tratta del mito di Atena, dea della sapienza, la quale gettò via l’aulos perché le deturpava il viso, scegliendo la cetra. C’è, quindi, quest’idea della superiorità della musica razionale rispetto a quella irrazionale. Ciò nonostante, vengono riconosciute entrambe le dimensioni e associate una ad Apollo, l’altra a Dioniso."

Ma che ci raccontano, che Athena gettò via il piffero perchè gonfiando le gote diventava brutta? Si parla proprio di Athena, la Promacos, quella che in battaglia lanciava l'urlo, colei che combatteva in prima fila, uccidendo e squarciando i nemici? 

"Oddio, sono brutta, mi si gonfiano le gote!!" E le si scompigliavano pure i capelli appena fatti dal parrucchere!

Quanto sono ridicoli i miti contraffatti! 

Semplicemente furono tolti gli strumenti musicali alle sacerdotesse di Athena per passare in mani maschili. 

Il fatto è che le divinità maschili preposte al canto e alla musica erano in realtà... femminili!!!

Guardate qua, ecco l'antico Apollo citaredo, è una donna, ha le tette, e pure belle grosse, e veste pure da donna!!! 

Per forza, il popolo era abituato alla Dea che suonava e cantava (ovvero alle sue sacerdotesse), non avrebbe mai accettato un tipo muscoloso e peloso che ne avesse preso il posto.

Ed ora i nomi delle bellissime, che arrivarono fino a nove (ma variarono di numero secondo epoche e zone):

- Calliope: significa "dalla bella voce", ispiratrice della Poesia Epica
- Erato: deriva il suo nome da Eros, ispiratrice della Poesia lirica e del canto corale
- Clio: "Colei che può rendere celebri", la Musa della Storia. 
- Euterpe: la musa della Musica, degli strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.
- Melpomene: "colei che canta la Tragedia" la musa del Canto, dell'armonia musicale e della tragedia.
- Polimnia: la musa dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro e eroico.
- Talia: "colei che fiorisce", ispiratrice della commedia e della poesia bucolica.
- Tersicore: significa "mi piace la danza", la musa della Danza.
- Urania: da Ouranos, «cielo», musa dell'astronomia e della geometria.

Cosa ci dicono questi nomi? Che mentre Apollo si sollazzava con la cetra le donne creavano: 
la Poesia Epica, la Poesia lirica e il Canto Corale, la Scrittura della Storia, la Musica, gli strumenti a fiato, la Poesia Lirica, il Canto, l'Armonia Musicale, la Tragedia, l'Orchestica (azione scenica complessa che comprendeva musica, poesia e danza), la Pantomina, la Danza, il Canto Sacro ed Eroico, la Commedia, la Poesia Bucolica, l'Astronomia e la Geometria.

Difficile da credere con tutto quello che i maschi ci hanno raccontato sulla storia e preistoria. Ma dall'arte alla scienza, tutto all'inizio fu creato dalle donne, ispirate dalla Dea. Naturalmente i maschi proseguirono l'opera, togliendone però i valori più animistici e armoniosi. Tutto divenne business e competizione, bisogno di fama e di gloria, riconoscimenti e potere.

QUESTA CIVILTA' E' NATA DALLE DONNE  PER DONNE E UOMINI,
MA E' STATA PROSEGUITA DA UOMINI PER SOLI UOMINI, 
SENZA LA COLLABORAZIONE DELL'ALTRA META' DEL CIELO.




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