mercoledì 2 marzo 2016

MASOCHISMO SACRO



SANTA ABBESS KOLDING

MASOCHISMO SACRO, detto anche: MARTIRIO


SANTA BADESSA KOLDING

Koldingemskaya Ebba, badessa, martire. Fu la badessa di un monastero doppio Coldingham (Coldingham), e Berwickshire, in Scozia. Quando il monastero fu attaccato dai pirati scandinavi, Ebba raccolse le suore e le benedisse, poi, per salvarsi dalle mani dei pirati, si tagliò il naso e e il labbro superiore, invitando le suore a fare lo stesso. Quando i vichinghi razziarono il monastero, inorriditi e arrabbiati dalle mutilazioni  che le donne gestite in modo tale da evitare abusi. Le suore allora vennero chiuse nel monastero e bruciate vive.

Ma che storia edificante, poco credibile perchè nessuno dotato di recettivi sensoriali potrebbe tagliarsi in quel modo, più facile farsi un kara-kiri. Ma è notevole i personaggi che la chiesa pone come esempi, farsi stuprare? Ohibò, è un peccato terribile, ma è peccato stuprare o subire lo stupro? Beh c'è differenza: gli stupratori sono maschi e la carne del maschio è debole (se no che maschi sono?), le stuprate sono in genere almeno avventate, dovrebbero saperlo che se non portano il burca sono provocanti, però se si fanno ammazzare sono perdonate.



SANTA GENOVEFFA

Santa Giusta Genoveffa (Geneviève)  nacque in una famiglia patrizia gallo-romana, dotata di notevoli ricchezze. Nella Vita Genovefae, scritta da un anonimo a vent'anni dopo la sua morte, (tra l'altro l'unica fonte sulla santa) si narra che a meno di 8 anni incontrò san Germano d'Auxerre che andava in Britannia a cristianizzare quei popoli ed ad combattere il pelagianesimo.

SANTA GENOVEFFA PATRONA DI PARIGI
Durante una veglia Germano le pose una mano sulla testa ed ebbe la rivelazione della sua futura santità. Una veglia.. quindi di notte... e che ci faceva una bimba di notte con un adulto sia pure santo? Ma non finisce qui, perchè San Germano le regalò una moneta simbolica... simbolica di cosa????

Ma quelli che scrivono le agiografie hanno una pallida idea di quel che scrivono?

Comunque alla morte dei genitori, di cui nulla sappiamo, la nonna la portò a vivere a Parigi dove, verso i 16 anni. A quell'età le sue coetanee venivano date in moglie, e frequentemente morivano assai giovani di parto, Geneviève scelse di restare vergine e di darsi a vita ascetica, mica scema, mantenendo in questo modo lo status e la libertà che la sua nascita le consentiva. Sembra che questa vocazione risalisse all'incontro con San Germano a sette anni, caspita, invece di pensare alle bambole a sette anni pensava alla santità.

Sta di fatto che la vergine Geneviève rimase nubile, ricchissima e padrona in casa propria. Infatti fece erigere a sue spese la prima chiesa sul sepolcro di san Dionigi, il vescovo protomartire di Parigi. Poi nel 451, durante l'invasione degli Unni capitanata da Attila, a causa delle preghiere di S. Genevieve (aveva allora 28-29 anni), Parigi venne salvata,

Ella infatti convinse i parigini a  non abbandonare la città, pronunciando la celebre frase: «Che gli uomini fuggano, se vogliono e se non sono più capaci di battersi. Noi donne pregheremo Iddio così tanto che ascolterà le nostre suppliche.» Beh non mi sembrano due posizioni paragonabili, ma tant'è, ai parigini fece effetto. Attila improvvisamente infatti deviò da Parigi e non ci sono altre spiegazioni se non le lacrime e le preghiere di Genevieve.

In realtà Parigi fu difesa dai suoi abitanti, e Attila, scoraggiato dall'inattesa resistenza, passò oltre e venne poi sconfitto dal generale romano Ezio. Si dice però che fu tutto merito di Genoveffa.

Però quando nel 457, Parigi venne assediata e conquistata da Childerico I, Geneviève non si oppose, indovinate perchè? Presagì che quella dinastia avrebbe contribuito a diffondere la fede cristiana fra i barbari. Accidenti che lungimiranza! L'assedio aveva portato una grande carestia e gli abitanti morivano di fame. Geneviéve allora guidò sulla Senna un gruppo di undici battelli e passando di città in città, ottenne in dono dai mercanti un gran carico di grano, che riportò a Parigi, salvando così gli abitanti dalla fame.

Naturalmente fece anche molti miracoli. Liberò persino la Senna da due demoni che, nascosti sotto un grande albero, facevano naufragare i battelli e che, temerari, avevano tentato di rovesciare anche il battello della santa. Ah beh, se è questa la veridicità della storia stiamo freschi. Nel 481 il successore di Childerico, Clodoveo I, su suggerimento di Geneviève, liberò i prigionieri e nel 496 si convertì al Cristianesimo, riconoscendo l'autorità del papa.

La conversione di Clodoveo, fondatore della dinastia dei merovingi, avvenne dopo la battaglia di Zùlpich contro gli Alemanni, in cui aveva invocato il soccorso di Cristo. Ma come si spiega che in guerra tutti chiedono e ottengono aiuto da Cristo? Ma si era detto che i nemici dovevano essere considerati fratelli o che potevano essere infilzati come tordi allo spiedo?

