martedì 26 marzo 2013

DIANA CARIA




LE CARIATIDI


I IPOTESI

CANEFORA
Secondo Vitruvio, che ne parla già all'inizio del primo libro del suo "De Architectura", il nome "karyàtis" significherebbe "donna di Karya", città del Peloponneso dove le donne furono rese schiave, pur mantenendo le loro vesti e attributi matronali, dopo la sconfitta e la distruzione della loro patria, come punizione per l'appoggio fornito ai Persiani. Vennero poi raffigurate a sorreggere il peso dell'edificio in ricordo dell'evento.

Peccato che l'architettura greca le aveva già raffigurate nel secolo precedente alla guerra coi persiani (tesoro dei Sifni nel santuario di Apollo a Delfi). Le cariatidi dell'Eretteo, sull'Acropoli di Atene, a cui probabilmente Vitruvio si riferiva, non sembrano nè stanche nè avvilite nè in punizioni, ma hanno un aspetto di serena e solenne bellezza.

Che le donne avessero tradito i greci sembra poco credibile, anche perchè il modo migliore per diventare schiave era che i greci perdessero coi persiani. L'edificio da sorreggere come punizione poi è ancora meno credibile.

Si ritiene che l'uso delle cariatidi nell'architettura fosse egizio, che dall'Egitto passò alla Persia e da qui alla Grecia. Vennero scolpite sul trono di Apolline ad Amiclea, dove però le cariatidi che sostenevano il trono erano in realtà le Ore, quindi già era in uso scolpire cariatidi a sostegno architettonico, ed in quello di Giove ad Olimpia erano associate a sfingi e leoni, tutti in foggia di sostegno al trono divino.



II IPOTESI

Le cariatidi erano le donne di Karya, città dove si celebrava annualmente una festa in onore di Artemide, dove le vergini svolgevano danze particolari che Luciano indica con il verbo karyatizein, che mimavano un avvenimento drammatico.

Mentre giocavano, le vergini furono spaventate da un imminente pericolo e si impiccarono a un noce. Si suppone che il pericolo fosse lo stupro.

Non ce le vediamo proprio delle donne in procinto di essere violentate attrezzare le varie corde e salire sul noce con la corda al collo per saltare giù. Si pensa invece che con l'avvento del patriarcato le sacerdotesse  venissero abbastanza spesso violentate e uccise, e il fatto di impiccarle all'albero di noce, il loro albero sacro, poteva essere un ottimo monito alle donne o sacerdotesse che non si adattassero a svelare i Sacri Misteri per passarli in mani maschili.




III IPOTESI

Le suddette traditrici e pertanto schiave greche sarebbero sfilate in pompa magna, coi loro abiti nazionali da cerimonia si che, colpiti da tanta maestà e bellezza, gli scultori greci ritennero di scolpirle a ornamento dei portici.

Il fatto che volessero punirle contrasta parecchio col farle sfilare vestite e ornate al meglio, almeno quanto il fatto che le cariatidi sopportassero un peso per sfregio, visto che quel peso non era possibile agli umani.



IV IPOTESI

Un tempo Dioniso fu ospite presso Dione, re della Laconia, e si innamorò di una delle sue figlie, naturalmente la minore, la giovane e bella Caria. Le due sorelle maggiori, Orfe e Lico, invidiose dell'alto onore toccato alla sorella, avvertirono il padre. E perchè il padre non doveva saperlo? Dioniso era un buon partito... finchè durava (Proserpina che fine aveva fatto? Non si sa ma nei miti non è necessario spiegare).

Dioniso, infuriato con le sorelle,(forse il padre gli aveva fatto il caxxiatone), le fece impazzire e le tramutò in rocce. Accidenti che caratterino! Anche perchè la giovane Caria si rattristò tanto per la loro sorte che ne morì. Dioniso allora, impietosito, la trasformò in un albero di noce, sai che gran favore che le ha fatto, ma gli Dei sono sempre un po' superficiali.

Quindi Artemide, che fino ad allora se ne era stata tranquillamente in disparte, cioè se ne era fregata altamente, annunciò la morte di Caria ai Laconi, (perchè il re non la aveva fatta annunciare?) essi le eressero un tempio e posero al suo ingresso due statue femminili in legno di noce, a cui venne poi posto il nome di "Cariatidi".

Non convince nemmeno questa. Perchè i Laconi divinizzarono Caria, a parte l'essere morta di dolore e forse aver zuzzurellato con Dioniso, non aveva fatto niente di speciale. Sa tanto di una declassazione della Dea Diana per traslocare il suo simbolo a un Dio maschio. Del resto il mito somiglia moltissimo a quello di Eros e Psiche nelle metamorfosi, due sorellastre invidiose e la tresca con un Dio, solo che Ovidio la fa finir bene, mentre nel mito greco finisce a schifo, come finì a schifo il culto delle sacerdotesse cariatidi.



LA REALTA'

Prassitele, come narra Plinio il vecchio, ne rappresentò un paio splendide, naturalmente con le braccia, e non senza braccia come diversi autori, soprattutto moderni, le rappresentarono.

