giovedì 30 marzo 2017

IL BUON PASTORE FAKE



IL BUON PASTORE


LA PERICOPE DEL BUON PASTORE

La Pericope è un gruppo di versi, o parole o frasi tratti da un testo che formano un'idea o un pensiero coerente, una specie di metafora, e che ben si presta alla lettura in pubblico per istruirlo su fatti in genere religiosi. Il pubblico va istruito in quanto ignorante, in quanto la Chiesa cristiana appena preso il potere nell'Impero romano, si affrettò a chiudere tutte le scuole, perchè se non diventavano ignoranti come faceva a propinargli le pericopi? Ed ecco così la "pericope del buon pastore".

La pericope del buon Pastore si trova nel Vangelo secondo Giovanni dove Gesù si descrive come il pastore che si spende fino a rischiare la vita per le sue pecore. Questo brano ha richiami anche negli altri vangeli, soprattutto nella Parabola della pecora smarrita cosicchè Gesù viene chiamato spesso il Buon Pastore. Ma anche nell'Antico Testamento Dio viene chiamato Pastore, e nel salmo 23 viene descritto come buon pastore.

« Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla; 
su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura, 
non temerei alcun male, perché tu sei con me. 
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici; 
cospargi di olio il mio capo. Il mio calice trabocca.
Felicità e grazia mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, 
e abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni. »
(Salmo di Davide)

1) HERMES CRIFORO
COPIA ROMANA DEL I SEC. DI CALAMIS IV SEC. A.C.
Ma è tutta farina del sacco cattolico, anzi ebraico? Si sa, gli uomini prima di essere agricoltori furono pastori. Era pertanto estremamente facile dare la stessa immagine ai loro Dei. Nella figura 1) si tratta del Hermes crioforo di Tanagra, e alla leggenda narrata da Pausania (ix, 22, 1). L'immagine  mostra Hermes (greco), cioè Mercurio (romano) che porta sulle spalle non un agnello ma un'ariete. La copia è del I sec. a.c. ma l'originale è del IV secolo, attribuito allo scultore greco Calamis (conservato a Roma nel museo Barracco. E che ci azzecca col Cristo?

Il giovane Hermes Barracco, rinvenuto nei pressi di Roma,, è una copia di età romana da un originale bronzeo. la bellezza e la solennità della figura fanno pensare a un Dio pastore. Mentre negli antichi "buon pastore". l'animale è l'offerta votiva alla divinità, qui sembra esserci un'allusione alla leggenda di Pausania. D'altronde Hermes, come Apollo, sono due divinità delle greggi già dal VI sec. a.c., raffigurati già coll'animale sulle spalle. Secondo il mito Apollo allevava un armento di buoi, detti "i buoi del Sole", che del resto Hermes rubò e i compagni di Ulisse pure.

Il motivo dell'uomo che porta un animale sulle spalle, un vitello, un capretto o un ariete, compare nell'arte greca fino dal VII sec. a.c. ed ha una notevole diffusione sia, soprattutto, nel periodo arcaico, sia nei secoli posteriori e nell'ellenismo, da dove poi passa nell'arte romana e, con tutt'altro significato, in quella cristiana.

Il tipo artistico della figura, criofora o moschofora (a seconda che rechi un ovino o un vitello), tutte figure virili, vestite e non, magari con un agnello sulle spalle, si perpetua nell'arte greca e romana con significati diversi, per rieditarsi  con tutt'altro significato come Buon Pastore nell'arte cristiana

Questo invece, fig.2, sarebbe il Mercurio crioforo di Gela in Sicilia (Italia). Ma siamo sicuri che sia un maschio?

Perchè a guardarlo bene ha i capelli lunghi e ricci, gli orecchini e una cintura in vita che rivela un bel vitino da donna.

Del resto la prima testimonianza greca del crioforo è una figurina aurea, stampata in doppia lamina, proveniente dal dròmos di una tomba a thòlos di Cnosso (museo di Candia), del VII sec. a.c. e che ci trovo?

2) LA CRIFORA
Che insieme al crioforo maschile, con un aderente chitone decorato e due lunghi riccioli sul petto, è stata trovata, oh meraviglia, anche la parte superiore di una criofora, e questa come la mettiamo? Era pastora o Dea? Più probabile le seconda, perchè le donne non hanno mai fatto da pastore, almeno sui vasi.

Insomma, La Chiesa antica ha rovistato sia nella pittura che nella scultura del suo tempo riportandone vari simboli, tra cui la figura del pastore che porta una pecora sulle sue spalle. Faceva parte del sogno bucolico della vita campestre che aveva affascinato con la sua serenità. In un affresco della Casa di Livia, un giovane assiste ad una scena di magia con un capretto sulle spalle, molto simile alle figurazioni del Buon Pastore, ma è la solita scena pastorale, molto in voga nella pittura pompeiana.