Geneviève intanto viveva in solitudine e penitenza, piangendo tanto da inondare il pavimento della cella. Si era anche data la regola di non uscire dalla sua celletta ogni anno dall'Epifania fino al Giovedì santo. Accidenti, ma quale colpa aveva da farsi perdonare? Non si sa.

Una donna, che ebbe la curiosità di spiare la santa appena mise l'occhio a una fessura della porta, restò subito accecata. Riebbe la vista solo quando, alla fine della Quaresima, Geneviéve uscì, pregò per lei e le fece un segno di croce sugli occhi. Ma chi l'aveva accecata, quel buon Dio che aiutava gli eserciti cristiani a massacrare quelli pagani? Se per una spiata accecava certo non era tiepido. Ma siamo sicuri che il Cristo fosse suo figlio?

Ma Genevieve non fu martirizzata, o almeno non da altri, ma da se stessa si, digiunava perennemente, mangiava solo due volte la settimana, il giovedì e la domenica, un pezzo di pane d'orzo e fave bollite. Mantenne questo regime alimentare, strettamente vegetariano, dall'età di quindici anni fino ai cinquanta quando, sfinita dai digiuni, si lasciò convincere dai sacerdoti ad aggiungere alla sua dieta latte e pesce. Bada bene, convinta dai sacerdoti non dal medico.

Pane d'orzo e fave bollite ogni giorno? Ma cosa aveva da espiare? Espiava per gli altri? Ma che razza di Dio è uno che accetta il martirio di un'altra creatura, per giunta innocente, al posto di un'altra "colpevole"? E' un Dio che si nutre della sofferenza degli uomini, è uno che ama il sacrificio e la sofferenza dei suoi figli, il Dio Padre è uno dei padri umani peggiori che esistono!

Genevieve ebbe visioni, e chi non le avrebbe avute digiunando a quel modo? E fece profezie poi avveratesi, però non ci dicono quali. Per questo incontrò spesso l'ostilità dei suoi concittadini, forse pensavano che portava sfiga.

Geneviève morì nel suo eremo nel 502, a quasi 90 anni di età, (diavolo che tempra) e là fu sepolta. Nella stessa chiesa, accanto a Geneviève, fu seppellito Clodoveo e molto più tardi anche la regina.

Le vicende delle reliquie di Geneviève, furono complesse e travagliate:

- nel 1793 la cassa che conteneva le reliquie della santa fu bruciata pubblicamente dai giacobini nella Place de Grève.
- La chiesa fu restituita al culto nel 1821, per essere nuovamente sconsacrata nel 1831.
- Napoleone III, nel 1852, la restituì nuovamente alla Chiesa cattolica.
- Nel 1870, durante la Comune di Parigi, i comunardi tornarono a disperdere le reliquie della santa.

Ma non le avevano già bruciate? Misteri della fede...



SANTA CECILIA

Santa Cecilia, vergine e martire, nata da una nobile famiglia a Roma, visse a Trieste tra il 180 e il 350 a.c . L'archivio più vecchio la riporta alla fine del II secolo, e afferma che il giorno delle nozze nella sua casa risuonassero organi e lieti motivi cui ella cantava: “conserva o Signore immacolati il mio cuore e il mio corpo, affinché non resti confusa”. Da questo particolare venne fatta protettrice dei musicanti. Non avevano di meglio.

La prima notte di nozze confessò al suo sposo il suo voto di verginità, che simpatica, non era meglio avvertirlo prima? Ma il marito non si scompose si che Santa Cecilia gli chiese di diventare un cristiano perché era un pagano. Una cosa da niente, prima doveva rinunciare al sesso e poi farsi cristiano ma lui accettò e ci mise pure poco tempo, non ci pensò affatto, tanto che di lì a poco, sempre durante la prima notte di nozze, lo sposo ricevette il Battesimo per mano del Pontefice Urbano. I.

Cioè hanno svegliato il Papa in piena notte per convertire il disgraziato? Papa sbrigati che questo altrimenti cambia idea! Ma il Papa non contava un due di briscola? Si può davvero credere a storie del genere?
Ma non finisce qua, perchè tornato dal Papa al tetto coniugale, Valeriano vide Cecilia prostrata nella preghiera con l’Angelo che da sempre vegliava su di lei e, preso dall'euforia, pregò che anche suo fratello Tiburzio ricevesse la stessa grazia e così fu ma mal gliene incolse.

Infatti benchè il perfido giudice pagano Almachio avesse proibito di seppellire i cadaveri dei Cristiani, i due fratelli smaniosi del martirio, si davano alla sepoltura di tutti i cadaveri che incontravano lungo la strada. Ma i romani non erano così pazzi da lasciare i cadaveri per strada. Igienisti com'erano, non per nulla vivevano nelle terme, nemmeno un cane lasciavano per strada, e per delinquenti o illustri sconosciuti o schiavi la soluzione era l'ustrinum, il luogo pubblico dove si bruciavano i cadaveri dei non abbienti.

Insomma anche questa notizia è assurda, forse copiarono la storia dall'Antigone su Eteocle e Polinice.
Comunque si narrò che venissero arrestati convertendo a tempo di record l’ufficiale Massimo che aveva il compito di condurli in carcere, gli bastò il tragitto per convincere anche lui (un legionario..) a farsi accoppare come cristiano. Tutti e tre sopportarono atroci torture piuttosto che rinnegare Dio e, come Dio volle alla fine vennero decapitati.