Le Cariatidi, come le Canefore, i Telamoni e gli Atlantidi, erano creature antiche, basti pensare che Atlante era uno dei Titani, gli Dei antecedenti a quelli olimpici.

Si chiamava Canefora la vergine dell'antica Atene, nelle processioni, che procedeva con una cesta appoggiata sulla testa in cui vi erano riposti alcuni oggetti sacri.
La stessa, come le cariatidi, divenne un elemento architettonico che sostituisce le colonne raffigurante una fanciulla che porta un cesto sulla testa.

Il cesto sul capo era chiuso e al suo interno conteneva gli strumenti sacri e segreti della funzione. Pertanto la Cariatide era la base e la colonna su cui poggiava il tempio, ma la Canefora era il suo contenuto segreto, il contenuto dei Sacri Misteri di Diana Caria.

Pausania che era nato a Sparta per cui non aveva notizie di seconda mano, sostenne che tanto le cariatidi quanto i persiani raffigurati nei portici erano semplici figure ornamentali, posti sia sulle colonne che come rilievi. Lo stesso Augusto pose le cariatidi nel Foro che da lui prende nome.

Tra Laconia e Arcadia sorgeva dunque il tempio di Artemide Karya, o Artemide Kariatys o Diana Caria, cui era sacro il noce e il suo frutto, e le fanciulle spartane danzavano e cantavano attorno alla statua di Diana Caria, così come le sacerdotesse cariatidi, danzavano intorno all’albero sacro e facevano le “cose loro” nel tempio.

Il noce ha un tardo frutto autunnale simile a un labirinto, (o ai meandri di un cervello, che siano la stessa cosa?) avvolto dall’amaro mallo che si secca e muore scoprendo un guscio duro che avvolge il seme.

Forse anche nell'uomo qualcosa si deve seccare e morire per scoprire il prezioso seme che giace in lui, ma questo non lo sapevano gli uomini, bensì lo sapevano le sacerdotesse: appunto le cariatidi.

Il rito era assolutamente proibito ai maschi, pena la morte, tranne un rito pubblico annuale a cui partecipava tutto il popolo, e di fronte a cui le sacerdotesse danzavano e cantavano, ma non facevano le “cose loro”.
Anche le spartane danzavano intorno alla statua della Dea, la Dea del noce, che si ergeva in in ampio spazio aperto, il suo aedes sacro.




I RITI SEGRETI

Le sacerdotesse avevano antichi riti legati alla luna, alle acque e al noce, riti molto segreti, che nel suolo campano spesso si svolgevano presso le acque del Fiume Sabat, oggi fiume Sabato, che scorre per una 15na di km presso le province di Avellino e di Benevento, fiume che prende il suo nome da Sabus, antico nome sabino.

A Benevento c'era un noce, dove mai mancavano gli alberi di noce nel suolo italico? Tutti i contadini ne avevano, per il frutto molto nutriente che poteva essere conservato fino all'anno seguente, pertanto le noci potevano sfamare anche nei momenti bui, quando gli alberi non davano più frutto.

Le Cariatidi si bagnavano nel fiume Sabat all'equinozio di primavera, per riemergere dall'acqua, per essere nuovamente partorite dalla Madre Terra attraverso le acque amniotiche del fiume.

Altrettanto facevano le sacerdotesse della Diana Nemorense, bagnandosi nel lago all'equinozio di primavera, quando la natura si risveglia e tutto rinverdisce.

Bagnandosi nelle acque sacre le cariatidi tornavano vergini, cioè purificate dai desideri degli uomini, caste come la luna nera in cui avveniva il bagno alla luce delle fiaccole.

La luna era spenta e l'anima taceva perchè la Dea Diana si era nascosta nelle grotte, per riemergere splendente fino all'Avvento della sua luce candida quando iniziava di nuovo la prostituzione sacra e i riti selvaggi.

Poi giunsero i Romani e la prostituzione sacra venne proibita, perchè le seguaci della Dea Flora, Dea dell'esplosione primaverile, non potevano essere adorate e rispettate come le donne che soggiacevano al potere del padre o del marito.

Le donne non potevano essere libere di giacere con chi volessero e le cariatidi dovettero allungare le vesti, coprire il candido seno che portavano nudo all'uso spartano, o circasso, o amazzonico, e classico di Diana, pertinente a tutte le donne libere.

Di conseguenza si rifugiarono ancor più nel bosco, che essendo sacro era interdetto al pubblico, unico luogo dove potevano vivere il loro lato libero e selvaggio.
E diciamocelo, quel sesso proibito coi maschi divenne un sesso lesbico. Ci meravigliamo?
Non sappiamo forse che i Templari che non toccavano donna si dedicavano invece al rapporto omosessuale?

Fa parte della natura, che l'uomo lo voglia o no, e la natura non può essere cambiata.



IL NOCE

Il noce è un albero imponente e nodoso, che di per sè ha qualcosa di magico.