Ma per i cristiani questa figura diventava improvvisamente l'immagine di Cristo che si affanna a cercare la pecora smarrita, cioè l'umanità. Molto toccante anche se scopiazzato, però questo affanno non è andato a buon fine.

Ammettendo che qualche pecorella l'abbia salvata, con il grosso dell'umanità ha toppato. L'umanità fa le guerre, violenta donne e bambini, sfrutta, ruba e affama i poveri e i derelitti.

E quest'altra scultura, la n° 3, anch'essa raffigura, con arte piuttosto rozza, un pastore con ariete sulle spalle, che doveva far parte della base di un arco, vista l'inclinazione del terminale superiore. 

Sta nel museo di Atmeria in Spagna, il pastore ha i capelli lunghi per cui sembrerebbe non romano ma romanico, vista l'abitudine tutta romanica di riportare mostri.

Infatti il pastore ha la faccia allucinata come si fosse fatto tre canne e l'ariete ha  un muso tra l'umano, il troll e l'orror. Caduto l'Impero Romano vi fu il dominio della Chiesa che oscurò ogni aspetto inconscio mettendo in evidenza solo l'aspetto mentale. così l'aspetto inconscio negato defluì nell'arte un po' horror. Beh, ammettiamolo, un Buon Pastore così è il peggiore degli incubi.

Quel che contava per salvarsi non era la consapevolezza come nei Sacri Misteri, o l'essere buon Cives Romanus come per i romani, ma obbedire alle leggi divine, cioè non quelle cristiane ma quelle ebraiche rivedute e corrette cioè sessuofobe, misogine e totalitarie. Tanto è vero che decadde l'arte, e questo "buon pastore" lo dimostra alla grande.

L'origine del buon pastore sembra siano orientali rappresentazioni orientali, del resto alla nascita di Anahita venivano i pastori con gli agnelli sulle spalle esattamente come nel presepio cristiano. In alcuni rilievi neo-hittiti da Cerablus e da Zincirli, dell'VIII sec. a.c., (fig. 4) presentano la processione di persone con l'offerta di un capretto tenuto sulle spalle.

Un bronzo da Rimat in Siria, trovato in un santuario dedicato al Sole, raffigura un giovane nudo con un animale sulle spalle:  è evidente che il Buon pastore,  benché trasformato nel significato, iconograficamente si riallaccia decisamente a figurazioni pagane.

PROCESSIONE NEO-ITTITA (fig. 4)

MITRA

Fino a non tanti anni fa nel Mitreo di S. Clemente a Roma, costituito da sala e vestibolo, conservava in quest'ultimo la scultura di Mitra con l'ariete sulle spalle.

TERRACOTTA CRIOFORO 450 A.C.
Vi avevano posto sotto la dicitura del Buon Pastore, ma che ci azzeccava col Mitreo? Parecchi fecero osservazione si che tolsero la statuina imbarazzante per metterla nei musei del Vaticano dove venne contrabbandata per cristiana.

In fondo però si capisce, tra e Mitra e Gesù non c'è gran differenza. Mitra nasce il 25 dicembre da una vergine, in una grotta riscaldato da un toro, e alla nascita assistono dei pastori che recano doni, e diversi tra questi recano un agnello sulle spalle (tutti buoni pastori?).

Inoltre ha 12 discepoli, ed è chiamato: maestro, messia, la via, il pastore di Dio, la verità, il redentore, il salvatore.

Egli compie miracoli, promette l'immortalità e durante la Cena del Signore afferma: "Coloro che non mangiano del mio corpo e non bevono del mio sangue in modo da essere una cosa sola con me ed io con loro non potranno essere salvi"

Mitra muore nel solstizio di primavera (Pasqua?), viene sepolto in una tomba e dopo tre giorni resuscita. Il giorno consacrato a lui è la domenica, detta il giorno del signore. Istituisce il battesimo, la benedizione e la confermazione (cresima)

La gerarchia del culto di Mitra è simile a quella attuale della chiesa, con i padri che guidano i fedeli e il capo dei padri era chiamato "Pater Patratus" o anche Pontefice Massimo. Alcuni costumi del culto di Mitra sono stati copiati dai cristiani: l'acqua santa, segnarsi in fronte con le dita, e l'ostia.