Cecilia, incerta se dolersi per la vedovanza o giubilare per cotanto martirio, pregò sulla tomba del marito, del cognato e di Massimo (tutti Santi venerati il 14 aprile),  ma poco dopo venne chiamata anche lei davanti al giudice Almachio che ne ordinò la morte per soffocamento nel bagno di casa sua, ma si narra che "la Santa invece di morire cantava lodi al Signore"

Che razza di soffocamento era? Le ficcavano la testa sott'acqua? Può darsi, siamo nel bagno con piscinula, oppure la garrotarono come si usava nel carcere mamertino strangolandola con un filo di metallo? Non si sa però si sa che cantava, quindi l'aria filtrava allegramente dalla sua gola, ma il buon Dio tutto può.

Tutto può a meno che i suoi figli non vengano decapitati: i santi passano indenni all'affogamento, al rogo, alle torture e alle mutilazioni ma se c'è la decapitazione il buon Dio lascia cadere le braccia: "Mi dispiace ma senza la testa non mi ci raccapezzo, li lascio morire e non se ne parla più"

Dunque la pena capitale per asfissia venne mutata in morte per decapitazione, ormai lo sapevano tutti, a quella non si sfuggiva. Anzi viene da chiedersi perchè i pagani non iniziassero dalla decapitazione, ormai dovevano conoscere l'iter.

Però viene un dubbio. il legionario romano venne convertito a martirizzarsi durante una passeggiata in cui tra l'altro si fecero quattro chiacchiere ma senza miracoli, bastava davvero un discorsetto appropriato per convincere un romano a convertirsi e a cercare la morte in nome del nuovo Dio? I romani sapevano morire per la patria, ma Roma era una realtà, era la vittoriosa, la terra dei padri, la dominatrice e la prescelta dagli Dei, insomma, era il Caput Mundi.

Per il giudice invece ci fu molto più tempo per convincerlo, e ci fu pure il miracolo della strangolata, o affogata, che cantava a squarciagola, ma lui duro non si convertì. era testardaggine? Era un momento in cui la santa non era in forma? Non si sa, comunque con lui lo charme non funzionò.

Fattosta che il carnefice di turno vibrò i tre colpi legali (era il "contratto" dei boia per ogni uccisione), ma sia che il boia avesse un'epicondilite, la morte non venne, e la vergine venne abbandonata all'agonia, immersa nel suo sangue.

Ora nessuno è mai sopravvissuto a tre colpi di mannaia, i tre colpi erano previsti per questo, inoltre il collo di una donna è più fragile di un collo maschile, evidentemente un altro miracolo del buon Dio, che voleva mostrare al pubblico come sapessero morire e soffrire eroicamente i cristiani. Cavolo, e se invece era un diavolo che le faceva?

Fu Papa Urbano I, la sua guida spirituale, a renderle la degna sepoltura nelle catacombe di San Callisto.

La "Legenda Aurea" narra che Papa Urbano I, che aveva convertito il marito di lei Valeriano ed era stato testimone del martirio, «seppellì il corpo di Cecilia tra quelli dei vescovi e consacrò la sua casa trasformandola in una chiesa, così come gli aveva chiesto».

Ora la leggenda aurea è una raccolta medievale di biografie agiografiche, cioè tese a illustrare in modo edificante la vita dei santi, composta in latino da Jacopo da Varazze, frate domenicano e vescovo di Genova. Fu compilata a partire circa dall'anno 1260 fino alla sua morte nel 1298.


L'ALTRA STORIA, da WIKIPEDIA:

"Secondo Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica, VI, 23), dopo la morte di papa Callisto I Urbano fu eletto vescovo di Roma e fu a capo della Chiesa per otto anni. Il documento noto come Catalogo Liberiano dei papi posiziona l'inizio del suo pontificato nell'anno 223 e la sua fine nell'anno 230. 


Gli storici non riportano  problemi nella vita della Chiesa di Roma in questo periodo. Il suo pontificato fu piuttosto tranquillo, anche perché la famiglia imperiale, grazie alla stessa madre dell'imperatore, accettò al suo interno i riti cristiani. Alessandro Severo fu favorevole a tutte le religioni e quindi protesse anche il Cristianesimo. Sua madre, Giulia Mamea era amica del teologo alessandrino Origene Adamantio che aveva conosciuto ad Antiochia di Siria.

L'opinione favorevole dell'imperatore e di sua madre sul Cristianesimo consentì ai cristiani di godere di un periodo di pace completa, anche se la loro condizione giuridica non cambiò. Lo storico Lampridio (Alexander Severus, c. XXII) affermava che Alessandro Severo non creò alcun problema ai Cristiani: "Christianos esse passus est". Indubbiamente la Chiesa di Roma sperimentò i felici risultati di queste propensioni e non fu mai molestata durante il regno di questo imperatore (222-235) - anche se il martirologio romano recita diversamente. 

L'imperatore protesse i Cristiani romani anche in una disputa legale sulla proprietà di un appezzamento di terreno tra il papa e dei tavernai (che invece altre fonti attribuiscono ai tempi del predecessore). Sembra infatti che un'associazione di osti si fosse risentita per la concessione dell'imperatore alla Chiesa (quasi a titolo di risarcimento) dell'area dove era stato ucciso papa Callisto I e dove poi sarebbe sorta la basilica di Santa Maria in Trastevere. Durante il suo pontificato venne comunque notevolmente incrementato il patrimonio temporale della Chiesa."