Non solo fu sacro a Diana, ma pure a Dioniso perchè nei Misteri Dionisiaci le Menadi, o Baccanti che dir si voglia, cioè le sacerdotesse del Dio, danzavano sfrenate attorno ad un albero di noce, che nel frattempo era diventato sacro anche a Dioniso, Dio dell'ebbrezza e delle profondità  dell'anima.
Aveva, ed ha, il suo frutto, la noce, uno stranissimo frutto la cui unica parte commestibile è il seme all'interno.

Questo però è ben custodito da una parte legnosa che lo riveste come un sarcofago, durissimo e difficile da aprire, scoiattoli a parte, se non con un sasso o un martello. A sua volta poi questo guscio durissimo è custodito dal mallo, un rivestimento più molle e di colore verde brillante, bello a vedersi ma amarissimo nel sapore.

Ma c'è di più, come si vede qua sopra, il seme della noce somiglia molto al cervello umano, con molte circonvoluzioni che consentono una rete superficiale più vasta del cervello e del seme stesso.

Per nutrirsi del seme, ottimo simbolo dell'essenza dell'anima, occorreva togliere l'amaro mallo e spaccare il guscio ligneo. Un lavoro molto simile al cosiddetto "Nosce te ipsum" o "Gnothi Seauton" iscritto sul tempio di Delo, insomma Conosci te stesso ("soprattutto prima di pronunciarti su qualsiasi cosa o persona" si potrebbe aggiungere).

Il cervello è lo strumento con cui pendiamo, il cuore lo strumento con cui sentiamo. Per giungere al cuore, e magari al ventre, agli organi sessuali e così via occorre partire dal cervello, cioè dalla mente, perchè è l'unico strumento che abbiamo all'inizio, e il gioco inizia quando la mente cessa di occuparsi solo dell'esterno e comincia ad occuparsi del suo dentro, cioè dell'anima.

Quando ci accorgiamo che la mente è uno strumento insufficiente per comprendere l'anima e pure il mondo esterno, inizia una seconda fase, in cui cerchiamo di mettere un po' da parte il cervello per sentire l'anima. A quel punto il cervello, cioè la mente, inizia a trasformarsi.

ERETTEO
Questo sapevano le Cariti o Cariatidi, eredi di un'antica saggezza tramandata dagli antichi Freci quando gli Dei stavano in mezzo agli uomini e non nei cieli invisibili. I Titani, gli antichi Dei figli della Terra sapevano che è il femminile a sorreggere il mondo, il femminile come Natura, come Anima Mundi e come donna, per questo raffigurarono figure femminili che sorreggevano i tempi, e l'equilibrio del mondo.

Poi vennero Atlante e i Telamoni, ad Atlante, un antico Titano, stravolsero il mito facendogli sorreggere la Terra e Telamone divenne più che una base sorrettiva un uomo in prigione, simboli evidenti del cambiamento dell'animo umano.

Atlante che era una delle colonne del cielo, fu ripetuto come Telamone, i corrispondenti maschili delle Cariatidi ma con una grossa differenza.
Mentre le fanciulle sostengono la costruzione senza sforzo e con grande serenità e solennità, assumendo un po' il compito di guardiane, i Telamoni sembrano prigionieri incatenati a un compito ingrato e faticoso.

Augusto fece scolpire gigantesche e bellissime Cariatidi a guardia del suo Foro Augusteo.

Oggi dell'antico Foro è visibile solo il settore di fondo con i resti dei portici dei lati lunghi. I portici erano eretti sopra a tre gradini di marmo e con un attico decorato a grandi Cariatidi alternate con grandi scudi marmorei recanti al centro teste di divinità.



LE STREGHE

I riti delle giovani Carie o Cariti bianco vestite, che danzavano selvaggiamente intorno al noce alla luna piena, spaventarono gli uomini, che le trasformarono in streghe danzanti attorno al noce di Benevento.

In poche parole il Sabba delle streghe, o rito del fiume Sabat, sabato, o del sabbath, quando emergono le energie della terra, divenne osceno, peccaminoso e infine diabolico.

Cosa cambia se le donne si fanno Cariatidi o si fanno monache?
Cambia perchè le prime sono libere e le seconde schiave.

Cosa sono i Sacri Misteri che le Cariatidi, custodi dei segreti della Madre Terra, svelavano, novelle Dame del Lago, agli uomini di buona volontà?

Non un fatto mentale ma un percorso interiore costellato di incredibili esperienze che aprivano la mente e l'anima.

Cosa hanno a che vedere le streghe con i Sacri Misteri?

Le streghe erano coloro che avevano conquistato una chiaroveggenza nel visibile e nell'invisibile mondo pertanto potevano operare magicamente.

I Sacri Misteri erano un percorso iniziatico che permetteva, a quelli che riuscivano a seguirlo fino in fondo, di conquistare una chiaroveggenza nel visibile e nell'invisibile mondo per cui si poteva anche operare magicamente. Ma di questo parleremo poi.




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