giovedì 17 gennaio 2013

IL MITO DELLA SFINGE





Taisen Descimaru:

Cielo e Terra hanno un’unica radice e sono un unico corpo, illuminato, infinito, eterno in tutte le esistenze. “

E parliamo ancora del matriarcato, di quell’epoca là, quando non si aveva paura di vivere.. nè di morire. E' possibile all'epoca  non avessero paura della morte?
Magari la paura c’era, fa parte dell’istinto di conservazione, ma meno, molto meno di oggi.
Lucrezio - De Rerum Natura - Libro III - Il timore della morte (vv. 31 - 93)

- Infatti spesso gli uomini dichiarano che le malattie e una vita infame
devono essere più temute del Tartaro, regno della morte;
e dicono di sapere che la natura dell'animo è fatta di sangue,
o anche di vento, nel caso che così comporti la loro volontà,
e di non avere assolutamente bisogno della nostra dottrina;
ma da qui ne puoi dedurre che ogni affermazione viene esibita più
per vana gloria piuttosto che essere espressa
per convinzione della cosa stessa.
Le stesse persone cacciate dalla patria ed esiliate lontano
dal cospetto degli uomini, disonorate da un'accusa infame,
afflitti da ogni pena, alla fin fine vivono, e,
dovunque siano giunti, tuttavia sacrificano ai parenti morti,
e immolano pecore nere, e inviano offerte ai divini Mani,
e nei momenti critici ancor più accanitamente rivolgono
gli animi alla religione.
Tanto più conviene, quindi, provare l'uomo nei dubbiosi pericoli,
e nelle avversità conoscere chi sia:
infatti allora gli si cavano dal profondo del petto parole veraci,
e viene gettata la maschera, rimane il suo aspetto reale.
E' necessario, dunque, che disperdano questo terrore dell'animo
non i raggi del sole né i lucidi dardi del giorno,
ma la spiegazione razionale della natura. –

E se la Sfinge fosse la paura della morte?
- Perché la Sfinge? Era la Grande Madre?... Il lato mortifero? –



LA SFINGE


I tema:

sfinge alabastro
La figura in alabastro della dea sumera” scrive Newman ne La Grande Madre “e quella seduta di Tell Halaf, contemporanee pur essendo diverse, nel fondo sono simili, perché in essa prevale l’espressione spirituale. Ciò che in una viene rappresentato dall’accentuazione della testa, con il copricapo a torre ed enormi iridi nere, nell’altra viene rappresentato dalla magica qualità ctonia della forma conchiusa, troneggiante, in confronto alla quale la testa, quasi d’uccello, con i capelli spioventi che la legano più forte ancora al corpo, con l’espressione quasi spenta, non pretende a un’esistenza propria.”

Tra le due, in posizione intermedia, si colloca la sfinge di Tell Halaf, dagli occhi contornati di bianco con un grande centro di pietra nera che occupa tutto l'occhio. Questi stessi occhi li ritroviamo nella Dea sumera di alabastro che in origine è, come la sfinge di Tell Halaf, una Dea notturna ovvero una Dea del cielo notturno. Cosa c’entra la Dea notturna con la sfinge?


II tema:

Tra Laconia e Arcadia sorgeva il tempio di Artemide Caria, o Diana Caria, cui era sacro il noce e il suo frutto; le sue sacerdotesse danzavano e cantavano attorno all’albero. Il noce ha un tardo frutto autunnale che somiglia a un labirinto, o a un cervello, avvolto dall’amaro mallo che si secca e muore scoprendo un guscio duro che avvolge il seme prezioso.

Per giungere al seme occorre rompere il mallo e l’involucro duro. Qual'è il nostro seme prezioso? Quale il nostro involucro duro? Quale il nostro mallo? Come si giunge al cervello naturale del noce, cioè all'intelligenza legata alla natura?
Questa era l'essenza del mistero. Il rito era assolutamente proibito ai maschi, tranne uno pubblico annuale in cui danzavano e cantavano. Cosa accadesse nei riti segreti nessuno lo sa, ma si raccontano cose spaventose, perché gli uomini, accanto al focolare della sera, accendono il fuoco e i fantasmi che si portano dentro.
I riti delle giovani Carie o Cariti che danzavano selvaggiamente intorno al noce spaventavano gli uomini, che le trasformarono in streghe danzanti attorno al noce di Benevento. Questo fu uno dei modi per esorcizzare la Sfinge, ovvero il mistero. La chiesa cattolica fece di peggio, le mise sul rogo, secondo i sacri dettami di Mosè.