Ora Eusebio (Cesarea in Palestina, 265 –  340) è stato un vescovo e scrittore greco antico,padre della Chiesa, anche consigliere e biografo dell'imperatore Costantino I. Sarà più attendibile lui, storico contemporaneo, o un frate del medioevo che si inventò un'agiografia senza uno straccio di fonte? Ma la fede fa miracoli e la credulità pure.



SANTA MARTA



I VERSIONE

Santa Marta, martire a Roma nel 270 insieme al marito Mario e ai figli Audiface e Abaco. Essi vennero a Roma per venerare la Tomba degli Apostoli Pietro e Paolo dedicandosi alla sepoltura dei corpi dei martiri Cristiani. Scoperti, furono successivamente decapitati. Viene festeggiata il 19 gennaio.

SANTA MARTA
Le notizie su di loro, pochissime e incerte, derivano dalla Passio di san Valentino, del IV sec. dove si narra che Mario fosse un nobile di origine persiana, giunto a Roma insieme alla moglie Marta e ai due figli Audiface e Abaco, per venerare i sepolcri dei martiri. 

La famiglia, aiutata dal prete Giovanni (il prete Giovanni? Ma è una leggenda!), si diede a seppellire lungo la via Salaria i corpi di oltre 260 martiri che giacevano uccisi in aperta campagna. 260 cadaveri? Dovevano aver evacuato la campagna per decine e decine di km. il cadavere in decomposizione di un solo cane si percepisce  minimo a 2 km di distanza! E doveva pure esserci il colera!

Comunque vennero scoperti e interrogati dal prefetto Flaviano e dal governatore Marciano. Rifiutarono di abiurare e di sacrificare agli idoli per cui furono condannati a morte: gli uomini furono giustiziati lungo la via Cornelia. Marta, in nympha, cioè presso uno stagno poco distante.



II VERSIONE

La tradizione più nota su vita e martirio di questi santi è un racconto leggendario, reso popolare da un libretto del 1861, scritto da don Bosco ma preparato dal conte Carlo Cays. In anni di grandi lavori sul santuario dedicato a sant'Abaco a Caselette (sulle pendici del monte Musinè), il conte Cays, (proprietario del luogo sacro) sollecitò l'amico don Bosco a scrivere qualcosa che accrescesse la venerazione del santo, donandogli una certa documentazione ignota.

Don Bosco, basandosi sugli Acta Sanctorum (non sulla documentazione del conte?), vastissima raccolta di scritti sulla vita dei santi composta nella metà del Seicento dai Bollandisti, gruppo di gesuiti che compilò una raccolta critica di documenti e dati di santi distribuite secondo i giorni dell'anno, detta appunto Acta Santorum. La parte dedicata a Abaco (Atti dei santi Mario e soci) che risaliva al VI-VII secolo era una passio, degli scritti che narravano a fini edificanti il martirio di uno o più santi, aggiungendo anche delle cose inventate per stupire e commuovere.



III VERSIONE

Però non risulta che durante il regno di Claudio II (268-270) vi sia stata una persecuzione contro i cristiani e la richiesta di adorare gli idoli è pertinente all'imperatore Decio, che successe a Filippo l'Arabo nel 249. Fu Decio a ordinare che i sospettati di cristianesimo dimostrassero adesione al culto pagano, adorando la statua dell'imperatore o bruciando un grano d'incenso davanti al simulacro di un Dio. Il rifiuto si pagava con la morte.

Il Martirologio Romano, libro liturgico approvato da papa Gregorio XIII nel 1586, sposta per questo all'inizio del secolo IV la data del loro martirio, per cui il gruppo di Mario sarebbe stato ospite a Roma per alcuni anni. Diocleziano emanò tre editti di persecuzione verso i cristiani (tra 303 e 311). Quindi  uccisi i 260 martiri che Mario e i suoi, associati al prete Giovanni furono scoperti a seppellire i cadaveri cristiani gettati alle ortiche. Il Prete Gianni? Ma è un personaggio totalmente fantastico sorto da fervide menti nel XII sec.

Oggi gli studiosi cattolici ritengono che fossero un gruppo di cristiani abitanti nella villa imperiale di Lorium, una grande azienda agricola di proprietà degli imperatori romani che sorgeva proprio lungo la via Cornelia a dodici miglia da Roma.

Lorium era una località situata sulla via Aurelia, nei pressi dell'odierna Castel di Guido (XVI municipio di Roma), dove sorse la villa costruita dall'imperatore Antonino Pio. Da dove nascono le leggende dell'eccidio? Forse da informatori troppo zelanti e fecondi nell'immaginazione.

Ma si può pensare che gli imperatori romani facessero sterminare i loro servitori per poi disseminarli insepolti nel parco della loro splendida villa? Roba da morire di puzza e di colera.



UN'ALTRA SANTA MARTA

La Santa Vergine Martire Martha (Martha) e Maria erano sorelle, vissute in Asia Minore, ansiose di soffrire per il Signore Gesù Cristo. Una volta giunsero dal governatore ovviamente pagano e a scopo di soffrire per Gesù, e ad alta voce, annunciarono di essere cristiane. Dapprima il governatore non prestò loro attenzione, ma esse in modo aggressivo gli gridarono la loro confessione.

