lunedì 30 settembre 2013

IL VOTO DELLE DONNE




http://www.youtube.com/watch?v=gw4L6UJIJ7Q
La Festa della Donna e il centenario delle Suffragette

08/03/2013

Quest’anno si celebra il centenario della drammatica morte della suffragetta Emily Davison, gettatasi sotto il cavallo del re, alle corse del Derby di Epsom.

Nessuno sa, a distanza di un secolo, se la donna avesse deciso deliberatamente di uccidersi sotto gli zoccoli di Anmer o se, invece, la sua coraggiosa protesta, fosse sfociata in un epilogo tragico. 

Emily era originaria di un quartiere a sud est di Londra, ed aveva studiato letteratura ad Oxford, per poi unirsi alla Women’s Social and Political Union e rivelarsi come una delle suffragette più militanti, entrando e uscendo di prigione per azioni di protesta (finestre infrante, buche delle lettere date alle fiamme…) e resistenza politica. 

Le suffragette, ogni volta che finivano dietro le sbarre, protestavano facendo lo sciopero della fame. 

La polizia, inizialmente le rilasciava, ma poi cominciò a nutrirle a forza, tramite un tubo inserito nel naso. 

Emily Davison fu spesso sottoposta a questa dolorosa pratica e, nel 1912, per sfuggire alla tortura, si gettò da un balcone della Holloway Prison. 

Una rete, tre piani più in basso, ne arrestò la caduta. 
L’anno successivo, Emily si recò alle corse ad Epsom. 

Nella borsa, aveva un biglietto di ritorno a Londra, e un invito per un evento della WSPU, quella stessa sera. 

Vestendo la sciarpa tricolore delle suffragette, la donna si mescolò alla folla di londinesi in gita, che si assiepavano attorno al circuito; poi, raggiunta la stretta curva di Tattenham Corner, attese l’inizio della corsa. 

Passati i primi cavalli, Emily si infilò sotto alle sbarre, irruppe nella pista e cercò di afferrare le briglie del cavallo del re. 

Ma il destriero sopraggiunse ad una velocità tale, da colpirla mortalmente, per poi cadere sul fantino, che rimase ferito in modo serio. 
Emily non riprese mai conoscenza e morì quattro giorni dopo, all’Epsom Cottage Hospital. 

Il suo gesto, sconsiderato o involontario, fu talmente eclatante, da attirare la grande attenzione del pubblico sulla causa delle suffragette. 

Le quali approfittarono dei funerali e della presenza delle cineprese, per sfilare per le strade di Londra, le giovani vestite di bianco, le più anziane di nero. 

Le suffragette impressionarono molti contemporanei, tra cui Gandhi, e contribuirono alla trasformazione della democrazia in Gran Bretagna.

La National Portrait Gallery di Londra, bersaglio di una delle tante azioni politiche delle suffragette (le quali vi distrussero il ritratto Thomas Carlyle, nel 1914), conserva un gran numero di foto segnaletiche. 


Una di esse, epurata da un fotomontaggio, mostrava in 
origine una guardia carceraria, mentre cingeva il collo e le
spalle di Evelyn Manesta, per costringerla a posare per il fotografo. 

La collezione della National Portrait Gallery include svariate immagini di suffragette.

Alcune fotografie di buona qualità e una pregevole tela con il ritratto di Emmeline Pankhurst, fondatrice del WSPU, dipinto da Georgina Brackenbury, che si può ammirare nella sala 30.



MA COME MAI LE DONNE NON VOTAVANO?

Perchè gli uomini un paio di millenni fa, tolsero loro il voto. La tradizione narra che Athena litigò con Poseidone, ovvero la nuova ondata patriarcale che si gettò sulla Grecia voleva che il maggior tempio di Atene fosse dedicato a Poseidone. 
Allora si indisse una gara, per cui i cittadini invitarono gli Dei a portare un dono ciascuno e i cittadini avrebbero scelto.

Poseidone portò il cavallo da guerra, perchè quello era il suo uso, e Athena portè l'ulivo perchè quello era stato portato e innestato dalle  sue sacerdotesse. Allora si invitò il popolo a votare sui doni ovvero sugli Dei.

La pace era meglio della guerra e la popolazione votò a favore di Athena che tra l'altro era la protettrice della città, tanto è vero che si chiamava così in suo onore.

Ma ora i padroni della situazione erano gli uomini che decretarono il voto non giusto, che le donne avevano votato tutte per Atena e gli uomini per Poseidone, e che le donne avevano vinto per un solo voto.

Naturalmente la storia non è credibile. Gli Ateniesi erano molto attaccati ad Athena per cui anche molti uomini la votarono, ma c'è di più, il voto era segreto, perchè venivano messi i sassi bianchi o colorati nelle urne.

Ma i maschi invasori patriarcali volevano invalidare il voto, tuttavia non vi riuscirono, perchè anche gli Ateniesi tenevano alla Dea.

Comunque il patriarcato andò avanti e le donne persero i loro diritti.

Infatti Varrone narra una storia simile, che sul nome da dare alla città di Atene vi fu la sfida tra Atena e Poseidone. In quel luogo spuntò all'improvviso un ulivo e sgorgò dell'acqua. Consultato l'Oracolo di Delfi, rispose che l'ulivo simboleggiava la dea Atena e l'acqua il dio Poseidone e che i cittadini potevano scegliere il nome di una delle due divinità per denominare la propria città. 

Il re Cecrope allora convocò tutti i cittadini: i maschi votarono per Poseidone, le donne per Atena. Vinse la seconda perché si ebbe un voto in più delle donne. 

Allora Poseidone devastò i campi di Atene con le onde del mare e per placarne l'ira le donne furono punite: d'allora in poi non avrebbero votato, nessun figlio avrebbe preso il nome della madre e nessuna sarebbe stata chiamata come la Dea vincitrice della contesa. 

Ma non basta, misero loro il peplo sul capo, le costrinsero ad allungare le vesti fino a terra e proibirono loro di uscire, non potevano neppure andare a fare la spesa. Insomma più che Greci erano Talebani, ma tutti a parlarne bene dei Greci: ma che bravi questi Greci, guarda che democrazia che hanno!

Così come oggi la Chiesa Cattolica, per bocca di papa Francesco, si rivolge ai musulmani chiamandoli fratelli, quelli stessi che non solo ogni tanto trucidano un po' di cristiani, ma che mutilano le donne. le velano, le murano vive in un burca e le chiudono in casa senza diritti. E se per caso hanno in amore devono ricevere pubblicamente "cento frustate" per poi essere lapidate con una lunga, lenta e dolorosa agonia.


E I ROMANI ?

Nemmeno i romani concessero il voto alle donne, ma grazie ad Augusto fu concesso loro il divorzio, e pure di scegliere il matrimonio con o senza potestà maritale. Come cadde l'Impero romano e subentrò la Chiesa Cattolica la donna perse ogni privilegio e divenne meno di niente, senza diritti e quasi senza anima, tanto è vero che ci fecero su un Concilio per stabilire se l'aveva.

Ci vorranno quasi duemila anni per riconquistare il voto alle donne e liberarsi dall'autorità maritale.

"La donna si danna per nascondere il danno" diceva mia nonna....




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