EDIPO

Narra il mito che Laio e Giocasta, reali di Tebe, fossero avvertiti da un oracolo che il loro figlio avrebbe ucciso il padre e sposato la madre. Il re ordinò che il piccolo fosse messo a morte…
(sempre ameni questi padri) così lo appesero per i piedi a un albero, ma venne raccolto da contadini impietositi.. (della serie.. meglio i contadini che i re) ...che l’allevarono come un figlio. Così Edipo, figlio ormai cresciuto, a sua volta consultò un oracolo che gli predisse la stessa cosa. Per tema di incorrere nei terribili delitti, lasciò i presunti genitori e cambiò città, e guarda caso andò a Tebe. (sempre detto, che ai figli bisogna parlare chiaro)

Nel viaggio Edipo venne affrontato da Laio per la precedenza di un passaggio, e senza sapere chi fosse, lo uccise… (bel caratterino.. del resto Talis patris..)

- …Però a Tebe c’era una maledizione: una Sfinge invincibile poneva indovinelli a chi entrava in città, divorando chi sbagliava. Così nessuno entrava e nessuno usciva. Addio commercio e viaggi turistici.
Edipo risolse i due enigmi e per premio ottenne la mano della regina e quindi il regno. A quel tempo la detentrice del regno era la regina, siamo in regime semi-matriarcale.
Questo mito di Apollodoro è interpretato in tanti modi, celeberrimo quello di Freud sul desiderio inconscio del figlio di distruggere il padre e possedere la madre.
Magari quel desiderio era proprio di Freud che lo aveva allargato alla società non riconoscendolo suo, ma capiamo cosa vuol dire affrontare la Sfinge, un ibrido d’animale ed umano che si trova ovunque, dalla Grecia, all’Etruria, all’Asia, all'Africa.

Plinio il Vecchio dice che vive in Etiopia, che ha pelo rossiccio e due mammelle, insomma è femmina. In tutte le civiltà c’è sempre un mostro: drago, demone alato, chimera, sirena, cerbero, basilisco, arpia, leviatano, lamia e così via. Le Arpie sono una sorta di sfingi. Per Valerio Flacco vendicatrici che insozzano le mense impedendo agli eroi di cibarsi, ma vendicatrici di che? Qualcosa gli avranno fatto.

- Ci sono le Arpie, che sempre vegliano sopra i miei cibi
e non c'è, per questo infelice, nessuna maniera di eluderle.
Subito giungono tutte, come nuvola nera
in scatenata tempesta; già da lontano
riconosco Celeno dal suono delle sue ali battenti.


Nel museo tracio di Vraca c'è una coppa in argento su cui è appollaiata una donna con ali d’aquila e zampe di leone, una sfinge del IV sec. a.c. Del resto anche la Chimera d'Arezzo, V sec. a.c., è una sfinge, come quella descritta da Omero: testa di leone, corpo di cagna e coda di serpente: (Iliade, VI, 223-225 trad.V.Monti)

"Lion la testa, il petto capra, e drago la coda;
e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco …"

Sulle pareti del tempio ittita di Carchemisc c'è una chimera unita a un unicorno, ogni parte, si dice, una stagione della Regina del Cielo. Il capolavoro etrusco della Chimera d’Arezzo riporta al mito di Chimera allevata da re Amissodore che per lunghi anni terrorizzò le coste dell'attuale Turchia, seminando distruzioni e pestilenze.
Fu Bellerofonte, figlio del Dio Poseidone, a fermare le scorribande. Con l'aiuto di Pegaso, il magico cavallo alato, sconfisse Chimera con le sue stesse terribili armi "...non c'era freccia o lancia che avrebbe presto potuto ucciderla." ma l'eroe immerse la punta del giavellotto nelle fauci incandescenti della belva, così il piombo si sciolse e la uccise.

Per non parlare della sfinge egizia, che i nuovi archeologici ridatano all'indietro fino al 10.000 a.c.. insomma dall'alba dei tempi.
La sfinge rappresenta secondo la maggior parte degli studiosi le stagioni dell'epoca. Siccome la maggioranza delle sfingi ha tre animali, si è detto che anticamente le stagioni erano tre, ma su quali basi?
Le indicazioni più antiche dei calendari, come quello di Stonhenge, si basano sui solstizi e gli equinozi, per cui le stagioni erano quattro sin dall'inizio. Come mai non si vede una cosa tanto ovvia?
La risposta è scontata, per ignorare la Dea triplice, che spesso era corredata da leone, capra e serpente. Pertanto tutte le battaglie degli eroi sui mostri sono contro la Dea matriarcale, ormai demonizzata per il suo aspetto di datrice di morte.