Allora arrestarono le due sorelle insieme al fratello. Tutti e tre gli altri uomini (loro parenti) vennero crocifissi sulla croce, ed era presente all'esecuzione la madre, che rafforzò i figli nella determinazione di soffrire per il Cristo. Le sorelle vennero trafitte con le lance, mentre il giovane uomo venne decapitato con la sua stessa spada. Così morirono tutti felici e contenti. Che storia edificante...



SANTA PETRONILLA

Secondo la leggenda, Petronilla, figlia dell'apostolo Pietro, non voleva sposare il nobile romano Flacco. Ella chiese tre giorni per pensarci, trascorrendoli in digiuno e preghiera, poi prese la comunione e alla fine del terzo giorno morì.

SANTA PETRONILLA
La storia si diffuse nel VI secolo, ma probabilmente Petronilla fu martirizzata nella persecuzione del 251, le catacombe di Roma dove si trova l'affresco della martire Petronilla. Le circostanze della sua morte sono sconosciute, ma la leggenda, naturalmente, può servire come edificazione di coloro che hanno paura del matrimonio: se possono ancora, nel digiuno e nella preghiera, morire, ma non sposarsi.

Qualche commento:

1) un nobile romano avrebbe voluto impalmare l'umile figlia di un umilissimo e pure rozzo pescatore per giunta non romano e pure ebreo? Ma stiamo scherzando?

2) Se Petronilla non voleva sposarsi perchè non lo diceva a quel sant'uomo di suo padre? Di certo lui, apostolo illuminato, non avrebbe voluto l'infelicità di sua figlia.... o no?

3) La storia si diffuse nel VI sec., cioè oltre 400 anni dopo? E chi la diffuse, e da dove la prese? Certo che nel medioevo, approfittando della ignoranza del popolo, se ne inventarono di storie.

4) E di che è morta? Si è suicidata, no sarebbe peccato, le avrebbe fatto la grazia il buon Dio? Certo che essere notati da Dio è una disgrazia.. pregarlo poi...

5) La leggenda serve di edificazione... di che? Per imparare a morire piuttosto che sposarsi? Oddio, di certo all'epoca per una donna era una disgrazia, ma non esageriamo... o piuttosto per edificare la montagna di bubbole, pappole e balle che si inventò nei secoli la Santa Chiesa Cattolica.



SANTA DOMITILLA

Santa Flavia Domitilla, figlia di Domitilla minore (a sua volta figlia del futuro imperatore Vespasiano e di Flavia Domitilla Maggiore sorella del futuro imperatore Domiziano) e di Quinto Petilio Ceriale,, è venerata dalla Chiesa cattolica come martire (Roma 60 - Ventotene il 95-100).

SANTA DOMITILLA
A 9 anni perse la madre Flavia Domitilla minore, crescendo da sola negli ambienti del Consolato romano fino a sposare un suo cugino, figlio di Tito Sabino, fratello maggiore del nonno Vespasiano, il console Tito Flavio Clemente

Per giunta, Flavia Domitilla avrebbe anche dovuto fare da allevatrice a due nipoti dell'allora imperatore Domiziano.

Altre fonti dicono che sarebbero stati i figli naturali della stessa Domitilla e di Clemente, forse successivamente adottati dall'Imperatore stesso.

Svetonio dichiarò che Domiziano designò i figli di Clemente come suoi successori, nonostante la loro giovane età, prima della caduta dei loro genitori, e li ribattezzò coi nomi di Tito e di Vespasiano.

Il console Tito Flavio Clemente, nipote dell'imperatore Tito Flavio Domiziano, l'ultimo della dinastia Flavia, che per la sua confessione di una religione estranea - cristianesimo o giudaismo, non si capisce bene, (Svetonio) venne giustiziato nel '95, e sua moglie esiliata per l'isola di Ponza, nel mar Tirreno, dove morì.

Domitilla venne subito onorata come santa, insieme a Nereo e Achilleo - soldati che si sono convertiti al cristianesimo, che ha subito il martirio durante la persecuzione dell'imperatore Diocleziano. Peraltro, il nome di Domitilla non figura né nella Depositio Martyrum, né nel Martirologio Geronimiano : la festa di essa, al 12 maggio, non è anteriore al IX sec. e fu introdotta nei libri liturgici per influsso del Martirologio di Floro, il quale la incluse nel suo elenco probabilmente per errore, scambiando un flavi(us) ricordato nel Geronimiano sotto la data del 7 maggio.

Le notizie su Flavia Domitilla che figurano nella Passio leggendaria (V-VI sec.) non hanno alcuna attendibilità: fra l'altro, in essa, si parla di due « eunuchi », Nereo e Achilleo, i quali avrebbero convertito Domitilla alla fede cristiana, mentre dal carme damasiano dedicato ai due martiri sappiamo che essi prima della conversione erano militari a servizio del persecutore.
Cassio Dione, invece, riporta la sua morte a Ventotene:
« Domiziano fece uccidere, insieme a molti altri, il console Flavio Clemente, sebbene fosse un suo cugino ed avesse sposato Flavia Domitilla, che era anch'essa parente dell'Imperatore. Entrambi vennero accusati di ateismo, e di ciò anche altri, sviatisi dietro i costumi dei Giudei, ebbero condanna, chi di morte, chi di confisca. Domitilla venne soltanto relegata a Pandateria (Ventotene). »

Ma non finisce qui perchè secondo il Talmud, sia Domitilla che il marito si convertirono al Giudaismo, dopo aver incontrato il Rabbi Akiba ben Joseph. La tradizione cristiana invece la vuole fermamente convertita al Cristianesimo, quindi inserita nel Martirologio Romano, che però risale al XIV sec. Chi ha ragione?