VILLA DEL PASTORE

La villa del Pastore che è stata rinvenuta nel sito di Stabia risale a un periodo compreso tra l'VIII secolo a.c. e il 79 e si estende su una superficie di 19000 mq,

Al centro del giardino è c'è una natatio con gradinata in marmo e nella parte dell'emiciclo è stata rinvenuta la statuetta che dà il nome alla villa.

E' un pastore in marmo di sessantacinque centimetri, con una base di sedici, in stile ellenistico e rappresenta un anziano pastore vestito con grezze pelli, che porta sulle sue spalle un capretto, tenuto per le gambe con la mano sinistra, nella quale si trova anche un cesto con uva e pane, mentre nella mano destra porta una lepre.

E' un buon pastore? Visto dalla parte degli uomini forse si, perchè quelle bestiole sono il cibo degli umani e il pastore li trasporta per questo.

Visto dalla parte di chi ama gli animali. e magari degli animali stessi, è presso che un assassinio.

Questo per dire che il Buon Pastore che si affanna a ritrovare la pecorella smarrita, sarà un buon pastore per gli altri ma non è nè amoroso nè caritatevole perchè salva la creatura per mangiarsela più tardi.
Per favore, non raccontateci che il pastore rischia la vita per salvare la pecorella, sarebbe come dire che qualcuno rischia la vita per salvare il suo piatto di spaghetti all'amatriciana. Che la Chiesa cattolica si inventi per una volta i suoi miti invece di scopiazzarli dai miti più antichi senza capirci assolutamente nulla.
Anche ad Atene il tema del pastore crioforo non manca, anzi direi che sovente è stato copiato da lì. Dal VI sec. a.c. in poi gruppi bronzei o marmorei o in argilla lo riportano sovente.

Dalla regione del monte Lykaion in Arcadia proviene un bronzetto (Museo Nazionale, Atene) che raffigura un pastore in corta tunica, calzari e un cappello conico, che tiene un vitello sulle spalle.

E' importante il motivo delle braccia e delle zampe serrate sul petto dell'uomo; dal fatto che il vitello non è tenuto in una rigida posizione orizzontale sulle spalle, ma vi poggia comodamente, accompagnandone quasi l'andamento; la testa dell'animale poi non è verticale, ma si inclina leggermente verso quella dell'uomo.

La statua, in marmo dell'Imetto, con il piede sinistro lievemente spostato in avanti e il vitello sulle spalle, fu trovata sull'acropoli di Atene nel 1864; nel 1887 si rinvenne la base in pòros (sulla quale è rimasta la piattaforma su cui poggia la gamba destra), che reca l'iscrizione con la dedica di questo dono votivo da parte di un personaggio, il cui nome, mancante della prima lettera, è stato quasi universalmente integrato come Rhombos (o Khombos).

Nel 420 a.c. uomo e animale sembrano tanto strettamente uniti, che il vitello può essere sorretto dal suo portatore con una sola mano, neanche fosse Ercole o Sansone .

Diciamola tutta, altro che unità, il vitello, o l'agnello, o l'ariete, è l'offerta sacrificale che l'uomo porta alla divinità!

Soprattutto in Grecia e nell'Italia meridionale abbondano i sacrificatori di animali, altro che buoni pastori!

Per alcuni di essi, che vanno dal V al IV sec. a.c., è stata sostenuta, su basi poco verosimili, l'ipotesi della derivazione dal celebre Hermes crioforo di Tanagra, scolpito, come statua di culto per un santuario di questa città dallo scultore greco Kalamis (o Calamis).

La capigliatura, in grosse perle, tenuta raccolta da una sottile benda, descrive un arco sulla fronte, e, passando dietro alle orecchie, ricade sul davanti in tre grosse trecce per parte.

La barba a punta (ora spezzata all'estremità) incornicia la parte inferiore del viso. La datazione più probabile dell'opera, dotata di grande unità e chiarezza, capolavoro di un ignoto scultore attico, è quella proposta dal Payne al decennio 570-560.



LA LEGGENDA ORIGINALE

Pausania (ix, 22, 1), ne riferisce la leggenda locale beotica, secondo cui Hermes aveva liberato la città da una pestilenza portando in giro, attorno alle mura, un ariete, e dice che per tale ragione Kalamis aveva scolpito una statua di culto del Dio crioforo.

HERMES CRIOFORO (Louvre)
Inoltre per la festa di Hermes veniva scelto il più bello fra gli efebi, che, con un ariete sulle spalle doveva fare il giro della città.

Diciamola tutta, con un agnello si può fare ma un ariete pesa una bestialità e per giunta si agita e morde pure. Chi è stato a contatto col mondo dei pastori e con un ariete lo sa. L'ariete ha il carattere combattivo del toro e difende le pecore dai lupi se occorre, nessuno può mettersi un ariete sulle spalle.