Domanda: Qual è l’importanza dell’Edipo?
Risposta - Aver sciolto gli indovinelli.
- Certo, ma sembrano banali. -
- Magari era abituato all’Enigmistica e gli altri no.. –

Il primo indovinello chiede quali siano le sorelle di cui la prima genera la seconda e la seconda la prima. In greco la notte e il giorno sono femminili, Edipo lo risolve facilmente: il giorno e la notte che s’avvicendano.

Il secondo chiede chi è l’essere che ha una sola voce, quattro gambe all’inizio, due successivamente e infine tre. E’ l’uomo: all’inizio cammina carponi, poi a due gambe, e quando è vecchio usa il bastone come terza gamba, semplice anche questo. Si direbbe troppo semplice, Edipo comprende che giorno e notte si susseguono, per cui ognuno genera l’altro, così come al bambino segue l’adulto e poi il vecchio.

Qual è in definitiva il tema posto dalla Sfinge? La ciclicità, il tempo che trasforma. Ma è il Saturno terrifico con la falce, il fato inesorabile delle Parche, delle Moire, è la consapevolezza della morte.
Se per un attimo si pensa al proprio ciclo di vita portandolo all’inevitabile futuro di vecchiaia e morte, ci si smarrisce, si scatenano mille perché, c’è ribellione e disperazione. Non è un caso che in era patriarcale venga prima il giorno e poi la notte, mentre in quella matriarcale la notte preceda il giorno. La luce nasce dalle tenebre o le tenebre derivano dalla luce? Il sole illumina e crea le ombre, questo è il concetto attuale, oppure il mondo è tenebra e la luna la rischiara prima che intervenga il sole a cancellarla. Il sole fuga le tenebre e le rende invisibili, la luna non le cancella ma le illumina quel tanto da vederle. La coscienza esteriore, o sole, mette in fuga i fantasmi visibili alla luna, o coscienza interiore….

Possibile che Edipo abbia capito tutta questa storia? Direi di no.
Il concetto di luna che vede nelle tenebre fu sostituito dal sole del solstizio d’inverno. L’astro è più basso sull’orizzonte e sembra morire nel giorno più corto dell’anno, per stabilizzarsi in equinozio di primavera, quando giorno e notte hanno uguale durata. Nel solstizio d’estate il sole è alto nel cielo e il giorno è più lungo della notte, la vittoria è totale. Nel culto lunare si svelano le tenebre, in quello solare si fugano, la stessa differenza che c’è tra integrazione e rimozione.
Beh allora non lo poteva capire, Freud non c'era.

Il culto dell’invincibile sole, Elios o Mitra, Sol Invictus, stabilisce la sconfitta delle tenebre nel momento di maggiore oscurità nell’anno, perchè il Sole ce la fa. Pensare, come hanno scritto, che gli antichi avessero paura che il sole potesse scomparire è contrario a ogni logica, ciò in cui siamo immersi si dà sempre per scontato. Un primitivo non pensa che il mondo non andrà come sempre è andato, che sole e luna non facciano il solito corso, o che il cielo gli cada addosso, o la terra gli sprofondi sotto ai piedi. Semmai teme cataclismi, tempeste e terremoti. La coscienza attuale è centrata sul mondo esteriore, in era matriarcale sull’interiore. La coscienza interiore guarda interno ed esterno, quella esteriore, o mentale, ignora l’interno. La paura dei primitivi è che i fantasmi prevalgano sulla propria lucidità, e sa che solo riconoscendoli li integrerà. Successivamente i fantasmi vengono rimossi e vanno a intorbidare la coscienza, offuscando lo specchio di Perseo.


Edipo ha una mente che scioglie gli indovinelli

Ma Edipo risponde tranquillo alla Sfinge, ha una mente che scioglie gli indovinelli. Cosa gli impedisce di perdersi nell’enigma? Il fatto che lui sa ogni cosa, perché ha una mente che spiega tutto. Edipo non ha dubbi, non è corroso dalle domande della vita, ne conosce le regole, o pensa che solo quelle contino.

I filosofi greci facevano altrettanto, la loro dialettica cercava ragioni, cioè regole capaci di spiegare tutto, e anche loro ammazzavano il mostro alato: uccidevano il Mistero. Osannati e glorificati, hanno avuto il merito di chiedersi i perché, progenitori del dannato mentalismo.
Per Robert Graves la vittoria del patriarcato sul matriarcato trasformò la filosofia greca in un gioco intellettuale per soli uomini, dal momento che delle donne potevano appagarsene sessualmente.
Platone dal suo canto giustificò con il mito di Ganimede (Fedro 79) i sentimenti verso gli alunni adolescenti, definito il sentimento più puro. (sigh!).
Con il diffondersi della filosofia platonica la donna greca, che prima aveva il predominio nella vita intellettuale, si trasformò in lavoratrice domestica non pagata e procreatrice di figli, mentre Zeus ed Apollo divenivano Dei onnipotenti.