Cassio Dione (155-235) è senz'altro più vicino all'età di Domitilla, meno di un secolo di differenza, San Girolamo (347 – 420) è più tardo di oltre due secoli. Cassio Dione pubblicò una Storia romana in ottanta libri, scritti in lingua greca, frutto delle sue ricerche e del lavoro di ventidue anni.
Sia Eusebio sia Dione Cassio raccontano che sarebbe stata perseguitata sotto Diocleziano. Da Eusebio sappiamo che Flavia, nipote di Flavio Clemente, uno dei consoli di Roma (95 d.c.), per la sua fede in Cristo fu deportata a Ponza dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un lungo martirio.

Ora la deportazione e il martirio non vanno d'accordo, i romani deportavano, oppure uccidevano e magari torturavano pure, ma non torturavano chi avevano deportato, perchè la deportazione era già una grande punizione. Sappiamo pure che San Girolamo era un fanatico, pentito a sangue di aver letto i classici filosofici greco romani. Dione non era certo cristiano ma non era un fanatico, anche perchè la fede pagana non era fanatica.

Dione Cassio disse Nella Historia romana (LXVII, 13-14), che l'imperatore Domiziano « tolse la vita, con molti altri, anche a Flavio Clemente, benché fosse suo cugino e avesse in moglie Flavia Domitilla, ella pure sua consanguinea. Tutti e due furono accusati di ateismo, e di ciò anche altri, sviatisi dietro le costumanze dei Giudei, ebbero condanna, chi di morte, chi di confisca. Domitilla fu soltanto relegata nell'isola di Pandataria »

Eusebio di Cesarea, nella Storia Ecclesiastica (III, 18, 4) scrive: «Tramandano che nell'anno quindicesimo di Domiziano, Flavia Domitilla, nipote, per parte della sorella, di Flavio Clemente, che fu allora uno dei consoli di Roma (95 d.C), insieme con numerose altre persone fu deportata nell'isola di Ponza per avere confessato Cristo ».

Tramandano? Chi tramanda? Non si sa.
Dai citati passi dei due storici, dunque, risulta che, sul finire del I sec, due matrone, aventi l'una e l'altra il nome di Domitilla e imparentate l'una e l'altra con la famiglia imperiale dei Flavi, furono condannate per la loro adesione alla fede cristiana. 

Alcuni studiosi ritennero di poter identificare in una sola persona le due Domitille, supponendo errori o confusioni degli storici ma il De Rossi sostenne la diversità dei due personaggi, ristabilendo la genealogia delle loro famiglie. Così la Domitilla citata da Eusebio era nipote di Flavio Clemente, mentre quella ricordata da Dione Cassio era moglie del console martire, dal quale ebbe sette figli.

A tal proposito, di grande importanza è l'iscrizione mutila ritrovata nel sec. XVIII nell'area del Cimitero sulla Via Ardeatina e che qui riportiamo con le integrazioni proposte dal Mommsen : « tatia baucyl (la...nu) / trix septem lib (erorum pronepotum) / divi vespasian(i filiorum FI. Clementis et) flaviae DOMiTiL(lae uxoris eius, divi) / vespasiani neptis a (ccepto loco e) / ius beneficio hoc SEPULCHRU(m feci) / MEIS LIBERTIS lIBERTABUSpo (sterisque eorum).

L'iscrizione, conservata oggi nella parete di fondo della basilica dei SS. Nereo e Achilleo in detto Cimitero, precisa, dunque, che Tazia Baucilla, nutrice dei sette figli di Flavio e di Flavia Domitilla, ottenne da quest'ultima il terreno per un sepolcro. L'iscrizione conservata oggi nella basilica dei Ss. Nereo e Achilleo conferma che Flavia Domitilla era “neptis“ nipote di Vespasiano, padre di Domiziano, e che fu moglie di Flavio Clemente.

La venerazione per la Flavia Domitilla relegata a Ponza è antichissima: s. Girolamo (Ep. ad Eustoch. 108) dice che la vedova Paola, nel suo viaggio verso Oriente, visitò nell'isola il luogo dove la santa « longum martyrium duxerat ».



SANTA FELICITA MARTIRE

La Passio di Felicita, composta tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, narra di una ricca vedova romana, accusata di pratiche cristiane durante l'impero di Antonino Pio (tra il 138 e il 161 d.c.). Dapprima fu interrogata da sola dal prefetto di Roma Publio, senza risultato. Il giorno dopo Publio fece condurre davanti a lei i sette figli (Gennaro, Felice, Filippo, Silano, Alessandro, Vitale e Marziale) che, a causa della loro fermezza nel rifiuto di rinnegare la fede, furono martirizzati uno alla volta con diversi supplizi. Secondo alcuni il racconto ha caratteristiche leggendarie ed è improntato alla vicenda biblica dei sette fratelli Maccabei. 

