venerdì 8 marzo 2013

LE AMAZZONI LIGURI




Coro delle lune antenate:

- Saturnia Tellus, Madre luna,
Madre terra e Madre degli inferi,
noi “sorelle lune” non colpimmo i figli,
perché fummo madri e celebrammo la vita,
non uccidemmo per sacrificare alla Madre,
perché Signora di animali e di belve,
li ha cari come gli esseri umani.
Ma per nutrirci e uccidere,
chiedemmo perdono alle bestie
e le sacralizzammo con profumi e nastri.
Gli uomini li credettero sacrifici,
e copiarono senza capire.
Uccisero senza bisogno di cibo,
e giunsero all’ecatombe.
Perché il maschio si sente padrone della terra
e degli animali che vi abitano,
mentre noi uccidemmo per necessità,
e fummo sorelle a tutto ciò che vive. -



LA FIGLIA DEL RE

Nella leggenda di Massalia (Marsiglia), detta "leggenda" perchè non piace, se piaceva era detta "tradizione", si racconta come i primi coloni Focesi provenienti da Efeso, incontrando il sovrano ligure Nannu (o Nanno), sarebbero stati invitati in una lingua incomprensibile a partecipare ad un banchetto al quale, a loro insaputa, la figlia del re Gyptis avrebbe scelto il suo sposo tra gli astanti. Gyptis espresse la sua preferenza per il greco Protis; questo ha fatto sì che Nannu concedesse ai greci la fondazione della colonia di Massalia.

Si tratta ovviamente di una società matriarcale, perchè la figlia del re sceglieva da sola il suo futuro marito. Nelle società patriarcali erano i genitori o in mancanza i fratelli a scegliere lo sposo per la donna, che non aveva mai voce in capitolo.

In epoca preromana, le fonti latine, parlano di un popolo (quello dei Liguri Apuani), forte e bellicoso, ardito fino a spingersi in incursioni in territorio pisano e bolognese, indomito di fronte ai vincitori.

Ma c'è di più, Cicerone si lascia sfuggire che le donne Liguri non solo combattono insieme ai maschi, ma sono molto valorose, abili e spietate nella battaglia, e lo dice come un onore delle armi al nemico vinto. Eppure se si legge qualsiasi scritto. anche su internet, riguardante i Liguri, un particolare così importante viene taciuto. Insomma non si dve sapere che fossero donne combattenti.

E che dire delle stele della Lunigiana con i siti sacri montani di Monte Bego e Monte Beigua e lo sviluppo del megalitismo con statue e stele? La spettacolare Valle delle Meraviglie del Monte Bego è forse il sito più importante dei tanti siti sacri ricoperti di incisioni rupestri, e anche di coppelle (vaschette scavate nella roccia), con canalette e vasche rituali.  
Forse i riti degli antichi liguri sottolineavano molto l'uso dell'acqua nei rituali. Il sito del Monte Bego è paragonabile ai siti della Val Camonica. Molto importante centro sacro è anche il Monte Beigua, ma moltissimi promontori della Liguria e dell'arco alpino presentano questi centri sacri.



I MEGALITI

Spettacolari anche i megaliti, con le statue stele nella lunigiana, pietre oblunghe, conficcate nel terreno dei boschi, con teste umane stilizzate, con o senza braccia, attributi sessuali e armi. Del loro reale significato si è perso la memoria, oggi si ipotizza che rappresentassero: "Dei; antenati ed eroi divinizzati; o la provenienza della loro razza scaturita direttamente dal grembo della terra".


Le Statue Stele di Pontevecchio

sono pervenute sino ai giorni nostri nascoste sotto due m di terra franata migliaia di anni fa, ma altre casualmente nel dissodamento di terreni da adibire a colture o ritrovate da osservatori attenti murate in case o in muri a secco. Il reimpiego come materiale da costruzione testimonia che le statue stele sono sempre state fra noi, in modo visibile, ma solo nel XX secolo le stele antropomorfe iniziano ad essere oggetto di attenzione e di studio.