Perchè la filosofia dice un mucchio di cose scontate.

La Sfinge è il mostro orribile perché incatalogabile, non se ne può fare uno schema. Se pensiamo all’universo infinito ci perdiamo, la mente vacilla, ma se spieghiamo che è finito, forse ovale, anche se ha strani buchi neri, è rassicurante. La mente finita ha bisogno di contenuti limitati, o si frantuma. La scienza tende a chiarire i misteri, questa è la terribile ibris, e magari gli scienziati non pretendono tanto, ma questo si chiede loro.

L’universo è casuale o ha dietro le quinte una volontà che lo guida? In ambedue i casi la risposta uccide la Sfinge. La scienza va benissimo, se può offrire modelli che spiegano leggi, e se questo rivoluziona la vita, come il computer o la clonazione, niente da dire. Ma non si pretenda di spiegare il mondo, non lo pretendano scienziati né preti, perché ambedue usano schemi. La mente è fatta in modo strano: deve spiegare tutto, e quando le risposte non ce l’ha se le fabbrica, altrimenti rischia di perdere il primato. Non sopporta dubbi su se stessa, fa la parte del leone. Si può capire che, avendo la mente soppiantato l’anima, siamo andati incontro a deviazioni paurose, circolando su treni velocissimi sospesi sugli abissi. Se cade una delle rocce su cui poggiano le rotaie, cade tutto. Per questo la mente s’ingegna, si prostituisce, s’affanna. Se ci si accorge dell’inganno crolla tutto. E che rimane? Per la mente nulla, per l’anima tutto.


Edipo ha sancito la morte del femminile e del matriarcato.

Il pilastro non è più interiore e centrale, è esterno, fatto di dogmi, di libri, assunti, verità rivelate, religioni, schemi. Se si chiede alla gente dove percepisce l’intelligenza, indica fronte e occhi, cioè la mente.

Se qualcuno dicesse che si può sentire tramite il cuore e percepire sul petto la propria intelligenza, negherebbero o tirerebbero fuori i sacri schemi, il chakra del cuore, il tipheret dell’albero sefirotico ed altre amenità, senza percepire il cuore. Fanno esercizi yoga e si chiedono: a quale chakra sto? Oppure glielo dice il maestro, sempre un chakra alto, in basso fa schifo, alto nel senso dalla cintola in su, perché da quella in giù, secondo il vecchio detto, regna Belzebù.

Un orientalista spiegò che per gli occidentali è difficile fare yoga, perché quando si concentrano sul cuore lo fanno con la mente, pensano al cuore, non lo sentono. Nel migliore dei casi sentono il punto fisico, ma non il cuore. Ho l’atroce sospetto che in oriente sia lo stesso, sono misogini peggio di noi.

L’orribile mostro, l’ibrido, il caos, è tale perché la mente s’è separata, se lo conosciamo diventa amico. Castaneda lo chiamava l’Alleato e lo configurava come una Porta, la porta del mondo interiore. Non è l’inconscio a demolire la mente, è la mente che demolisce l’inconscio, il fatto che sia “inconscio”, cioè sconosciuto, la dice lunga.
E’ la mente che l’ignora, non è un difetto di fabbrica. Certo, se la mente ha la mano pesante nel rimuovere i sentimenti, l’inconscio si vendica, ed esce fuori in modo incontrollato e allucinato, di qui la follia. Ma l’irrazionalità c’è dentro ognuno, e non è forse Il Pazzo, la prima (o l’ultima?) lama dei Tarocchi? Come a dire che senza un pizzico di follia non si va da nessuna parte.

Edipo se l’è cavata a buon mercato con l’indovinello, non ha poesia, non ha anima, per questo uccide un uomo, il padre, perché non gli dà il passo (ma il padre era anche peggio di lui). E’ iroso e sposa la madre tanto più vecchia di lui, per avere il regno; è un ambizioso. Poi s’acceca perché ha violato le leggi degli Dei, divorato dai sensi di colpa, ma non ha capito. Apollo, cui giungerà più tardi al tempio per purificarsi, lo assolve e lo fa sacerdote, tanto pure Apollo è un mentale, che ne sa dell’anima? Meno di Edipo. 