SANTA FELICITA
Beh, in effetti si somigliano Dal Martirologio Romano: "Commemorazione della passione dei santi sette fratelli martiri (Maccabei), che ad Antiochia in Siria, sotto il regno di Antioco Epifane, per aver osservato con invitta fede la legge del Signore furono messi crudelmente a morte insieme alla loro madre, la quale patì per ognuno dei suoi figli, ma, come si racconta nel secondo Libro dei Maccabei, in tutti conseguì la vittoria della vita eterna".

I Padri Bollandisti a seguito di un riesame di tipo storico sui testi della Passio hanno messo in discussione l'esistenza della matrona romana Felicita, pur non escludendo la veridicità del martirio dei sette fratelli. 

Gli ultimi studi, le testimonianze archeologiche, le omelie dei Papi e le traslazioni delle reliquie sembrano invece confermarne l'autenticità e la veridicità storica.

Peccato che non esistano testimonianze archeologiche e che le omelie dei papi non costituiscano testimonianza (ci mancherebbe). Comunque qui abbiamo una santa martire ma non vergine.

Infatti Felicità ( mai nome fu così mal risposto) era madre di sette figli:  Felix, Philip, Silvano, Alexander, Vitalis e Marzialis,

Santa Felicita proveniva da una ricca famiglia romana.

Diversi sacerdoti pagani erano stati accusati di diffondere la fede cristiana, e così fece Felicita, dando via tutti i suoi beni, e con i suoi figli, uscì apertamente a predicare il cristianesimo.
Vennero pertanto arrestati e i suoi figli vennero torturati.

Vedendo la sofferenza dei suoi figli, Santa Felicita pregò tanto il Signore che quelli non abiurarono e riuscirono ad entrare nel regno dei cieli. Tutti i figli della santa vennero martirizzati davanti agli occhi della madre, dopodichè ella stessa soffrì il suo martirio.
Che storia edificante, sembra un film dell'horror.



SANTA ADELAIDE

Santa Adelaide (Alice),  suora Cistercense di Shaerbek, entrò nel convento all'età di sette anni ed è diventato famoso per la vita ascetica, piena di malattie e di sofferenza offerte per la salvezza delle anime del purgatorio.

Giunse a perdere di vista e ad essere paralizzata, St. Alice ha avuto una profonda esperienza mistica della comunione con Cristo, durante il sacramento dell'Eucaristia.

Dunque era una povera orfanella consegnata alle suore per farne ciò che volevano. Povera creatura!

Le fecero il lavaggio del cervello col Dio crudele che deve essere tenuto calmo offrendogli pene e sofferenze volontarie e non.

Ti credo che poi ha perso la vista e si è paralizzata, isterismo all'ennesima. E ti credo pure che poi perse la testa e si immaginò l'estasi del mangiarsi il corpo di Cristo, era il minimo.....



SANTA AGNESE

Secondo una leggenda il figlio del Prefetto di Roma si era invaghito di Agnese senza essere ricambiato, avendo la giovane fatto voto di castità a Gesù. Dopo il rifiuto della ragazzina, il padre del giovane, saputo del voto di castità, le impose la clausura fra le vestali, con le quali avrebbe dovuto rendere culto alla dea che proteggeva la città di Roma.

Questa fa ridere, perchè la scelta delle vestali spettava al Pontefice Massimo e nessun civile poteva deciderlo. Fa anche ridere che una bambina di 12 anni si ribellasse ai genitori che qui fra l'altro non vengono mai citati, come se lei fosse del tutto autonoma.

SANTA AGNESE
Al rifiuto di Agnese, il prefetto l'avrebbe fatta rinchiudere in un postribolo e ordinò di spogliarla, ma miracolo, appena l'ebbero spogliata le crebbero i capelli fino a terra, come Lady Godiva.

Nonostante il miracolo un uomo tentò di farle violenza, accipicchia dei capelli che scendono di colpo fino a terra dovrebbero fare un certo effetto! Ma lui duro.

Venne però immediatamente accecato da un angelo bianco, così è riportato, perchè c'erano pure gli angeli colorati? Non si sa, però successivamente, per intercessione della stessa Agnese, Dio rese la vista al porcellone.

  Comunque Agnese era segnata e, accusata di magia, venne condannata al rogo, ma le fiamme si divisero sotto il suo corpo senza neppur lambirlo ed i suoi capelli crebbero tanto da coprire la sua nudità. Qui c'è un errore grossolano, i romani non bruciavano le streghe, condannavano si alla pena capitale, ma per decapitazione. Si sono confusi col medioevo, dove i cristiani bruciarono i cristiani per stregoneria.

La solita storia: non ve lo dimenticate più, ma sono tosti questi pagani, allora i cristiani si ammazzano solo tagliandogli la testa, come i vampiri. Fuoco, acqua, torture, mutilazioni gli fanno il solletico.

Ebbe come emblema un agnello, per cui il giorno della sua memoria, il 29 gennaio, il Papa benedice gli agnelli che gli offrono i macellai e poi, fatti sgozzare, se ne ciba convivialmente con altri prelati.

Secondo la leggenda, Santa Caterina sarebbe nata ad Alessandria d'Egitto, da una famiglia nobile e di sposarsi non voleva saperne per conservarsi vergine fedele a Cristo. Durante le persecuzioni di Diocleziano il suo co-reggente Massimino venne ad Alessandria per seguire l'esecuzione dei editti imperiali di persecuzione. Caterina rifiutò di sacrificare agli Dei pagani. Allora Massimino, colpito dalla sua bellezza, creò una disputa tra lei e cinquanta filosofi pagani e retori, per convincere la ragazza, ora diciottenne, a rinunciare alla sua fede. Ma Caterina sconfisse gli avversari, dimostrando chiaramente la verità del cristianesimo, portando anzi molti di loro alla fede in Cristo.