Si pensa che le statue stele rinvenute sino ad oggi rappresentino solo una minima parte del potenziale disponibile, restandone probabilmente tante altre sepolte sotto prati e boschi della Lunigiana ad attendere che la mano dell’uomo o una ruspa le riporti alla luce. L’ultimo ritrovamento risale a poche settimane fa quando un contadino di Monti di Licciana arando un terreno vicino casa ha portato alla luce una testa di statua stele denominata “Venelia IV” che presto troverà sistemazione nel Museo di Pontremoli.

Le statue-stele ritrovate possono risalire ad un arco di tempo che va dall'Eneolitico (2800-1800 anni a.c.) fino alle soglie della romanizzazione (III - II secolo a.c.). Ritrovamenti di simili reperti archeologici sono per ora limitati all'attuale Lunigiana e alla Val di Vara.
Le statue-stele hanno forma trapezoidale di aspetto antropomorfo, lavorate e scolpite su entrambe le facce. Fino ad ora non è stato possibile stabilire se avessero impiego e scopi di culto o (o anche) funzione funeraria.

Queste statue dette "a cappello di carabiniere"), con un collo largo e corto, hanno un corpo a pezzo unico. Alcuni oggetti indicano che la statua è quella di un uomo, un'ascia dal legno scolpito, una lama di bronzo adottata agli inizi dell'età del rame) e il pugnale, con elsa semicircolare e lama triangolare, ne rivelano pure la datazione, tra il 2900/2800 e 2400 ac. o, eventualmente, per l'inizio dell'età del bronzo.

Rispetto al gruppo di oltre sessanta statue di pietra trovate in Lunigiana, tutti di provenienza dubbia (ma non si sa perchè è dubbia), Minucciano III è particolare in quanto, dopo la sua scoperta, uno scavo archeologico del 1971 ha dato la prova che il sito fu abbandonato nell'età del ferro, quando uno spesso strato di fango, precipitato dalla montagna, era crollato sul sito. Il nome di Lunigiana deriva dal latino "Luna", città sorta sul mare, presso l'antica foce del Magra, nel 177 ac., forse su preesistenze etrusche però mai provate, ma certamente su un porto già usato.
Fu colonizzata con duemila cittadini romani, a ciascuno dei quali vennero affidati 51 iugeri e mezzo di terreno, pari in tutto a 257,50 Kmq. circa.

Pertanto si può ritenere che la statua è stata sollevata in precedenza, a un certo momento tra la fine Eneolitico e l'inizio dell'Età del Bronzo Antico, in conformità con le armi rappresentate sulla statua. La frequentazione del sito, dove le statue probabilmente stavano allineati in fila, continuò fino all'età del Bronzo, come confermano reperti ceramici, e può essere messo in relazione alle rotte ei villaggi vicini dello stesso periodo.


Ecco cosa si scrive: http://it.wikipedia.org/wiki/Liguri

- "Le teste, così tanto rappresentate, per i Liguri erano la sede dell'anima, il centro delle emozioni ed il punto del corpo dove erano concentrati tutti i sensi, di conseguenza l'essenza del divino e da qui il suo culto.

In linea di massima, si ritiene che la religione ligure fosse piuttosto primitiva, rivolta a dei numi tutelari soprannaturali, rappresentanti le grandi forze della natura, e dai quali si poteva ottenere aiuto e protezione tramite la loro divinazione.

Il proliferare di centri sacri in prossimità delle vette, starebbero ad indicare il culto di maestosi numi celesti, rappresentati dalle alte vette: in effetti Beg- (da cui Baginus e Baginatie), Penn-(trasformato poi con la romanizzazione in Iuppiter Poeninus e nell'Appenninus pater) e Alb- (da cui Albiorix) sono indicati come numi tutelari delle vette liguri.