Forse lo facevano con un ariete morto, e l'efebo faceva i pesi in palestra, è più credibile. Ma il vitello sulle spalle poi, è evidente che qui si tratta di una creatura divina che protegge la prosperità dei greggi o degli armenti.

Ma è interessante l'origine del mito, per cui ad esempio, sempre al museo Barracco c'è il busto di Giove con le corna d'ariete. Stavolta l'ariete non lo porta sulle spalle ma è lui stesso ariete.

La storia andò così:

Il re Atamante ripudiò la moglie Nefele, ninfa delle nubi, per sposare Ino che era più figa, ma che era una carogna e odiava Elle e Frisso, i figli che Atamante aveva avuto da Nefele, così che cercò di ucciderli per far salire al trono suo figlio.

Venutane a conoscenza, Nefele chiese aiuto ad Ermes che le inviò l'ariete Crisomallo, il quale caricò in groppa i due fratelli e li trasportò, volando, nella Colchide. Elle cadde in mare durante il volo ed annegò (beh era una donna, non potevano mica far cadere il maschio!), mentre Frisso arrivò a destinazione e venne ospitato da Eete.

Frisso, che un po' carognetta era anche lui, sacrificò l'animale agli Dei (bella riconoscenza, dopo che l'aveva salvato!), e poi dona il vello d'oro a Eete, per avergli dato in moglie la figlia Calciope, Troppo riguardo? No, è che all'epoca sposare la figlia o la vedova del re comportava diventare re alla sua morte. Non a caso Egisto sposando la vedova di Agamennone diventa re.

Eete, ottenuto il vello d'oro, lo nascose in un bosco, ponendovi un drago di guardia. Della serie " Non mi serve a niente ma non lo do a nessuno ". Ma allora perchè ci tenevano tanto a questo vello? Vello che venne poi rubato da Giasone e dai suoi compagni, gli Argonauti, con l'aiuto di Medea, figlia di Eete, che era una combina-guai. Insomma tutti lo cercano ma non serve come pelliccia perchè pesa come un macigno... oppure no? Secondo alcune versioni giacere sul vello d'oro cura le ferite e ridà vigoria. Oddio, giacere sui fili di metallo, sia pure d'oro, doveva spaccare la pelle e i reni, ma la magia tutto può.



EQUINOZIO DI PRIMAVERA

Il segno dell'ariete corrispondeva per gli antichi ( e pure per i moderni) all'equinozio di primavera che però segnava all'epoca l'inizio del nuovo anno, che successivamente venne spostato a Gennaio. Infatti per l'astrologia il primo segno del cerchio astrale è l'ariete.

Ariete, primavera e protezione per greggi e armenti è un tutt'uno. Spunta l'erba, si addolcisce la temperatura e le pecore brucano i prati, ai pastori significa latte e agnellini, nuove pecore, nuovo cibo e moneta di scambio per ottenere altre cose. Se la prima moneta fu il pecus, da cui pecunia, si capisce che il gregge fu un importantissima fonte di sostentamento per l'uomo.

Le pecore sono animali docili, si lasciano guidare da chiunque, cane compreso, per giunta tosandole si ottiene la lana, mungendole si ottiene il latte con cui si fanno i formaggi, e per ringraziarle di tutto ciò che ci hanno dato, anzi che gli abbiamo preso, le ammazziamo e ce le mangiamo. 

L'amore dell'uomo per gli animali è un mito. l'uomo sfrutta gli animali come schiavi e non gli evita alcuna sofferenza. Lui è l'unico che prova sentimenti, emozioni, dolore e gioia, gli animali non provano nulla, sono "cose". In realtà è l'uomo a non provare nulla, è sordo e cieco, agli animali come ai suoi simili, e non sente neppure se stesso.

La chiesa dice che il Buon Pastore rischia la vita per la propria pecorella, è falso, l'unica che rischia la vita è la pecora, che non solo la rischia ma la perde, e per mano del "Buon Pastore". Insomma la Parabola fa acqua da tutte le parti, quando mai un pastore può amare una pecorella, allevandola fin da cucciola, per poi sgozzarla, cucinarla e mangiarsela?

E' come se dei genitori allevassero con cura i loro figli, rischiassero la vita per loro, poi però li uccidono, li cucinano e se li mangiano. Altro che Buon Pastore! E' Jack lo Squartatore, Landrù, la Saponificatrice e il Dott. Mabuse unite in uno. Altro che il Buon Pastore, è il Pastore dell'orrore!




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