L'imperatore infuriato, perchè sia chiaro, gli imperatori si interessavano tra tutto l'impero proprio a seguire uno per uno tutti i cristiani testardi che non si convertivano, in risposta la fece sottoporre alla tortura.

La fece frustare per tutto il corpo e la mise tra gli ingranaggi di una macchina che le frantumasse le ossa, ma poichè Caterina pregava un angelo spezzò la ruota dell'ingranaggio. Capiamoci bene, la fustigazione andava bene, la spezzatura delle ossa no. Ma l'angelo non poteva intervenire per esempio spezzando la fusta? I disegni del Signore sono misteriosi, tant'è vero che quando i romani si risvegliarono dal torpore e si ricordarono che i santi cristiani potevano essere uccisi solo con la decapitazione (vedi i vampiri) le tagliarono la testa e fine dello spettacolo.



SANTA EUDOSIA

Santa Eudossia era una donna samaritana che visse a Heliopolis sotto Traiano imperatore. Dotata di grande bellezza condusse una vita di peccato prostituendosi.

Il Signore però, volendo salvarla dal fuoco eterno Eudossia, inviò un anziano monaco di nome Herman a visitare la zona dove abitava Eudossia.

Herman era solito leggere ad alta voce le Scritture, e Evdokia udì le previsioni circa la seconda venuta di Cristo e il Giudizio Universale.

Ella rimase colpita e confusa, rendendosi conto che era lei, la peccatrice in attesa di giudizio, ebbe paura e credette in Gesù Cristo con tutto il cuore, Eudossia venne battezzata. dette via tutti i suoi tesori ai poveri e prese i voti monastici nel monastero più vicino.

Bisto che si era divertita troppo si dedicò al digiuno e alla preghiera. Visto che aveva raggiunto la purificazione il buon Dio non le negò il martirio. Infatti nell'anno 152, durante il regno di Antonino, venne accusata di stregoneria e venne decapitata senza un processo.

Una volta tanto la fecero breve, niente roghi, niente acqua o torture strane, tanto sarebbero state inutili. Un colpo sul collo e via.



SANTA LIDIA

Santa Lidia, con il marito e i due figli Fileto, Macedonia e Feopreniem, erano cristiani dalla città di Roma, e visse durante il regno dell'imperatore Adriano (117-138 dc), persecutore dei cristiani, St. Ltdia fu catturata insieme ai suoi compagni, e portata da Adriano per essere interrogata.

Incapace di resistere alle risposte sagge dei santi martiri, Adriano li mandò alla corte di Illiria, dal capitano della Amphilochius. Questi li fece appendere all'albero ferendoli coi coltelli, e poi li fece gettare in prigione. Di notte, quando i santi martiri pregavano e cantavano inni sacri, un angelo gli apparve e li sanò.
La mattina dopo, ancora una volta, i santi vennero portati dal tiranno che comandò di far bollire in una pentola di rame con l'olio e lo zolfo per gettarci i santi martiri. Ma quando sono stati gettati nella caldaia immediatamente raffreddato. Colpito da questo miracolo, Amfilohije ha creduto in Cristo, e decise di entrare nel piatto, esclamò: «Signore, Gesù Cristo, aiutami". Sentendo tutto questo, l'imperatore Adriano, respirando la rabbia e le minacce, è arrivato da Roma in Illiria, e ha ordinato il che venisse  scaldato il calderone pieno di olio per sette giorni e vi venissero poi gettati i santi martiri. Ma dopo aver gettato nel calderone i santi, questi erano illesi.
Dopo questo, l'Imperatore arrabbiato se ne tornò a Roma, e i santi martiri cominciarono a pregare e ringraziare Dio per la salvezza..


Commento:

Ma ancora? Ancora non capivano i romani che i santi se non li decapiti non muoiono? Li puoi cuocere, schiacciare tra le macine di mulino, farli a fettine e gettarli in un pozzo con la pietra al collo. Se ne stanno lì allegramente a cantare le lodi del Signore.

Scherzi a parte ma è possibile rifilare alla gente certe panzane? Quando mai un imperatore andava a interrogare i prigionieri? Gli imperatori guidavano le battaglie e scrivevano le leggi, non si occupavano di certe quisquilie. Ma la storia oltremodo ridicola è che Adriano, uno dei più grandi imperatori romani, faccia un viaggio con tutto l'esercito per aver ragione di una madre di famiglia di di una setta fanatica.



CONCLUSIONE

Il masochismo è sacro, Dio ci vuole masochisti, desiderosi di soffrire per lui e più soffriamo più ci ama. Guai a chi si diverte, guai a chi mangia, beve e fa sesso. La donna poi è l'istrumentum diaboli, per cui almeno deve essere vergine, se oltre a essere vergine è pure martire è il massimo.

A proposito, perchè per le donne si specifica se è vergine oltre che martire e per gli uomini no?




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1 commenti:

Anonimo ha detto...

certo che tutte queste martiri danno un gran fastidio ai non credenti...eppure anche Boadicea, regina dei Celti inglesi, fu stuprata con le figlie, e viene portata ad esempio della crudelta' maschile...
dai , che ognuno viva il suo credo e basta..

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