- La dipendenza di tutti i corpi luminosi, e anche di tutte le potenze e divinità celesti, - scrive Erich Neumann che qualcosa ha capito - il loro sorgere e tramontare, la loro nascita e morte, la loro trasformazione e il loro rinnovamento sono tra le esperienze più toccanti dell''umanità. L'avvicendamento non solo della notte e del giorno, ma anche dei mesi, delle stagioni e degli anni, soggiace alla volontà potente della Grande Madre. Perciò essa non solo in quanto Tiamat in Mesopotamia, ma in tutto il mondo, regge le tavole del fato, le costellazioni determinanti del cielo, che essa stessa rappresenta. La Grande Madre, adornata dalla luna e dal mantello trapunto di astri, è quindi anche la Dea del Fato, che tesse la vita così come il destino. - 

E se la chiamassimo Natura? Se portassimo un uomo assolutamente privo di memoria, che non sa chi è né cosa è stata la sua vita, ne cosa sia la vita, in una città, penserebbe a una specie di grande alveare organizzato ed efficiente con un signore e padrone che scrive il copione dietro le quinte. Ma se poi lo portassimo in una foresta, o in vaste pianure, o nel deserto o nei ghiacci, penserebbe che i signori di prima siano gli ospiti di un enorme manicomio, incosciente della realtà del mondo. L'uomo senza memoria capirebbe che quel mondo non è morto e cementificato come quello degli uomini, ma è vivo, palpitante, intelligente e soprattutto ha vita propria. Capirebbe che la Signora è lei, la natura, e che gli esseri umani s'illudono d'essere i signori del mondo come i topi potrebbero illudersi d'essere i signori del mondo solo perchè si moltiplicano indisturbati nel sottosuolo della città. 

- Luna, Sfinge, Mistero del Cosmo, Fatum, Ananke, mondo del divenire, volgere del tempo, giorni, mesi e anni, che fai crescere l’uomo da bimbo ad adulto e a vecchio per condurlo alla morte, sei il più grande mistero del cosmo, e tratti l’essere umano esattamente come gli altri esseri, per quanto l’uomo voglia distinguersi. Per questo ti teme e respinge. - 

Sentire il cosmo come un’entità paterna di ordine e regole, è disperante. Vuol dire che non c’è salvezza. Al contrario la madre pietosa nasconde segreti d’amore, dà la vita togliendola dalle viscere, mentre il maschio può essere indifferente a ciò che crea mediante il corpo d’un'altra creatura. Conosciamo il dolore terribile delle madri che non riescono a portare a compimento il figlio, anche se l’hanno tenuto in grembo per pochi mesi. Quasi inconcepibile per il maschio che lei disperi tanto, visto che quel bimbo non l’ha conosciuto. Non è vero, lei lo conosceva, perché lo sentiva. Il maschile lo scambia per fantasia di donna, invece lei lo sente, il bimbo, col corpo e coll’anima. 

Il mistero della Trinità è: come sia possibile riunificare nella stessa entità le tre lune primigenie: nascita, crescita, morte. Sembra facile acquisire il concetto. Facile farne un "sapere saputo", difficile farne un "sapere sentito" Fra i due c'è un abisso.

La legge del Dio Padre è: “occhio per occhio, dente per dente”. Se ti comporti bene non muori, e se muori vai in paradiso. Se ti comporti male sarai punito, qui sulla terra e oltre, poiché sei immortale nell’anima verrai torturato, o a tempo o in eterno. Tutto è premio o punizione, i pilastri dell’uomo, i guardiani della soglia che impediscono di scendere nella profondità. 

In realtà non ci crediamo, vorremmo crederci, per darci un minimo di stabilità, vorremmo crederci anche se è orribile, perché sembra la soluzione che terrorizzi meno. Se il Fato cosmico però è la Grande Madre, i conti tornano ancora meno: come può una madre dare la vita, allattare al seno, far crescere e poi uccidere la creatura che ha allevato con amore? La mente lo rifiuta, non è la stessa madre quella che dà vita e morte. Però se il cosmo è madre, non è spiegabile nei termini della mente, come non lo è l'animo della donna. Forse ama e amando dà vita e morte, per un mistero profondo che solo l'anima vergine può capire. L’universo madre si ricicla e noi con lei. 

LEI STESSA E’ SOGGETTA A NASCITA, CRESCITA E MORTE. Ecco il grande segreto di tutti i tempi. Attraverso ciò è immortale, attraverso ciò rende immortali i suoi figli. 
A proposito, nonostante le brame del Faraone, la Sfinge non fu mai un maschio.




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