Sono citati anche numi come Belenus e Bormo, legati al culto delle acque, e il culto delle matronae (da cui il santuario di Mons Matrona, oggi Monginevro).
Tra le moltissime incisioni, significativa è la presenza della figura del toro, anche solo stilizzato tramite il simbolo delle corna, questo starebbe ad indicare il culto di una divinità taurina, maschile e fecondatrice, già nota alle culture anatoliche e semitiche.
Un altro nume di rilievo era Cicnu (il cigno), che rappresenta forse la divinizzazione di un mitico re antico (il Cicno dei greci) oppure, come per molte culture nordiche, l'animale totemico associato al culto del sole
."

Interessante, per cui vediamo Cicno - Secondo Esiodo, era re della Liguria e parente di Fetonte e, dotato di una voce melodiosa, amava cantare e comporre musica.

Fetonte, figlio del Sole, guidando male il cocchio del padre aveva bruciacchiato la Terra, per cui Zeus aveva fulminato lui, le sue sorelle che piangevano le trasformò in pioppi e Cicno, che piangeva Fetonte con le fanciulle, lo trasformò in cigno che, secondo la leggenda, canta soavemente quando sta per morire.

Pausania: «Il cigno è un uccello dalla fama di musico; si dice infatti che un musico di nome Cicno sia stato re dei liguri e che, dopo la sua morte, sia stato trasformato in quell'uccello per volontà di Apollo.».
Secondo Servio, il cigno, una volta morto, venne collocato da Apollo tra le stelle. -
Ecco svelato il mistero, c'è di mezzo Apollo, quello che porta il patriarcato e distrugge serpenti, statue femminili, culti femminili e templi.

Ed ecco infatti una stele molto importante chiamata "Malgrate I".

STELE PRIMA MANIERA
Trovata intorno al 1908 nelle vicinanze di Malgrate (Villafranca in Lunigiana, MS), è stata per qualche tempo murata all'esterno di una casa colonica del paese. La statua, originariamente femminile, è spezzata in tutta la parte inferiore. Doveva risultare simile alle altre statue stele femminili con la testa ad espansioni laterali, i seni posti al centro, piuttosto ravvicinati, e le braccia leggermente piegate al gomito. Nella sua forma originaria è databile all'età eneolitica (fra il 3400 e il 2000 ac.).

Successivamente la statua ha subito la cancellazione di seni e di avambracci e le hanno trasformato il volto. Il probabile volto ad "U" è stato sostituito con un volto tondo con occhi e naso incisi; inoltre è stata incisa una nuova linea del collo.

Probabilmente il lavoro non era finito e fa pensare che anche altre stele più antiche potessero essere state rielaborate in due diverse epoche: la prima preistorica in cui si cercò di eliminare le Dee femminili di epoca matriarcale e la seconda durante la cristianizzazione, quando i vescovi di Luni invitarono le popolazioni a distruggere gli idoli e a costruire chiese sui luoghi di culto pagani.

Vedi la stele Sorano III, ritrovata sotto la pieve di Santo Stefano e spezzata in tre o quattro parti, nonostante il grosso spessore. Sempre nella pieve una lapide, oggi nella chiesetta di San Giorgio a Filattiera, che riportava l’attività iconoclasta di Leodgar, vescovo longobardo dell’VIII secolo dc.

Però il fatto curioso è che non distrussero statue maschili e femminili come fecero per le statue grecoromane, ma distrussero soprattutto quelle femminili, onde non rimanesse traccia del matriarcato.


Le stele maschili invece non facevano così paura, perchè lontanissime nel tempo quindi dimenticate e poi perchè non belle e quindi con poca attrattive.

Ed ora osserviamo delle stele maschili: una porta un pugnale che si vede in rilievo come le braccia, cioè il resto del corpo è stato scavato, la seconda invece ha le braccia in rilievo ma non il pugnale che è stato semplicemente inciso sul corpo già scavato della stele, il che fa pensare che all'inizio non ci fosse, ma si trattasse di un'aggiunta successiva. Su questa stele probabilmente hanno tolto i seni e inserito il pugnale.

Ma c'è la terza stele che anch'essa lascia perplessi, una stele priva di attributi, niente seno e niente pugnale, ma si capisce che la stele è stata epurata di qualcosa, oltre che dei seni, qualcosa che teneva tra le mani ma non sappiamo cosa.

Ma anche la quarta sembra epurata, perchè non ha seni ma neppure pugnale nè altri attributi a parte le braccia un po' piegate delle madri che reggono figli o abbracciano. Ma perfino le stele col pugnale hanno una posa strana perchè anzichè essere impugnato con una mano sembra sia tenuto con due mani, neanche fosse una lancia. Di queste stele ne sono state rinvenute tra tutte ben 80 esemplari.



I DUBBI 

La maggior parte delle stele sono femminili ed epurate per toglierne ogni traccia di femminilità. Nessuno studioso si è ad esempio chiesto cosa avessero sulla testa, di certo non un elmo che semmai doveva andare in altezza e non in larghezza, viene da pensare a una fluente capigliatura trattenuta in qualche modo.

STELE SECONDA MANIERA
Le armi impugnate, frecce o coltelli non sembrano essere prerogativa delle stele maschili. Inoltre i pugnali non sembrano impugnati ma tenuti a due mani. Per giunta nella stele qua a fianco, che sembra impugnare un paio di frecce, si nota una cintura fatta a forma di serpente con testa di serpente.

A parte che nella remota antichità la cintura era considerata un oggetto ornamentale destinato alle donne (vedi il cinto di Vnere o il cinto di Ippolita, ritenuti grandi simboli di seduzione), c'è da aggiungere che una cintura a foggia di serpente era decsamente femminile, anzi in genere il serpente era una connotazione della dea Madre, o almeno delle sue sacerdotesse,

Gli studiosi hanno diviso le Statue-Stele della Lunigiana in tre gruppi: il più elementare (cippi trapezoidali o rettangolari con la testa dei personaggi incorporata nel tronco); il mediano (testa di forma semilunata a "cappello di carabiniere" con presenza del collo); il più raffinato (esemplari scolpiti su due facce e ricchi di particolari) dove i personaggi sono regali o con poteri divini.

C'è poi la strana stele qua a lato in cui un umano, più femmina che maschio, a giudicare dalla pettinatura o copricapo, impugna un bastone di comando o uno scettro, che vagamente ricorda il lituo etrusco. e sotto c'è l'immagine a sè stante di un pugnale, incorniciato e in orizzontale, come mostrasse la qualità guerriera del soggetto, cioè un'arma come simbolo.

Questa stele fu rinvenuta nella zona intorno al Santuario del Soccorso, sul lato Lunigiana dello spartiacque che separa le valli del Serchio e Magra, tra il 1964 e il 1968, insieme ad altre statue chiamate Minucciano I, II, III.

STELE TERZA MANIERA
Queste statue, scavate grandi blocchi di arenaria, tipici della Lunigiana (valli del Magra e dei suoi affluenti) in epoca preistorica, dal rame fino all'inizio dell'età del bronzo e, dopo un intervallo apparente, in Età del Ferro (VI sec. ac) appartengono a un periodo con costumi matriarcali, in cui le donne avevano il potere sacerdotale e le capacità guerriere, anche se si è disperatamente tentato di misconoscere questa realtà.

Già un archeologo che riconosce il sesso dei defunti dal fatto che portino armi o gioielli dimostra una ristretta capacità investigativa. Se non si insospettisce vedendo gli attributi femminili cancellati allora ha una coltre sugli occhi: la coltre del machismo, che mal si addice ad un archeologo.

Ma tanto per dare l'idea, questo sembrerebbe un guerriero maschio, seppure qualcosa è stato già cancellato sul lato sinistro, e sarebbe pure il terzo stile, quello più evoluto, anche se sembra difficile considerarlo tale, rispetto ai primi due.




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